Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”


Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..

“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “

Pino Ciampolillo


lunedì, febbraio 12, 2007

INQUINAMENTO CONTAMINANTE DA CEMENTIFICIO RETE DONNE DI BRIANZA

Pubblichiamo un contributo del Comitato Rete Donne di Brianza sull'inquinamento da cementificio INDAGINE SULLA CONTAMINAZIONE DA CEMENTIFICIO Comuncia stampa Rete Donne Brianza Rete Donne Brianza ha commissionato all'IST - Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro di Genova, una Indagine sulla Contaminazione da Metalli nel territorio di Merone. I prelievi sono stati effettuati tra il 2005 e giugno 2006 in alcuni comuni, tra cui Merone, Lambrugo, Nobile, Alzate Brianza. Riportiamo la relazione preliminare, che anticipa in buona parte le conclusioni dello studio. IST - Istituto Nazionale per la Ricerca sul Cancro Istituto scientifico per lo studio e la cura dei tumori "Le alte concentrazioni di Cadmio, Tallio e Piombo superiori agli standard di qualità per i suoli utilizzati a verde pubblico, privato e residenziale, riscontrate in periodi diversi nei campioni di terreno raccolti nei siti di Baggero, Nobile e Alzate Brianza sono da attribuire a contaminazione di origine antropica e rappresentano un fenomeno da non sottovalut6are per le possibile conseguenze sulla salute umana a seguito di un loro accumulo lunga la catena alimentare. Riteniamo opportune ulteriori indagini per confermare questo risultato, valutarne con maggiore dettaglio estensione ed entità, identificandone con certezza le cause. L'accertata presenza di numerosi metalli tossici (mercurio, piombo, cadmio, rame, arsenico) delle emissioni del cementificio Holcim, la possibile presenza di Tallio con l'uso da parte del cementificio di ceneri di piriti, la non trascurabile quantità di alcuni di questi metalli, giornalmente immessa nell'ambiente (in particolare mercurio) e la presenza di aree vulnerabili nelle possibili zone di ricaduta delle emissioni del cementificio, quali terreni ad uso agricolo e due laghi oggetto di pesca sportiva, meritano una dovuta attenzione. A riguardo le iniziative da attivare dovrebbero essere: " Censimento di tutte le principali fonti di metalli pesanti (in particolare Cadmio, Tallio e Piombo) " Nel cementificio Holcim effettuare costanti misure di cadmio nei metalli, adottando metodiche di prelievo ed analisi in grado di misurare le loro reali concentrazioni, in particolare quelle di cadmio e tallio ed altri specifici metalli da usare come traccianti (ad esempio vanadio e nichel). " Effettuare unoi studio esplorativo sulla contaminazione di mercurio, cadmio e composti clorurati presenti nei pesci del lago di Pusiano, i cui sedimenti potrebbero rappresentare il luogo di accumulo di tali inquinanti per la loro natura persistente e bioaccumulabile. " Approntare un modello diffusionale basato su aggiornate misure meteorologiche rappresentative della zona e che tenga conto degli effetti dell'orografia sulla direzione dei campi di vento, per stimare, con maggiore accuratezza, quali siano le zone di massima ricaduta delle polveri fini emesse dal cementificio " Allestire, in base ai risultati del modello, una rete fissa di monitoraggio di polveri fini sedimentabili con periodiche valutazioni sulla composizione dei metalli " Tenere sotto regolare controllo la concentrazione di metalli tossici nei su9oli sensibili e nei sedimenti del lago. Federico Valerio Servizio Chimica Ambientale IST Genova" A queste richieste aggiungiamo inoltre la creazione di un Registro dei Tumori della Provincia di Como, richiesto da tempo dai medici e sui cui la amministrazioni dovrebbero veramente insistere. Concludiamo con una proposta: che i comuni incarichino di effettuare gli studi ed i controlli elencati sopra un ente indipendente di loro fiducia, e che l'azienda se ne assuma l'onere, dimostrando di non avere nulla da temere e di essere disposta a collaborare per migliorare le condizioni ambientali della zona, garantendo così la salute dei cittadini.

domenica, febbraio 11, 2007

I COMITATI CITTADINI DECONTAMINAZIONE SICILIA INCONTRANO IL MINISTRO DELLA SALUTE TURCO

Oggi, 10 02 07 l’Associazione “Decontaminazione Sicilia” e i rappresentanti dei Comitati Civici siciliani hanno incontrato ad Agrigento il Ministro della Salute, on. Livia Turco a cui sono stati proposti tre quesiti essenziali: - 11 febbraio 2007 COMUNICATO STAMPA DI “DECONTAMINAZIONE SICILIA” Oggi, 10 02 07 l’Associazione “Decontaminazione Sicilia” e i rappresentanti dei Comitati Civici siciliani hanno incontrato ad Agrigento il Ministro della Salute, on. Livia Turco a cui sono stati proposti tre quesiti essenziali: 1) sul motivo che ha indotto l’On. Ministro della Salute Livia Turco a non firmare la revoca delle autorizzazioni alle emissioni in atmosfera rilasciate in modo illegittimo dal Governo precedente (Ministri per l’Ambiente Matteoli; della Salute Storace; alle Attività Produttive Lunardi), come ufficialmente richiesto dal Ministro per l’Ambiente mediante convocazione di apposita Conferenza di Servizi il 22 novembre 2006; 2) se lo stesso Ministro della Salute intenda impegnarsi a convocare con estrema urgenza, presso il Ministero della Salute, i tecnici (medici e chimici) di fiducia dell’Associazione e dei Comitati per un confronto ufficiale con i tecnici del Ministero sul tema della tutela della Salute delle popolazioni direttamente e indirettamente esposte alle emissioni inquinanti degli inceneritori. 3) sulla immotivata rimozione dal suo incarico del Dirigente Regionale dott. Gioacchino Genchi, responsabile del Servizio 3 dell’Assessorato regionale Ambiente e Territorio. Per quanto al punto 1) il Ministro ha seguito con attenzione le argomentazioni rappresentate dal sottoscritto a da Giacinto Franco e, anche se non ha dato chiara risposta, dall’atteggiamento sembrava toccato dalla domanda, il che potrebbe far ben sperare. Per quanto al punto 2) il Ministro ha accolto positivamente la richiesta pur non fissando una data, ma in un momento di calca non si poteva sperare altro. Il fatto che il Ministro abbia chiesto l’indirizzo a cui inviare l’invito sta a significare che l’argomento Lo interessava, in questo sostenuto dall’On. Capodicasa. Per quanto al punto 3) si è fatto solo un cenno dell’argomento e questo per l’urgenza del Ministro di prendere l’aereo; non è seguita risposta, ma il Ministro si è impegnato ad esaminare il documento che è stato consegnato nelle sue mani e che qui viene allegato. Luigi Solarino documento presentato al ministro “Decontaminazione Sicilia” Coordinamento di Comitati Civici ed Associazioni Viale Italia, 179; 96011 Augusta (SR) tel. 0931 976395 lsolarino@unict.it (Registrata il 19.01.2007 c/o Agenzia Entrate Augusta N. Pr. 2007001030) A Sua eccellenza il Ministro della Salute On. Livia TURCO in visita ad Agrigento (10.02.07). On. Ministro, la Sua venuta in Sicilia ci onora ed è foriera di speranze per noi siciliani che desideriamo il rispetto della nostra dignità, della nostra salute e del nostro ambiente. L’occasione ci è propizia per porgerLe alcune domande che potrebbero rassicurarci: Le chiediamo come mai non abbia provveduto a firmare, come fecero i Ministri Pecoraro Scanio e Bersani, la sospensiva della costruzione dei 4 inceneritori siciliani a seguito della Conferenza dei Servizi del 22 novembre 2006 tenutasi a Roma. In tale Conferenza, di concerto con gli altri due ministri (Attività Produttive e Ambiente), era stato deciso di sospendere le autorizzazioni relative ai 4 inceneritori siciliani, in attesa di verificarne la legittimità dell’atto emanato dal precedente governo. Tale provvedimento, una volta ratificato e comunicato alle ditte, avrebbe comportato la sospensione dei lavori di costruzione dei quattro inceneritori che invece procedono a velocità sostenuta. Decontaminazione non entrando nel merito della pericolosità degli inceneritori e sulle alternative ad essi, riepiloga qualche dato per meglio comprendere le ragioni che la hanno indotta, assieme ad altre Associazioni, comitati, WWF e Legambiente, a contrastare l’attuazione del Piano Rifiuti in Sicilia. Il Piano adottato dal Commissario Cuffaro il 18.12.2002, con ordinanza 1166, e trasmesso alla Commissione Europea, senza ricevere obiezioni, prevede di raggiungere entro il 2008 il 35% di Raccolta Differenziata (R.D.) e di costruire impianti di selezione dei RSU tal quali per 1.620.000 tonn./anno e di incenerirne 958.056 t/a a fronte di una produzione annua di circa 2.500.000 tonn. Nel 2004 in Sicilia si sono prodotte 2.531.000 t. di rifiuti e la R.D. si è attestata sul 5,4%, ed è rimasta praticamente stabile negli anni successivi. Il Commissario Cuffaro ha dato esecuzione al Piano con quattro ordinanze sottoscritte con quattro Raggruppamenti di Imprese per gestire i rifiuti a valle della R.D. Esse prevedono: la costruzione d’impianti per gestire 2.604.000 t. di rifiuti contro le 1.620.000 t. previste nel Piano e trasmesse a Bruxelles; inceneritori per 1.617.000 t. contro le 958.056 t. previste nel Piano, cioè il 73% in più; discariche per 27.230.107 mc contro i circa 15.000.000 mc previsti nel Piano; la tariffa concordata con le imprese è valida fino al 35% di R.D., oltre tale limite (60% previsto entro il 2010 in Sicilia) essa deve essere ridiscussa, naturalmente in aumento; e se non si trova l’accordo la Regione è impegnata a rilevare gli impianti senza danni per le imprese. Gli inceneritori sono ubicati a Paternò in un sito SIC a rischio idrogeologico e zona archeologica che scarica le sue acque nel fiume Simeto, a Casteltermini sulle rive del fiume Platani, a Bellolampo sulle sorgenti dell’acquedotto palermitano, zona SIC di proprietà del demanio militare, ad Augusta a pochi metri da una zona archeologica e (Megera Ibleae) ed in area dichiarata in crisi ambientale per la presenza del più grande polo industriale nazionale e per il grave inquinamento di cui soffre. Da quanto sopra risulta evidente che tutto il Sistema previsto dal Piano Rifiuti Cuffaro è sovradimensionato rispetto alle previsioni contenute nel Piano inviato a Bruxelles (inceneritori, impianti di selezione e discariche). Con una R.D. del 50% gli impianti del Sistema si ridurrebbero ad un terzo In Sicilia saremo in grado di incenerire il 65,4% dei rifiuti, cioè l’intera frazione secca di tutti i rifiuti prodotti. Non esiste regione al mondo con una tale potenzialità di impianti: in Germania si incenerisce il 23% dei rifiuti, in Francia il 33%, negli USA il 18%, mentre a New York, S. Francisco e in tante parti del mondo hanno deciso di non costruirne più inceneritori, vedasi referendum recente in Svizzera. Se i siciliani si permetteranno di comportarsi come i veneti e i lombardi (al 40% di R.D.), o gli austriaci (al 55%) o i tedeschi (al 44%) saranno puniti con tariffe ancora più salate. In nessun comune siciliano si è superato il 20% di R.D. e in nessuno si attua la raccolta porta a porta. Mentre le altre regioni si avviano a potenziare la R.D. noi avremo il sistema più costoso inquinante e arcaico. Il problema non è solo tecnico, ma essenzialmente morale e politico: la soluzione adottata tratta i siciliani come cittadini utenti di serie B di un servizio e non come cittadini liberi di scegliere il loro futuro. Infine c’è da precisare che il valore degli investimenti legati alla gestione dei rifiuti in Sicilia vale circa un miliardo di euro e le convenzioni garantiscono alle imprese per i prossimi venti anni altri quattro miliardi di euro: un affare più sicuro e lucroso del Ponte sullo Stretto! Come mai non si sono tenuti in debito conto le differenze dei quantitativi di Rifiuti comunicati a Bruxelles e quelli appaltati. Come mai non si è tenuto conto che nel tempo si sono succedute: la denuncia in diverse sedi delle numerose violazioni della normativa vigente (sovradimensionamento, ubicazione in zone a rischio ambientale o aree SIC, non completamento della procedura di VIA, ecc.) e delle illegittimità delle autorizzazioni (falsa affermazione sulla esistenza di un parere favorevole della Direzione Salvaguardia Ambientale del Ministero dell’Ambiente-mai rilasciato, decorrenza dei termini); la mozione dell’Assemblea con la quale si invitava il Governatore a sospendere qualunque iniziativa in campo energetico (e quindi anche i termovalorizzatori) in attesa del Piano Energetico Regionale, rimasta inascoltata; Come mai non si è tenuto conto della interrogazione del 28/06/06 al Ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio da parte dei sanatori Finocchiaro, Bianco, Giambrone Lotta e De Pretis sul Piano Rifiuti Cuffaro (All. 1). Si vuol fare rivelare, inoltre, una coincidenza alquanto strana: il dirigente responsabile dell’Assessorato Territorio e Ambiente, che avrebbe dovuto rilasciare le autorizzazioni, il dott. Genchi, è stato recentemente rimosso dal suo incarico con un provvedimento dell’Arch. Tolomeo, quest’ultimo censurato pesantemente dai deputati sia di opposizione che di maggioranza dell’Assemblea Regionale. Decontaminazione Sicilia, alla luce delle conoscenze sui danni arrecati dagli inceneritori alla salute ed all’ambiente, in considerazione della scelta discutibile dei siti e della mancanza di presa in considerazione di proposte alternative all’incenerimento, chiede un incontro ufficiale fra un’equipe di medici e tecnici della nostra Associazione con tecnici e, soprattutto medici, del Ministero della Salute, per valutare le problematiche sanitarie ed ambientali collegate la Piano Rifiuti Cuffaro. Decontaminazione confida nell’impegno di S.E. per il ripristino della legalità e per dare un forte segnale discontinuità da parte del Governo in materia di tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini. On. Ministro, Decontaminazione Sicilia e le altre Associazioni confidano in un Suo determinante intervento per la revoca delle Convenzioni stipulate da Cuffaro con gli operatori industriali degli inceneritori per esigenze di pubblico interesse. Agrigento 10 febbraio 2007 Luigi Solarino (presidente di “Decontaminazione Sicilia”) Comitati Cittadini Siciliani

mercoledì, febbraio 07, 2007

Cresce l'adesione all'iniziativa del Comitato Isola Pulita 2DELOCALIZZIAMO LA ITALCEMENTI DAL CENTRO ABITATO"

LE ADESIONI ALL'INIZIATIVA PER DELOCALIZZARE
LA ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE
SALE LA PROTESTA PER DELOCALIZZARE LA
ITALCEMENTI DI ISOLA DELLE FEMMINE
Italcementi di Isola delle Femmine , torre di 100 metri Il Comune di Isola: va spostata Nuovo impianto e polemiche. “Serve ad abbattere le emissioni” Sindaco e associazioni: “Lontano Dal paese”. Azienda possibilista ISOLA DELLE FEMMINE, (ima] La nuova torre di cento metri d’altezza che Italcementi vuole costruire nello stabilimento di Isola sta provocando allarme. Associazioni e Comune marcano da vicino la società bergamasca, che ha sedi in tutt’Italia, per chiedere la delocalizzazione del nuovo forno e quindi della torre. Uno spostamento di poche centinaia di metri dal centro abitato, ai piedi della montagna nei cui pressi c’è una cava.Una proposta che, se accolta dall’azienda, renderebbe la stessa collettività meno ostile all’ammodernamento del ciclo di produzione. La prima sede ufficiale per presentare questa proposta è stata la prima riunione della conferenza dei servizi convocata dall’assessorato al Territorio per rilasciare l’Autorizzazione integrala ambientale (AÌa). Un via libera per consentire all’industria di realizzare il nuovo impianto, come già fatto a Calusco d’Adda. «Noi non siamo contro la torre che come ci assicurano! tecnici dell’Italcementi abbatterebbe di molto le emissioni in aria.Il nuovo forno consente infatti un consumo più basso di energia termica e quindi l’impiego di una minore quantità di combustibili - dice il sindaco Caspare Portobello -. Quello che emerge dagli incontri con cittadini e associazioni è che si è tutti contro il luogo scelto nel progetto per realizzare la torre, alta cento metri con una base di 40 per 40. Avete idea di cosa significa una simile struttura a due passi da alberghi e non distante dal mare?”. Sulla stessa linea rappresentanti di associazioni come Isola Pulita e Mare Pulito.«Non siamo contro il nuovo impianto se ciò significa un abbattimento delle emissioni- afferma Mario Ajello-.Ciò che decidiamo è la delocalizazione della torre. Dal momento che si parla di un investimento di 100 milioni di euro mi sembra che si possa trovare una soluzione per assicurare una convivenza serena tra noi e Italcementi».Per Giuseppe Ciampolillo di Isola Pulita è necessario saperne di più prima di qualsiasi via libera. Non solo, ma la condizione essenziale è la delocalizzazione dell’ impianto.Per questo Isola Pulita si è fatta promotrice di un’interrogazione presentata dal senatore Tommaso Sodano. L’azienda si mostra dal canto suo possibilista. «Siamo agli inizi del nostro iter che abbiamo avviato proprio in questi giorni. Il progetto di ammodernamento dell’impianto ha un’importante valenza ambientale - dicono dall’azienda -. Il confronto con il territorio è continuo e avremo modo di affrontare tutti i suggerimenti che ci saranno sottoposti per una corretta vantazione, ambientale, tecnica ed economica». IGNAZIO MARCHESE Giornale di Sicilia 6.2.07 Comitato Cittadino Isola Pulita

venerdì, febbraio 02, 2007

COMITATI CITTADINI SICILIANI "RIFIUTI ZERO"

NO ALL’INCENERITORE
SI ALLA CORRETTA GESTIONE DEI RIFIUTI
L’attuale Presidente della Regione – Commissario Straordinario per l’emergenza rifiuti - ha previsto in Sicilia la costruzione di quattro grandi inceneritori-termovalorizzatori per trattare 2.400.000 tonnellate, pari al 100 per cento dei rifiuti prodotti in Sicilia;
Quasi un terzo di questi dovrebbe finire a Bellolampo, dove è previsto la costruzione di uno dei più grandi inceneritori d’Europa.
Nella stessa area dovrebbe anche sorgere una discarica per accogliere i rifiuti pericolosi prodotti dal processo d’incenerimento nell’impianto di Casteltermini.
Se prima avevamo solo una discarica, in futuro avremo l’impianto di incenerimento + una nuova discarica, più pericolosa della prima.
Ma che cos’è un termovalorizzatore?
Un termovalorizzatore è di fatto un inceneritore di rifiuti in grado di sfruttare il contenuto calorico dei rifiuti stessi per generare calore, riscaldare acqua ed infine produrre energia elettrica.
Bruciare i rifiuti è superato in molti paesi
Negli U.S.A. dal 1998 non si costruiscono più inceneritori o termovalorizzatori, perché costosi e inquinanti.
La Germania ha una raccolta differenziata del 44% e non riesce più ad alimentare gli inceneritori costruiti. Li sta abbandonando ed importa rifiuti dalla Campania per alimentare correttamente quelli rimasti.
Bruciare i rifiuti comporta seri rischi sanitari
In un solo anno l’inceneritore di Bellolampo riverserebbe sulla città di Palermo e sulle aree limitrofe, con l’attuale dimensionamento e nel rispetto delle norme vigenti:
- circa 31.000 kg/a di polveri disperse contenenti sostanze tossiche;
- circa 546.000 t/a di fumi immessi in atmosfera contenenti fra l’altro diossine, furani, metalli pesanti come cadmio-piombo-mercurio, il famigerato PM10 e sostanze ancora poco conosciute come le nanoparticelle.
Non esiste nessun filtro in grado di portare a zero i valori di emissione di queste sostanze, che sono dannose per la salute e provocano in molti casi malformazione nei feti e cancro, come ampiamente dimostrato dalla letteratura medica.
Le diossine e i metalli pesanti non sono biodegradabili e che esse si accumulano negli organismi viventi entrando nella catena alimentare.
La diossina non viene metabolizzata dal fegato e, pertanto, rimane “per sempre” nel nostro corpo.
Solo le donne in stato interessante possono “liberarsene”, trasmettendone gran parte al feto e poi al lattante attraverso l’allattamento.
Il termine diossine indica un gruppo di sostanze chimiche che non si trova quasi mai in natura ma viene prodotto dalla combustione di molti materiali, in determinate condizioni.
La combustione dei rifiuti produce, inoltre, furani e PBC (poli-cloro-bifenili).
Queste sostanze sono tra i più potenti agenti cancerogeni e mutageni (malformazioni) mai sperimentati.E circa 200 su 365 giorni il vento soffia da ovest o sud-ovest, quindi porterebbe i fumi dell’inceneritore da Bellolampo sulla città di Palermo (!!!)
Un grande rischio ambientale: i rifiuti speciali prodotti
dall’incenerimento
Bruciando tre tonnellate di rifiuti viene prodotta 1 tonnellata di ceneri tossiche (per Bellolampo se ne prevedono 250 mila tonnellate.
Riceverà anche le scorie e le polveri provenienti dall’inceneritore di Casteltermini (AG): sono circa altre 80.000 tonnellate ogni anno).
Queste scorie contengono centinaia di molecole tossiche tra cui cloro-diossine e metalli pesanti, che si accumulano nel suolo e contaminano le falde acquifere e le acque reflue, penetrando così nella catena alimentare (attraverso prodotti agricoli, carni, latte e derivati, pesce).
L’inceneritore di Bellolampo ha bisogno quindi di una discarica speciale per questo tipo di rifiuto. Le scorie delle polveri prodotte dall’inceneritore di Brescia sono depositate in miniere di salgemma in Germania, adatte per la loro stabilità geologica e sismica.
Bellolampo è invece un sito sismico e il suolo è altamente permeabile.
Le ubicazioni scelte per gli inceneritori daranno luogo a un ingiustificato e pericoloso tour dei rifiuti. Essi dovranno percorrere tappe, anche di oltre 100 km, dal luogo di produzione alla destinazione finale, intasando e quindi inquinando maggiormente, arterie già regolarmente trafficate, come ad esempio Via Leonardo Da Vinci.
E tu cittadino paghi …
I cittadini, in particolare quelli di Palermo, devono pagare:una tassa sui rifiuti perché possano essere bruciati una sovvenzione statale agli impianti di incenerimento perché solo in Italia il rifiuto è considerato fonte di energia rinnovabile la bolletta della luce e del riscaldamento che sono prodotti in parte dai loro rifiutiPagano infine perché tali impianti offrono minor occupazione rispetto ad un impianto di riciclaggio, accollandosi (i cittadini, non certo i politici) gravi conseguenze di salute per gli interessi di pochi.
A Palermo l’Amministrazione Comunale ha appena aumentato del 75% la tassa rifiuti per i cittadini; quasi tutte le amministrazioni comunali italiane sono passate dalla tassa alla tariffa, e grazie al combinato effetto positivo dell’incremento della raccolta differenziata, hanno potuto contenere il costo a carico del cittadino. Palermo, come altri comuni siciliani, deve invece far pagare ai cittadini la realizzazione di una politica sui rifiuti miope dal punto di vista sociale, ambientale ed economico.
La scelta prevista è la più costosa perché gli inceneritori producono energia bruciando manufatti per la cui realizzazione è già stata spesa altra energia (in poche parole essi distruggono l’energia in essi contenuta per recuperarne una frazione irrisoria);
perché per rendere economica la loro gestione, è previsto un contributo statale per ogni kWh prodotto; in Italia i rifiuti sono considerati fonte rinnovabile, come il vento (!).
Su una bolletta di un anno su un totale, per esempio, di 936 Euro si pagano 34 Euro (3,6% del totale) per finanziare le fonti rinnovabili italiane.
In realtà solo il 20% circa (meno di 7 Euro) va alle fonti rinnovabili.
I 27 Euro rimanenti pagano l’energia elettrica prodotta da impianti alimentati da fonti cosiddette “assimilate”.
E’ antieconomico perché oneroso per l’investimento iniziale e costoso per la gestione: infatti produce energia elettrica a prezzo tre volte superiore a quello di mercato: compensato dai sussidi pubblici, cioè dalle nostre bollette.
Anche se esistesse a impatto ambientale zero, un’opera con queste caratteristiche sarebbe bocciata già a livello di studio economico di fattibilità.
Nel resto del mondo si chiudono gli inceneritori per adottare sistemi ecologici che creano anche nuova occupazione: in Sicilia industriali italiani e politici siciliani costruiscono altri inceneritori.
Nessuna scelta di natura economica (come si può configurare il ricavo derivante dallo smaltimento dei rifiuti provenienti anche da altre parti d’Italia) può trovare giustificazione di sorta quando si mettono in gioco valori fondamentali della nostra civiltà come la tutela della salute, che è patrimonio di tutti noi.
Un altro piano rifiuti è possibile
Vi sono Comuni in tutta Italia che hanno superato il 50% di raccolta differenziata ed in alcuni casi raggiunto e superato il 70%, in meno anni di quanti se ne impiegano per portare a regime un inceneritore.In Sicilia negli ultimi quattro anni siamo passati dal 2 al 5,7%.
Colpa dei cittadini?
Chiediamo che sia incentivata la raccolta differenziata fatta seriamente a cura dei Comuni e che la Regione (non solo con qualche manifesto sporadico e propagandistico) li aiuti a incrementarne l’efficienza.
I rifiuti sono una risorsa potenziale che deve essere riportata nel sistema economico. Riciclare e compostare i rifiuti è un approccio più sostenibile rispetto a quello dello smaltimento, può ridurre i costi di gestione e creare posti di lavoro.
Inoltre, fino a quando l'incenerimento sarà considerato come una soluzione alla crisi dei rifiuti, l'industria non sarà spinta verso la progettazione e la produzione di beni di consumo che non contengano sostanze chimiche tossiche. I rifiuti potrebbero essere riutilizzati, riciclati e compostati in condizioni di sicurezza garantendo in tal modo una soluzione sostenibile ad un problema globale, in linea con una visione progressiva di una società che produca Zero Rifiuti.
Un’altra politica è possibile
Ad esempio San Francisco, nel 2003 ha aderito al programma Zero Rifiuti e nel 2006 arriverà al 75% di raccolta differenziata (e già è ampiamente sulla buona strada), entro i prossimi 10 anni raggiungerà l’obiettivo “rifiuti zero”.
Ma quanto sopra, già avviene in Europa e in buona parte del nord Italia.
La “strategia “rifiuti zero” è basata sulla raccolta differenziata spinta e sulla riduzione degli imballaggi. Come detto è già presente nel nord Italia: es. provincia di Treviso dove si raggiunge il 70,01 % nei 22 comuni gestiti dal consorzio PRIULA; es. Asti con il 74% di raccolta differenziata; es. Torino e provincia con tutta una serie di valori superiori al 70% con punte dell’80%, valori raggiunti nell’arco di 2-3 anni.
Tali esperienze hanno dimostrato che per arrivare a questi risultati non è un problema di colore politico (a Treviso domina la Lega, mentre Asti ha un sindaco di Rifondazione Comunista) ma di scelte intelligenti e di volontà politica.
La “ Rete per la difesa dei Beni Comuni ” si propone l'obbiettivo primario di coinvolgere il maggior numero di cittadini interessati al tema della difesa dei Beni Comuni e della tutela dell’ambiente e della salute e ad un corretta soluzione dei problemi riguardanti il territorio e lo sviluppo della città.
Vieni alle nostre riunioni al Centro Arrupe, via Franz Lehar, 6 di lunedì alle ore 18.30 (05.02.07 tema rifiuti/inceneritore, 12.02.07 sul tema Acqua in Comune e così a seguire)
Visita il nostro sito http://www.benicomuni.net/.
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