Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”


Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..

“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “

Pino Ciampolillo


martedì, gennaio 23, 2007

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE ON SALVATORE RAITI INCENERITORI

Resoconto stenografico dell'Assemblea Seduta n. 94 del 18/1/2007 ... (Esito del deferimento alla Corte di giustizia europea in merito all'affidamento del megainceneritore in Sicilia - n. 2-00261) PRESIDENTE. Il deputato Raiti ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00261 (vedi l'allegato A - Interpellanze urgenti sezione 8). SALVATORE RAITI. Onorevole Presidente, onorevole viceministro, onorevoli colleghi, la sudetta interpellanza riguarda una questione particolarmente annosa ed importante, relativa allo smaltimento dei rifiuti in Sicilia. La regione siciliana ha provveduto, tramite il presidente della regione, nella sua qualità di commissario straordinario per l'emergenza rifiuti e delegato dal Presidente del Consiglio dei ministri con poteri di protezione civile, ad avviare il procedimento per l'assegnazione dei lavori di realizzazione di alcuni termovalorizzatori che non soltanto hanno creato, e creano tuttora, allarme nelle popolazioni, ma presentano anche profili di illegittimità dal punto di vista ambientale, tant'è che il ministro dell'ambiente ha dichiarato espressamente in quest'aula che avrebbe avviato - e lo sta facendo - le procedure per l'eliminazione degli atti illegittimi posti in essere dal presidente della regione nella qualità. La procedura di assegnazione dei lavori di esecuzione dei termovalorizzatori presenta profili di irregolarità che integrano un'infrazione dello Stato italiano nei confronti dell'Unione europea. Per questo motivo ho presentato l'interpellanza in esame, nella quale richiamo un parere motivato della Commissione europea del 7 luglio 2004 (del commissario Bolkestein). Il testo del parere motivato, emesso ai sensi dell'articolo 226, primo comma, del Trattato che istituisce la Comunità europea, è il seguente: «Avendo la Presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per la protezione civile, ufficio del commissario delegato per l'emergenza rifiuti e la tutela delle acque nella regione siciliana, indetto la procedura per la stipula delle convenzioni per l'utilizzo della frazione residua dei rifiuti urbani, al netto della raccolta differenziata prodotta nei comuni della regione siciliana, ed avendo concluso le predette convenzioni senza applicare» - questo dice la Commissione europea - «le procedure previste dalla direttiva 92/50/CEE e, in particolare, senza pubblicazione dell'apposito bando di gara nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi imposti dalla suddetta direttiva e, in particolare, dagli articoli 11, 15 e 17. In applicazione dell'articolo 226, primo comma, del Trattato che istituisce la Comunità europea, la Commissione invita la Repubblica italiana a prendere le disposizioni necessarie per conformarsi al presente parere motivato entro due mesi dal ricevimento del medesimo». Nell'interpellanza faccio anche riferimento ad un provvedimento di deferimento dell'Italia alla Corte di giustizia. A questo punto, ritengo sia opportuno chiarire, ove vi siano le condizioni, le seguenti questioni. A seguito del provvedimento del 7 luglio 2004, il Governo ha provveduto a notificare il parere alla regione siciliana e ad invitarla a conformarvisi? Nel caso in cui, come sembrerebbe ovvio, dal momento che l'Italia è stata deferita alla Corte di giustizia, ciò non fosse avvenuto, la procedura innescata dal bando sub iudice (affidamento, approvazione dei progetti, inizio dei lavori) può ritenersi valida? Qual è, ad oggi, lo stato della situazione presso la Corte di giustizia? La domanda che poniamo per ultima - e credo che la risposta ad essa sia fondamentale anche sotto il profilo di un eventuale danno all'erario - è la seguente: qualora, a seguito della procedura di infrazione, lo Stato italiano fosse condannato, ciò implicherebbe la messa in discussione di tutto l'iter seguito dalla regione siciliana? E quali sanzioni comporterebbe? Chiediamo al viceministro, nella sua qualità di responsabile degli affari esteri, di fornire risposte che riguardano argomenti di particolare rilevanza: vengono in rilievo, infatti, la realizzazione di termovalorizzatori per quasi due miliardi di euro e, inoltre, la previsione di smaltimento dei rifiuti per i prossimi vent'anni. Grazie. PRESIDENTE. Grazie a lei. Il viceministro degli affari esteri, Patrizia Sentinelli, ha facoltà di rispondere. PATRIZIA SENTINELLI, Viceministro degli affari esteri. Signor Presidente, onorevole Raiti, con l'interpellanza in esame si chiede di sapere quale sia stato l'esito della procedura di infrazione, relativa alla realizzazione di termovalorizzatori in Sicilia, avviata dalla Commissione europea nell'ottobre del 2003. Risponderò, per così dire, in punto di diritto, illustrando gli sviluppi intervenuti nella vicenda a livello comunitario. Nell'ottobre 2003 la Commissione europea ha avviato una procedura di infrazione relativa alla decisione dell'ufficio del Commissario delegato per l'emergenza rifiuti e la tutela delle acque in Sicilia di indire una procedura per la stipula delle convenzioni per l'utilizzo della frazione residua dei rifiuti urbani dei comuni della regione siciliana. Vorrei subito premettere che oggetto del contendere non erano tanto i profili ambientali relativi all'utilizzo di questi rifiuti urbani, quanto piuttosto il rispetto della normativa comunitaria in materia di concorrenza. La Commissione riteneva, infatti, criticabile la decisione di concludere le predette convenzioni senza applicare le procedure previste dalla direttiva 92/50/CEE del Consiglio, del 18 giugno 1992, che coordina le procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di servizi, in particolare senza la pubblicazione dell'apposito bando di gara sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea. In proposito, l'ufficio del Commissario delegato ha sostenuto che il bando riguardava una concessione di pubblici servizi (relativi cioè alla produzione di energia elettrica) piuttosto che un appalto pubblico di servizi (incenerimento di rifiuti). Conseguentemente, ad esso si sarebbero dovute applicare, come in effetti è stato fatto, le procedure previste per la concessione di pubblici servizi e non le procedure previste per gli appalti pubblici: l'Esecutivo comunitario non ha ritenuto di condividere questa tesi. Al termine della procedura precontenziosa, la Commissione ha quindi deferito l'Italia alla Corte di giustizia delle Comunità europee, chiedendo di constatare che l'Italia ha violato gli obblighi imposti dalla predetta direttiva. È stata aperta la causa C-382/05, che è tuttora in corso. Da ultimo, l'Italia, dopo aver presentato la propria controreplica al ricorso della Commissione, ha richiesto la trattazione orale della causa il 26 giugno scorso, ma non è stata ancora fissata una data per tale udienza. La causa dovrebbe arrivare a conclusione nel corso del 2007. Non è possibile evidentemente prevedere quali saranno le conclusioni della Corte. Si possono comunque prevedere due scenari alternativi. Qualora la Corte riconoscesse la correttezza della procedura seguita dall'ufficio del Commissario delegato per l'emergenza rifiuti e la tutela delle acque in Sicilia, il caso potrebbe dirsi, per così dire, chiuso. Qualora invece la Corte decidesse di condannare l'Italia, occorrerebbe adottare sul piano interno le misure necessarie ad eliminare gli aspetti giudicati incompatibili con il diritto comunitario. Sul piano interno ne discenderebbe l'invalidità delle procedure in parola. Vorrei ricordare che, in questa fase, la Corte può disporre le misure da adottare, ma non comminare le sanzioni di carattere finanziario. Queste sanzioni possono tuttavia intervenire in un secondo momento, a seguito di una nuova procedura di infrazione, qualora lo Stato condannato non provveda sollecitamente ad adempiere a quanto disposto da una sentenza. PRESIDENTE. Il deputato Raiti ha facoltà di replicare. SALVATORE RAITI. Onorevole Presidente, onorevole viceministro, sono moderatamente soddisfatto della risposta, perché il lavoro svolto dai suoi uffici inquadra perfettamente la vicenda e ci dice che, in sede di definizione della causa che si terrà nel corso di questo anno, noi verremo ad essere portati a conoscenza del verdetto della Comunità europea. Vi sono due possibilità: vi potrà essere una sentenza di proscioglimento, e quindi ciò comporterà la presa d'atto che le procedure adottate dalla regione siciliana sono corrette (e quindi tutto va bene e continuerà regolarmente, e non vi sarà procedura di infrazione dell'Unione europea nei confronti del nostro paese) oppure, nel caso contrario, nell'ipotesi di condanna (il che, secondo il mio punto di vista, è l'ipotesi più plausibile), ne possono scaturire eventualmente due tipi di sanzioni: la eventuale rimessa in ripristino dei lavori eseguiti irregolarmente e forse anche una sanzione pecuniaria nei confronti dello Stato, con conseguente danno per l'erario. Il quadro quindi è delineato in maniera assolutamente precisa e perfetta, e di questo ringrazio l'esposizione del ministro. Mi chiedo però, e chiedo al Governo, della cui maggioranza io faccio parte, di verificare se non sia necessario, se non sia giusto e se non sia utile, al fine di evitare un potenziale danno all'erario, di mettere in mora la regione siciliana, per fare in modo che non si eseguano lavori fino a quando la materia è sub iudice. Si tratterebbe quindi di tergiversare, attendere alcuni mesi, fino a quando non interverrà la sentenza della Corte di giustizia europea, in maniera tale da evitare un danno, o il rischio di un potenziale danno allo Stato. Nel caso in cui la procedura venisse dichiarata corretta, nulla osta ai fini della stretta regolarità giuridica delle procedure. Nel caso in cui invece la sentenza dovesse essere negativa, se vi sarà un'azione del nostro Governo nella direzione che ho proposto, certamente noi potremmo evitare oggi un danno cospicuo non solo all'ambiente, non solo ai lavoratori che verrebbero assunti per lavorare nei cantieri aperti, e poi verrebbero licenziati in tronco, ma credo anche un ulteriore danno all'erario, alle casse dello Stato. Per tale motivo, nel dichiararmi, ripeto, soddisfatto per la parte di risposta che ho appena menzionato, avuta dal rappresentante del Governo, invito il medesimo rappresentante a fare in modo di porre in essere gli atti conseguenziali, perché le paventate ipotesi di danno possano essere eliminate e quindi si possa attendere con serenità il giudizio della Corte di giustizia europea. Grazie.

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