Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”


Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..

“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “

Pino Ciampolillo


domenica, ottobre 05, 2014

Isola delle Femmine Isola Pulita: Fabbriche dei veleni, condanna e maxi risarcimento...

FABBRICHE DEI VELENI, CONDANNA E MAXI RISARCIMENTO PER LA ITALCEMENTI SPA SENTENZA STORICA DEL TRIBUNALE DI FOGGIA

Fabbriche dei veleni, condanna e maxi risarcimento per la Italcementi Spa. Sentenza storica del Tribunale di Foggia





Condanna e risarcimento milionario per la Italcementi Spa. Proprio nella terra dell’Ilva di Taranto, dell’eterna contesa tra il diritto alla salute e quello al lavoro, a soccombere è un colosso dell’industria italiana, il quinto produttore mondiale di cemento. È una sentenza storica quella del Tribunale di Foggia (sezione lavoro), pronunciata dal giudice Andrea Basta, che ha riconosciuto il nesso di casualità tra il lavoro svolto ed il tumore che ha stroncato la vita di un lavoratore foggiano 17 anni fa. Per i legali della società, il decesso sarebbe stato determinato dal fatto che “il lavoratore fosse un forte fumatore”. Ma le perizie hanno dimostrato ben altro, a cominciare dalle sostanze inquinanti presenti negli stabilimenti. A rendere giustizia ai familiari, lo studio del dottor Gerardo Cela, medico legale specialista in medicina del lavoro, il quale ha accertato che “il lavoratore versava in buone condizioni di salute sino al 1984; iniziava a presentare delle obiettive alterazioni relative all’apparato respiratorio, riscontrate nelle visite effettuate nel 1984, nel 1990 e nel 1991 presso l’istituto di Medicina del lavoro dell’Università di Bari; ‘decedeva per neoplasia polmonare maligna (microcitoma) con metastasi ai linfonodi peripancreatici”. Per il consulente giudiziale, dunque, “l’esposizione alla inalazione di sostanze nocive per l’apparato respiratorio nell’ambiente di lavoro, durata circa 25 anni, provocava prima l’insorgenza di una affezione cronica broncopolmonare e poi l’evoluzione di detta broncopatia verso la neoplasia”. Rapporto di causa-effetto e condanna, con relativo risarcimento per oltre 2 milioni di euro ai familiari.
tribunale fg

2 visite mediche in 15 anni, nonostante i “veleni”

“Biossido di silicio e cromo, usato come colorante del cemento e cancerogeno”. Le motivazioni della decisione del Tribunale di Foggia sono perentorie, al contrario delle dichiarazioni dei direttori degli stabilimenti di Guardiaregia, Salerno, Trento, secondo cui i dipendenti avevano tutti “le mascherine protettive”, escludendo la “natura nociva delle polveri presenti nell’ambiente di lavoro”. Tesi confermata dal medico legale della Italcementi, che ha sottolineato l’esistenza di “impianti di depolverizzazione ed abbattimento delle polveri nel periodo 1984-1989, ed il regolare assoggettamento dei dipendenti a visite mediche annuali”. Per il giudice, però, le cose non stavano esattamente in questi termini. A maggior ragione in virtù dell’accordo sottoscritto dalla Italcementi con il Ministero del Lavoro a Roma, sul personale “esposto a rischi con frequenza annuale e di affidare agli istituti universitari l’individuazione dei rischi”. L’accordo impegnava l’azienda a “procedere alle valutazioni ambientali sulla presenza di inquinanti, tra cui polveri, nei rispetti dei limiti dell’American Conferenze of Governamental Industrial Hygienists, a raccogliere i risultati delle rilevazioni in un registro istituito presso ciascuno stabilimento”. Ciononostante, stando alla documentazione prodotta agli atti, “se dal 1990 in poi la cadenza annuale è rispettata, non risulta eseguita alcuna visita dal 1973 al 1983 e dal 1986 al 1989; dal 1973 al 1989 risultano eseguite 2 visite mediche in su un arco temporale pari a circa 16 anni”. Deve essere per questo che, qualche mese fa, secondo quanto riferito a l’Immediato, gli avvocati della Italcementi avrebbero proposto ai parenti una transazione di “50mila euro” per chiudere il caso. Una cifra ritenuta “offensiva della dignità e della memoria di chi ha perso la vita per il lavoro”.

Lavoro, “maledetto” lavoro

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Nella pronuncia del Tribunale, la contesa è stata forte sull’effettiva mansione svolta dal lavoratore. Sì perché secondo la Italcementi si sarebbe occupato delle dell’attività “dello stivatore, dunque addetto a caricare i sacchi di cemento sui camion”; mentre per la famiglia ricorrente in giudizio, faceva l’ “insaccatore”. In ogni caso, tuttavia, vista la documentazione prodotta dalla Spa, il giudice ha ritenuto di dover valutare come “potenzialmente nocivo” l’ambiente di lavoro. “A fronte di un ambiente di lavoro potenzialmente nocivo – scrive il dottor Basta nella pronuncia – che la parte resistente (Italcementi) si era impegnata a monitorare e non ha monitorato, o non ha comunque provato di aver monitorato, non vi è alcuna possibilità di affermare che le misure di sicurezza indicate dai testimoni fossero idonee a scongiurare i rischi esistenti”. Per di più, la società di Bergamo, per controbattere alla perizia del consulente, ha prodotto alcuni documenti sulla “sicurezza dei cementi comuni” del 2011, ma che non hanno attinenza con tutto il periodo precedente. Anche per questo il Tribunale di Foggia, in primo grado, ha reso giustizia alla famiglia. Aprendo al contempo uno scenario spaventoso: quanti lavoratori alle dipendenze del colosso italiano del cemento nello stesso periodo potrebbero aver attraversato le stesse vicende cristallizzate nella sentenza?



OSSERVAZIONI RINNOVO A.I.A. ITALCEMENTI ISOLA DELLE FEMMINE 02-09-14



Torre di Italcementi a Isola si mobilita il comitato per il no

L' Italcementi vuole realizzare un nuovo impianto nello stabilimento di Isola delle Femmine. Una grande colonna, alta cento metri e larga venti che «però - sostiene l' azienda - contribuirà a un abbassamento delle emissioni inquinanti». L' investimento programmato è di circa 70 milioni ed è già al vaglio degli uffici della Regione. Ma gli ambientalisti sono sul piede di guerra e hanno presentato un esposto al ministero dell' Ambiente per chiedere «l' invio immediato di ispettori a Isola delle Femmine». L' Italcementi ieri ha inaugurato una campagna informativa ai cittadini che abitano accanto allo stabilimento, ma non solo: «Tutti i giovedì, fino al 14 giugno, i cancelli saranno aperti ai cittadini dalle 16 alle 20 - spiega Stefano Gardi, responsabile del servizio ecologia di Italcementi, che ha inaugurato il punto informativo - Ad accoglierli ci saranno dei tecnici che spiegheranno il progetto che vogliamo realizzare e perché si tratta di un' opera importante per migliorare l' impatto ambientale della fabbrica, e che darà lavoro a oltre 350 persone». Italcementi, attraverso la realizzazione del nuovo impianto, conta di abbassare del 90 per cento l' attuale emissione di biossido di ozono, del 50 per cento l' emissione di polveri sottili e, infine, del 10 per cento del biossido di azoto. «Tenendo presente che i livelli attuali sono ben al di sotto delle soglie previste dalla legge», continua Gardi. Ieri i dirigenti di Italcementi hanno aperto, per la prima volta, l' azienda al pubblico e incontrato il vicesindaco di Isola delle Femmine, Paolo Aiello e Mario Ayello, il rappresentante del cartello di associazioni ambientaliste che racchiude l' associazione per la Tutela del mare, la Lipu e la rete di Lilliput. «Siamo contrari alla costruzione di un nuovo impianto che avrà comunque un pesante impatto paesaggistico - dice Ayello - La nuova torre di emissioni dei fumi porterà a un incremento della produttività del 25 per cento, ma anche ad una crescita dei consumi d' energia del 20 per cento e a un aumento di estrazioni di materie prime del 15 per cento. Questo sito, di grande interesse ambientale, non può sopportare incrementi di questo genere». La Regione ha chiesto all' Italcementi di presentare un documento di impatto ambientale: «Ma contiamo di avere a breve tutte le autorizzazioni, che per un impianto uguale, a Matera, abbiamo già ottenuto - conclude Gardi - Siamo pronti a dare tutte le spiegazioni ai cittadini che vorranno visitare la fabbrica nelle prossime settimane, abbiamo già preso appuntamenti con associazioni dei commercianti e scolaresche». a. fras.


IL VENTO CHE ACCAREZZA ISOLA DELLE FEMMINE

del 20-05-2007

IL VENTO CHE ACCAREZZA ISOLA
Isola delle Femmine (Palermo)

Erano gli anni ’50 quando, nelle vicinanze del piccolo centro di pescatori di Isola delle Femmine, una nuova azienda (ora Italcementi SPA) installava un impianto per la produzione del cemento.

Oggi quello stesso allestimento sembra non rispondere più alle esigenze di una realtà territoriale ancora ristretta, ma che intorno ad esso si è sviluppato per anni derivando dallo stesso paese la maggior parte della forza lavoro della  fabbrica.

Le attenzioni della popolazione sembrano, però, col tempo, essersi spostate dai vantaggi economici che la vicinanza dello stabilimento portava, agli inevitabili effetti che questo ha sull’ ambiente e sulla salute dei cittadini.

Preoccupazioni che, a quanto riferisce Antonino Rubino, impiegato
amministrativo della Italcementi SPA, non sono passate inosservate alla stessa fabbrica che si adopera già da tempo per rispettare i limiti di sicurezza imposti dalle normative nazionali ed europee sulle esalazioni causate dall’ incenerimento dei rifiuti di produzione.

Nonostante queste rassicurazioni buona parte dei cittadini continua ad essere preoccupata dalla vicinanza dell’ edificio(appena 5-00 m) e, rappresentata Da Pino Ciampolillo e dal suo comitato cittadino, chiede che l’ azienda faccia chiarezza sulle problematiche da essi sollevate.

La questione,che è riconosciuta come la principale da entrambe le voci in campo, è quella del combustibile utilizzato e degli effetti che questo ha sulla salute.

Uno, in particolare, il nome che esce fuori da qualsiasi documento riguardante la faccenda: Petcoke.

Facciamo un po’ di scienze.

Il petcoke è una sostanza derivata dalla ulteriore lavorazione degli scarti del petrolio, altamente cancerogena, ma che nei processi produttivi, quali quelli della Italcementi, permette notevole risparmio energetico nonché economico.

Il problema è che per rimanere nei limiti di utilizzabilità e di sicurezza deve continuamente essere centrifugato; se lo si lascia fermo, o lo si brucia, allora si producono emissioni altamente pericolose per la salute umana.

Nel gennaio del 2006 l’ARPA (Associazione Regionale Protezione Ambiente) ha  effettuato un sopralluogo presso il deposito di combustibile solido della Italcementi, evidenziando gravi carenze nel sistema di impermeabilizzazione delle aree per lo stoccaggio del petcoke.

Il sig. Rubino ha subito tenuto a sottolineare che l’ARPA “non ha però rilevato infiltrazioni nel sottosuolo e che l’azienda ha realizzato quelle opere necessarie a raggiungere la sicurezza del sito”.

Dopo numerosi atti di diffida presentati all’ azienda a partire da quello stesso anno, la Italcementi ha deciso, nel 2007, di intraprendere un percorso dispendioso (70 mln di euro circa) nel tentativo di diminuire ulteriormente le emissioni nocive.

È infatti in corso un iter burocratico per la costruzione di un impianto
produttivo che andrebbe a sostituire quello tuttora in funzione.

La torre, alta più di 100 m e larga intorno ai 40, avrebbe un negativo impatto ambientale ma dal punto di vista delle normative limiterebbe ulteriormente le emissioni gassose.

Bisogna sottolineare che ancora non è pronto nemmeno il progetto di questa torre e che l’impianto continua a produrre gas nocivi.

Pronte le critiche del comitato Isolapulita.

Per legge, ci dice Ciampolillo, “i cementifici hanno l’obbligo di utilizzare le migliori tecnologie sul mercato al fine di diminuire o annullare l’inquinamento atmosferico.

La nuova torre ha però un difetto.

Ridurrebbe sicuramente la sua sfera di influenza negativa su Isola, ma, a causa della sua altezza, andrebbe ad avere effetti sulle zone circostanti di Palermo e  Capaci”.

Le critiche non si fermano qui; “ […] il progetto” continua Ciampolillo “è stato presentato facendo riferimento solo alla torre, senza fare alcun cenno alle emissioni che vengono prodotte anche in altre zone dello stabilimento (basti guardare i mulini e uno dei camini in funzione, alto 65m) o il ricavo stesso della materia prima che continua a mettere in pericolo la stabilità stessa della  montagna”.

Questo ultimo punto è molto interessante.

Già in passato, infatti, la montagna, dalla quale si ricava la materia necessaria ai processi di cementificazione, aveva dato segni di instabilità e costretto l’azienda a terminare i lavori per spostarsi su altri versanti.

Torniamo a parlare del petcoke. Abbiamo già detto che è una sostanza
altamente cancerogena, ma il sig. Ciampolillo, durante l’intervista, ci informa che proprio a causa delle sue caratteristiche, esso è riconosciuto alla stessa stregua delle armi chimiche e che, quindi, deve essere manovrato con alcuni accorgimenti.

Già il fatto che la Italcementi lo abbia bruciato per un certo periodo nei suoi lavori (senza denunziarne l’utilizzo, sottolinea Ciampolillo) non è un fatto positivo, ma egli ci informa, e non è l’unico a dirlo, che ogni tre mesi per un certo periodo di tempo le scorie petrolifere venivano maneggiate dagli operai dell’azienda senza alcuna precauzione, in capannoni a cielo aperto o in navi adibite (si fa per dire) al trasporto.

“Gli effetti che l’ uso indiscriminato di questa sostanza ha avuto sulla
popolazione è rintracciabile in alcuni referti medici”, non necessariamente riconducibili, aggiungiamo noi, all’utilizzo del petcoke.

Nonostante tutte le critiche mosse all’ impiego di questa sostanza, Rubino insiste nel ricordare che è ancora in corso, da parte di aziende specializzate, un’ analisi sugli effetti del residuato e che l’amministrazione aspetta i risultati  degli studi per attuare la giusta scelta sulla sua applicazione.

Concludiamo con una questione che non ci sembra di secondaria importanza.

La popolazione che vive a Isola è divisa tra chi appoggia l’ industria, chi la critica e chi, invece, si sottrae a qualsiasi posizione.

È facile riconoscere nei fiancheggiatori della fabbrica i suoi operai che, almeno  pubblicamente, non si esprimono in modo negativo sul lavoro dell’azienda.

Degli oppositori abbiamo parlato lungamente, riconoscendo nelle loro tesi il timore per gli effetti negativi che l’inquinamento ha su salute e ambiente.

Gli altri, appartengono a quella razza che si dimostra essere conciliante con entrambe le parti (a quanto pare il sindaco del paese non si sottrae a questa regola) o che, adeguatamente accontentato, non si angoscia nel cercare un motivo di preoccupazione (la chiesa ha ricevuto da poco un pulmino nuovo da parte dell’ azienda in questione).

Ci riteniamo al di sopra delle parti in causa, quindi non ci esprimiamo in favore di una o dell’altra, riconoscendo in entrambe le voci un senso comune di fare chiarezza e stabilire regole comuni, nonché il bisogno di fare valere le proprie posizioni.

Non possiamo però esimerci dal riportare il sentimento di disagio della
popolazione a causa dell’inutile apatia di chi non ha rispetto né per se stesso,  né per le istituzioni che rappresenta, né per le posizioni che ha dovere di prendere in merito al benessere della sua stessa società.

Un male, purtroppo, diffuso in tutto il mondo ma non per questo giustificabile.

Marco Salici


isola delle femmine Il Tar conferma "No al pet-coke" No all' utilizzo del pet-coke da parte della Italcementi a Isola delle Femmine. Il Tar ha rigettato nel merito il ricorso presentato dalla cementeria contro l' assessorato Ambiente che di fatto bloccava l' utilizzo di questo combustibile. «Il pet-coke è il combustibile primario per l' industria del cemento in Europa e lo usiamo in tutti gli altri nostri impianti», replica Italcementi.




Isola delle femmine Fumo alla Italcementi esposto in Procura Una nube di fumo nero, proveniente dai capannoni della Italcementi di Isola delle Femmine, si è alzata in cielo provocando il panico tra i residenti. Dopo la diffida dell' assessorato Ambiente all' azienda, gli atti sono stati già trasmessi in Procura.





la diffida

«Le emissioni dell' Italcementi di Isola delle Femmine sono inquinanti e cancerogene». Per questo motivo l' assessorato regionale al Territorio ha diffidato l' azienda, dopo che lo scorso anno alcune associazioni ambientaliste avevano presentato un esposto. Secondo la perizia dell' Arpa «l' azienda di Isola delle Femmine causa variazioni della qualità dell' aria per gli inquinanti emessi in atmosfera, modifiche all' impianto e al ciclo produttivo senza preventiva autorizzazione, utilizzo del petcoke, sottoprodotto della lavorazione del petrolio, come combustibile». La diffida dell' assessorato arriva dopo che lo steso provvedimento era stato preso dal comune di Isola. «La ditta - si legge nella diffida - non ha indicato i combustibili autorizzati nè la data di inizio di impiego del petcoke. La natura del petcoke non compare nei rapporti di prova relativi alle misure periodiche delle emissioni in atmosfera e le modalità di gestione non sono citate nei decreti autorizzativi».

Timori e tremori sotto le ciminiere viaggio a Isola, paese nella polvere

Piove cemento nel paese che trema. Il prezzo del progresso a Isola delle Femmine lo paga chi sta accanto alla Cementeria. Respira le polveri che arrivano ovunque e convive con il fremito provocato dagli impianti. Le centraline dell' inquinamento dell' Arpa e della Provincia non sempre funzionano, ma lo stabilimento della Italcementi lavora sempre. Al banco dello sviluppo si scambia la salute per un posto di lavoro, e così Isola soffre e tace. Chiunque ha un parente o un amico che lavora là dentro, e la risposta è un ritornello: «Non voglio guai - dice un ex dipendente che abita vicino alla guardia medica - ma a casa mia, a causa del rumore e dei movimenti causati dai macchinari, le mattonelle del balcone si sono allargate e in un pilastro è spuntata una crepa. Ci vorrebbe un avvocato, ma chi lo paga?». L' ultimo allarme proviene da un canale di acque reflue che si riverserebbe nel torrente Rio Fosso Morto e che ha fatto scattare la denuncia per i titolari della Italcementi e della Isac, la ditta cui è affidata la gestione della cava dalla quale si estrae il materiale per la fabbrica. «Non ho ricevuto alcun provvedimento dell' autorità giudiziaria - dice Giovanni La Maestra, direttore della Cementeria - Non abbiamo scarichi illegali nel golfo. Siamo disponibili a fornire le informazioni necessarie. Riguardo alle vibrazioni che i cittadini lamentano, le abbiamo già ridotte». Inquinamento e rumori a parte, sono le polveri a far paura. Chi se la passa peggio abita nelle case popolari, costruite vicino all' impianto. «Questa fabbrica mi ha dato il pane - dice Pietra Paternò indicando le ciminiere dalla finestra - perché mio marito ci lavorava fino a poco tempo fa, ma adesso non ne posso più. Per pulire non basta l' acqua, ci vuole lo scalpello. Stiamo chiusi in casa». Chi deve stare fuori perché ha un negozio, invece, non rinuncia a dare battaglia: «Non ho niente da perdere - dice Antonino Cardinale, fabbro - Sono costretto a lavare con l' acido muriatico perfino la ciotola del cane. Le finestre non scorrono più, per il cemento che si accumula. e la grondaia è diventata pesante, perché l' acqua trasporta anche la polvere che proviene da là dietro». Al cemento si aggiunge il rumore. La porta in metallo verde che chiude il negozio trema per i macchinari della fabbrica: «A volte non si riesce neanche a dormire». Il sindaco Gaetano Portobello ha già avviato un tavolo di concertazione: «Aspettiamo il prossimo incontro di aprile - dice - e analizzeremo i dati delle centraline». Nel frattempo è nato il Comitato tutti per Isola, coordinamento tra residenti e associazioni ambientaliste, per fare chiarezza anche sulla messa in sicurezza del pet-coke, un combustibile classificato come pericoloso e cancerogeno, utilizzato dalla Cementeria. L' Arpa, in una nota del 30 gennaio, a seguito di un sopralluogo al deposito di combustibile della Italcementi in località Raffo Rosso, scrive che sul sito bisognerebbe «valutare la necessità di un intervento di bonifica, adeguare l' impermeabilizzazione di tutto il fondo della cava e predisporre un piano di monitoraggio delle acque e dell' aria per controllare il contenimento delle emissioni».
ADRIANA FALSONE





L' Italcementi e l' inquinamento Simone D' Angelo, Gioacchino Lucido, Giuseppe Rubino, Baldassarre Privolizzi Rsu Italcementi, Isola delle Femmine In riferimento all' articolo sull' Italcementi pubblicato due giorni fa sulle pagine locali di Repubblica. I lavoratori dell' Italcementi, rappresentati dall' Rsu, vogliono puntualizzare che non si è mai scambiata la salute per un posto di lavoro. La lotta sindacale, all' interno dello stabilimento si è sempre fatta nel rispetto del contratto di lavoro e della salute dei lavoratori. I lavoratori che per la maggior parte abitano a Isola delle Femmine hanno a cuore come e più di tanti altri l' ambiente perché ad Isola vivono i loro familiari e credono che nessuno possa mettere a rischio la salute dei propri figli, barattandola al banco dello sviluppo per un posto di lavoro. Noi vogliamo puntualizzare che non siamo preoccupati in nessun modo del pericolo di perdere il posto di lavoro perché siamo consapevoli che vengono rispettate le norme. L' Italcementi ha investito ed investe nel miglioramento degli impianti soprattutto sotto il profilo ambientale che per la qualità. Quindi facciamo cemento, lo sappiamo fare e lo continueremo a fare nel rispetto delle regole e delle leggi. L' impatto della presenza nel territorio, da oltre 50 anni non ha certamente impedito la preservazione di siti ambientali che oggi sono riserve naturali. Circa l' impatto negativo della nostra attività crediamo che molte dichiarazioni siano solo frutto di rancori personali. Bisogna parlare con fatti e numeri alla mano e se anche le centraline dell' Arpa, come dice la stampa, in alcune occasioni non funzionano, non hanno mai rilevato alcun superamento dei limiti stabiliti dalle leggi. è giusto controllare ma non strumentalizzare. Ad Isola non piove cemento, l' aria è pulita e c' è un bellissimo mare. Infatti molte persone si sono trasferite dalla città nel nostro paese e noi siamo fieri di abitarci e di lavorare all' Italcementi. A seguito delle notizie apparse sulla stampa nazionale i rappresentanti della RSU, a nome dei lavoratori, precisano, inoltre, quanto segue: la produzione all' interno dello stabilimento avviene nel rispetto delle normative esistenti, sia riguardo le emissioni sia riguardo la sicurezza dei lavoratori. Il costante miglioramento dell' impatto ambientale oltre i minimi di legge e inoltre lo stabilimento è certificato secondo la norma europea per il rispetto ambientale. 

LUCIO FORTE  03 marzo 2006 sez.




 A Isola delle Femmine, la magistratura è intervenuta dopo la scoperta di un canale di scolo illegale dove confluivano le acque reflue provenienti dallo stabilimento Italcementi e mediante il quale venivano poi immesse nel torrente Rio Fosso Morto. I carabinieri del nucleo operativo ecologico hanno denunciato, con l' accusa di scarico di acque reflue nel sottosuolo, il rappresentante dello stabilimento di Italcementi Giovanni La Maestra e due rappresentanti della ditta Isac di Palermo a cui è affidata la gestione della cava da cui si estrae il materiale per la fabbrica.

 a. f.




Isola, il cielo si tinge di rosso Italcementi ora deve spiegare

Succede spesso, accade che il cielo diventi opaco e si tinga di rosso. Proprio lì, sopra le cementerie di Isola delle Femmine. Da anni i residenti denunciano quello che temono sia una nube tossica. Ma nonostante i controlli e le rassicurazioni successive, il fenomeno si ripete e dopo il Parlamento europeo il caso è arrivato adesso all' Assemblea regionale e alla Camera. La difficile convivenza tra l' impianto industriale di Italcementi e la gente di Isola, del resto, ha prodotto un carteggio alto una spanna. Intorno al temuto rischio i residenti si sono mobilitati e hanno coinvolto anche un comitato intercomunale. Perché se l' epicentro di quella che sembra una minaccia ambientale è certamente Isola, a dirsi preoccupati sono anche i residenti di Torretta e Capaci. «Vorremmo chiarezza. Il cielo si colora di rosso e questo certamente non è normale - dice Mario Ajello presidente dell' Associazione per la difesa del mare e del territorio - Tra l' altro il meccanismo di misurazione delle emissioni suscita qualche perplessità, ma le cause di questi strani fenomeni non sono state accertate». La Italcementi però rassicura e di fronte alle preoccupazioni oppone i risultati delle analisi condotte tramite i misuratori di continuo di cui è dotato l' impianto. Tuttavia non basta a fugare i dubbi. «Al contrario - aggiunge Ajello - sappiamo che se da una parte l' Arpa, l' agenzia regionale di protezione ambientale, non è in grado di rilevare l' aria che esce dai comignoli, dall' altra la cementeria ha un impianto che ad ogni anomalia smette di funzionare e non registra più nulla. La Provincia ci ha offerto un apparecchio mobile per monitorare le emissioni ma alla fine si è guastato». Un supplemento di controlli a questo punto si impone. E' quanto chiedono i deputati europei con una interrogazione depositata da Monica Frassoni, vice presidente del gruppo dei Verdi al Parlamento europeo. «Secondo il registro europeo delle emissioni inquinanti, - si legge nell' interrogazione - gli impianti della cementeria emettono monossido di carbonio, anidride carbonica, ossido di azoto, ossido di zolfo e polveri sottili, provocando fenomeni frequenti e diffusi di inquinamento atmosferico e acustico, con grave danno per la popolazione residente e per le attività turistiche». Queste preoccupazioni sono riprese anche nell' interpellanza depositata all' Ars da Leoluca Orlando e Lillo Miccichè di Sicilia 2010. Nell' atto ispettivo, a cui hanno fatto seguito interrogazioni alla Camera firmate da Giovanni Russo Spena del Prc, Ermete Realacci della Margherita, Luana Zanella e Paolo Cento dei Verdi, Fulvia Bandoli e Fabrizio Vigni dei Ds - si sottolinea l' importanza economica della cementeria ma, nello stesso tempo, si chiedono iniziative a tutela dell' ambiente e della salute dei dipendenti e dei cittadini. L' interpellanza sollecita il recupero ambientale della zona oltre che verifiche e valutazione dei progetti secondo le normative Ue, l' applicazione di standard di controllo adeguati su tutti gli scarichi allo scopo di salvaguardare l' integrità delle falde idriche.


ADRIANA FALSONE20 ottobre 2005 sez.

Isola delle Femmine Isola Pulita: Fabbriche dei veleni, condanna e maxi risarcimento...: FABBRICHE DEI VELENI, CONDANNA E MAXI RISARCIMENTO PER LA ITALCEMENTI SPA SENTENZA STORICA DEL TRIBUNALE DI FOGGIA Fabbriche dei vele...

ISOLA DELLE FEMMINE ALLE ELEZIONI MUNICIPALI? ATTO ISPETTIVO SENATORE CAMPANELLA

ISOLA DELLE FEMMINE ALLE ELEZIONI MUNICIPALI? ATTO ISPETTIVO SENATORE CAMPANELLA





Legislatura 17 Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-01248


Atto n. 3-01248 (in Commissione) 

Pubblicato il 1 ottobre 2014, nella seduta n. 321




CAMPANELLA , BOCCHINO - Al Ministro dell'interno. -

Premesso che:
il Consiglio comunale di Isola delle Femmine (Palermo) è stato sciolto con decreto del Presidente della Repubblica in data 12 novembre 2012, registrato alla Corte dei conti il 16 novembre 2012, per la durata di mesi 18, ai sensi dell'art. 143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, essendo stati riscontrati fenomeni di infiltrazione e condizionamento da parte della criminalità organizzata;
per effetto dell'avvenuto scioglimento, la gestione dell'ente è stata affidata ad una commissione straordinaria che ha perseguito l'obiettivo del ripristino della legalità, pur in presenza di un ambiente reso estremamente difficile per la pervicace e radicata presenza della criminalità organizzata;
considerato che, a quanto risulta agli interroganti:

il pubblico ministero, dottoressa Francesca Mazzocco, nelle conclusioni depositate in data 18 marzo 2013 presso la Direzione distrettuale antimafia di Palermo, chiedeva la dichiarazione d'ineleggibilità per l'ex sindaco Gaspare Portobello, i componenti della giunta assessoriale ed i componenti del Consiglio comunale, "essendo emerse gravi irregolarità che traggono origine in fatti e legami parentali che prescindono dagli schieramenti politici, e che si sono ripetuti nel tempo nonostante l'avvicendarsi di diverse liste civiche, con il concorso di tutti i soggetti menzionati";

con relazione del 6 febbraio 2014 del prefetto di Palermo, le cui considerazioni sono state condivise dal Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica nel corso della riunione che si è tenuta, alla presenza del procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, in data 3 febbraio 2014, veniva richiesta e concessa ai sensi del comma 10 dell'art. 143 del decreto legislativo, la proroga della gestione commissariale;

nella relazione si evidenziava come nonostante i positivi risultati conseguiti dall'organo di gestione straordinaria, "l'avviata riorganizzazione e il risanamento dell'ente locale non erano da ritenersi conclusi";

con deliberazione n. 251 del 16 settembre 2014, la Giunta regionale siciliana ha deciso di fissare per il giorni 16 e 17 novembre 2014, con eventuale ballottaggio nei giorni 30 novembre ed 1° dicembre 2014, la convocazione dei comizi per le elezioni amministrative in turno straordinario ex art. 143, comma 10, del decreto legislativo per il rinnovo degli organi elettivi dei Comuni di Campobello di Mazara, Isola delle Femmine e Misilmeri (tutti in provincia di Palermo),

si chiede di sapere:
se al Ministro in indirizzo risulti che, all'esito delle risultanze provenienti dalle indagini presso la Direzione distrettuale antimafia nei confronti dell'ex sindaco di Isola delle Femmine, della Giunta e dei consiglieri comunali coinvolti, si stia procedendo o meno giudiziariamente nei loro confronti;

se sia in grado di poter confermare che, dopo la gestione commissariale, la riorganizzazione ed il risanamento dell'ente siano da ritenersi effettivamente conclusi e quali azioni intenda portare avanti affinché, in maniera preventiva, si possa dare certezza agli elettori che tra le candidature per il rinnovamento dell'amministrazione isolana siano presenti soggetti di specchiata onorabilità, al fine di scongiurare la riproposizione di scenari analoghi a quelli che hanno indotto allo scioglimento dell'ente.

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Sindisp&leg=17&id=00803957&stampa=si&toc=no






PALERMO, LA SENTENZA DI PRIMO
GRADO
Mafia a San Lorenzo, condanne
Nuovo colpo al clan Lo Piccolo


Martedì 01 Luglio 2014 -
00:06 di Riccardo
Lo Verso

Pugno duro del Tribunale di Palermo al processo denominato Addiopizzo 5. Pene pesanti per decine di imputati.




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I boss Sandro e Salvatore Lo Piccolo
PALERMO - E' l'ennesimo duro colpo al clan dei Lo Piccolo, di cui restano ormai le ceneri. Ad infliggerlo è stato il Tribunale di Palermo, presieduto da Mario Fontana. Le condanne sono trenta su trentadue imputati. La ricostruzione della Procura è granitica. L'elenco dei condannati si apre con i 30 anni ciascuno inflitti a Salvatore e Sandro Lo Piccolo che a San Lorenzo erano i signori incontrastati.

Il processo prendeva il nome dall'operazione Addiopizzo 5. Nel 2010 si concludeva la decriptazione dei pizzini trovati nel covo di Giardinello dove finiva la latitanza dei capimafia, padre e figlio. E sarebbe stato dato un nome ai mafiosi che gestivano il potere anche a Capaci, Cinisi e Terrasini. Complessivamente nelle cinque operazioni gli agenti della Squadra mobile di Palermo arrestarono 184 persone e portarono a galla 87 estorsioni.

I reati contestati dai pubblici ministeri Amelia Luise, Annamaria Picozzi e Francesco Del Bene prevedevano tutto il repertorio tipico di Cosa nostra. Dall'associazione a delinquere di stampo mafioso all’estorsione, dall’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti; e ancora al porto e detenzione illegale d'armi da fuoco, intestazione fittizia di beni.

Gli investigatori accertarono il pagamento del pizzo da parte di imprenditori impegnati in lavori di ristrutturazione dell’aeroporto Falcone e Borsellino, nella realizzazione della caserma Bighelli dell’esercito, in viale Strasburgo, e di un asilo materno a Cinisi (Palermo). Tredici commercianti decisero, però, di rompere il giogo a cui erano costretti da anni.

Gli unici assolti sono Alberto Evola, Salvatore Liga e Guido Spina, Isidoro Lo Cascio, Giuseppe Nicoletti, Giuseppe Di Maggio. Vista la mole di condanne è stato un successo per gli avvocati Enrico Tignini, Claudio Gallina Montana, Giovanni Mannino e Francesca Russo.

Condannati, oltre ai Lo Piccolo, anche Giuseppe Lo Cascio (13 anni), Francesco Paolo Di Piazza (15 anni) Salvatore Baucina (12 anni), Filippo Lo Piccolo (13 anni), Michele Acquisto (12 anni), Felisiano Tognetti (13 anni), Pietro Bruno (14 anni), Domenico Ciaramitaro (3 anni in continuazione con una precedente condanna), Pietro Cinà (18 anni in continuazione con un'altra condanna), Giovanni Corrao (5 anni e due mesi), Anello Cusimano (7 anni), Nicolò Cusimano (13 anni), Salvatore D’Anna (12 anni), Fabio Daricca (13 anni), Giuseppe Di Bella (14 anni), Lorenzo Di Maggio (13 anni in continuazione con un'altra condanna), Procopio Di Maggio (12 anni e sei mesi), Giuseppe Enea (quattro anni e due mesi), Giuseppe Messina (12 anni), Vito Mario Palazzolo (12 anni), Salvatore Randazzo (tre anni che si aggiungono ad una precedente condanna), Nunzio Serio (20 anni in continuazione con un'altra sentenza di condanna).

Riconosciuto il risarcimento danni alle parti civili: Sos Impresa, Centro studi Pio La Torre, Associazione Addiopizzo, Coordinamento vittime delle estorsioni, Solidaria, Presidenza del Consiglio dei ministri, Ministero dell'Economia, Regione Siciliana, Consorzio Asi di Palermo, Confindustria Palermo e i comuni di Cinisi, Capaci, Isola delle Femmine e Terrasini (avvocati Salvatore Caradonna, Ettore Barcellona, Ennio Tinaglia, Giangiacomo Palazzolo).










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AREE AD ELEVATO RISCHIO AMBIENTALE ITALIA NOSTRA SICILIA: “I CITTADINI DI MILAZZO, AUGUSTA, GELA, PRIOLO MERITANO UN ALTRO DESTINO, MERITANO DI VIVERE IN UNA TERRA BELLA E SANA” AMBIENTERICEVIAMO & PUBBLICHIAMO

Italia Nostra Sicilia: “I cittadini di Milazzo, Augusta, Gela, Priolo meritano un altro destino, meritano di vivere in una terra bella e sana”

Incendio a Milazzo_2014“Sicilia. Milazzo, sabato 27 settembre 2014. Un incendio di vaste proporzioni si è sviluppato all’interno della Raffineria Mediterranea. Non ci sono feriti”. Questa, la sintesi di taluni organi di stampa e informazione, a seguito del grave, impressionante incidente industriale di Milazzo. Inevitabilmente ci chiediamo come sia possibile sintetizzare in tal modo un fatto, un evento come quello accaduto nella Sicilia nord-orientale, lo scorso 27 settembre 2014. E i numerosi cittadini colpiti dalle forti esalazioni tossiche dell’incendio? E l’angoscia che essi hanno dovuto, e devono subire, come definirla? E i rilevanti danni all’agricoltura, all’ambiente della Valle del Mela? Alla base dell’incendio c’è stato il crollo del tetto del serbatoio 513 della Raffineria, contenente circa un milione di litri di benzina. Ma, al di là del fatto specifico, ci troviamo di fronte ad una situazione grave, insostenibile. Da troppo tempo, ormai. I cittadini meritano rispetto, verità. Meritano di vivere in un ambiente sano. La procura di Barcellona Pozzo di Gotto apra subito un’inchiesta. E bisogna voltare pagina: riconvertire, rigenerare industria, città, territorio. Senza perdere altro tempo. E sia chiaro: chi ha procurato danni, o non ha tutelato adeguatamente il territorio, i cittadini, deve pagare.
“Il Comitato tecnico di controllo regionale ha bocciato il piano di sicurezza della raffineria e ha trovato delle criticità nell’impianto ad idrogeno. Inoltre, in caso di incidente rilevante non esiste un piano di evacuazione” sostengono i Verdi siciliani. A gettare acqua sul fuoco, invece, FederPetroli, secondo cui “non vi sono situazioni dannose per l’ambiente e l’aria circostante”. L’associazione tiene a precisare che “la raffineria di Milazzo, dopo gli interventi negli anni scorsi sull’ammodernamento delle infrastrutture, risulta una delle più all’avanguardia a livello europeo con impianti di raffinazione di alta efficienza tecnologica”. Secondo il portavoce nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, “scandaloso” è quanto ha dichiarato la FederPetroli. “L’incidente avvenuto alla raffineria di Milazzo è di una gravità inaudita. Sono stati immessi in atmosfera a seguito della combustione di idrocarburi, sostanze tossiche e altamente cancerogene per le persone”. Il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, ha telefonato al prefetto di Messina, Stefano Trotta, per fare il punto della situazione sull’incendio, mentre il presidente della Commissione Ambiente del Senato, Giuseppe Marinello, si è detto “fortemente preoccupato” perché “al di la delle rassicurazioni del caso, un incidente di tale portata ha sicuramente un impatto ambientale e le conseguenze – ha dichiarato – potremo valutarle soltanto in futuro”.
Noi di Italia Nostra riteniamo che sia venuto il momento, dopo più di cinquant’anni di abusi e scriteriate devastazioni del territorio siciliano, di immaginare, progettare e porre in essere un’alternativa al modello di sviluppo economico – sbagliato, obsoleto, esiziale – fondato sullo sfruttamento delle risorse petrolifere, per riscoprire, pienamente, l’anima verde ed eterna della nostra Isola. Un’alternativa, una Sicilia “altra” basata sullo sviluppo equo e sostenibile, sul potenziamento della biodiversità, sulla bioagricoltura, sul potenziamento dell’agroalimentare di qualità, sulla razionalizzazione, riqualificazione e potenziamento dell’offerta turistica, sulla tutela e valorizzazione dello straordinario patrimonio storico, artistico e ambientale della Sicilia. E chi ha inquinato e avvelenato paghi e bonifichi. E’ venuto il momento di dire basta! I cittadini di Milazzo, Augusta, Gela, Priolo meritano un altro destino, meritano di vivere in una terra bella e sana. Operosa. Di certo, in Sicilia, le contraddizioni tra proclamate politiche di valorizzazione dei territori e del patrimonio storico, artistico e naturale da un lato, e realtà dei fatti, degli atti politici e amministrativi dall’altro, sono davvero insopportabili. Tragica, evidente è l’inadeguatezza – culturale, politica e morale – di una classe dirigente, a governare l’attuale complessità. Insomma: serve una svolta industriale, produttiva. Una svolta culturale.
Leandro Janni – Presidente di Italia Nostra Sicilia






Italia Nostra Sicilia: “I cittadini di Milazzo, Augusta, Gela, Priolo meritano un altro destino, meritano di vivere in una terra bella e sana” | il Fatto Nisseno







RAFFINERIA MILAZZO 2011 8
MARZO PARERE_CTVIA_2


RAFFINERIA MILAZZO 2011 17 GENNAIO
ISTRUTTORIA VIA AIA PARERE_CTVIA


RAFFINERIA MILAZZO 2009
29 MAGGIO PARERE_MIBAC 



RAFFINERIA MILAZZO VIA VAS 2011 16 MAGGIO
DVA_DEC-2011-0000255





AREE AD ELEVATO RISCHIO AMBIENTALE DECRETO
DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 17 GENNAIO 1995


BONIFICA AREA INDUSTRIALE PRIOLO AUGUSTA
2002







SENATO DELLA
REPUBBLICA
X I I I L EG I
S L A T U R A
n. 81
RISPOSTE
SCRITTE AD INTERROGAZIONI
(Pervenute dal 25 giugno al 1ë luglio 1998)



BORTOLOTTO.
 Al Ministro dell'ambiente.  Premesso:

che a Milazzo (Messina) e  in costruzione un impianto di conversione residui da petrolio greggio, denominato LC Fining, all'interno della Raffineria AGIP-Q8;

che la raffinieria ha ottenuto il nullaosta regionale a condizione che le emissioni complessive SOx ± NOx ± polveri CO ± COV ed HS rilasciate nell'atmosfera non superino i limiti indicati nel programma di adeguamento presentato ai sensi dell'articolo 12 del decreto del Presidente della Repubblica n. 203 del 1988;

che la concessione edilizia n. 128 del 1995 in variante alla concessione edilizia n. 49 del 1994 consente alla AGIP Petroli spa, oggi AGIP Q8, di realizzare modifiche all'impianto di conversione residui (LC Fining) a condizione che l'opera rispetti i limiti per le emissioni previsti dal decreto del Presidente della Repubblica n. 203 del 1988 e successive modificazioni;

che nella relazione tecnica depositata agli atti dell'ufficio tecnico del comune di Milazzo da parte della raffinieria AGIP Q8, al paragrafo 3, pagina 3, si legge
che «in data 20 marzo 1992 eÁ stata presentata la richiesta di nullaosta all'assessorato territorio ed ambiente della regione siciliana nella quale sono state completamente descritte le emissioni che risultano estremamente contenute ed al di sotto della vigente normativa...»;

che secondo la commissione provinciale per la tutela dell'ambiente e la lotta contro l'inquinamento, l'organo tecnico periferico della regione siciliana, «le concentrazioni di SOx e polveri risultano ben oltre il doppio del limite massimo di emissione previsto dal decreto ministeriale 12 luglio 1990...che non vengono dichiarate le concentrazioni di H2S ± NH3 e composti clorurati...che negli impianti in oggetto non vengono effettuati campionamenti e analisi degli inquinanti emessi...che la concentrazione di SO2 emessa dall'inceneritore eÁ 2.468 mg/m3 e per- tanto risulta essere ben otto volte superiore al limite di emissione previsto per tali impianti...»;

che il competente organo regionale ha dato parere contrario alla richiesta di autorizzazione presentata dalla Raffineria mediterranea, oggi AGIP Q8, per la continuazione delle emissioni in atmosfera, nonche  ai criteri di adeguamento degli impianti, in considerazione del fatto che «...non è stato predisposto un progetto di adeguamento per il contenimento delle emissioni indicante i tempi e le tecnologie da adottare...(e in considerazione) del carico inquinante prodotto dagli impianti della raffineria nella attuale configurazione»;

che a seguito di tale diniego la raffineria è stata invitata ad «...integrare la documentazione prodotta...(ed) a predisporre e ad inoltrare il progetto d adeguamento delle emissioni»;

che allo stato attuale la raffineria e  sprovvista della prevista autorizzazione per la continuazione delle emissioni in atmosfera;

che l'autorizzazione alla costruzione dell'LC Fining decadrebbe qualora, a quanto sembra, il controllo delle emissioni inquinanti ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 203 del 1988 sia stato disatteso, senza considerare il fatto, tutt'altro che trascurabile, che la raffinieria non sembra essersi adeguata alla normativa Seveso, non essendo stati predisposti i piani di sicurezza interna ed esterna, si chiede di sapere se non si ritenga che al progetto dell'LC Fining debba venire applicata la procedura di valutazione d'impatto ambientale ai sensi dell'articolo 1, commi 1 e 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 agosto 1988, n. 377. (4-07866) (2 ottobre 1997)

Risposta. ± Con riferimento all'interrogazione riguardante la modifica all'impianto LC Fining, ubicato all'interno della Raffineria di Milazzo, soggetto alla verifica di applicabilità  della procedura di valutazione dell'impatto ambientale di cui all'articolo 6 della legge n. 349 del 1986 e successivi decreti attuativi, ai sensi dell'articolo 1, comma 2, del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 377 del 1988, ed a seguito dell'istruttoria svolta e delle informazioni integrative acquisite, si fa presente quanto segue.

Per la modifica all'impianto di cui sopra, finalizzato ad aumentare la conversione della esistente raffineria AGIP di Milazzo dalla produzione di olio combustibile (circa 1 milione di tonnellate-anno in meno) a qualla di gasolio e GPL (circa 100.000 tonnellate-anno), si ritiene, per quanto riguarda gli aspetti di ordine tecnico, che per questa tipologia di intervento debba essere applicata la procedura di VIA, in quanto si configura il caso di modifica sostanziale di impianto esistente ai sensi del comma 2 dell'articolo 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri n. 377 del 1988, sulla base delle seguenti sintetiche considerazioni:

l'investimento per le modifiche risulta di 368 miliardi e si configura pertanto di notevole consistenza;

mentre la superficie occupata del nuovo impianto costituisce circa il 50 per cento dell'intera superficie della raffineria AGIP di Milazzo, il rapporto rispetto alla sola area destinata agli impianti produttivi risulta molto maggiore (circa il 20 per cento);

a tale proposito si deve anche considerare la necessita  di realizzare altri impianti connessi con l'aumento del fabbisogno di idrogeno, sia che provenga dai processi interni di raffineria che dall'esterno;

l'intervento si colloca in un contesto ambientale particolarmente critico e potenzialmente vulnerabile nonchè  ad elevato rischio di incidente;

in altri casi analoghi in Europa per questa tipologia di intervento si e  applicata la procedura di VIA; inoltre si ricorda che e  stata altresì applicata la procedura di VIA a precedenti casi analoghi in Italia;

dalla documentazione acquisita mancano comunque informazioni sufficienti per comprendere le reali pressioni ambientali aggiuntive rispetto allo scenario esistente;

per questa tipologia di impianti l'analisi delle alternative costituisce un elemento essenziale in una corretta valutazione del contesto impiantistico, che viene sostanzialmente consolidato dall'intervento in questione;

solo la procedura VIA consentirebbe infine di poter valutare nel complesso una serie di interventi che si sono stratificati nel tempo, in assenza di una visione organica e complessiva delle interferenze sul- l'ambiente.

In relazione a quanto detto e considerato anche che l'impianto, allo stato attuale, risulta in avanzato stato di realizzazione, il Ministro dell'ambiente ha sollecitato la società  Raffineria mediterranea di Milazzo a dare immediatamente avvio agli adempimenti omessi mediante presentazione al Servizio di valutazione dell'impatto ambientale competente in materia di tutti gli atti progettuali e descrittivi idonei a consentire, tramite anche l'acquisizione di un quadro conoscitivo completo circa le opere di ampliamento e le nuove attività industriali da intraprendere, nonchè  circa l'intero contesto ambientale e produttivo in cui si inseriscono, l'attivazione della procedura di valutazione dell'impatto ambientale secondo le modalità  di cui all'articolo 6 della legge n. 394 del 1986.

La raffineria mediterranea ha recentemente avviato le procedure preliminari di inizio studi per la VIA per altri cinque nuovi impianti in progetto nello stesso stabilimento aderendo contestualmente alla richiesta di procedura di valutazione «ivi compreso l'impianto LC Fining».

Il Sottosegretario di Stato per l'ambiente Calzolaio
(17 giugno 1998)












































































































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