Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”


Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..

“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “

Pino Ciampolillo


sabato, luglio 18, 2015

CORTE DI GIUSTIZIA DELL’UNIONE EUROPEA COMUNICATO STAMPA N. 86/15 LUSSEMBURGO, 16 LUGLIO 2015 SENTENZA NELLA CAUSA C-653/13 COMMISSIONE / ITALIA






Corte di giustizia dell’Unione europea COMUNICATO STAMPA n. 86/15 Lussemburgo, 16 luglio 2015 Sentenza nella causa C-653/13 Commissione / Italia


A causa dell’inesatta applicazione della direttiva «rifiuti» in Campania, l’Italia è condannata a pagare una somma forfettaria di EUR 20 milioni ed una penalità di EUR 120 000 per ciascun giorno di ritardo





La Corte aveva già constatato una prima volta l’inadempimento dell’Italia in una sentenza del 2010
La direttiva relativa ai rifiuti (1) ha l’obiettivo di proteggere la salute umana e l’ambiente. Gli Stati membri hanno il compito di assicurare lo smaltimento e il recupero dei rifiuti, nonché di limitare la loro produzione, in particolare promuovendo tecnologie pulite e prodotti riciclabili e riutilizzabili. Essi devono in tal modo creare una rete integrata ed adeguata di impianti di smaltimento, che
consenta all’Unione nel suo insieme e ai singoli Stati membri di garantire lo
smaltimento dei rifiuti.




L’Italia ha trasposto la direttiva «rifiuti» nel 2006 e, per quanto riguarda la regione Campania, una legge regionale ha definito 18 zone territoriali omogenee in cui si doveva procedere alla gestione e allo smaltimento dei rifiuti urbani prodotti nei rispettivi bacini.





In seguito ad una situazione di crisi nello smaltimento dei rifiuti manifestatasi nella regione Campania nel 2007, la Commissione ha proposto un ricorso per inadempimento contro l’Italia, imputandole la mancata creazione, in quella regione, di una rete integrata ed adeguata di impianti atta a garantire l’autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti sulla base del criterio della prossimità geografica.
La Commissione riteneva infatti che tale situazione rappresentasse un pericolo per la salute umana e per l’ambiente (2) .





Con una sentenza del 4
marzo 2010 (3) , la Corte ha constatato che l’Italia, non avendo adottato, per
la regione Campania, tutte le misure necessarie per assicurare che i rifiuti
fossero recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza
recare pregiudizio all’ambiente e, in particolare, non avendo creato una rete
adeguata ed integrata di impianti di smaltimento, era venuta meno agli obblighi
ad essa incombenti in forza della direttiva 2006/12.






Nell’ambito del controllo
dell’esecuzione della sentenza della Corte, la Commissione è giunta alla
conclusione che l’Italia non ha garantito un’attuazione corretta della prima
sentenza. La Commissione riferisce che tra il 2010 e il 2011 sono stati
segnalati più volte problemi di raccolta dei rifiuti in Campania, che si sono
conclusi con l’accumulo per diversi giorni di tonnellate di rifiuti nelle
strade di Napoli e di altre città della Campania. Inoltre, in detta regione si
è accumulata una grande quantità di rifiuti storici (sei milioni di tonnellate
di «ecoballe»), che deve ancora essere smaltita, il che richiederà
verosimilmente un periodo di circa quindici anni.
Inoltre, la Commissione
stima che, alla scadenza del termine impartito per l’esecuzione della sentenza
(15 gennaio 2012), le capacità mancanti di trattamento dei rifiuti per
categoria di impianti ammontavano a 1 829 000 tonnellate per le discariche, a 1
190 000 tonnellate per gli impianti di termovalorizzazione e a 382 500 tonnellate
per gli impianti di trattamento dei rifiuti organici. Allo stesso modo,
persistevano carenze strutturali in termini di impianti di smaltimento dei
rifiuti, indispensabili nella regione Campania.






Pertanto, ritenendo non
soddisfacente la situazione, la Commissione ha proposto un nuovo ricorso per
inadempimento contro l’Italia, chiedendo alla Corte di constatare il mancato
rispetto della sua prima sentenza del 2010. Nell’ambito di questo nuovo ricorso
per inadempimento, la Commissione chiede che la Corte condanni l’Italia a
pagare una somma forfettaria giornaliera di EUR 28 089,60 per il periodo
compreso tra la sentenza del 2010 e la sentenza odierna, nonché una penalità,
eventualmente a carattere degressivo, di EUR 256 819,20 per ciascun giorno di
ritardo nell’attuazione della sentenza del 2010, a partire dalla sentenza
odierna.
Nella sua sentenza
odierna, la Corte constata che l’Italia non ha correttamente eseguito la
sentenza del 2010 e la condanna a pagare, da un lato, una penalità di EUR 120
000 per ciascun giorno di ritardo nell’attuazione della sentenza del 2010
(penalità dovuta a far data da oggi) e, dall’altro, una somma forfettaria di
EUR 20 milioni.






La Corte convalida gli
argomenti della Commissione, in particolare per quanto riguarda il problema
dell’eliminazione delle «ecoballe» e il numero insufficiente di impianti aventi
la capacità necessaria per il trattamento dei rifiuti urbani nella regione
Campania. La Corte sottolinea inoltre che, tenuto conto delle notevoli carenze
nella capacità della regione Campania di smaltire i propri rifiuti, è possibile
dedurre che una siffatta grave insufficienza a livello regionale può
compromettere la rete nazionale di impianti di smaltimento dei rifiuti, la
quale cesserà così di presentare il carattere integrato e adeguato richiesto
dalla direttiva. Ciò può compromettere seriamente la capacità dell’Italia di
perseguire l’obiettivo dell’autosufficienza nazionale nello smaltimento dei
rifiuti.
La Corte constata poi che
l’inadempimento addebitato all’Italia si è protratto per più di cinque anni, il
che costituisce un periodo considerevole. Poiché dunque l’Italia non ha attuato
correttamente la sentenza del 2010, la Corte decide di infliggerle una penalità
giornaliera e una somma forfettaria, in quanto dette sanzioni finanziarie
costituiscono un mezzo appropriato al fine di garantire l’esecuzione integrale
della prima sentenza.






Per quanto riguarda la
penalità giornaliera di EUR 120 000, questa è suddivisa in tre parti, ciascuna
di un importo giornaliero di EUR 40 000, calcolate per categoria di impianti
(discariche, termovalorizzatori e impianti di trattamento dei rifiuti
organici). Quanto alla somma forfettaria di EUR 20 milioni, la Corte tiene
conto, ai fini del calcolo della stessa, del fatto che un inadempimento dell’Italia
in materia di rifiuti è stato constatato in più di 20 cause portate dinanzi
alla Corte. Orbene, una simile reiterazione di condotte costituenti infrazione
da parte di uno Stato membro in un settore specifico dell’azione dell’Unione
può richiedere l’adozione di una misura dissuasiva, come la condanna al
pagamento di una somma forfettaria.
1 Direttiva 2006/12/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2006, relativa ai rifiuti (GU
L 114, pag. 9), che ha proceduto ad una codificazione della direttiva
75/442/CEE (GU L 194, pag. 39).






2 In parallelo a tale
ricorso per inadempimento, la Commissione ha altresì rifiutato di pagare
all'Italia contributi finanziari che essa aveva in precedenza approvato per la
gestione e lo smaltimento dei rifiuti in Campania. La Commissione ha ritenuto
infatti che l’Italia non aveva adottato tutte le misure necessarie a tal fine.






La Corte ha infine dato
ragione alla Commissione in una sentenza del 6 novembre 2014 (causa C-385/13 P,
comunicato stampa n. 144/14). 3 Sentenza Commissione/Italia (causa C-297/08, v.
comunicato stampa n. 20/10).


IMPORTANTE: La Commissione
o un altro Stato membro possono proporre un ricorso per inadempimento diretto
contro uno Stato membro che è venuto meno ai propri obblighi derivanti dal
diritto dell’Unione. Qualora la Corte di giustizia accerti l’inadempimento, lo
Stato membro interessato deve conformarsi alla sentenza senza indugio. La
Commissione, qualora ritenga che lo Stato membro non si sia conformato alla
sentenza, può proporre un altro ricorso chiedendo sanzioni pecuniarie.
Tuttavia, in caso di mancata comunicazione delle misure di attuazione di una
direttiva alla Commissione, su domanda di quest’ultima, la Corte di giustizia
può infliggere sanzioni pecuniarie, al momento della prima sentenza.
Documento non ufficiale ad
uso degli organi d'informazione che non impegna la Corte di giustizia.





Il testo integrale della
sentenza è pubblicato sul sito CURIA il giorno della pronuncia Contatto stampa:
Estella Cigna Angelidis
( (+352) 4303 2582
Immagini della pronuncia della sentenza sono disponibili su
«Europe by
Satellite»

(+32) 2 2964106
















SENTENZA DELLA CORTE
(Terza Sezione)


16 luglio 2015 (*)
«Inadempimento di uno
Stato – Ambiente – Direttiva 2006/12/CE – Articoli 4 e 5 –
Gestione dei rifiuti – Regione Campania – Sentenza della Corte –
Constatazione di un inadempimento – Parziale mancata esecuzione della
sentenza – Articolo 260, paragrafo 2, TFUE – Sanzioni
pecuniarie – Penalità – Somma forfettaria»






Nella causa C‑653/13,


avente ad oggetto un
ricorso per inadempimento ai sensi dell’articolo 260, paragrafo 2, TFUE,
proposto il 10 dicembre 2013,
Commissione europea, rappresentata da
D. Recchia ed E. Sanfrutos Cano, in qualità di agenti, con domicilio
eletto in Lussemburgo,






ricorrente,


contro
Repubblica italiana, rappresentata da
G. Palmieri, in qualità di agente, assistita da S. Fiorentino,
avvocato dello Stato,






convenuta,


LA CORTE (Terza
Sezione),
composta da
M. Ilešič, presidente di sezione, A. Ó Caoimh, C. Toader (relatore),
E. Jarašiūnas e C.G. Fernlund, giudici,






avvocato generale:
E. Sharpston


cancelliere:
L. Carrasco Marco, amministratore


vista la fase scritta
del procedimento e in seguito all’udienza del 15 aprile 2015,


vista la decisione,
adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza
conclusioni,


ha pronunciato la
seguente
Sentenza





1        Con
il suo ricorso, la Commissione europea chiede che la Corte voglia:
–        dichiarare
che, non avendo adottato tutte le misure necessarie per conformarsi alla
sentenza Commissione/Italia (C‑297/08, EU:C:2010:115), nella quale la Corte ha
dichiarato che la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa
incombenti in forza degli articoli 4 e 5 della direttiva 2006/12/CE del
Parlamento europeo e del Consiglio, del 5 aprile 2006, relativa ai rifiuti (GU
L 114, pag. 9), detto Stato membro è venuto meno agli obblighi che
gli incombono in virtù dell’articolo 260, paragrafo l, TFUE;
–        condannare
la Repubblica italiana a versare alla Commissione una penalità giornaliera pari
a EUR 256 819,20 (cioè EUR 85 606,40 al giorno per ogni
categoria di impianti), meno l’eventuale riduzione risultante dalla formula di
degressività proposta, per ciascun giorno di ritardo nell’esecuzione della
sentenza Commissione/Italia (C‑297/08, EU:C:2010:115), dal giorno in cui sarà
pronunciata la sentenza nella presente causa fino al giorno in cui sarà stata
eseguita la sentenza Commissione/Italia (C‑297/08, EU:C:2010:115);
–        condannare
la Repubblica italiana a versare alla Commissione una somma forfettaria, il cui
importo risulta dalla moltiplicazione di un importo giornaliero pari a
EUR 28 089,60 per il numero di giorni di persistenza dell’infrazione
dal giorno della pronuncia della sentenza Commissione/Italia (C‑297/08,
EU:C:2010:115), il 4 marzo 2010, fino alla data alla quale sarà pronunciata la
sentenza nella presente causa, nonché


–        condannare
la Repubblica italiana alle spese.
 Contesto
normativo


2        I
considerando 2, 6 e da 8 a 10 della direttiva 2006/12 sono così formulati:


«(2)      Ogni
regolament[azione] in materia di gestione dei rifiuti deve essenzialmente
mirare alla protezione della salute umana e dell’ambiente contro gli effetti
nocivi della raccolta, del trasporto, del trattamento, dell’ammasso e del
deposito dei rifiuti.


(…)


(6)      Ai
fini di un’elevata protezione dell’ambiente è necessario che gli Stati membri,
oltre a provvedere in modo responsabile allo smaltimento e al recupero dei
rifiuti, adottino misure intese a limitare la formazione dei rifiuti
promuovendo in particolare le tecnologie “pulite” e i prodotti riciclabili e
riutilizzabili, tenuto conto delle attuali e potenziali possibilità del mercato
per i rifiuti recuperati.


(…)


(8)      Occorre
che [l’Unione europea] stessa nel suo insieme sia in grado di raggiungere
l’autosufficienza nello smaltimento dei suoi rifiuti ed è auspicabile che
ciascuno Stato membro singolarmente tenda a questo obiettivo.


(9)      Per
realizzare tali obiettivi si dovrebbero [elaborare] negli Stati membri
programmi di gestione dei rifiuti.


(10)      Occorre
ridurre i movimenti dei rifiuti e a tal fine gli Stati membri possono adottare
le misure necessarie nel contesto dei loro piani di gestione».


3        L’articolo
4 della direttiva 2006/12 così dispone:


«1.      Gli
Stati membri adottano le misure necessarie per assicurare che i rifiuti siano
recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute dell’uomo e senza usare
procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all’ambiente e in
particolare:


a)      senza
creare rischi per l’acqua, l’aria, il suolo e per la fauna e la flora;
b)      senza
causare inconvenienti da rumori od odori;
c)      senza
danneggiare il paesaggio e i siti di particolare interesse.
2.      Gli
Stati membri adottano le misure necessarie per vietare l’abbandono, lo scarico
e lo smaltimento incontrollato dei rifiuti».
4        L’articolo
5 della medesima direttiva recita:
«1.      Gli
Stati membri, di concerto con altri Stati membri qualora ciò risulti necessario
od opportuno, adottano le misure appropriate per la creazione di una rete
integrata e adeguata di impianti di smaltimento, che tenga conto delle
tecnologie più perfezionate a disposizione che non comportino costi eccessivi.
Questa rete deve consentire all[’Unione] nel suo insieme di raggiungere
l’autosufficienza in materia di smaltimento dei rifiuti e ai singoli Stati
membri di mirare al conseguimento di tale obiettivo, tenendo conto del contesto
geografico o della necessità di impianti specializzati per determinati tipi di
rifiuti.
2.      Tale
rete deve permettere lo smaltimento dei rifiuti in uno degli impianti
appropriati più vicini, grazie all’utilizzazione dei metodi e delle tecnologie
più idonei a garantire un alto grado di protezione dell’ambiente e della salute
pubblica».
5        L’articolo
7 della direttiva 2006/12 così dispone:
«1.      Per
realizzare gli obiettivi previsti negli articoli 3, 4 e 5, la o le autorità
competenti di cui all’articolo 6 devono elaborare quanto prima uno o più piani
di gestione dei rifiuti, che contemplino fra l’altro:


a)      tipo,
quantità e origine dei rifiuti da recuperare o da smaltire;
b)      requisiti
tecnici generali;
c)      tutte
le disposizioni speciali per rifiuti di tipo particolare;
d)      i
luoghi o gli impianti adatti per lo smaltimento.
2.      I
piani di cui al paragrafo 1 possono riguardare ad esempio:
(…)
c)      le
misure atte ad incoraggiare la razionalizzazione della raccolta, della cernita
e del trattamento dei rifiuti.
3.      Eventualmente,
gli Stati membri collaborano con gli altri Stati membri interessati e la
Commissione per l’elaborazione dei piani. Essi li trasmettono alla Commissione.


(...)».
6        La
direttiva 2006/12 ha realizzato, in un intento di chiarezza e di razionalità,
una codificazione della direttiva 75/442/CEE del Consiglio, del 15 luglio 1975,
relativa ai rifiuti (GU L 194, pag. 39), ed è stata a sua volta
successivamente abrogata e sostituita dalla direttiva 2008/98/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti e che abroga
alcune direttive (GU L 312, pag. 3). Gli articoli 4 e 5 della
direttiva 2006/12 sono stati ripresi, in sostanza, agli articoli 13, 16 e 36
della direttiva 2008/98.
 Sentenza
Commissione/Italia
7        Nella
sentenza Commissione/Italia (C‑297/08, EU:C:2010:115), la Corte ha accolto un
ricorso per inadempimento ai sensi dell’articolo 226 CE, divenuto
l’articolo 258 TFUE, ed ha constatato che la Repubblica italiana, non
avendo adottato, per la regione Campania, tutte le misure necessarie per
assicurare che i rifiuti siano recuperati o smaltiti senza pericolo per la
salute dell’uomo e senza recare pregiudizio all’ambiente e, in particolare, non
avendo creato una rete adeguata ed integrata di impianti di smaltimento, è
venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli articoli 4 e 5
della direttiva 2006/12.
 Procedimento
precontenzioso ai sensi dell’articolo 260, paragrafo 2, TFUE
8        Nell’ambito
del controllo dell’esecuzione della sentenza Commissione/Italia (C‑297/08,
EU:C:2010:115), i servizi della Commissione hanno chiesto alle autorità
italiane, in data 23 marzo 2010, informazioni in merito alle misure adottate
per l’esecuzione di detta pronuncia.
9        Il
3 giugno 2010 le autorità italiane hanno inviato una nota contenente la
relazione concernente le attività svolte o in corso di adozione per la
realizzazione di una rete integrata di impianti di smaltimento dei rifiuti in
Campania.
10      In data 22 luglio e 8
novembre 2010, alla luce delle informazioni fornite, i servizi della
Commissione hanno espresso forti riserve quanto all’adeguatezza delle misure
previste.
11      Il 19 gennaio 2011 le
autorità italiane hanno inviato una copia della proposta di piano regionale per
la gestione dei rifiuti solidi urbani della regione Campania.
12      Il 24 gennaio 2011 i servizi
della Commissione hanno nuovamente espresso le loro preoccupazioni riguardo
all’esecuzione della sentenza Commissione/Italia (C‑297/08, EU:C:2010:115).
13      In data 21 gennaio, 14
febbraio, 30 marzo e 22 settembre 2011, si sono succeduti numerosi invii di
versioni aggiornate della proposta di piano di gestione dei rifiuti.
14      Dopo aver analizzato tutte
le informazioni fornite dalle autorità italiane, la Commissione, ritenendo che
la Repubblica italiana non avesse ancora adottato tutte le misure necessarie
per dare esecuzione alla sentenza Commissione/Italia (C‑297/08, EU:C:2010:115),
ha invitato detto Stato membro, mediante lettera di costituzione in mora in data
30 settembre 2011, a presentare, entro un termine di due mesi, le proprie
osservazioni al riguardo. Il 6 dicembre 2011, tale termine è stato prorogato
fino al 15 gennaio 2012.
15      La Repubblica italiana ha
risposto alla suddetta lettera di messa in mora mediante varie comunicazioni ed
ha inviato, mediante note in data 27 aprile e 22 giugno 2012, la documentazione
elaborata dalla Regione Campania relativa alla bozza di programma attuativo per
la gestione del periodo transitorio 2012-2016.
16      Il 24 luglio 2012 la
Commissione, ritenendo che il suddetto programma attuativo fosse incompleto, ha
chiesto alla Repubblica italiana di integrarlo entro il 15 settembre 2012 e di
inviare, a partire da quella data, relazioni trimestrali in merito all’esecuzione
del programma stesso.
17      In data 17 dicembre 2012,
nonché 20 marzo e 26 giugno 2013, la Repubblica italiana ha inviato alla
Commissione relazioni trimestrali successive riguardanti lo stato di attuazione
del programma per il periodo transitorio 2012‑2016.
18      Ritenendo che continuasse ad
esistere un problema strutturale e che la Repubblica italiana non avesse
adottato, entro il termine impartito, tutte le misure che l’esecuzione della
sentenza Commissione/Italia (C‑297/08, EU:C:2010:115) comporta, la Commissione
ha proposto, il 10 dicembre 2013, l’odierno ricorso.
 Sul ricorso
 Argomenti delle parti
Sulla violazione dell’articolo 4 della direttiva 2006/12





19      La Commissione ricorda che,
tra il mese di giugno 2010 e quello di maggio 2011, sono stati segnalati più
volte problemi di raccolta dei rifiuti in Campania, che si sono conclusi con
l’accumulo per diversi giorni di tonnellate di rifiuti nelle strade di Napoli
(Italia) e di altre città della Campania. L’accumulo di rifiuti sulle strade
pubbliche sarebbe proseguito anche nei mesi da giugno ad agosto 2011.
20      La Commissione fa inoltre
valere che, in detta regione, si è accumulata una grande quantità di rifiuti
storici, che devono ancora essere «caratterizzati» e smaltiti. Si tratterebbe
di circa sei milioni di tonnellate di «ecoballe», il cui smaltimento richiederà
verosimilmente un periodo superiore a dieci anni.
21      Secondo la Repubblica
italiana, alla scadenza del termine fissato nella lettera di messa in mora,
ossia il 15 gennaio 2012, non esistevano più rischi per la salute e per
l’ambiente, sicché non sussisteva più alcuna violazione dei principi stabiliti
all’articolo 4 della direttiva 2006/12, in quanto, alla data suddetta, non
erano più presenti, da mesi, rifiuti per le strade della regione Campania e gli
episodi criticati che avevano avuto luogo alla metà dell’anno 2011 avevano
avuto carattere isolato e non si erano più ripetuti da allora.
22      Riguardo alla situazione
delle «ecoballe», la Repubblica italiana ha riconosciuto, all’udienza, che il
loro smaltimento non ha ancora avuto luogo a motivo degli enormi problemi
amministrativi, funzionali e persino politici che un’attività di tale ampiezza
comporta. Anche se lo smaltimento delle «ecoballe» necessiterà probabilmente di
un periodo di tempo di circa quindici anni, essa afferma che tali rifiuti
storici sono stoccati in buone condizioni, che sono costantemente sorvegliati e
che i responsabili intervengono immediatamente ogniqualvolta si manifestino
possibili rischi per l’ambiente o per la salute.
Sulla violazione dell’articolo 5 della direttiva 2006/12





23      Fondandosi sulle
informazioni fornite dalle stesse autorità italiane, secondo le quali, per
rispondere ai bisogni di smaltimento dei rifiuti urbani della regione Campania,
occorre sviluppare tre tipi di impianti, vale a dire le discariche, i
termovalorizzatori e gli impianti di trattamento dei rifiuti organici, la
Commissione sostiene, in sostanza, che, alla data di riferimento per la
constatazione dell’inadempimento, nella regione suddetta le capacità mancanti
di trattamento dei rifiuti per categoria di impianti ammontavano a
1 829 000 tonnellate per le discariche, a 1 190 000
tonnellate per gli impianti di termovalorizzazione e a 382 500 tonnellate
per gli impianti di trattamento dei rifiuti organici.
24      Per quanto riguarda il
principio di autosufficienza, la Commissione fa valere che i tentativi della
Repubblica italiana di spostare la discussione dal livello regionale a quello
nazionale sono inutili, in quanto tale questione è già stata chiarita nella
sentenza Commissione/Italia (C‑297/08, EU:C:2010:115, punti da 61 a 69),
secondo la quale, tenuto conto della scelta della Repubblica italiana di
procedere ad una gestione dei rifiuti a livello regionale, le regioni devono
dotarsi, in una misura e per un periodo significativi, di infrastrutture
sufficienti per soddisfare le proprie esigenze in termini di smaltimento dei
rifiuti. Se ciascuna regione facesse affidamento sulla cooperazione delle altre
regioni e su quella dell’insieme del sistema nazionale di smaltimento dei
rifiuti, il rischio di crisi di tale sistema aumenterebbe.
25      Inoltre, da un lato, la
produzione di rifiuti urbani della regione Campania costituirebbe l’8,41% della
produzione nazionale, vale a dire una quota non trascurabile di tale
produzione, e, dall’altro, la popolazione della suddetta regione
rappresenterebbe circa il 9% della popolazione nazionale.
26      La Commissione sottolinea
che, malgrado i progressi realizzati per quanto riguarda la raccolta
differenziata e gli impianti di trattamento dei rifiuti organici, alla scadenza
del termine fissato nella lettera di messa in mora persistevano carenze
strutturali in termini di impianti di smaltimento dei rifiuti, indispensabili
nella regione Campania.
27      Oltre a ciò, sebbene i
trasferimenti di rifiuti fuori regione abbiano permesso alla Repubblica
italiana di evitare, nella maggior parte dei casi, l’affacciarsi di nuove
crisi, la Commissione ritiene che il suddetto Stato membro non abbia ancora
adottato tutte le misure che l’esecuzione della sentenza Commissione/Italia (C‑297/08,
EU:C:2010:115) comporta.
28      Per quanto riguarda le
critiche relative alle discariche, ai termovalorizzatori e agli impianti di
trattamento dei rifiuti organici, la Repubblica italiana contesta i dati
presentati dalla Commissione e fa osservare che in tutti questi settori sono
stati realizzati progressi, sebbene il sistema di trattamento dei rifiuti nella
regione Campania non sia ancora autosufficiente. Per questo motivo le autorità
italiane avrebbero messo in atto un programma di misure transitorie fondato
sulla cooperazione interregionale e transfrontaliera, fino alla messa in
servizio di tutti gli impianti di gestione dei rifiuti necessari, prevista per
l’anno 2016.
29      Per quanto riguarda il
rispetto del principio di autosufficienza, la Repubblica italiana non condivide
la lettura operata dalla Commissione riguardo alla sentenza Commissione/Italia
(C‑297/08, EU:C:2010:115) e fa valere che tale pronuncia non può essere
interpretata nel senso che le pertinenti fonti del diritto dell’Unione debbano
portare ad affermare l’esistenza di una sorta di principio di «autosufficienza
regionale».
30      Inoltre, alla data di
scadenza prevista dalla lettera di messa in mora, non sussisteva più, a suo
avviso, alcuna violazione del principio suddetto, come definito all’articolo 5
della direttiva 2006/12, in quanto era stata raggiunta la capacità nazionale
necessaria per lo smaltimento e la valorizzazione dei rifiuti urbani misti.
31      Detto Stato membro
sottolinea, in particolare, che, riguardo alla raccolta differenziata,
quest’ultima è cresciuta nella regione Campania dal 41,5%, per l’anno 2012, al
50%, nel mese di dicembre 2013, mentre la media europea di raccolta
differenziata, per l’anno 2012, ammontava al 34%.
Giudizio della Corte





32      In limine, occorre ricordare
che, poiché il Trattato FUE ha abrogato, nell’ambito della procedura per
inadempimento ai sensi dell’articolo 260, paragrafo 2, TFUE, lo stadio
procedurale relativo alla formulazione di un parere motivato, la data di
riferimento per verificare la sussistenza di un inadempimento siffatto è quella
della scadenza del termine stabilito nella lettera di costituzione in mora
emessa a norma della disposizione suddetta (v. sentenza Commissione/Italia, C‑196/13,
EU:C:2014:2407, punto 45 e la giurisprudenza ivi citata).
33      Nella presente causa, avendo
la Commissione emesso la lettera di costituzione in mora in data 30 settembre
2011, la data di riferimento per valutare l’esistenza dell’inadempimento è
quella della scadenza del termine fissato nella lettera suddetta, così come
prorogato dalla Commissione, vale a dire il 15 gennaio 2012.
34      Nell’ambito di un
procedimento siffatto, spetta alla Commissione fornire alla Corte gli elementi
necessari a stabilire lo stato di avanzamento di uno Stato membro
nell’esecuzione di una sentenza di condanna per inadempimento. Qualora la
Commissione abbia fornito sufficienti elementi da cui risulti la persistenza
dell’inadempimento, spetta allo Stato membro interessato contestare in modo
concreto e particolareggiato i dati prodotti e le conseguenze che ne derivano
(v. sentenza Commissione/Italia, C‑196/13, EU:C:2014:2407, punto 48 e la
giurisprudenza ivi citata).
35      In primo luogo, per quanto
riguarda le censure della Commissione relative al mancato rispetto
dell’articolo 4 della direttiva 2006/12, occorre ricordare che, a norma di tale
articolo, gli Stati membri devono adottare le misure necessarie per garantire
che i rifiuti siano recuperati o smaltiti senza pericolo per la salute
dell’uomo e senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio
all’ambiente.
36      Secondo una consolidata
giurisprudenza, l’obbligo di smaltire i rifiuti senza mettere in pericolo la
salute dell’uomo e senza arrecare danni all’ambiente fa parte degli obiettivi
stessi della politica dell’Unione nel settore ambientale, come risulta
dall’articolo 191 TFUE. In particolare, l’inosservanza degli obblighi
risultanti dall’articolo 4 della direttiva 2006/12 rischia, per la natura
stessa di tali obblighi, di mettere direttamente in pericolo la salute dell’uomo
e di arrecare danni all’ambiente, e deve dunque essere considerata
particolarmente grave (v. in tal senso, in particolare, sentenze
Commissione/Grecia, C‑387/97, EU:C:2000:356, punto 94; Commissione/Francia, C‑121/07,
EU:C:2008:695, punto 77, e Commissione/Italia, C‑196/13, EU:C:2014:2407, punto
98).
37      Nel caso di specie, è
dimostrato che, come riconosciuto dalla stessa Repubblica italiana all’udienza,
il problema della «caratterizzazione» e dello smaltimento delle «ecoballe», per
un quantitativo, non contestato dalle parti, di circa sei milioni di
tonnellate, non era risolto alla data di riferimento per la constatazione
dell’inadempimento, ossia il 15 gennaio 2012. Oltre a ciò, è incontestato che
lo smaltimento di tali rifiuti storici richiederà un periodo di tempo di circa
quindici anni a partire dalla data in cui saranno costruiti gli impianti
necessari a tal fine.
38      Orbene, a questo proposito
occorre ricordare che i rifiuti sono oggetti o sostanze di natura particolare,
cosicché, prima ancora che essi divengano pericolosi per la salute, il loro
accumulo costituisce, considerata in particolare la limitata capacità di
riceverli di ciascuna regione o località, un pericolo per l’ambiente (sentenza
Commissione/Italia, C‑297/08, EU:C:2010:115, punto 105).
39      Quanto all’argomentazione
della Repubblica italiana relativa alle difficoltà amministrative, funzionali e
persino politiche che detto Stato membro avrebbe dovuto affrontare per lo
smaltimento dei rifiuti storici in questione, occorre ricordare che, secondo
una giurisprudenza ben consolidata, uno Stato membro non può eccepire
disposizioni, prassi o situazioni del proprio ordinamento giuridico interno per
giustificare l’inosservanza degli obblighi risultanti dal diritto dell’Unione
(v. sentenza Commissione/Grecia, C‑378/13, EU:C:2014:2405, punto 29 e la
giurisprudenza ivi citata). L’argomentazione suddetta non può dunque essere
accolta.
40      In secondo luogo, occorre
esaminare le censure della Commissione relative al mancato rispetto
dell’articolo 5 della direttiva 2006/12, a norma del quale la rete integrata e
adeguata di impianti di smaltimento istituita dagli Stati membri, in cooperazione
con altri Stati membri, «deve consentire all[’Unione] nel suo insieme di
raggiungere l’autosufficienza in materia di smaltimento dei rifiuti e ai
singoli Stati membri di mirare al conseguimento di tale obiettivo», in ossequio
al principio di autosufficienza, tenendo presente che tale rete deve
«permettere lo smaltimento dei rifiuti in uno degli impianti appropriati più
vicini», conformemente al principio di prossimità.
41      A questo proposito, per
quanto riguarda la situazione delle discariche, dei termovalorizzatori e degli
impianti di trattamento dei rifiuti organici, i dati presentati dalla
Commissione riguardanti le capacità asseritamente mancanti vengono contestati
dalla Repubblica italiana.
42      Tuttavia, come risulta dalle
informazioni messe a disposizione dalla Repubblica italiana all’udienza, circa
il 22% dei rifiuti urbani non differenziati prodotti nella regione Campania
venivano ancora inviati, nel corso dell’anno 2012, al di fuori di questa
regione per il loro trattamento e il loro recupero. Utilizzando questa medesima
fonte di dati, la Commissione ritiene che tale percentuale sia invece superiore
al 40%, in quanto essa prende in considerazione anche la quota di rifiuti
organici trattati al di fuori della regione suddetta, che sarebbe pari al 19,3%
per l’anno 2012.
43      È dunque palese che, alla
data di riferimento per la constatazione dell’inadempimento, il numero di
impianti aventi la capacità necessaria per il trattamento dei rifiuti urbani
nella regione Campania era insufficiente, dato che il trattamento di una parte
cospicua dei suddetti rifiuti dipendeva da trasferimenti verso altre regioni e
altri Stati.
44      Orbene, come già
sottolineato dalla Corte, qualora uno Stato membro abbia individualmente
scelto, nell’ambito del suo o dei suoi «piani di gestione dei rifiuti», ai
sensi dell’articolo 7, paragrafo 1, della direttiva 2006/12, di organizzare la
copertura del suo territorio su base regionale, occorre dedurne che ogni
regione dotata di un piano regionale dovrà garantire, in linea di principio, il
trattamento e lo smaltimento dei propri rifiuti il più vicino possibile al
luogo in cui vengono prodotti. Infatti, il principio di correzione,
prioritariamente alla fonte, dei danni causati all’ambiente – principio
stabilito per l’azione dell’Unione in materia ambientale all’articolo
191 TFUE – implica che spetta a ciascuna regione, comune o altro ente
locale adottare le misure appropriate per garantire il ricevimento, il
trattamento e lo smaltimento dei propri rifiuti e che questi ultimi vanno
quindi smaltiti il più vicino possibile al luogo in cui vengono prodotti, per
limitarne al massimo il trasporto (sentenza Commissione/Italia, C‑297/08,
EU:C:2010:115, punto 67).
45      In una siffatta rete
nazionale definita dallo Stato membro, se una delle regioni non è dotata, in
una misura e per un periodo significativi, di infrastrutture sufficienti a
soddisfare le proprie esigenze per quanto riguarda lo smaltimento dei rifiuti,
si può dedurre che tali gravi carenze a livello regionale possono compromettere
la suddetta rete nazionale di impianti di smaltimento dei rifiuti, la quale
cesserà di presentare il carattere integrato e adeguato richiesto dalla
direttiva 2006/12 e destinato a consentire allo Stato membro interessato di
perseguire individualmente l’obiettivo di autosufficienza definito all’articolo
5, paragrafo 1, della direttiva in parola (sentenza Commissione/Italia, C‑297/08,
EU:C:2010:115, punto 68).
46      Nella specie, occorre
ricordare che la stessa Repubblica italiana ha operato la scelta di una
gestione dei rifiuti a livello della regione Campania in quanto «ambito
territoriale ottimale». Infatti, come risulta dalla legge regionale del 1993 e
dal piano regionale di gestione dei rifiuti del 1997, come modificato da quello
del 2007, è stato deciso, per conseguire l’autosufficienza regionale, di
costringere i comuni della regione Campania a consegnare i rifiuti raccolti nei
loro rispettivi territori al servizio regionale, obbligo questo che poteva del
resto giustificarsi con la necessità di garantire un livello di attività
indispensabile per la sostenibilità economica degli impianti di trattamento, al
fine di preservare l’esistenza di capacità di trattamento dei rifiuti che
contribuissero all’attuazione del principio di autosufficienza a livello
nazionale (sentenza Commissione/Italia, C‑297/08, EU:C:2010:115, punto 69).
47      Orbene, una carenza
importante nella capacità della regione Campania di eliminare i propri rifiuti,
la cui produzione di rifiuti urbani rappresenta più dell’8% della produzione
nazionale, è idonea a compromettere seriamente la capacità della Repubblica
italiana di perseguire l’obiettivo dell’autosufficienza nazionale (v. sentenza
Commissione/Italia, C‑297/08, EU:C:2010:115, punto 70).
48      Inoltre, la Corte ha
constatato di recente che numerose discariche ubicate nella quasi totalità
delle regioni italiane non sono ancora state adeguate alle disposizioni in
questione disciplinanti la gestione dei rifiuti (sentenza Commissione/Italia, C‑196/13,
EU:C:2014:2407, punto 93). Una constatazione siffatta contraddice l’argomento
della Repubblica italiana secondo cui la mancanza di autosufficienza regionale
in Campania potrebbe essere compensata mediante trasferimenti interregionali di
rifiuti.
49      Alla luce dell’insieme delle
considerazioni che precedono, occorre constatare che, non avendo adottato tutte
le misure necessarie ai fini dell’esecuzione della sentenza Commissione/Italia
(C‑297/08, EU:C:2010:115), nella quale la Corte ha dichiarato che la Repubblica
italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli articoli
4 e 5 della direttiva 2006/12, detto Stato membro ha violato gli obblighi che
gli incombono in virtù dell’articolo 260, paragrafo 1, TFUE.
 Sulle sanzioni
pecuniarie






 Argomenti delle parti
50      Tenuto conto della
violazione addotta, la Commissione propone che la Corte condanni la Repubblica
italiana a pagare tanto una penalità quanto una somma forfettaria. Ai fini del
calcolo degli importi delle sanzioni proposte, la Commissione si è basata sui
principi risultanti dalla sua comunicazione del 13 dicembre 2005, intitolata
«Applicazione dell’articolo [260 TFUE]» [SEC(2005) 1658], come aggiornata
dalla comunicazione della Commissione, del 31 agosto 2012, intitolata
«Aggiornamento dei dati utilizzati per il calcolo delle somme forfettarie e
delle penalità che saranno proposte alla Corte di giustizia dalla Commissione
nell’ambito di procedure di infrazione» [C(2012) 6106 final].
51      Per quanto riguarda la
gravità dell’infrazione, la Commissione propone un coefficiente pari a 8,
applicabile alla determinazione sia della penalità che della somma forfettaria,
sottolineando l’importanza delle disposizioni in questione, in quanto strumento
fondamentale ai fini della tutela della salute dell’uomo e dell’ambiente. A
questo proposito, essa ricorda la giurisprudenza della Corte in materia di
smaltimento dei rifiuti, nella quale essa si è pronunciata sull’importanza
dell’articolo 4 della direttiva 75/442, in sostanza identico all’articolo 4 della
direttiva 2006/12, constatando che il mancato rispetto di tale norma doveva
essere considerato particolarmente grave (v., in tal senso, sentenza
Commissione/Grecia, C‑387/97, EU:C:2000:356, punto 94).
52      La Commissione ricorda le
condizioni di sicurezza preoccupanti dei siti di stoccaggio delle «ecoballe» e
sottolinea che la mancata esecuzione della sentenza Commissione/Italia (C‑297/08,
EU:C:2010:115) determina un alto rischio di inquinamento con possibili
ripercussioni sulla salute umana. Infatti, dalla gestione inadeguata dei
rifiuti potrebbe discendere il rischio che le sostanze rilasciate nel suolo,
nell’aria e nell’acqua inquinino l’ambiente circostante, quale che sia
l’elemento che viene in contatto con le sostanze nocive, e cioè fauna, flora, atmosfera,
corpi idrici superficiali e sotterranei. La contaminazione dell’ambiente
potrebbe ripercuotersi negativamente sulla salute dell’uomo.
53      La Commissione fa presente
che esiste una giurisprudenza consolidata in materia di smaltimento dei rifiuti
e che le disposizioni violate hanno pertanto una portata chiara e univoca.
Nondimeno, essa riconosce che la situazione è leggermente migliorata rispetto a
quella constatata nella sentenza Commissione/Italia (C‑297/08, EU:C:2010:115).
54      Per quanto riguarda la
durata dell’infrazione, la Commissione ricorda che essa ha deciso di presentare
alla Corte l’odierno ricorso in data 20 giugno 2013, ossia 39 mesi dopo la
pronuncia della sentenza Commissione/Italia (C‑297/08, EU:C:2010:115), il 4
marzo 2010, il che giustificherebbe l’applicazione del coefficiente massimo di
3.
55      Per quanto riguarda il
coefficiente della capacità di pagamento, denominato fattore «n», la
Commissione ricorda che esso è stato fissato a 16,72 nella sua comunicazione
del 31 agosto 2012, tenendo presente che tale fattore è applicabile alla
determinazione sia della penalità che della somma forfettaria.
56      Quanto all’importo della
penalità giornaliera, la Commissione propone una somma complessiva di
EUR 256 819,20, ottenuta mediante la moltiplicazione dell’importo
forfettario di base uniforme, fissato a EUR 640, per il coefficiente di
gravità dell’infrazione pari a 8, per il coefficiente di durata pari a 3 e per
il fattore «n» stabilito in 16,72.
57      La Commissione propone
inoltre di dividere per tre – tante quante sono le categorie di impianti –
l’importo di EUR 256 819,20, il che porterebbe ad un importo per
ciascuna categoria di EUR 85 606,40. Pertanto, la Repubblica italiana
sarebbe tenuta a pagare la somma di EUR 85 606,40 fino a che non
siano state messe in servizio discariche aventi una capacità di
1 829 000 tonnellate, la somma di EUR 85 606,40 fino a che
non siano stati messi in servizio impianti di termovalorizzazione aventi una
capacità annua di 1 190 000 tonnellate, nonché la somma di
EUR 85 606,40 fino a che non siano stati messi in servizio impianti
di recupero dei rifiuti organici aventi una capacità annua di 382 500
tonnellate.
58      La Commissione propone,
inoltre, la degressività della penalità, valutata su base semestrale, al fine
di tener conto degli eventuali progressi compiuti dalla Repubblica italiana.
Tale metodo di calcolo consisterebbe nel pagare, ogni sei mesi, la penalità
giornaliera di EUR 85 606,40 dovuta per ciascuna delle categorie
degli impianti necessari moltiplicata per il rapporto tra la capacità che le
autorità italiane dovranno ancora mettere in servizio e il 100% della capacità
prevista e per i giorni compresi nel semestre. La Commissione suggerisce di
calcolare la penalità su base semestrale in considerazione della costante
evoluzione della situazione delle discariche illegali in Italia.
59      Per quanto riguarda
l’ammontare della somma forfettaria, la Commissione propone un importo
giornaliero di EUR 28 089,60, ottenuto moltiplicando l’importo di
base della somma forfettaria di EUR 210 per il coefficiente di gravità di
8 e per il fattore «n» di 16,72, importo giornaliero che verrebbe moltiplicato
per il numero di giorni di persistenza dell’infrazione tra il giorno in cui è
stata pronunciata la sentenza Commissione/Italia (C‑297/08, EU:C:2010:115) e il
giorno in cui verrà pronunciata la sentenza nella presente causa.
60      La Repubblica italiana
contesta di aver omesso di dare esecuzione alla sentenza Commissione/Italia (C‑297/08,
EU:C:2010:115) e ritiene di conseguenza che non vi sia titolo per l’inflizione
di sanzioni.
61      Ad ogni modo, per il caso in
cui la Corte dovesse constatare l’inadempimento, la Repubblica italiana
sostiene che le sanzioni proposte dalla Commissione sono eccessive.
62      Infatti, per quanto riguarda
la gravità dell’infrazione, il coefficiente 8 proposto dalla Commissione non
terrebbe interamente conto delle tre circostanze attenuanti delle quali
sussisterebbero nella specie i presupposti, vale a dire la collaborazione tra
lo Stato membro e la Commissione, la reattività delle autorità dinanzi
all’inadempimento e la complessità della situazione da sanare. In questo caso
sarebbe più appropriato un coefficiente pari a 3.
63      Detto Stato membro ricorda
altresì che la stessa Commissione ha riconosciuto che la situazione di fatto
non era rimasta immutata rispetto a quella esistente alla data della pronuncia
della sentenza Commissione/Italia (C‑297/08, EU:C:2010:115) e che erano stati
fatti dei progressi.
64      Per quanto riguarda la
durata dell’infrazione, la Repubblica italiana sottolinea che, a suo avviso, 39
mesi non rappresentano una durata eccessiva in rapporto ad una situazione
complessa come quella qui in esame. Di conseguenza, essa sostiene che il
coefficiente di durata dell’infrazione, anche nel caso in cui venisse
integralmente accolto il ricorso della Commissione, non può essere superiore a
2.
 Giudizio della Corte





 Osservazioni preliminari
65      Occorre ricordare che spetta
alla Corte, in ciascuna causa ed in funzione delle circostanze del caso
sottoposto alla sua cognizione nonché del livello di persuasione e di
deterrenza che le appare necessario, stabilire le sanzioni pecuniarie
appropriate, in particolare per prevenire il ripetersi di analoghe infrazioni
al diritto dell’Unione (v. sentenze Commissione/Spagna, C‑184/11,
EU:C:2014:316, punto 58 e la giurisprudenza ivi citata, nonché
Commissione/Italia, C‑196/13, EU:C:2014:2407, punto 86).
66      La Corte, avendo constatato
che la Repubblica italiana non si è conformata alla sua sentenza
Commissione/Italia (C‑297/08, EU:C:2010:115), può, in applicazione
dell’articolo 260, paragrafo 2, secondo comma, TFUE, imporre a detto Stato
membro il pagamento di una somma forfettaria e/o di una penalità (v. sentenza
Commissione/Grecia, C‑378/13, EU:C:2014:2405, punto 33 e la giurisprudenza ivi
citata).
Sulla penalità





67      Secondo una giurisprudenza
consolidata, l’inflizione di una penalità è giustificata, in linea di
principio, soltanto nella misura in cui l’inadempimento consistente nella
mancata esecuzione di una precedente sentenza perduri fino all’esame dei fatti
da parte della Corte (sentenza Commissione/Belgio, C‑533/11, EU:C:2013:659,
punto 64 e la giurisprudenza ivi citata).
68      Nel caso di specie, risulta
dalle informazioni fornite dalla Repubblica italiana e dalla Commissione che,
alla data dell’udienza, gli impianti necessari per il trattamento – che
richiederà un tempo stimato in quindici anni – di un volume di 6 milioni
di tonnellate di rifiuti storici non erano ancora stati costruiti.
69      Inoltre, risulta dalle
informazioni fornite all’udienza che, nel corso dell’anno 2013, l’ultimo anno
per il quale sono disponibili dati ufficiali, sul totale dei rifiuti urbani
prodotti nella regione Campania, il 18,9% dei rifiuti urbani non differenziati
e il 19,9% dei rifiuti organici erano stati trattati al di fuori di tale
regione.
70      Tenuto conto dei dati
suddetti forniti dalla Repubblica italiana e dato che quest’ultima ha compiuto
la scelta, nell’ambito del suo piano di gestione dei rifiuti per la regione
Campania, di organizzare il recupero e lo smaltimento dei rifiuti su base
regionale, occorre constatare che, anche dopo la data di riferimento per la
constatazione dell’inadempimento, vale a dire il 15 gennaio 2012, la regione
Campania non disponeva ancora della capacità necessaria in termini di impianti
di trattamento per smaltire e recuperare una parte importante dei rifiuti
urbani prodotti in tale regione. In questa prospettiva, l’argomento della
Repubblica italiana secondo cui i dati presentati dalla Commissione riguardanti
le capacità mancanti di vari impianti di trattamento di rifiuti non sono
esatti, non può essere accolto.
71      Alla luce di tali elementi,
la Corte considera che la condanna della Repubblica italiana al pagamento di
una penalità costituisce uno strumento finanziario appropriato per garantire
l’esecuzione completa della sentenza Commissione/Italia (C‑297/08,
EU:C:2010:115) (v., in tal senso, sentenza Commissione/Grecia, C‑378/13,
EU:C:2014:2405, punto 50 e la giurisprudenza ivi citata).
72      Quanto all’ammontare e alla
forma di tale penalità, secondo una costante giurisprudenza della Corte, spetta
a quest’ultima, nell’esercizio del suo potere discrezionale, fissare la
penalità in modo tale che essa sia, da un lato, adeguata alle circostanze e,
dall’altro, proporzionata all’inadempimento accertato nonché alla capacità di
pagamento dello Stato membro interessato. Le proposte della Commissione
relative alla penalità non possono vincolare la Corte e costituiscono soltanto
un’utile base di riferimento. Allo stesso modo, orientamenti come quelli
contenuti nelle comunicazioni della Commissione non vincolano la Corte, ma
contribuiscono a garantire la trasparenza, la prevedibilità e la certezza
giuridica dell’azione condotta dalla stessa Commissione quando questa formula
proposte alla Corte. Infatti, nell’ambito di un procedimento fondato
sull’articolo 260, paragrafo 2, TFUE, relativo a un inadempimento che persista
da parte di uno Stato membro malgrado il fatto che questo stesso inadempimento
sia già stato constatato in una prima sentenza emessa ai sensi dell’articolo
226 CE o dell’articolo 258 TFUE, la Corte deve restare libera di
fissare la penalità da infliggere nell’importo e nella forma da essa ritenuti
adeguati per incitare tale Stato membro a porre fine all’omessa esecuzione degli
obblighi derivanti dalla suddetta prima sentenza della Corte (sentenze
Commissione/Grecia, C‑378/13, EU:C:2014:2405, punto 52, nonché
Commissione/Italia, C‑196/13, EU:C:2014:2407, punto 95 e la giurisprudenza ivi
citata).
73      Nell’ambito della valutazione
della Corte, i criteri da prendere in considerazione per garantire la natura
coercitiva della penalità ai fini dell’applicazione uniforme ed effettiva del
diritto dell’Unione sono, in linea di principio, la durata dell’infrazione, il
suo livello di gravità e la capacità di pagamento dello Stato membro
interessato. Per l’applicazione di tali criteri, la Corte è chiamata a tener
conto, in particolare, delle conseguenze dell’omessa esecuzione sugli interessi
pubblici e privati in gioco, nonché dell’urgenza dell’adempimento dei propri
obblighi da parte dello Stato membro interessato (v. sentenza
Commissione/Belgio, C‑533/11, EU:C:2013:659, punto 69).
74      Riguardo al livello di
gravità dell’infrazione, occorre considerare che, come espressamente ammesso
dalla Commissione, la situazione è leggermente migliorata rispetto a quella
constatata nella sentenza Commissione/Italia (C‑297/08, EU:C:2010:115)
pronunciata il 4 marzo 2010. La Commissione riconosce dunque che dei progressi
sono stati realizzati, evidenziando, in particolare, l’approvazione di un piano
regionale di gestione dei rifiuti ad opera delle autorità italiane, che hanno
cominciato ad attuarlo.
75      Se infatti la Corte aveva
constatato che, alla data del 2 marzo 2008, i rifiuti disseminati nelle
pubbliche strade in questa regione ammontavano a 55 000 tonnellate
(sentenza Commissione/Italia, C‑297/08, EU:C:2010:115, punto 103), la
Commissione fa adesso riferimento unicamente a episodi alquanto isolati
verificatisi nel corso di alcuni mesi negli anni 2010 e 2011, allorché il
quantitativo di rifiuti in attesa di trattamento dispersi per le strade di
Napoli ha oscillato tra le 1 000 e le 4 000 tonnellate. Tali episodi
non si sarebbero più ripetuti dopo l’anno 2011, il che non viene contestato
dalla Commissione.
76      Inoltre, tanto i dati
forniti dalla Repubblica italiana quanto quelli comunicati dalla Commissione
fanno riferimento ad una percentuale di raccolta differenziata nella regione
Campania per gli anni 2012 e 2013 superiore alla media europea. Secondo gli
elementi del fascicolo presentato alla Corte, tale evoluzione positiva è
proseguita anche nel corso dell’anno 2014. Da ciò risulta che importanti
progressi sono stati realizzati nel settore della raccolta differenziata.
77      Risulta altresì dal suddetto
fascicolo che la Repubblica italiana ha approvato investimenti rilevanti per
dare esecuzione alla sentenza Commissione/Italia (C‑297/08, EU:C:2010:115) ed
ha cooperato con la Commissione nel corso del procedimento.
78      Ciò premesso, da un lato,
come si è ricordato al punto 36 della presente sentenza, il mancato rispetto
degli obblighi risultanti dall’articolo 4 della direttiva 2006/12 deve essere
considerato particolarmente grave. Dall’altro, è pacifico che la Repubblica
italiana non ha ancora avviato la costruzione della maggior parte degli
impianti necessari all’istituzione di una rete adeguata e integrata di impianti
di smaltimento. In particolare, sulla base delle informazioni fornite in
occasione dell’udienza, una parte assai rilevante delle capacità necessarie di
trattamento in discarica e degli impianti necessari per il trattamento della
frazione organica, come definiti dalla Repubblica italiana, non è stata ancora
realizzata. Inoltre, non è stato costruito alcun nuovo impianto di
termovalorizzazione. Date tali circostanze, è giocoforza constatare che
l’infrazione è particolarmente grave.
79      Per quanto riguarda la
durata dell’infrazione, essa dev’essere valutata facendo riferimento non alla
data in cui la Commissione adisce la Corte, bensì a quella in cui la Corte
esamina i fatti (v. sentenza Commissione/Italia, C‑196/13, EU:C:2014:2407,
punto 102 e la giurisprudenza ivi citata).
80      Nel caso di specie, come
risulta dai punti da 68 a 70 della presente sentenza, la Repubblica italiana
non è riuscita a dimostrare che l’inadempimento constatato nella sentenza
Commissione/Italia (C‑297/08, EU:C:2010:115) è effettivamente cessato. È dunque
giocoforza constatare che, essendo persistito per più di cinque anni, l’inadempimento
imputato alla Repubblica italiana si è protratto per un periodo considerevole.
81      Al fine di determinare la
forma della penalità da infliggere ai sensi dell’articolo 260, paragrafo 2,
TFUE, la Corte è tenuta a prendere in considerazione vari fattori connessi
tanto alla natura dell’inadempimento di cui trattasi, quanto alle circostanze
della controversia in oggetto (sentenza Commissione/Italia, C‑196/13,
EU:C:2014:2407, punto 105).
82      Per quanto riguarda la
proposta della Commissione di infliggere una penalità a carattere degressivo,
occorre rilevare che, se invero, per garantire la piena esecuzione della
sentenza della Corte, la penalità deve essere pretesa nella sua interezza fino
al momento in cui lo Stato membro non abbia adottato tutte le misure necessarie
per porre fine all’inadempimento constatato, nondimeno, in certi casi
specifici, può ipotizzarsi una sanzione che tenga conto dei progressi
eventualmente realizzati dallo Stato membro nell’esecuzione dei suoi obblighi
(v., in tal senso, sentenze Commissione/Belgio, C‑533/11, EU:C:2013:659, punti
73 e 74 nonché la giurisprudenza ivi citata, e Commissione/Italia, C‑196/13,
EU:C:2014:2407, punto 106).
83      Nelle particolari
circostanze del caso di specie, e tenuto conto in particolare delle
informazioni fornite alla Corte dalla Repubblica italiana e dalla Commissione,
la Corte ritiene che non si debba fissare una penalità degressiva.
84      Per quanto riguarda la
periodicità della penalità, occorre stabilire quest’ultima su base giornaliera,
al fine di consentire a detta istituzione di valutare lo stato di avanzamento
delle misure di esecuzione della sentenza Commissione/Italia (C‑297/08,
EU:C:2010:115) rispetto alla capacità di trattamento dei rifiuti reputata
ancora necessaria dalla Commissione per ciascuna categoria di impianti al
giorno della pronuncia della presente sentenza sulla base dei dati oggettivi
messi a disposizione a tal fine dalla Repubblica italiana entro un termine di
30 giorni dalla data di tale pronuncia.
85      Alla luce di tali
circostanze e tenuto conto della necessità di incitare lo Stato membro in
questione a porre termine all’inadempimento addebitato, la Corte reputa
opportuno, nell’esercizio del suo potere discrezionale, fissare una penalità
giornaliera di EUR 120 000. Tale ammontare è suddiviso in tre parti,
ciascuna pari ad un importo giornaliero di EUR 40 000, calcolate per
categoria di impianti (discariche, termovalorizzatori e impianti di trattamento
dei rifiuti organici).
86      Alla luce dell’insieme delle
considerazioni che precedono, occorre condannare la Repubblica italiana a
pagare alla Commissione, sul conto «Risorse proprie dell’Unione europea», una
penalità di EUR 120 000 per ciascun giorno di ritardo nell’attuazione
delle misure necessarie per conformarsi alla sentenza Commissione/Italia (C‑297/08,
EU:C:2010:115), a partire dalla data della pronuncia della presente sentenza e
fino alla completa esecuzione della sentenza Commissione/Italia (C‑297/08,
EU:C:2010:115).
 Sulla somma forfettaria




87      Occorre ricordare, in
limine, che la Corte è legittimata, nell’esercizio del potere discrezionale che
le è attribuito nel settore di cui trattasi, ad infliggere, in via cumulativa,
una penalità ed una somma forfettaria (v. sentenza Commissione/Grecia, C‑378/13,
EU:C:2014:2405, punto 71 e la giurisprudenza ivi citata).
88      La condanna al pagamento di
una somma forfettaria e la determinazione dell’importo eventuale di tale somma
devono, in ciascun caso di specie, essere correlati al complesso degli elementi
pertinenti riguardanti tanto le caratteristiche dell’inadempimento constatato
quanto il comportamento specifico dello Stato membro interessato dal
procedimento avviato in base all’articolo 260 TFUE, il quale attribuisce
alla Corte un ampio potere discrezionale al fine di decidere in merito
all’irrogazione o meno di una siffatta sanzione e di determinare eventualmente
il suo importo (v. sentenza Commissione/Spagna, C‑184/11, EU:C:2014:316, punto
60 e la giurisprudenza ivi citata).
89      Date tali premesse, spetta
alla Corte, nell’esercizio del suo potere discrezionale, fissare l’importo di
tale somma forfettaria in modo tale che essa sia, da un lato, adeguata alle
circostanze e, dall’altro, proporzionata all’infrazione commessa (v., in tal
senso, sentenza Commissione/Italia, C‑196/13, EU:C:2014:2407, punto 117 e la
giurisprudenza ivi citata).
90      Nel novero dei fattori a tal
fine pertinenti figurano, in particolare, elementi quali la gravità
dell’infrazione constatata e il periodo durante il quale quest’ultima si è
protratta dopo la pronuncia della sentenza che l’ha constatata, nonché la
capacità di pagamento dello Stato membro di cui trattasi (v. sentenza
Commissione/Italia, C‑196/13, EU:C:2014:2407, punto 118 e la giurisprudenza ivi
citata).
91      Nella presente controversia,
le circostanze che devono essere prese in considerazione risultano,
segnatamente, dalle considerazioni esposte ai punti da 68 a 70 e da 74 a 80
della presente sentenza.
92      Occorre altresì tener conto
del fatto che, oltre alla presente causa che fa seguito alla mancata esecuzione
della sentenza Commissione/Italia (C‑297/08, EU:C:2010:115), alla Corte sono
state sottoposte più di 20 cause in materia di rifiuti che si sono concluse con
una constatazione di inadempimento, da parte del suddetto Stato membro, degli
obblighi ad esso incombenti in forza del diritto dell’Unione (v. sentenza
Commissione/Italia, C‑196/13, EU:C:2014:2407, punto 115)
93      Orbene, una simile
reiterazione di condotte costituenti infrazione da parte di uno Stato membro,
in un settore specifico dell’azione dell’Unione, costituisce un indicatore del
fatto che la prevenzione effettiva del futuro ripetersi di analoghe infrazioni
al diritto dell’Unione può richiedere l’adozione di una misura dissuasiva, come
la condanna al pagamento di una somma forfettaria (v. sentenza
Commissione/Italia, C‑196/13, EU:C:2014:2407, punto 116 e la giurisprudenza ivi
citata).
94      La Corte considera che
l’insieme degli elementi di fatto e di diritto caratterizzanti l’inadempimento
constatato è tale da richiedere, nella fattispecie, l’adozione di una misura
dissuasiva come la condanna al pagamento di una somma forfettaria (v. sentenza
Commissione/Belgio, C‑533/11, EU:C:2013:659, punto 61 e la giurisprudenza ivi
citata).
95      Alla luce di quanto precede,
la Corte considera di valutare equamente le circostanze del caso di specie
fissando ad EUR 20 milioni l’importo della somma forfettaria che la
Repubblica italiana dovrà versare.
96      Di conseguenza, occorre
condannare la Repubblica italiana a pagare alla Commissione, sul conto «Risorse
proprie dell’Unione europea», una somma forfettaria di EUR 20 milioni.
Sulle spese
97      A norma dell’articolo 138,
paragrafo 1, del regolamento di procedura della Corte, la parte soccombente è
condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Poiché la Commissione ha
chiesto la condanna della Repubblica italiana e l’inadempimento è stato
constatato, occorre condannare detto Stato membro alle spese
Per questi motivi, la
Corte (Terza Sezione) dichiara e statuisce:
1)      Non
avendo adottato tutte le misure necessarie che l’esecuzione della sentenza
Commissione/Italia (C‑297/08, EU:C:2010:115) comporta, la Repubblica italiana
ha violato gli obblighi che le incombono in virtù dell’articolo 260, paragrafo
1, TFUE.
2)      La
Repubblica italiana è condannata a pagare alla Commissione europea, sul conto
«Risorse proprie dell’Unione europea», una penalità di EUR 120 000
per ciascun giorno di ritardo nell’attuazione delle misure necessarie per
conformarsi alla sentenza Commissione/Italia (C‑297/08, EU:C:2010:115), a
partire dalla data della pronuncia della presente sentenza e fino alla completa
esecuzione della sentenza Commissione/Italia (C‑297/08, EU:C:2010:115).
3)      La
Repubblica italiana è condannata a pagare alla Commissione europea, sul conto
«Risorse proprie dell’Unione europea», una somma forfettaria di EUR 20
milioni.
4)      La
Repubblica italiana è condannata alle spese.


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