Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”


Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..

“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “

Pino Ciampolillo


domenica, giugno 21, 2015

Isola delle Femmine Isola Pulita: Alcamo, è arrivato il commissario Arnone IN SICI...

Alcamo, è arrivato il commissario Arnone

 
di 
 

ALCAMO. Si è insediato, ieri pomeriggio, Giovanni Arnone nel ruolo di commissario straordinario del Comune di Alcamo. Il primo a commentare la nomina di Arnone è stato Mimmo Turano. Il deputato regionale alcamese è infatti esponente dell'Udc, partito nel quale è in quota l'assessore regionale alle Infrastrutture e ai Trasporti, Giovanni Battista Pizzo. E Giovanni Arnone è stato finora dirigente generale in tale assessorato regionale, oltre ad avere già avuto in precedenza il ruolo di direttore generale del dipartimento Urbanistica dell'assessorato regionale al Territorio ed Ambiente.
Mimmo Turano si dice pienamente favorevole alla nomina di Arnone a commissario straordinario comunale. Una nomina che «raccoglie le segnalazioni, le necessità ed anche i dubbi che tanti miei concittadini - dichiara il parlamentare regionale - e moltissimi tecnici mi hanno rappresentato nella gestione dell'ufficio tecnico comunale. La scelta di Arnone è quanto mai utile e va nella direzione giusta per ridare serenità e certezze alla città di Alcamo, che ha bisogno di avviare un'articolata fase di rilancio. Il dirigente regionale Arnone - conclude Turano ringraziando il presidente regionale Rosario Crocetta - ha riconosciute qualità tecniche e professionali».

 
ABUSO  d'ufficio, chiesto giudizio per 5 dirigenti regionali
PALERMO - Cinque dirigenti della Regione siciliana sono accusati dalla Procura di Palermo di abuso d'ufficio. Il pm ha chiesto il rinvio a giudizio per gli attuali dirigenti generali Giovanni Arnone (Azienda foreste), Vincenzo Sansone (dipartimento Territorio), Sergio Gelardi (Beni culturali), per l'ex dirigente generale Pietro Tolomeo e per l'attuale dirigente del servizio personale del Territorio-Funzione pubblica, Antonio Maniscalco. L'indagine riguarda il 'caso' Gioacchino Genchi, il dirigente della Regione che sei anni fa fu messo alle porte dall'assessorato all'Ambiente dopo un giudizio di valutazione espresso da una commissione composta da Arnone, Sansone e Maniscalco; all'epoca Tolomeo era a capo del dipartimento. Ne scaturì una battaglia legale; Genchi ha sempre sostenuto di essere stato perseguitato perché ritenuto scomodo avendo assunto posizioni nette contro alcuni provvedimenti, come per esempio i termovalorizzatori. Due anni fa il dirigente, sostenuto dalla Cgil, ha ottenuto la riabilitazione e un risarcimento danni con sentenza del giudice del lavoro; nonostante ciò è rimasto ai margini dell'amministrazione. Adesso la questione si sposta sul piano penale. Il gip deciderà sulla richiesta del pm a fine novembre di quest'anno  
Condannati e rinviati a giudizio, i burocrati che imbarazzano Crocetta
Almeno una decina i dirigenti con pendenze giudiziarie che siedono nei posti di comando. Chi sono e di cosa sono accusati
di EMANUELE LAURIA e SARA SCARAFIA
Dicono che Patrizia Monterosso sia abbattuta e sconfortata. Qualcuno sussurra che avrebbe preso in considerazione anche l'ipotesi di dimettersi. Di certo il day after del segretario generale di Palazzo d'Orleans, il capo della burocrazia regionale, è stato amaro dopo la condanna (in primo grado) della Corte dei conti che due giorni fa le ha intimato di rimborsare quasi 1,3 milioni. Soldi che la Monterosso  -  quando era dirigente della Formazione professionale  -  avrebbe dato a enti che non ne avevano diritto. Ora alcuni alleati di peso di Crocetta, pur riconoscendo la professionalità della Monterosso, si interrogano sull'opportunità di una conferma della dirigente in quel ruolo. E si chiedono  -  chiedono al governatore  -  se invece la sua presenza non indebolisca la lotta agli sprechi proprio nel settore della formazione. Crocetta, sinora, ha difeso a spada tratta la sua principale collaboratrice. Ma anche l'ultimo attacco di Montante alla burocrazia regionale ha contribuito a creare un clima non facile a Palazzo d'Orleans.

D'altra parte, la Monterosso non è da sola: l'elenco dei dirigenti regionali condannati o sotto processo è lungo. Sono almeno una decina gli uomini che adesso imbarazzano il presidente che ha fatto della legalità la sua bandiera politica. "La verità è che in questa Regione pochi sono esenti da qualche procedimento. Ma io, delle persone che scelgo, mi fido. Fino a prova contraria", ha detto il governatore confermando la fiducia nella Monterosso.

Ma chi sono gli altri burocrati dei quali Crocetta si fida nonostante abbiano sulle spalle condanne o siano sotto inchiesta da parte della magistratura ordinaria e contabile? Chi sono i dirigenti seduti nei posti di comando nonostante le grane giudiziarie? C'è, innanzitutto, Enzo Emanuele, l'ex ragioniere generale che la giunta a gennaio 2013 ha piazzato alla guida dell'Irfis malgrado sulle sue spalle pesi una condanna in secondo grado della Corte dei conti: Emanuele sta restituendo, attraverso un prelievo in busta paga, mezzo milione di euro per la gestione della megabanca dati giuridica acquistata dalla Regione nel 2005.

Nell'elenco dei burocrati che imbarazzano il presidente, c'è pure Giovanni Pistorio: al segretario regionale dell'Udc  -  e ad altri 16 politici  -  la magistratura contabile ha chiesto di restituire 730 mila euro per aver gonfiato, ai tempi di Salvatore Cuffaro presidente, il 118 di ambulanze e personale. Ciò nonostante, oggi Pistorio è a capo della segreteria tecnica dell'assessore alle Autonomie Locali Patrizia Valenti nel cui staff, per la verità, siede più di un burocrate che ha guai giudiziari. A cominciare dal capo della segreteria Santo Primavera: ex consigliare provinciale di Catania è stato indagato dalla Corte dei conti nell'ambito dell'inchiesta sulle spese folli della provincia di Catania e gli viene contestato un danno di 20 mila euro. E ancora Francesca De Luca, nella segreteria tecnica dell'assessore Valenti da ottobre 2013: la dirigente, che ha guidato l'ufficio di Palermo dell'Azienda foreste, è stata condannata dalla Corte dei conti a pagare 45 mila euro per il caso degli 11 mila alberelli che i forestali portarono al macero anziché piantarli.


Ed è nei gangli vitali dell'amministrazione regionale pure Anna Rosa Corsello che oggi guida la Formazione professionale nonostante un rinvio a giudizio per peculato: secondo l'accusa, la dirigente avrebbe utilizzato l'auto di servizio per 568 viaggi tra Cefalù e Palermo, addebitando il costo del pedaggio sul telepass della Regione.
Su Giovanni Arnone, attuale dirigente delle Infrastrutture, pesa l'accusa di disastro colposo e omicidio colposo plurimo: è tra i quindici rinviati a giudizio dalla Procura di Messina per l'alluvione di Giampilieri. Per Arnone quella di Giampilieri non è l'unica grana giudiziaria: è tra i dirigenti regionali per i quali il pm della Procura di Palermo Gaetano Paci ha chiesto il rinvio a giudizio per abuso di ufficio. Accusa che pende pure su altri due dirigenti di punta: Vincenzo Sansone, che guida il Dipartimento tecnico, e Sergio Gelardi che è invece ai Beni culturali. L'indagine riguarda il caso Gioacchino Genchi, il dirigente della Regione che sei anni fa fu cacciato dall'assessorato all'Ambiente dopo un giudizio di valutazione espresso da una commissione che a suo dire lo avrebbe silurato senza contraddittorio. Questa vicenda  -  una guerra senza esclusione di colpi tra i burocrati  -  è di certo la meno grave per il governatore Crocetta. Il portabandiera della guerra contro favoritismi, sprechi e illegalità ha casi ben più spinosi da affrontare. A partire proprio dalla condanna pesantissima che ha colpito la Monterosso, finora difesa da Crocetta. Ma il caso politico è aperto.



ALLUVIONE 1 OTTOBRE 2009, C'E' ANCHE L'EX SINDACO DI MESSINA BUZZANCA: 15 rinvii a giudizio e tre proscioglimenti per il disastro di Giampilieri e Scaletta

Rinviati a giudizio. Si terrà un processo che - forse - darà giustizia alle persone che si sono viste strappare come carne viva dal proprio corpo i loro cari. Una colata di fango e detriti ha portato via 37 persone a Giampilieri nel 2009. I familiari adesso aspettano un giudizio che nulla potrà dare loro in termini di conforto.

Ma lo aspettano comunque con ansia. Intanto si aggrappano a ricordi, piccole cose, oggetti. Come una macchina rimasta sommersa nel fango ma che il proprietario ha voluto portare con sé fino a Pordenone, dove vive. In quel giorno, quando arrivò a Giampilieri per cercare i suoi familiari e la sua casa, intimò a chi guidava una ruspa per liberare le strade - ormai irriconoscibili - di non toccare la sua auto. Quella Panda era tutto quello che gli era rimasto a Giampilieri.

Giovanni Arnone, dirigente dell'assessorato Territorio e ambiente della Regione, l'unico degli imputati di questo processo in aula per ascoltare il dispositivo del giudice, si aggira nei pressi dei familiari delle vittime di Giampilieri, Scaletta Zanclea, Briga e Molino: il passo flemme, lo sguardo spaesato, osserva i soffitti del Tribunale di Messina con l'aria del visitatore e ascolta i discorsi che si fanno.

Le parole sono cariche di rabbia e rassegnazione. Entra un cancelliere e tutti i parenti si alzano in piedi, si protendono verso il tavolo del giudice per non perdersi neanche una parola. E' come fuoco che viene a contatto con il ghiaccio, provocando sbuffi di fumo: il giudice dell'udienza preliminare, Salvatore Mastroeni, parla di «elementi sufficienti per sostenere l'accusa in giudizio» e rinvia a giudizio 15 persone per disastro colposo e omicidio colposo plurimo.

Legge Mastroeni in aula: «Vengono contestate condotte che hanno cagionato il disastro ambientale», composte di «omissioni, ritardi, errori e interpretazioni riduttive del pericolo» che invece era «concreto, vista la precedente frana del 2007» che per miracolo non aveva provocato vittime.

I destinatari del provvedimento di rinvio a giudizio sono l'ex sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca, il sindaco di Scaletta Zanclea Mario Briguglio, l'ex dirigente della Protezione civile regionale Salvatore Cocina, Gaspare Sinatra (ex commissario straordinario del Comune di Messina), l'autore di uno studio geologico sulle zone Antonino Savoca; Alberto Pistorio, Giuseppe Rago e Francesco Grasso, redattori del piano stralcio di bacino per l'assetto idrogeologico; Giovanni Arnone e Tiziana Flora Lucchesi, dirigenti della Regione siciliana; i progettisti Francesco Triolo, Salvatore Di Blasi, Giovanni Garufi; Salvatore Cotone, geologo; Giovanni Randazzo, autore della nota geologica a supporto dei lavori di ripristino della funzionalità idraulica dei torrenti Racinazzi, Divieto e Saponara.

Il gup ha anche chiesto che la Procura di Messina compia nuove indagini per accertare ulteriori responsabilità, ad esempio sui fondi destinati fra il 2007 e il 2009 per la messa in sicurezza dell'area: 1,2 milioni di euro per il costone di Giampilieri e 603mila euro stanziati nel 2004 dal Ministero dell'ambiente per creare una via di fuga a Scaletta. Perché che la situazione era grave se n'erano accorti tutti, anche nelle istituzioni e nella protezione civile.
Scritto da Ilaria Raffaele –
DALL'ANSA Il Gup di Messina Salvatore Mastroeni ha disposto 15 rinvii a giudizio e tre proscioglimenti nell'ambito dell'inchiesta sull'alluvione del primo ottobre del 2009 che colpì particolarmente la frazione messinese di Giampilieri e il comune di Scaletta Zanclea, oltre a paesi della zona ionica. Le vittime furono 37. A giudizio, tra gli altri, l'ex sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca, il sindaco di Scaletta Zanclea Mario Briguglio, l'ex dirigente della Protezione civile regionale Salvatore Cocina. Gli altri rinviati a giudizio sono Gaspare Sinatra, ex commissario straordinario del Comune di Messina, Antonino Savoca, autore di uno studio geologico; Alberto Pistorio, Giuseppe Rago e Francesco Grasso, redattori del piano stralcio di bacino per l'assetto idrogeologico relativo all'area territoriale tra il bacino del torrente Fiumedinisi e Capo Peloro; Giovanni Arnone e Tiziana Flora Lucchesi, dirigenti della Regione siciliana; i progettisti Francesco Triolo, Salvatore Di Blasi, Giovanni Garufi, ; Salvatore Cotone, geologo; Giovanni Randazzo, autore della nota geologica a supporto dei lavori di ripristino della funzionalità idraulica dei torrenti Racinazzi, Divieto e Saponara. Sono stati invece prosciolti i progettisti Carmelo Antonino Melato, Agatino Giuseppe Manganaro e Stefano Bello. Sono 168 le persone offese, compresi il comitato regionale di Legambiente e il Wwf Italia. Il Gup in aula ha chiesto alla Procura ulteriori indagini perché emergerebbero poi altre presunte responsabilità. (ANSA)
 
Da sinistra: Giovanni Arnone,Dirigente del Servizio Assetto del territorio e difesa del suolo della Regione Siciliana; Jean Michel Olivieri,Colonel de Gendarmerie. Attachè de Securitè de Interieure; Giovanni Avanti, Assessore all’Ambiente e alla Protezione Civile del Comune di Palermo; Mme Christine MORO,Console Generale di Francia per il Sud; Dr.ssa Melita Ricciardi; Giuseppe Maschio,Componente della Commissione Nazionale Grandi Rischi; Jean Sylvain Magagnosc,Maitre de Conferences Agrege, Departement de Geographie, Universite de Poitiers;

Mazzarrà, discarica inquinante: due burocrati regionali indagati per falso ideologico
Nel mirino della procura di Barcellona Pozzo di Gotto Gianfranco Cannova, già in cella per l'indagine su rifiuti e tangenti, e Vincenzo Sansone. Nel 2009 rilasciarono un'autorizzazione alla società TirrenoAmbiente che gestiva il sito. Sotto inchiesta anche Armando Cappadonia, funzionario dell'Arpa 
di MANUELA MODICA
 
Cinque avvisi di garanzia per reato ambientale e falso ideologico. Si estende l'inchiesta della procura di Barcellona Pozzo di Gotto sulla discarica di Mazzarrà Sant'Andrea. Altre cinque persone risultano adesso indagate: tra loro, due funzionari dell'assessorato regionale al Territorio e un funzionario dell'Arpa, agenzia regionale per l'ambiente, per i quali viene ipotizzato il reato di falso ideologico commesso da pubblico ufficiale.
Si tratta di Gianfranco Cannova, già detenuto al Pagliarelli di Palermo perché accusato di aver incassato tangenti per favorire alcuni imprenditori nel settore delle discariche, e Vincenzo Sansone, dirigente generale del dipartimento regionale tecnico. A entrambi viene contestata un'autorizzazione rilasciata alla società che gestisce la discarica, la TirrenoAmbiente Spa, nel febbraio del 2009. Armando Cappadonia, funzionario dell'Arpa, è invece indagato per un'autorizzazione rilasciata nel 2006.
Dopo la richiesta di sequestro, firmata lo scorso 3 novembre e nella quale risultavano indagati gli ex amministratori di TirrenoAmbiente Antonio Crisafulli, Giuseppe Antonioli (già con divieto di dimora in Sicilia a seguito di un'indagine per corruzione di un dirigente regionale) e Pino Innocenti, il prossimo 16 dicembre la procura avvierà una verifica, non ripetibile in dibattimento, per accertare la presenza di eventuale inquinamento nel sito della discarica.

Le indagini si estendono anche a Sebastiano Giambò, ex sindaco di Mazzarrà Sant'Andrea, già presidente del Cda di TirrenoAmbiente, oggi agli arresti domiciliari dopo la condanna in primo grado nell'ambito dell'operazione Vivavio della Dda di Messina, per concorso esterno in associazione mafiosa, e Francesco Cannone, anche lui ex presidente del Cda della stessa società. Per loro la procura ipotizza il reato ambientale.
Si attende adesso la verifica disposta dalla procura per il prossimo 16 dicembre: a eseguirla sarà l'ingegnere Francesco Melidoro, lo stesso che nel rapporto del 17 settembre aveva rilevato: "Le acque sotterranee della discarica presentano notevoli indici di inquinamento, sulle pareti della discarica esistono situazioni di criticità correlate con fuoriuscita di percolato tali da generare locali profonde incisioni... e le condizioni precarie di equilibrio del corpo della discarica... potrebbero portare fenomeni gravitativi o franosi di rilevante pericolo per l'ambiente e per l'incolumità delle persone, i quali potrebbero manifestarsi in un breve medio periodo di tempo, in occasione soprattutto di intense precipitazioni atmosferiche".
http://palermo.repubblica.it/cronaca/2014/12/09/news/mazzarr_discarica_inquinante_due_burocrati_regionali_indagati_per_falso_ideologico-102508090/

Messina, discarica di Mazzarrà: c’è un altro indagato

Un altro avviso di garanzia, l’ennesimo nella vicenda sulla discarica di Mazzarrà, ha colpito stamane Vincenzo Sansone, già dirigente del dipartimento Ambiente della Regione siciliana. Al funzionario viene contestato il reato di falso ideologico in merito alla valutazione dell’impatto ambientale del sito.





Le verità di Maltauro sugli appalti siciliani


I magistrati della Procura di Catania hanno interrogato Enrico Maltauro su vicende collegate alla costruzione di Etnapolis, il grande centro commerciale privato, realizzato nei pressi di Catania con un project financing da 160 milioni di euro. L’imprenditore vicentino arrestato per gli appalti dell’Expo è stato ascoltato come persona informata dei fatti, imputato in procedimento connesso.
I sostituti etnei, che hanno in corso un’indagine contro ignoti rubricata nel 2014, gli hanno chiesto se avesse mai incontrato o conosciuto i fratelli Basilotta, alle cui aziende la Maltauro Costruzioni aveva affidato in subappalto alcuni lavori per Etnapolis. I Basilotta sono riusciti ad aggiudicarsi in questi anni importanti opere nel catanese, nell’agrigentino e nel nisseno e uno dei fratelli – Vincenzo – fu arrestato nel 2005 nel corso di un’inchiesta su mafia, appalti e politica. I magistrati sospettavano che fosse organico alla famiglia La Rocca, rappresentante del clan Santapaola-Ercolano nel territorio di Caltagirone. Vincenzo Basilotta è stato condannato in secondo grado per associazione mafiosa, ma la Corte di Cassazione ne ha rinviato il processo in Corte d’Appello.
Maltauro ha varcato lo Stretto dopo avere acquisito le attività dei Graci e dei Costanzo, i costruttori catanesi che, insieme ai Finocchiaro e ai Rendo, si erano affermati in Sicilia negli anni ’70 e ’80. E attualmente è sotto processo a Messina con l’accusa di avere corrotto Giuseppe Chiofalo, un ingegnere del Pd, ex responsabile della segreteria tecnica del sottosegretario ai Trasporti Raffaele Gentile. Per favorire le proprie aziende, Malaturo gli avrebbe allungato del denaro “a mezzo bonifico bancario sul conto corrente appositamente aperto dal Chiofalo a nome del centro studi Cetras e dalla società Ambiente e Sicurezza”. Il procedimento messinese nasce da uno stralcio dell’inchiesta di Catania sull’uso di cemento depotenziato nei lavori per la metropolitana etnea. All’inizio dell’interrogatorio i magistrati hanno anche accennato di sfuggita al porto di Riposto, un altro appalto siciliano in cui è presente la Maltauro, ma hanno subito lasciato cadere l’argomento. Ciò lascia supporre che l’inchiesta possa spingersi oltre Etnapolis. Al Sole-24 ore risulta, infatti, che il 20 febbraio di quest’anno dal dipartimento tecnico della Regione siciliana, diretto da Vincenzo Sansone, sia partita una denuncia per presunte irregolarità negli appalti dei porti di Acitrezza e di Riposto, e che tra i destinatari dell’esposto vi fossero, accanto al presidente della Regione, Rosario Crocetta, e alla Procura della Corte dei Conti, anche le Procure della Repubblica di Catania e Palermo e la Procura generale di Palermo.
La contestazione riguarda la modalità di affidamento dei lavori per trattativa privata da parte del dipartimento Infrastrutture. Il caso più eclatante è quello del porto di Riposto, dove gli originari aggiudicatari della gara – la Ira, oggi dei Maltauro, e la Silva, poi fallita – , dopo avere subito dal committente pubblico la rescissione del contratto per inadempienza, riottennero nel 2009 l’affidamento degli stessi lavori per trattativa privata, con ribassi molto inferiori ai precedenti e quindi con maggiori utili.

Una norma nazionale recepita dalla Regione consentirebbe di adottare questo tipo di procedura, purché i lavori siano però concessi allo stesso prezzo del contratto rescisso: condizione che non ricorre nel caso di Riposto. Caso analogo, l’appalto del porto di Acitrezza: prima aggiudicato alla Silva, poi rescisso e in seguito riaggiudicato in modo privato. Non sappiamo quanti e quali opere siano state appaltate con identiche modalità. Sappiamo solo che le due gare in questione sono state gestite da uno stesso ufficio del dipartimento Infrastrutture diretto da Giovanni Arnone.

Insomma, dopo l’interrogatorio di Enrico Maltauro, l’inchiesta della Procura di Catania potrebbe espandersi a macchia d’olio e finire per coinvolgere la Procura di Palermo, dove peraltro la questione di Acitrezza e di Riposto fu sollevata qualche anno fa da uno zelante dirigente regionale, dal cui esposto era scaturita un’indagine poi archiviata.


 


MI CHIEDO MA IN SICILIA C’E’ QUALCUNO CHE PAGA SE COMMETTE REATI?

PROGETTI REDATTI AL SEMPLICE SCOPO DI ACCEDERE A FINANZIAMENTI, LE FINALITA’ DI TALI PROGETTI NON SARANNO CERTAMENTE VOLTI  A RISOLVERE ALLA RADICE I PROBLEMI PER CUI SONO STATI REDATTI I PROGETTI.

CREAZIONE DI DIPARTIMENTI, UFFICI SPECIALI NOMINA DI DIRETTORI VICEDIRETTORI IMPIEGATI USCIERI SPESE DI RAPPRESENTANZA, PER SE PER MOGLI FIDANZATE AMANTI  ESCORT VIAGGI MISSIONI AUTISTI………

L’ULTIMA DI CUI PARLA L’ARTICOLO :  SI STUDIA LE AREE SENSIBILI DA MONITORARE E NON SI INSTALLANO LE CENTRALINE PER IL MONITORAGGIO   ………

NELLE AREE  DA BONIFICARE  DI GELA SIRACUSA MELILLI AUGUSTA BUTERA  SOLARINO FLORIDIA …. (parliamo dei finanziamenti 140 miliardi erano lire 1995)  SI FINANZIANO SI NOMINANO COMMISSARI  STRAORDINARI  SI ISTITUISCONO UFFICI SPECIALI  «nulla è dato sapere» in merito a utilizzo, disponibilità residue, interventi effettuati e risultati.… 

IN COMPENSO   I CITTADINI  DI QUELLE AREE CONTINUANO A MORIRE ED AMMALARSI DI MALATTIE ONCOLOGICHE LE FALDE ACQUIFERE SONO INQUINATE I TERRENI PIENI DI VELENI

ALLA ITALCEMENTI  DI ISOLA DELLE FEMMINE VIENE CONCESSA  L’AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE  RISULTATO  DI FATTO UN ATTO NULLO IN QUANTO FIRMATO DALL'INGEGNERE VINCENZO SANSONE CHE  NON RISULTAVA ESSERE DIRIGENTE RESPONSABILE DEL SERVIZIO VIA-VAS IL 17 LUGLIO 2008

IL DIRIGENTE GENERALE PRO TEMPORE  ARCH PIETRO TOLOMEO CHE   APPROVAVA IL CONTRATTO DI LAVORO, ALL’ING SANSONE VINCENZO FINO AL 16 DICEMBRE 2008 È DATATO 17 DICEMBRE 2008 (DDG N. 1474), CIOÈ RISULTA ESSERE STATO ADOTTATO 5 MESI DOPO L’AUTORIZZAZIONE CONCESSA DALL’ING. SANSONE ALLA ITALCEMENTI. L’ING. SANSONE ALLA DATA DI EMANAZIONE DEL DRS N. 693, IL 17 LUGLIO 2008, NON AVEVA IL TITOLO NÉ IL POTERE OCCORRENTI A FORMALIZZARE IL PROVVEDIMENTO DELL’AIA.

BISOGNA COSI’ PRESUMERE CHE LO STABILIMENTO DELLA ITALCEMENTI DA ANNI OPERA IN UN REGIME NON AUTORIZZATORIO CONTRO in violazione della normativa nazionale e comunitaria  IN MATERIA DI AMBIENTE 
 
Le prescrizioni previste nell'autorizzazione Integrata Ambientale concessa al Italcementi prevedono tempi e modalità di superamento penna la decadenza del decreto stesso , ad oggi nulla è dato conoscere quali   delle prescrizioni previste sono state superate ed i relativi provvedimenti adottati (vedasi centraline per il monitoraggio della qualità dell’aria oppure l’adozione delle migliori tecnologie e…….


TUTTO CIO’ PARTE PENSATE DALL’ASSESSORATO TERRITORIO ED AMBIENTE DELLA REGIONE SICILIA DOVE  NEL TEMPO SI SONO AVVICENDATI UN NUMERO CONSIDEREVOLE DI ASSESSORI CHE NATURALMENTE SI PORTAVANO DIETRO UNA SERIE DI DIRIGENTI VICEDIRIGENTI DIRETTORI CAPIGABINETTO ………(ALCUNI DI QUESTI SIGNORI HANNO CONOSCIUTO LE SCALE DI DIVERSE ROCURE DELLA REPUBBLICA  DA INDAGATI SE NON SONO STATI OSPITATI NELLE PATRIE GALERE
 
C’E’ DA PENSARE CHE A LIVELLO ELETTORALE PER LA ELEZIONE DEL  PRESIDENTE DELLA REGIONE SICILIA GARANTIRSI  IL  CONTROLLO DELL’ASSESSORATO TERRITORIO AMBIENTE DIVENTA DETERMINANTE, LO DIMOSTRA   L’AVVICENDARSI NEL TEMPO DI DIVERSI PRESIDENTI DI REGIONE DI TUTTI I COLORI POLITICI IN ASSESSORATO ERRITORIO AMBIENTE  “TUTTO CAMBIA AFFINCHÉ NULLA CAMBI”. ALLA REGIONE SICILIA NON È DIFFICILE TROVARSI NELL'UFFICIO DI GABINETTO CHI HA RICOPERTO IN PASSATO LA FUNZIONE DI ASSESSORE OPPURE IL DIRIGENTE GENERALE CHE DIVENTA ASSESSORE SI È VERO SOLO PER POCHE SETTIMANE AL MOMENTO OPPORTUNO SI TIRA FUORI IL DOSSIER CHE LO RIGUARDA E   UALÀ LO SI COSTRINGE ALLE DIMISSIONI. SENZA USCIRNE  DAL CERCHIO MAGICO. UNA SEDIA E’ SEMPRE GARANTITA E QUALORA NON VI FOSSE AL MOMENTO DISPONIBILITÀ’ ECCO CHE SI CREA UN “UFFICIO  SPECIALE” CON UN DIRIGENTE  UN DIRETTORE  UNA SEGRETARIA UNO DUE IMPIEGATI TELEFONI TELEFONINI MACCHINA BLU E  PREMI DI RISULTATI……. NEL DOMANI V’E’ CERTEZZA!!!!!!!!!!!!!!!

E DAI TERRITORI I SINDACI GLI ASSESSORI I CONSIGLIERI NULLA HANNO DA DIRE DI FRONTE A QUESTO DISASTRO MORALE CIVILE ED AMBIENTALE?

Il Sindaco CHE deve conoscere la condizione di SALUTE della popolazione CHE  deve attivare/implementare iniziative/strategie di promozione della SALUTE stessa, CHE deve,    adottare provvedimenti se questa è minacciata (per es. emanare ordinanze contingenti ed urgenti, con efficacia estesa al territorio comunale, in caso di emergenze sanitarie e di igiene pubblica).

La tutela e la promozione della SALUTE dei cittadini è da considerarsi come la missione del Sindaco e del Consiglio Comunale, la visione strategica per tale missione non può prescindere dal concetto dinamico e dal concetto olistico della SALUTE, nè dalla collaborazione con le altre Istituzioni coinvolte (Regione, ASL, etc.).

IN SICILIA SI DICE.
Chista è a zita



Pino Ciampolillo




Rischio idrogeologico: 104 milioni da spendere, usati solo 50mila euro

La Regione ne aveva chiesti oltre 400, ne ha ottenuto un quarto. Che tra  software e progetti fermi, rischiano di tornare a Bruxelles



Giri di valzer continui tra i dirigenti, competenze divise tra una miriade di enti ed ecco il risultato: il caos nella gestione dei fondi destinati alla «mitigazione e prevenzione dei rischi idrogeologici e sismici». Un comparto nel quale nonostante il fiume di denaro messo a disposizione dell'Unione europea accade che in alcuni assi, come quello sulle infrastrutture e i presidi, a fronte di una dotazione iniziale di 104 milioni di euro a sette anni dall'inizio della programmazione la spesa certificata sia di appena 50 mila euro, come sostiene la Programmazione. Un comparto dove accade poi che non vi siano fondi per piazzare la nuova rete di controllo delle piogge, fondamentale per il monitoraggio idrogeologico, e che invece siano stati spesi 8,3 milioni di euro con Sicilia e—Ricerca per la cartografie e il sito web che dovrebbe alimentarsi proprio con le centraline che non ci sono. Un comparto, quello sotto la grande voce dissesto idrogeologico, che vede l'assessorato Territorio e ambiente aver speso appena un terzo dei fondi a disposizione senza aver mai stanziato un euro in frane note da anni, come quella di Caltavuturo per non parlare delle zone a rischio come Barcellona Pozzo di Gotto. Soldi non spesi, soldi sprecati, soldi che rischiano di tornare a Bruxelles: così in fumo stanno andando almeno 50 milioni di euro.
L'ARTICOLO COMPLETO SUL GIORNALE IN EDICOLA E SU REPUBBLICA+

Frana viadotto: Anas, commissione per accertare responsabilita’






PALERMO – “Anas e’ un patrimonio del Paese e il mio mandato e’ quello di valorizzarla, per farla tornare ad essere un motore dello sviluppo. Per realizzare questo obiettivo, bisogna invertire il processo che ha portato questi fatti ad accadere”. Cosi’ il presidente dell’Anas Gianni Vittorio Armani commenta la relazione degli ispettori del ministero delle Infrastrutture sulla frana che ha danneggiato il viadotto Imera dell’autostrada A19 Palermo-Catania, percio’ interrotta dall’aprile scorso. “La tutela della rete stradale che abbiamo in concessione -afferma Armani e’ un obiettivo fondamentale per l’azienda e su questo non consentiro’ che si deroghi piu’. Paghiamo anni di gap di manutenzione delle strade e del territorio, per la scarsita’ dei fondi. Ho gia’ dato disposizioni alla struttura aziendale di incrementare il monitoraggio sullo stato di conservazione delle oltre 12 mila opere d’arte della nostra rete (ponti, viadotti e gallerie) e, con il sostegno del Governo e del ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio, vareremo un grande piano di manutenzione straordinaria per intervenire rapidamente, partendo dalle situazioni piu’ urgenti, come la A19. In questo ambito, sara’ fondamentale anche la collaborazione con gli enti preposti alla tutela del territorio, come la Protezione Civile. Anas -conclude Armani- verifichera’ cosa non ha funzionato e le responsabilita’ di quello che e’ accaduto sulla A19. Una commissione interna aziendale, da me istituita, in tempi brevi presentera’ le sue conclusioni”.
(84)




Redazione | 20 giugno 2015   
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IL POPOLO INQUINATO NON PIANGE, MA LOTTA WE SHALL OVERCOME TGR -
Sicilia



venerdì 22 agosto 2014






IL POPOLO INQUINATO NON PIANGE, MA LOTTA WE SHALL OVERCOME


A sua eccellenza il prefetto di Siracusa
Al portavoce M5s Commissione Ambiente della camera dei deputati on. Claudia
Mannino
Al portavoce M5s Commissione Affari sociali e Sanità della camera dei deputati on. Giulia Grillo
All'assessore regionale all'Ambiente Maria Rita Sgarlata
All'Assessore regionale alla Sanità Rita Borsellino
Al presidente IV Commissione Ambiente Ars Giampiero Trizzino
Al portavoce M5s Commissione Antimafia Ars on. Stefano Zito
Ai sindaci del quadrilatero industriale: Rizza, Palmeri, commissari di Augusta
Alla procura di Siracusa
Alle procure antimafia Palermo
Alla corte dei conti
Alla comunità Europea 

Il 15 aprile dello scorso 2013 una delegazione del movimento 5 stelle di Siracusa, Melilli, Priolo, Augusta, guidata dalla dott.ssa Mara Nicotra, ricercatore
esperto in problematiche ambientali della IV Commissione Ambiente M5S Siracusa, incontra il presidente della IV Commissione Ambiente dell'Ars Giampiero Trizzino (M5S) per attenzionare l'inquinamento industriale dell'aria siracusana di natura delle raffinerie.
 
La Nicotra spiega a Trizzino, con dati scientifici alla mano, che taluni degli inquinanti emessi in atmosfera dalle industrie petrolchimiche ed immessi nell’aria ambiente, anche potenzialmente ad attività cancerogena con possibili conseguenti effetti sulle comunità limitrofe alla fonte di emissione, non sono normati dall'attuale decreto nazionale (155/2010) sulla qualità dell'aria ambiente. 
Tra l’altro, parte di essi vengono emessi nel corso degli sfiaccolamenti continui delle torce degli impianti, le quali, ben visibili anche a distanza, restano accese senza apparente motivo data la loro funzione di sistemi di sicurezza. Da ciò deriva la necessità che nelle aree industriali oltre ai classici inquinanti dell’aria ambiente urbana, come NOx e SO2, assumono particolare incidenza anche altre sostanze, tipo benzene “orario”, acido solfidrico, specifici idrocarburi non metanici e mercaptani, abbondantemente presenti, ogni ora del giorno, come ampiamente rilevato, nelle aree a rischio siciliane.
 
Il problema non sta ovviamente nella predisposizione di qualche decreto, spiega Gioacchino Genchi, chimico già dirigente del Servizio “Tutela dall’inquinamento atmosferico” del dipartimento ambiente della regione siciliana 
– come si ricorderà rimosso dall’incarico per non aver, tra l’altro, concesso la realizzazione di un mega inceneritore (500 mila tonnellate) che doveva sorgere a Punta Cugno dentro lo stabilimento Enel Augusta, accanto ad altri 4 grandi impianti di combustione, Gespi, Oikothen, Buzzi, Unicem, ma nella assenza totale di un piano complessivo di risanamento ambientale, nonostante che nel 1995 fossero stati predisposti i piani per le aree a rischio di Siracusa e Gela ed il Ministero dell’Ambiente avesse stanziato per essi 100 e 40 miliardi di lire, il cui utilizzo rimane ancora “materia oscura”. 
Analoga è la situazione per la terza area della regione dichiarata a rischio nel 2002 che comprende i 6 comuni del Comprensorio del Mela. In questo caso il piano di risanamento non è mai stato redatto ed i 7.500.000 euro stanziati dall’ARTA per il piano e gli interventi formano anch’essi “materia oscura”. 
Nel 2007, invece, l’ARTA approva con un decreto assessoriale un c.d. piano regionale di risanamento ambientale dell'aria, che alla prova dei fatti risulta il frutto di un copia incolla dell’omologo della regione Veneto (peraltro già
bocciato dalla Commissione Europea) e di numerosi altri documenti.
Si apre un putiferio mediatico, partono le inchieste, ma il piano è ancora, incredibile ma vero, sul sito web dell’ARTA, nonostante le numerose audizioni e processi in atto, che confermano l'irresponsabilità dei soggetti controllori.

Su questa vicenda il deputato all'Ars (M5S) Stefano Zito presenta 2 interrogazioni parlamentari e in un tavolo prefettizio dichiara che nel quadrilatero siracusano oltre ad non esserci i dovuti controlli negli impianti, carenti e poco attendibili sono le centraline sulla qualità dell'aria, considerato che su 365 giorni l’anno funzionano forse per la metà..
Si evidenzia anche il grande conflitto di interessi che esiste tra ASP-industrie e comuni del quadrilatero industriale siracusano. Nel senso che non solo manca una normativa ad hoc riguardante l'inquinamento industriale dell'aria che si respira, ma i comuni consentono ancora all'industria, attraverso il Cipa (Consorzio per la protezione Ambiente degli industriali), di stare all'interno di una rete di rilevamento pubblica attraverso un protocollo di intesa istituito nel 2005 per contrastare tale inquinamento.

Ci chiediamo: è normale che chi deve essere controllato diventi controllore di se stesso? 

E’ normale che l'industria attraverso il Cipa, il cui presidente è anche il coordinatore del registro tumori della Sicilia orientale, debba controllare la qualità dell'aria delle centraline della provincia alla stessa stregua di una Arpa, che è l’organo di controllo istituzionale? Ma allora è per questo motivo che l'Asp Siracusa non fa correlazioni tra il dato ambientale e patologie tumorali nonostante Arpa e provincia inviano loro i dati degli inquinanti petrolchimici non normati ma comunque rilevati?

Ma come fanno i sindaci che rappresentano la massima autorità sanitaria a non intervenire quando si verifica un picco orario di benzene (ben noto cancerogeno) o quando sanno chi delle industrie ha causato l’incidente o emesso sostanze chimiche maleodoranti?
Come fanno a tacere e non intervenire sapendo che la gente del quadrilatero sta morendo di cancro? 
Ma perché ogni qualvolta che si registra uno sforamento di PM10 subito scatta l’allarme e invece per il benzene, l’H2S e gli idrocarburi non metanici, mai? 
Non è mai avvenuto neanche quando esisteva il decreto regionale 888/17 detto “codice di autoregolamentazione”, che avrebbe dovuto far abbassare alle aziende l’emissioni di idrocarburi non metanici ogni qualvolta superavano 200 ug/m3 ogni 3 ore. Ma questo limite era vincolato all’Ozono, quindi il tutto si attribuiva allo smog urbano. In ogni caso tale decreto non ha mai funzionato!
Ma chi sono i Sindaci? Politici alla stessa stregua di tutti gli altri che occupano posti di governo o di opposizione a Palermo e a Roma e che fino ad oggi non hanno mosso un dito per risolvere il problema. Dallo stato dell’arte emerso dai dati dello scorso convegno del 25 luglio possiamo ancora fidarci della politica?
Vorremmo dire di si, ma abbiamo perso ogni speranza, ed allora riversiamo tutta la nostra aspettativa verso le Procure, e già un primo segnale forte lo abbiamo ottenuto. Non a caso il 25 luglio al convegno abbiamo avuto l’onore e il piacere di vedere la presenza del dott. Francesco Paolo Giordano, procuratore capo della procura del tribunale di Siracusa che ascoltava le relazioni scottanti dei nostri relatori, ove emergevano situazioni veramente drammatiche, come ad esempio il caso per cui ogni ora del giorno si registrano concentrazioni cancerogene di benzene soprattutto a Priolo.
Si evidenziano i giorni: 25 dicembre 2009 ove la popolazione priolese è stata costretta a respirare per ben 15 ore consecutive oltre 450 ug/m3 di benzene e l'8 marzo 2013 per la festa delle donne in cui si riscontrano oltre 700 ug/m3 di benzene per 19 ore consecutive (Nicotra, 2014-Che aria tira nel quadrilatero siracusano? Un decreto per normare-pubbl. Convegno 25 luglio Siracusa).
Ci viene di affermare che questo è un omicidio se ci dovesse venire un cancro (cit. Don Palmiro Prisutto), poiché la soglia cancerogena espressa dalla letteratura scientifica non deve superare 260 ug/m3 di benzene al giorno che equivale ad una soglia bassa di benzene di 0,26mg/m3 (Crum & Allen 1984; Paxton et al. 1994) .
La conferma che esiste un nesso tra cancro e inquinamento industriale è stato il
tema della relazione del prof. Burgio dell’ECERI.

Queste sostanze, a Priolo, tra l’altro, sono presenti contemporaneamente nelle stesse ore del giorno ad altri composti tossici e odorigeni, quali l’idrogeno solforato e talune classi di idrocarburi non metanici. Stessa situazione si riscontra ad Augusta, Melilli e Belvedere.
Dalla correlazione dei dati monitorati in ciascuna di queste stazioni viene fuori che all'aumentare dell'H2S aumentano in modo esponenziale anche gli idrocarburi non metanici, mentre, a Melilli, a differenza di Priolo, all'aumentare del benzene aumenta in modo esponenziale l'H2S.
Tali dati vengono confermati in maniera ancora più incisiva dal direttore dell'Arpa Siracusa dott. Gaetano Valastro, il quale, da relatore anch'egli al convegno, ha anche lamentato che ogni anno alla struttura vengono diminuite sempre più risorse umane e finanziarie. 
Sarà un caso? 
Ci chiediamo:  voluto da chi? 
Perché la regione siciliana non è intervenuta negli anni sugli aspetti gestionali dell’ARPA? 
Perché l’ARTA non ha esercitato, come dovuto, la vigilanza sull’operato dell’ARPA, sulla deriva dei controlli ambientali, ecc. , che via via ne hanno depotenziato le già limitate attività a tutto vantaggio dei “controllati”?
In un documento Arpa (vedi allegato) pervenuto all’Assemblea Regionale Siciliana su richiesta dell’on. Angela Foti della IV Commissione Ambiente emerge che il benzene nelle stazioni industriali siracusane supera quasi sempre il limite annuale che è 5 ug/m3 (decreto 155/2010).
Se così è, allora come si spiega che il prof. Sciacca presidente Cipa e del registro tumori di mezza Sicilia possa affermare che l’aria della zona industriale di Priolo, Melilli e Augusta è OK?

Che le polveri sottili derivano dal deserto e che tumori derivano dai metalli
pesanti dell’Etna?

Non vi sembrano queste affermazioni offensive per il “POPOLO INQUINATO”?
Ad Augusta Don Palmiro Prisutto ogni 28 del mese celebra una messa funebre ricordando quanti giovani e bambini muoiono per cancro. Don Palmiro sta dimostrando che ogni 2 decessi uno è morto per cancro. 



Il 18 maggio 2013 Melilli (SR) viene invasa dall’ennesima nube tossica di mercaptani L'odore nauseabondo già ad una concentrazione di oltre 20 ug/m3 dalle ore 12 alle ore 22:30 circa, infastidisce parecchi residenti e come al solito le industrie del petrolchimico siracusano davano come risposta al prefetto e al sindaco di Melilli Pippo Cannata "qui tutto a posto". 
Come se non sapessimo che solo 2 raffinerie nel territorio siracusano: Esso e Isab producono tale sostanza.
 
Due giorni dopo all’Isab impianti Nord muore un operaio di Priolo per aver respirato in maniera off limits dell'acido solfidrico probabilmente ad una concentrazione oltre 500 ppm, proveniente da un guasto dell'impianto da cui veniva prodotto questo gas dall’azione tossica simile all’acido cianidrico. E se per un verso l’evento luttuoso ripropone ancora una volta in maniera drammatica il problema della sicurezza degli impianti ad alto rischio di incidenti rilevanti, per altro verso va considerato che le concentrazioni misurate a Melilli, Priolo e Belvedere dell’acido solfidrico vanno oltre 70 ugNm3 e cioè oltre la soglia odorigena fissata dall'OMS che e' 7ug/Nm3. Un ulteriore conferma alla richiesta che detto inquinante, normato in fase emissiva, debba trovare altrettanti limiti normativi, in atto mancanti, anche a livello di aria ambiente. 

 Ci chiediamo a cosa servono i controlli alle emissioni, ammesso che siano sufficientemente adeguati, se le multinazionali titolari degli impianti se ne infischiano di sistemare i loro impianti nel rispetto dell’adozione delle migliori tecnologie disponibili e la fanno sempre franca anche quando ci scappa il morto? 

A seguito di questo incidente il 26 maggio 2013 la IV Commissione Ambiente della regione siciliana si riunisce ad un tavolo tecnico al comune di Melilli e, acquisito lo stato dell'arte sulla cattiva qualità dell'aria del quadrilatero industriale, il presidente Trizzino e il deputato Zito fanno notare ai presenti (industrie, deputati regionali, Arpa, Asp, Sindacati, Sindaci) che è evidente che c'è stato uno spreco di denaro pubblico dagli anni 90 ad oggi e che un intervento di risanamento e/o di bonifica non è stato mai fatto. Gli stessi dopo qualche giorno sporgono denuncia, specificando che nel territorio di Siracusa sono spariti in totale 100 miliardi delle vecchie lire del piano di risanamento mai attuato in quest’area così come i 40 miliardi per l’area di Gela, ricordando anche le mancate bonifiche per le quali nel 2005 vennero stanziati 770 milioni di euro dall’allora ministro dell’ambiente Prestigiacomo Si ricorderà, infatti, che l’accordo di programma prevedeva  anche la riconversione e riqualificazione degli impianti, le bonifiche sia per i fondali al mercurio della rada di Augusta che per i suoli e i pozzi al benzene di Priolo, oltre che la previsione di dare respiro pure al Porto Grande di Siracusa e complessivamente all’intera area industriale. Purtroppo apprendiamo dai tavoli tecnici prefettizi che quell'accordo di programma non andò avanti perché solo Isab partecipò alla transazione con ben 30 milioni di euro. In un siffatto scenario dove il principio del “chi inquina paga” è platealmente violato gli unici a pagare, con la vita però, sono i residenti e gli operai che lavorano negli stabilimenti industriali. Tutto ciò è pure scritto nell’Atlante regionale sanitario e gli studi epidemiologici di recente pubblicazione su Sentieri ne confermano la veridicità. 
 
Le inchieste e le interrogazioni parlamentari di Stefano Zito continuano, così come quelle dell'on. Amoddio, dalla quale attraverso la stampa si apprende che di quei 770 milioni di euro ne sono rimasti solo 50 mila nei fondi CIPE. Ci chiediamo: il resto in quale tasca sono finiti? 
 
Nel frattempo montano le proteste e le azioni legali del "popolo inquinato" di Gela, Milazzo e Priolo. Un consigliere comunale Giuseppe Marano viene denunciato da ENI per procurato allarme ad un risarcimento di 400 mila euro, mentre a Gela la stessa ENI chiede a David Melfa un risarcimento di un milione di euro per lo stesso motivo.
E’ mai possibile che quando c'è qualcuno che difende la salute dei cittadini viene perseguitato piuttosto che protetto?
Sarà vero che a distanza di 9 lunghi e funesti anni il ministero all'Ambiente mette a disposizione i primi 115 milioni di euro per le bonifiche del Sin di Priolo? 
 
Oppure è solo passerella politica come è successo in passato con i soldi della bonifica della rada di Augusta? basteranno?

O sono stati stanziati solo sulla carta come precedentemente fatto? 
E gli altri soldi, quelli sbandierati nel 2005 dall'ex ministro all'ambiente Prestigiacomo durante la sua bella campagna elettorale chi li ha intascati? Certo di stranezze se ne vivono tante al punto tale che il successore della Prestigiacomo, Clini, è stato arrestato per aver intascato mazzette per 600 milioni di euro inerente lo scandalo idrico che lo legava alla Libia.
Il 13 settembre Mara Nicotra, cittadina anch'essa del popolo inquinato di Siracusa, Priolo, Melilli e Augusta, stanca di morire di puzza e di veder morire amici, genitore e parenti di cancro a causa degli inquinanti industriali immessi nell'aria, presenta a sua eccellenza il prefetto di Siracusa un esposto, con tutta una serie di proposte operative da realizzare al più presto possibile nel nostro territorio. Come per es. implementare centraline di rilevamento aria;
estromettere il Cipa dalla rete pubblica di monitoraggio dell'aria; potenziare Arpa Siracusa di risorse umane e finanziarie; realizzare un Simage con telerilevamento e sistema delle emergenze; realizzare una normativa
riguardante, a livello di immissioni nell’aria ambiente gli inquinanti odorigeni e cancerogeni di derivazione delle raffinerie con sistemi di allarme e sanzioni previste per le industrie ree; far correlare all’Asp il dato ambientale con patologie tumorali; eliminare l’effetto bolla dai camini;
adottare sistemi efficaci di controllo quali-quantitativi degli inquinanti emessi dalle torce, realizzare piano di risanamento aria; riconvertire impianti verso una chimica verde. Ma ad oggi non si è fatto nulla.

Il 26 settembre 2013 l’on. Trizzino convoca a Palermo un'altra Audizione di Commissione per far rimuovere dal sito web dell’ARTA quell'indecoroso piano di risanamento regionale dell'aria frutto del copia e incolla dal piano della regione Veneto e da altre fonti, tanto denunciato da numerose associazioni ambientaliste (Legambiente, Decontaminazione Sicilia, AugustAmbiente, Isola Pulita, CGIL, ecc.) chiamando a rispondere l'assessore all'ambiente regionale del tempo Mariella Lo Bello, In quel contesto, fu chiesto all'assessore Lo Bello di rimuovere quel piano e fu posto il problema di intervenire a livello normativo su taluni inquinanti caratteristici dell’aria ambiente nelle aree industriali. L'assessore fu costretta ad ammettere la copiatura di parti del piano e si impegnò a convocare a breve termine un tavolo tecnico per le questioni normative. Da li a poco, in una successiva audizione, l'assessore si rimangiò ogni cosa e non diede poi seguito a nessuno degli impegni presi. 

Da allora (dicembre 2013) un'altra audizione su questo tema non si è più fatta.
Il 20 maggio 2014, Mara Nicotra, vittima di un altro cancro in famiglia, muore il fratello Mauro di anni 57, rompe il silenzio assordante da parte della regione siciliana, e sempre più imperterrita presenta una denuncia alla procura di Siracusa, allegando i risultati di uno studio sulla cattiva qualità dell'aria e del grosso conflitto di interessi che si muove tra industria, politica e Asp.
 
Nel frattempo la procura rinvia a giudizio Isab per aver avvelenato le falde acquifere di Melilli e per aver riscontrato ettari e ettari di terreno che galleggia sugli idrocarburi.
Ora il "popolo inquinato" di Siracusa, Priolo, Melilli, Augusta, Gela e Milazzo dice basta a questo sterminio generato da un sistema di criminalità politico-mafiosa organizzata e pretende di essere ascoltato. Sta a Lei caro assessore Sgarlata dimostrare nei fatti e con azioni concrete di non volere seguire le strade battute dai suoi predecessori. Sta a Lei dimostrare di voler portare avanti tutte quelle azioni tecniche, scientifiche, legali e legislative cui i suoi predecessori si sono sottratti di adempiere. Ritiri una volta per tutte l’obbrobrio del piano copiato, avvii, anche con la collaborazione delle associazioni ambientaliste e dei comitati civici, la realizzazione di un piano di risanamento ambientale sulla qualità dell’aria che affronti, tra le prime problematiche, la valutazione a livello di immissioni nell’aria ambiente di limiti tabellari alle sostanze odorigene e cancerogene dei petrolchimici. Una bozza di proposta è stata illustrata al convegno del 25 luglio a Siracusa dalla dott.ssa Nicotra.
IL POPOLO INQUINATO NON PIANGE, MA LOTTA WE SHALL OVERCOME
Popolo inquinato del quadrilatero siracusano
Popolo inquinato di Gela
Popolo inquinato di Milazzo
Meetup "Costruiamo insieme M5S Siracusa"
IV Commissione Ambiente meetup "Costruiamo insieme M5s Siracusa"
Comitato Ambiente Belvedere
Movimento 5 stelle Priolo
Movimento 5 stelle Melilli- Villasmundo- Città Giardino
Movimento 5 stelle Augusta
AugustAmbiente
Decontaminazione Sicilia
ECERI
Comitato Cittadino Isola Pulita

Firmatari referenti impegnanti nella battaglia in prima persona:
Arturo Andolina referente popolo inquinato del quadrilatero siracusano
David Melfa: referente popolo inquinato di Gela
Giuseppe Marano referente popolo inquinato di Milazzo
Rosario Messina portavoce del meetup “Costruiamo insieme M5S Siracusa”
Mara Nicotra: referente IV Commissione Ambiente meetup “Costruiamo insieme M5S Siracusa”
Massimo Marino referente Comitato Ambiente Belvedere
Giorgio Pasqua portavoce M5S Priolo
Domenico la Scala portavoce del M5S Melilli-Villasmundo-Città Giardino
Giusy Chiaramonte portavoce del comitato Priolo Verde
Padre Palmiro Prisutto
Mauro Caruso attivista M5S Augusta
Luigi Solarino presidente AugustAmbiente
Pino Pisani presidente
Decontaminazione Sicilia
Gioacchino Genchi, già dirigente chimico Regione Siciliana
Mario Casella responsabile mailing list Decontaminazione Sicilia
Ernesto Burgio ricercatore e responsabile ECERI
Pino Ciampolillo Comitato Cittadino Isola Pulita


Premesso che:

- con D.P.C.M. del 30/11/1990, cioè quasi 25 anni fa, i territori dei comuni di Siracusa, Priolo, Melilli, Augusta, Floridia e Solarino e quelli dei comuni di Gela, Butera e Niscemi venivano dichiarati “Aree ad Elevato Rischio di crisi Ambientale”;

- con due D.P.R. del 17/01/1995, cioè più di 19 anni fa, venivano approvati i rispettivi Piani di Disinquinamento, destinando loro, nell’ordine, le somme di 100 e di 40 miliardi di lire;

- a gennaio del 1996 venivano istituiti i Comitati di Coordinamento per le due Aree per l’attuazione dei Piani;

- a novembre del 1996 il Ministero dell’Ambiente trasferiva alla Regione Siciliana le somme complessive di 100 e 40 miliardi, di cui l’ARTA, a fine dicembre, impegnava 300 milioni in favore del Comitato di Coordinamento di Siracusa e 28 milioni per quello di Caltanissetta;

- nel corso degli anni 1997-1999 venivano sostenute soltanto spese per il funzionamento dei Comitati di Coordinamento e delle relative Segreterie;

- stante l’inerzia della Regione Siciliana, in data 21/07/2000 il Ministero dell’Interno emanava l’Ordinanza n. 3072 ex art.12, con la quale toglieva ogni potere alla Regione, nominava Commissari, per la realizzazione degli interventi delle due Aree, i Prefetti di Siracusa e Caltanissetta e disponeva che le somme relative fossero trasferite sulle contabilità speciali intestate ai Commissari;

- con D.A. n. 50/GAB del 04/09/2002 l’ARTA dichiarava area ad elevato rischio di crisi ambientale i territori dei comuni del comprensorio del Mela (Condrò, Gualtieri Sicaminò, Milazzo, Pace del Mela, S. Filippo del Mela, Santa Lucia del Mela, San Pier Niceto), istituiva la "Commissione Stato-Regione, Provincia, Enti locali, per la definizione del piano di risanamento ambientale e rilancio economico del Comprensorio del Mela" e stanziava € 7.500.000 per la redazione del Piano e per gli nterventi da adottare; 

- al 31/12/2004 scadevano i termini delle dichiarazioni ministeriali per le aree di Siracusa e Gela ed i compiti dei Prefetti-Commissari; le somme erogate dall’ARTA ammontavano


• Commissario Delegato per Siracusa € 30.829.827,35; 

• Comune di Siracusa € 68.238,87; 

• Comitato di Coordinamento di Siracusa circa € 875.000; 

• Commissario Delegato per Caltanissetta € 8.263.310,38; 

• Comitato di Coordinamento di Caltanissetta circa € 140.000


- restavano disponibili le somme:

• per l’Area di Siracusa, circa € 19.878.623,79;


• per l’Area di Caltanissetta, circa € 11.894.965,58


- con i DD.AA. 189/GAB e 190/GAB del 11/07/2005 l’ARTA emanava una nuova dichiarazione di aree a rischio per le aree di Siracusa e Caltanissetta;

- Con Delibera di Giunta n. 306 del 29/06/2005 veniva istituito l’Ufficio Speciale “Aree ad elevato rischio di crisi  ambientale” che assorbiva tutte le competenze dei Prefetti-Commissari, dei Comitati di Coordinamento e della Commissione Stato- Regione, Province ed Enti Locali; 
 
- Con Delibera di Giunta n. 257 del 14/07/2009 l’Ufficio veniva soppresso in ragione della “vastità e complessità delle problematiche ambientali che informano i territori ricadenti nelle Aree…”; 
- Con D.P.Reg. n. 5/Area 1/S.G. del 17/01/2011 veniva ricostituito l’Ufficio Speciale, questa volta denominato “Sportello unico per il risanamento delle aree ad elevato rischio di crisi ambientale nel territorio regionale – Agenda 21 – Amianto”, sempre sotto la direzione dello stesso dirigente; 
- Al 31/12/2012 l’Ufficio Speciale veniva definitivamente chiuso ed articoli di stampa riportavano notizie in merito ad indagini in corso da parte della Procura della Repubblica di Catania; 
 
- Con D.A. n. 176/GAB del 09/08/2007 l’ARTA approvava il c.d. “Piano Regionale diCoordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente”, che alla verifica dei fatti risultava frutto di un “collage” di copia ed incolla di ampie parti del Piano di Risanamento della qualità dell’aria della Regione Veneto dell’anno 2000, peraltro già bocciato dalla Commissione Europea, e di numerosi documenti già editi da altri Enti; 
- In particolare, dalla semplice analisi comparativa della documentazione e dal conteggio delle righe copiate il c.d. Piano Siciliano risulta composto per l’85-91% da righe interamente copiate dal Piano del Veneto e da altre fonti;
- Incredibile ma vero, a distanza di 7 anni il c.d. Piano figura ancora inserito nel sito web dell’ARTA come documento/strumento di programmazione istituzionale in tema di qualità dell’aria, nonostante che le ripetute denunce delle Associazioni ambientaliste  ne abbiano da tempo richiesto il ritiro e che, da ultimo, sia intervenuta la sentenza di condanna del Tribunale di Palermo ad 1 anno ed 8 mesi nei confronti del dirigente responsabile della sua redazione, sentenza che fa riferimento alle numerose e vistose copiature ivi presenti; 
e considerato che 
- sulle Aree di Siracusa e Caltanisetta, a fronte degli ingenti finanziamenti erogati dal Ministero dell’Ambiente, nulla è dato a sapere in merito a: se i Piani originari (del 1995) sono stati attuati ed in che parte, se essi sono stati aggiornati ed attuati ed in che parte, quale utilizzo hanno avuto i finanziamenti erogati e qual è la consistenza delle somme se ed ancora disponibili, se e quali interventi strutturali di ordine impiantistico in situ, oltre che normativi ed amministrativi, sono stati adottati nel tempo e da quando le competenze sono ritornate all’ARTA (gli ultimi 2 anni) percontrastare e ridurre l’inquinamento atmosferico e delle altre matrici ambientali; 
- sull’Area del Comprensorio del Mela, a fronte del finanziamento stanziato dall’ARTA nel 2002, nulla è dato a sapere in merito a: se è stato redatto il Piano di Risanamento, quale utilizzo ha avuto il finanziamento originario e qual è l’eventuale consistenza delle somme se ed ancora disponibili, se e quali interventi strutturali di ordine impiantistico in situ, oltre che normativi ed amministrativi sono stati adottati nel tempo e da quando le competenze sono ritornate all’ARTA (gli ultimi 2 anni) per contrastare e ridurre l’inquinamento atmosferico e delle altre matrici ambientali; 
- da 14 anni a questa parte, solo a voler focalizzare il periodo dai commissariamenti ministeriali in poi, senza per questo dimenticare lassismi, inerzie ed inadempienze precedenti, si è assistito ad una girandola di ben 11 assessori all’ARTA e di un numero quasi analogo di dirigenti generali al dipartimento ambiente, tutti distintisi per annunci e dichiarazioni di intenti rimasti puntualmente disattesi; 
- i risultati riguardo alle Aree a rischio, alla tutela della qualità dell’aria ed alla salvaguardia della salute delle popolazioni esposte sono al cospetto di tutti e si sintetizzano oggi in 2 ex Presidenti della Regione (Cuffaro e Lombardo) e 4 ex assessori dell’ARTA (Cascio, Interlandi, Sorbello e Di Mauro) sotto processo per omessi interventi antismog, nel Piano della qualità dell’aria copiato, inattuabile e pur tuttavia non revocato, nel sistema dei controlli e, in generale del sistema ARPA, ultra-deficitario (a fronte di finanziamenti POR 2000-2006 di € 36.307.052 e POR FERS 2007-2013 di € 35.000.000), il tutto nell'incredibile scenario che la tutela dall'inquinamento atmosferico non ha mai figurato né continua a figurare tra gli obiettivi strategici dell’ARTA (!!!). 

le Organizzazioni ed i Comitati scriventi, per i motivi su esposti e con l’urgente priorità che la situazione necessita, chiedono al Sig. Assessore di fissare un incontro nei prossimi giorni (prima della metà di agosto), riservandosi fin d’ora di intraprendere ogni ulteriore passo presso le Autorità competenti perché si accertino una buona volta responsabilità e responsabili riguardo a mancati interventi, inerzie, lassismi, spreco di risorse economiche e quant'altro ai danni dell’ambiente e della salute della gente, con particolare riferimento ai Piani di risanamento fasulli ed alle Aree dichiarate ad elevato rischio ambientale. 

IL POPOLO INQUINATO NON PIANGE, MA LOTTA WE SHALL OVERCOME 





GELA, ISOLA DELLE FEMMINE, Italcementi, M5S, MILAZZO, PETROLCHIMICO,
MANNINO,AUGUSTA MELILLI,PRIOLO,INQUINANTI,TUMORI,NEOPLASIE,DON PALMIRO PRISUTTO






Rischio idrogeologico: 104 milioni da spendere, usati solo 50mila euro IL POPOLO INQUINATO NON PIANGE, MA LOTTA WE SHALL OVERCOME 


IN SICILIA SI DICE. Chista è a zita Alcamo, è arrivato il commissario Arnone IN SICILIA SI DICE. Chista è a zita Alcamo, CANNOVA, CROCETTA, GELARDI, IN SICILIA SI DICE. Chista è a zita, LUPO, MONTEROSSO, Sansone, è arrivato il commissario Arnone,

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