Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”


Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..

“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “

Pino Ciampolillo


domenica, luglio 26, 2015

rinascita-di-isola: Corte Dei Conti Regione Sicilia Bilancio 2011 e 2012 Scioglimento c.c. Isola Delle Femmine Corte Dei Conti Bilancio 2008

Corte Dei Conti Regione Sicilia Bilancio 2011 e 2012 Scioglimento c.c. Isola Delle Femmine Corte Dei Conti Bilancio 2008



BILANCIO 2012 PREVISIONE CONSUNTIVO GLI ATTI DELLA GESTIONE FINANZIARIA ISOLA DELLE FEMMINE RAGIONIERE TABONE


CORTE DEI CONTI CONSUNTIVO BILANCIO 2009 ATO RIFIUTI

BILANCIO PREVISIONE CONSUNTIVO 2012 GESTIONE SPESE ISOLA DELLE FEMMINE 
BILANCIO PREVENTIVO CONSUNTIVO 2012 QUADRO RIASSUNTIVO COMPETENZA 2012 ISOLA DELLE FEMMINE 
BILANCIO PREVISIONE CONSUNTIVO 2012 GESTIONE SPESE ISOLA DELLE FEMMINE 
BILANCIO PREVISIONE CONSUNTIVO 2012 RELAZIONE REVISORI DEI CONTI ISOLA DELLE FEMMINE
BILANCIO PREVISIONE CONSUNTIVO 2012 GESTIONE SPESE ISOLA DELLE FEMMINE 
BILANCIO PREVENTIVO CONSUNTIVO 2012 QUADRO RIASSUNTIVO COMPETENZA 2012 ISOLA DELLE FEMMINE 
BILANCIO PREVISIONE CONSUNTIVO 2012 GESTIONE SPESE ISOLA DELLE FEMMINE 
CORTE DEI CONTI CONSUNTIVO BILANCIO 2009 ATO RIFIUTI

BILANCIO 2012 PREVISIONE CONSUNTIVO GLI ATTI DELLA GESTIONE FINANZIARIA ISOLA DELLE FEMMINE RAGIONIERE TABONE


Corte Dei Conti Regione Sicilia Bilancio 2011 e 2012 Scioglimento c.c. Isola Delle Femmine Corte Dei Conti Bilancio 2008



CONTABILITA' ENTI LOCALI RESIDUI ATTIVI E PASSIVI BILANCI 2015 Dlgs_118-2011_coordinato_con_il_Dlgs_126-2014.
CORTE DEI CONTI REGIONE SICILIA 2014 requisitoria_procura_generale_appello_es_2014


ISOLA DELLE FEMMINE REENDICONTO 2012 CORTE DEI CONTI Deliberazione n. 174.2014.PRSP E DELIBERA 128 2013 rendiconto 2011 e bilancio di previsione 2012




I paradossi siciliani: l’intercettazione ‘malandrina’ che non c’è ha rimesso in sella Crocetta! Giulio 

Ambrosetti [25 Jul 2015 |
Crocetta, detto anche Saro da Gela, somiglia sempre più all’Enrico IV di pirandelliana memoria: ha “scrollato dalle fondamenta” quasi tutta la Sicilia, seminando macerie e disperazione. Il PD siciliano appoggia la 'lucida follia' crocettiana, temendo la punizione delle urne. Ad aiutare l’Attila siculo ci si è messa un’intercettazione che non si trova. Ma prima o poi Renzi e Faraone si ‘vendicheranno’…

Scrive Luigi Pirandello nell’Enrico IV: “Trovarsi davanti a un pazzo sapete che significa? Trovarsi davanti a uno che vi scrolla dalle fondamenta tutto quanto avete costruito in voi, attorno a voi, la logica di tutte le vostre costruzioni”. Il protagonista di questo dramma - un nobile dei primi del ‘900 - chiamato a impersonare Enrico IV, sbatte la testa cadendo da cavallo a causa di un tranello tesogli dal suo avversario in amore. E da allora, per 12 lunghi anni, crederà di essere Enrico IV. Non sappiamo cosa sia successo a Rosario Crocetta, ma anche lui ha qualcosa in comune con il protagonista del dramma di Pirandello.
Paragone fuori luogo? Non esattamente. Da due anni e otto mesi Crocetta crede di essere il padrone assoluto della Sicilia e dei siciliani. In questo ruolo sta “scrollando dalle fondamenta” tutto quanto i siciliani hanno costruito intorno a loro. Non c’è settore della vita pubblica siciliana che non sia stato toccato dall’ala gelida dei governi Crocetta, uno più dannoso dell’altro. I Comuni sono al collasso, le Province fallite, l’agricoltura allo sbando, l’industria scomparsa, il commercio langue, le esportazioni sono crollate, il Prodotto Interno Lordo (PIL) è in picchiata. La Formazione professionale, semplicemente, non c’è più, in attesa di regalare i fondi europei di questo settore ai ‘prenditori’ (pardon, agli ‘imprenditori’ amici & compari di Crocetta e del senatore Giuseppe Lumia). Le politiche attive del lavoro sono scomparse (i primi tirocini formativi dovrebbero partire in questi giorni dopo due anni e 8 mesi di vuoto). L’acqua è ancora nelle salde mani dei privati. I rifiuti giacciono nelle strade di tante città dell’Isola, mentre le discariche trionfano, inquinano l’ambiente e fanno arricchire i privati (anche loro, neanche a dirlo, amici & compari di Crocetta & Lumia). Decine di migliaia di persone, grazie ai governi Crocetta, hanno perso il lavoro. La sanità siciliana è al delirio, massacrata da tagli incredibili (soldi in parte trafugati dal governo nazionale con la connivenza del governo regionale, come vi abbiamo raccontato qui). Tutto va a rotoli, nella Sicilia dei governi Crocetta.        
Nessuno, in Sicilia, sopporta questo presidente della Regione, ad eccezione della maggioranza dei deputati del Parlamento siciliano che, per questioni di grande ‘nobiltà politica’, lo mantengono alla guida di un’Isola che affonda giorno dopo giorno. Derubata da un governo nazionale al quale Renzi e i partiti che lo sostengono, a cominciare dal PD, ‘reggono il sacco’. Lo tengono a Palazzo d’Orleans - la sede di Palermo della presidenza della Regione - non perché lo amino, ma perché se lo mandano a casa, beh, debbono andare a casa anche loro, perdendo la diaria parlamentare. Così Crocetta rimane, contro ogni logica. E, soprattutto, contro la volontà dei siciliani non lo sopportano più.
In verità, circa una settimana fa, il governatore sembrava fuori gioco. Il suo ‘siluramento’ veniva dato per certo. Poi è successo qualcosa che, paradossalmente, l’ha rilanciato. E successo che il settimanale L’Espresso ha pubblicato un’intercettazione nella quale il presidente parla con il suo medico personale, Matteo Tutino, diventato ‘casualmente’ primario di uno degli ospedali pubblici più importanti di Palermo. Nell’intercettazione Tutino dice a Crocetta che Lucia Borsellino, fino a qualche settimana fa assessore regionale alla Salute, avrebbe dovuto fare la fine del padre, cioè del giudice Paolo Borsellino. Parole incredibili, se pronunciate. Perché, fino ad oggi, l’intercettazione non si è materializzata. E, quel che è peggio, è stata smentita dai magistrati.
Crocetta, circa una settimana fa, è rimasto nella ‘graticola’ mediatica per circa 12 ore. Tutti, per mezza giornata, hanno dato per buona l’intercettazione. E tutti - compreso chi scrive - ha pensato che Crocetta sarebbe andato a casa. Poi è arrivata la smentita dei magistrati. E da allora il futuro di Crocetta è cambiato in meglio. In questa storia sembra che una ‘mano invisibile’ stia lavorando per tutelare l’attuale governatore. Prima dell’intercettazione ‘malandrina’ che non si trova (e che secondo i magistrati è una “bufala”), infatti, Crocetta e il suo governo sembravano al capolinea. Una decina di giorni prima dell’intercettazione, in un proprio ‘flusso di coscienza’ postato su facebook, Crocetta ne ha dette di tutti i colori a Davide Faraone, parlamentare nazionale del PD, sottosegretario di Stato e, soprattutto, braccio destro di Renzi in Sicilia. Un attacco pesantissimo, quello di Crocetta a Faraone. Scritto, per l’appunto, da un personaggio che, come il già citato protagonista dell’Enrico IV di Pirandello, pensa di essere non soltanto il padrone della Sicilia, ma anche l’uomo capace di mettere in riga il protagonista di “enricostaisereno”. Perché l’attacco, violentissimo, sferrato da Crocetta a Faraone è stato anche, piaccia o no, un attacco a Renzi.
Qui torniamo al protagonista dell’Enrico IV di pirandelliana memoria. Un personaggio che ha due volti: per dodici anni dopo la caduta da cavallo il protagonista del dramma pirandelliano crede veramente di essere Enrico IV; dopo torna ad essere normale, ma finge di essere ancora pazzo. Anche in questo caso, c’è una similitudine tra Crocetta e il protagonista del dramma di Pirandello? In altre parole: il governatore dell’Isola ha attaccato Faraone e Renzi perché pensa ancora di essere il padrone della Sicilia e dei siciliani? O l’ha fatto fingendo di essere andato di testa?
Il dato certo è che l’ha fatto. E che, a rigor di logica, per un uomo politico come Renzi che si ispira al Duca di Valentino, l’azione di Crocetta non poteva passare ‘invendicata’. Poi è arrivata l’intercettazione ‘malandrina’ che, per dodici ore, è sembrata quasi un catalizzatore della volontà renziana di mandare a casa Crocetta. Invece… Invece, ‘assolto’ da un’intercettazione che fino ad oggi, come già ricordato, non si è materializzata, Crocetta, detto anche Saro da Gela, è uscito paradossalmente rafforzato. E sostenuto dai deputati del Parlamento siciliano, felici di non dover andare a casa con due anni di anticipo. Insomma, sembrava in ‘sella senza cavallo’: e invece l’intercettazione malandrina gli ha riportato il cavallo e Saro da Gela è di nuovo in sella. Cose da pazzi (o da Enrico IV: fa lo stesso, no?).  
Crocetta, in queste ore, è tornato a spatuliare (tradotto: ad autocelebrarsi tirando fendenti a destra e a manca). Faraone, che nelle ore ‘calde’ (le dodici ore in cui l’intercettazione sembrava esserci) aveva chiesto la sua testa, ha dovuto fare macchina indietro. Idem Renzi, che non ha potuto utilizzare il suo “rosariostaisereno”. Non solo. Mentre Saro da Gela ‘spatulia’, Renzi e Faraone, con la coda in mezzo alle gambe, hanno fatto sapere alla stampa che ci sono pronti 500 milioni di euro per la Regione siciliana. Ovviamente, il Munculpop renziano fa sapere che si tratta di un regalo speciale. Evitando di dire che questi 500 milioni - che in realtà, come vedremo, sono solo 200 milioni di euro - sono appena un trentesimo dei soldi che lo stesso governo Renzi ha scippato alla Regione siciliana.
Insomma, come fu e come non fu, Renzi e Faraone - davanti a Saro da Gela che parla di congiure massoniche ai suoi danni, raccontando, perfino, che stava per togliersi la vita via internet (il melodramma ai tempi della rete…) - sono stati costretti a ‘cacciare’ 200 milioni di euro per consentire alla Regione siciliana di arrivare fino a dicembre. Questi 200 milioni - che dovrebbero diventare 300 con l’aggiunta di altri 100 milioni che sono già della Sicilia, ma che Renzi e il suo Minculpop faranno passare per ‘donazione romana’ - dovrebbero risolvere i problemi di ‘cassa’ sino a fine anno.
Sarà così? Secondo noi, no. A nostro modesto avviso, con questi 300 milioni di euro alcune categorie sociali rimarranno comunque all’asciutto. Ma se ne accorgeranno a ottobre-novembre, se andrà bene anche a dicembre. Chi è che non verrà pagato? A nostro modesto avviso non c’è la copertura finanziaria sino a fine anno per gli ex Pip di Palermo; non c’è la copertura finanziaria sino a fine anno per gli operai della Forestale (che intanto verranno fatti lavorare nel servizio antincendio con l’impegno che verranno pagati a fine autunno); e non c’è la copertura finanziaria per i 24 mila precari degli enti locali.
Saro da Gela, insomma, ‘navigherà a vista’ per altri quattro-cinque mesi. E poi? La Regione siciliana, nel prossimo Bilancio (quello del 2016), dovrà partire con un ‘buco’ di un miliardo e 800 milioni circa da coprire. A questo punto il pallino tornerà nelle mani di Renzi. Con i due possibili scenari. Il primo scenario è quello che Crocetta e il PD siciliano si augurano: il capo del governo concederà alla Sicilia ciò che ha già concesso alla Regione Piemonte: e cioè la possibilità di dilazionare la copertura del ‘buco’ di questo miliardo e 800 milioni di euro in dieci anni (alla Regione Piemonte è stata concessa la possibilità di dilazionare il proprio ‘buco’ finanziario in nove anni). In questo caso, il governo Crocetta potrà redigere il Bilancio 2016 e il Parlamento siciliano potrà approvarlo. E si andrà avanti per un altro anno e, forse, sino alla fine della legislatura, prevista nella primavera del 2017.   
Ma c’è un secondo scenario: il default. Ovvero niente via libera, da parte di Roma, per dilazionare la copertura del ‘buco’ da un miliardo e 800 milioni di euro in dieci anni e fallimento della Regione siciliana. In questo caso Crocetta e i deputati del Parlamento dell’Isola andranno a casa. Questo secondo scenario prevede due possibili sbocchi: nuove elezioni regionali 90 giorni dopo il fallimento della Regione o il commissariamento.
Che farà Renzi? La decisione dovrà prenderla in sede di approvazione della legge di stabilità nazionale, verosimilmente tra ottobre e dicembre. Il primo scenario - il proseguimento del governo Crocetta, magari sino alla fine della legislatura, avrebbe un costo per il governo Renzi: il mantenimento del Parlamento siciliano per un altro anno o, addirittura, per due anni. La cosa non è impossibile, anche se dobbiamo ricordare che l’Italia di Renzi - al di là della volontà, vera o presunta, del Presidente del Consiglio, di ridurre le tasse - deve effettuare, entro dicembre, una manovra da 18-20 miliardi di euro. A meno che la signora Merkel non faccia all’Italia lo ‘sconto’ di questa somma, gl’italiani dovranno essere salassati di altri 18-20 miliardi di euro. In questo scenario non sembra credibile che il governo Renzi lasci vivere un altro anno di legislatura il Parlamento siciliano.
Anche perché, ormai, in Sicilia, come si usa dire dalle nostre parti, un c’è chiù nienti na ‘a casa vacanti: che tradotto significa: Renzi non ha più cosa depredare dal Bilancio della Regione siciliana visto che, grazie al Crocetta e al PD siciliano, il capo del governo si è già preso tutto quello che si poteva prendere: 5 miliardi di euro circa di un contenzioso già vinto dalla Regione davanti la Corte Costituzionale (il ‘patto scellerato’ firmato nell’estate dello scorso anno da Crocetta), 600 milioni all’anno di ‘pizzo’ sulla sanità, trattenute IVA, trattenute IRPEF e via continuando con gli scippi.
Con molta probabilità, Renzi, tra ottobre e dicembre, potrebbe decidere di mandare a casa Crocetta e il Parlamento siciliano. Anche perché Renzi non può lasciare ‘invendicato’ l’affronto subito da Faraone, preso a pesci in faccia da Saro da Gela. L’onore di Faraone va ‘lavato’ con la testa di Crocetta. Insomma, molto difficilmente, a nostro modesto avviso, Renzi e faraone non si toglieranno il ‘testale’, come si usa dire in Sicilia quando si presenta il ‘conto’ a chi si è “allargato assai”: e Crocetta si è veramente “allargato assai”, dicendone di tutti i colori a Faraone.   
Di più: a dicembre, in Sicilia, sono previsti altri due disastri finanziari che riguardano i circa 390 Comuni dell’Isola e le nove Province. Roma ha imposto alla Sicilia l’applicazione del Decreto legislativo 118 del 2011. Semplificando, ciò significa che tutti i Comuni saranno costretti a fare chiarezza su residui passivi (somme impegnate ma non utilizzate) e residui attivi (entrate in tanti casi fittizie, ma iscritte nei bilanci dei Comuni). A questo si aggiunge il “controllo analogo” sulle società comunali: in pratica, i bilanci di tutte le società dei Comuni dovranno essere inseriti nei rispettivi bilanci comunali. Le due cose - manovra sui residui (soprattutto sui residui attivi) e “controllo analogo” determineranno l’impossibilità, per molti Comuni dell’Isola, di redigere e approvare i propri bilanci (gli amministratori dei Comuni di Palermo, Catania e Messina, con il controllo analogo, dovrebbero ballare la Samba…). A nostro modesto avviso, nulla avviene casualmente. Guarda caso, l’applicazione del Decreto 118, nel Maggio di quest’anno, con la legge di stabilità regionale, era stata rinviata al prossimo anno. Ma nel Luglio scorso il governo nazionale ha cambiato opinione. E il Parlamento siciliano ha obbedito cambiando la legge. Sempre a nostro modesto avviso, a Dicembre non escludiamo l’ecatombe in tanti Comuni siciliani…Cioè fallimenti su fallimenti per impossibilità di approvare i bilanci 2015.
Un altro paradosso riguarda le Province. Che governo Crocetta e Parlamento siciliano hanno terremotato con una legge che, forse, è ancora più demenziale di chi l’ha voluta e approvata. Il risultato è che le nove Province dell’Isola sono state commissariate in attesa del completamento di una riforma che - ammesso che venga approvata dal Parlamento siciliano - risulterà inutile. Qui arriviamo, per l’appunto, al già accennato paradosso. Il Governo Renzi, sempre a caccia di soldi per far ‘galleggiare’ l’Italia nella grande Unione Europea dell’Euro, ha stabilito che anche le Province siciliane dovranno contribuire al ‘risanamento’ dell’Italia (cioè a fare arricchire la Germania della signora Merkel a spese degl’italiani).
Il problema è che il governo Crocetta ha lasciato le nove Province regionali senza soldi. Ma il governo Renzi, che ha ridotto i trasferimenti alle Province dell’Isola, si è accorto che il contributo che chiede alle stesse Province dell’Isola commissariate è maggiore dei trasferimenti previsti per le stesse Province. Così il governo Renzi ha inventato una formula linguistico-contabile che nessuno fino ad oggi conosceva: il “contributo negativo”: siccome in alcuni casi, il contributo che le Province siciliane dovrebbero versare per il ‘risanamento’ dell’Italia è maggiore dei trasferimenti dello Stato alle stesse Province (trasferimenti, per inciso, ridotti al lumicino), ecco che il contributo dello Stato alle Province siciliane diventa ‘negativo’: sono le Province dell’Isola che debbono dare soldi allo Stato! Ma che soldi debbono dare se sono al verde e non hanno nemmeno i soldi par pagare i propri dipendenti? Per pagare il governo Renzi non è da escludere che alcune Province dell’Isola - Palermo in testa, ma non solo - debbano mettere in vendita i propri beni immobili!
Non solo. Non potendo approvare i bilanci triennali per mancanza di soldi, le nove Province siciliane vorrebbero approvare un bilancio annuale: ma questo andrebbe contro la legge. Se ciò avverrà, l’impugnativa dovrebbe essere quasi automatica. Ma dicono che l’attuale assessore alle Autonomie locali, Giovanni Pistorio, è convinto che, alla fine, la Corte Costituzionale gli darà ragione.
Tirando le somme, a dicembre si potrebbe determinare una condizione mai verificatasi nella storia dell’Autonomia siciliana: Regione in default, tanti Comuni in default e Province in default. Per questo, a nostro avviso, il commissariamento della Regione potrebbe risolvere un sacco di problemi. Commissariamento che non è impossibile. Anche perché andare al voto, per il PD e, in generale, per il centrosinistra siciliano sarebbe un mezzo suicidio: dopo tutto quello che hanno combinato Crocetta e i suoi governi, i siciliani non dovrebbero votarli con piacere… Anzi. Ma rinviare l’appuntamento con gli elettori con un commissariamento rimanderebbe solo un epilogo amaro. L’unico punto positivo è che, con il commissariamento, Renzi risparmierebbe un po’ di soldi: e siccome l’Italia è in ‘bolletta’, al di là delle favole che racconta il nostro Presidente del Consiglio, risparmiare sulla Sicilia, bloccando per un anno, o forse due anni, la democrazia, potrebbe essere una soluzione.
Certo, bloccare la democrazia in Sicilia mentre la stessa Sicilia esprime il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il presidente del Senato, Piero Grasso, con la presidente della Camera, Laura Boldrini eletta nell’Isola, sarebbe paradossale: paradossale e pirandelliano come l’Enrico IV-Crocetta. Ma in un’Italia con un debito pubblico che, nonostante i grandi sacrifici imposti agl’italiani negli ultimi tre anni (Imu e tasse di tutti i tipi), aumenta al ritmo di quasi 100 miliardi di euro all’anno. Il debito pubblico italiano era pari a mille e 900 miliardi di euro con il governo Monti: oggi supera i 2 mila e 200 miliardi di euro: quasi otto volte il debito pubblico greco, con la ‘grande informazione’ italiana che, invece di contestare il calcolo truffaldino del debito pubblico e il gioco altrettanto truffaldino dello spread, continua a ripetere che “in Italia servono altri sacrifici” e che la “ripresa è iniziata”. L’Europa dell’Euro sta rovinando l’Italia, con molta probabilità per far a ‘spezzatino’ e venderla pezzo per pezzo a prezzi da liquidazione. In questo contesto iniziare da una Sicilia prima derubata e commissariata non sarebbe un finale da escludere. Anzi. 


Lucia Borsellino? Non ha mai mosso un dito per difendere la sanità siciliana! 
Massimo Costa 20 Jul 2015

I dubbi sull’operazione e tenaglia contro Crocetta. Attaccato dal Gruppo L’Espresso-La Repubblica “che scaricò Lombardo dopo la nota vicenda dei termovalorizzatori”. E l’affondo sull’ex assessore Lucia Borsellino che non ha fatto nulla per interrompere lo scippo dei fondi che lo Stato, dal 2009, toglie alla Sicilia

Ho sempre parlato della Sicilia, ma in queste settimane, tutto sommato, ho preferito tacere. Negli anni ho imparato a fiutare i depistaggi, le campagne di linciaggio a mezzo stampa, le armi di distrazioni di massa. L’uomo della strada ha il diritto di abboccare come il pesciolino all’amo; chi fa commenti politici no, non glielo perdono, deve avere intelligenza politica nel “capire” quello che sta realmente succedendo. E soprattutto deve avere coraggio; coraggio di dire quello che ha capito anche se è impopolare. Se non lo dice è complice. Se lo dice magari è accusato di vaneggiare, di essere complottista, proprio da coloro che la denuncia colpisce. È un rischio che va comunque corso. Il silenzio, in questo caso, equivale all’omertà, e io non posso permettermelo.
Non ho scritto un rigo sul vero o presunto “sbiancamento”. Non era solo pudore, forse anche. Prendetemi per persona un po’ all’antica, ma quando la dialettica politica scende a questo livello, per istinto preferisco tacere. L’argomento “obliquo” sulle vere o presunte debolezze estetico-anali lo trovo un colpo “sotto la cintura” (ora ci vuole), una mossa umanamente scorretta, quasi disumana: notizie inventate, probabilmente, da un giornalismo cialtrone, forse prezzolato. La dialettica politica stravolta dal linciaggio umano, volutamente “omofobo”. Tra parentesi, quello vero, non quello millantato dai sostenitori di una nota ideologia globalizzante che criminalizza tutti coloro che legittimamente hanno il diritto di pensarla in modo diverso.
Avrei dovuto essere contento del linciaggio personale di Rosario Crocetta, senza dubbio il peggiore Presidente della Regione mai avuto dalla Sicilia. Un modo come un altro per sbarazzarsi di lui. Ma ho taciuto perché le scorrettezze non mi piacciono, neanche quando sono rivolte ad un mio nemico. Se si accettano le scorrettezze come mezzo di comunicazione politica, prima o poi colpiranno anche noi.
E poi è arrivato lo “scoop” sull’avallo alla indecente espressione mafiosa attribuita al Dottor Matteo Tutino. Ma è proprio lì che mi sono arrestato, che ho “fiutato” la distrazione di massa. Che bel colpaccio! Tutino, oggi la corruzione personificata, che augura la morte alla figlia di Borsellino, una icona sacra della Sicilia che ha lottato la mafia, e Crocetta imbarazzato che tace…
Nel merito la frase, anche il soltanto averla pensata, è semplicemente indecente. Secondo me chi l’ha pensata appartiene alla stessa genia di coloro che il Dottor Paolo Borsellino lo hanno voluto morto per davvero. Ricordo di aver letto da qualche parte di un’intercettazione di Riina che diceva, a proposito di Borsellino, “Quello non lo abbiamo ucciso noi”. Poi ricordo di una trattativa Stato-mafia (vera o presunta, deciderà la storia) e io un’idea sulla morte di questo eroe siciliano me la sono fatta, diversa dalla vulgata che ci viene approntata. Ma non entriamo nel merito di quella frase.
Andiamo oltre, per favore, studiamo gli effetti “mediatici” più probabili di questo scoop. Crocetta ora è cattivo, peccatore, colpevole di non aver difeso la figlia di quell’eroe, che adesso diventa circondata da un’aura di martirio e di santità. Il PD, specie quello nazionale, si smarca dal “suo” Presidente. Il PD regionale, invece, ha la vista più corta e ha problemi di Bostik con le poltrone di deputato. Nel polverone sembra quasi che Crocetta, perfido e cattivone, in questi anni abbia governato da solo. Che il PD non abbia fatto altro che fare opposizione. Il PD rinnovato, quello di Davide Faraone, ora può presentarsi ai Siciliani con le carte in regola, vergine, a chiedere il voto per buttare fuori i fanfaroni dell’antimafia “finta” a favore di quella “vera”. E giustizia finalmente sarà fatta.
Del resto, se non si facesse così, il malgoverno democratico della Sicilia, che dura sostanzialmente dal 2008, dall’appoggio esterno a Raffaele Lombardo, rischia di trascinare il partito nella polvere dell’irrilevanza e del discredito generale. Il 2017 arriverà, prima o poi, e sarà la fine per sempre per il PD in Sicilia. E non solo per il PD, ma lo potrebbe essere anche per quegli interessi forti, da sfruttamento selvaggio dell’Isola, che da sempre questo partito globalista ha rappresentato. Bisogna inventarsi qualcosa ora, magari rischiando un po’, per rifarsi la verginità. E quale migliore occasione che quella di nascondersi dietro ad una sacra icona?
Ecco, io vedo tutto questo, e mi sembra quasi ovvio. Lo “scoop” esce sul settimanale di De Benedetti, lo stesso imprenditore che scaricò Lombardo dopo la nota vicenda dei termovalorizzatori, lo stesso settimanale del Gruppo L’Espresso-La Repubblica che da dieci anni circa ha inaugurato la sua personalissima guerra istituzionale contro lo Statuto speciale, colpevole, per le macerie che ne restano, di non favorire un saccheggio ancora più indiscriminato della Sicilia. Fonte sospetta e tempismo sospetto: pochi giorni prima dell’anniversario della morte di Borsellino. O forse polpetta avvelenata data allo stesso settimanale da chi sapeva che non avrebbero resistito alla tentazione di pubblicarla, per le ragioni che sappiamo. Non so con esattezza, ma questo è dettaglio di cui si occuperà la Procura.
Ora, a scanso di equivoci, se Crocetta togliesse il disturbo gliene saremmo tutti grati. Ma il giorno in cui decidiamo che le legislature in Sicilia sono soggette ai voleri di un settimanale nazionale stiamo freschi. Domani diranno che al telefono Massimo Costa inneggiava ai tempi di Totò Riina, e il giorno dopo Mentana dirà a La 7 che “non c’è ragione di dubitare”. Il principio mi pare pericolosissimo. Fate un po’ voi.
E poi c’è una cosa che non va e che voglio dire apertamente facendo, al solito, l’antipatico. Da un paio di legislature a venire qui (almeno) si usano i parenti dei morti per farsi il certificato antimafia. Vi pare giusto? Nel 2006 la sinistra schierò Rita Borsellino. Nel 2008 i 5 Stelle “ante litteram” Sonia Alfano. Dopo il 2008 Lombardo si circondò di magistrati e parenti di vittime della mafia (ma a quanto pare non gli ha portato bene): la Caterina Chinnici alle autonomie, la Borsellino (Lucia, sì, questa) come dirigente generale della Sanità.
Non so se è tanto competente in materia sanitaria. Forse sì. Ma penso con disappunto all’ingiustizia che certamente sarà stata compiuta nei confronti di dirigenti, magari più oscuri per cognome, ma che forse non avrebbero servito peggio la ‘macchina’ regionale.
Lucia Borsellino nella tecnocrazia di Lombardo, ma poi soprattutto il salto di qualità con Crocetta: assessore, per diversi anni, fino alle sofferte dimissioni. Dell’antimafia Crocetta ne ha fatto una macchietta parossistica. Il fratello dell’ex assessore dice che in questi anni ha “portato la croce”. Poveretta. Chissà che fatica fare l’assessore regionale con Crocetta per tutto questo tempo. Io proporrei un indennizzo aggiuntivo per ripagarla da questa umana sofferenza. Ora, che la barca sta affondando, scende tranquilla dall’imbarcazione fra gli applausi. E diventa subito Santa Lucia.  Posso dire che non ci sto?
Dov’era, assessore, quando si siglava l’accordo truffa con lo Stato, accordo che costringe la sanità siciliana a tirare ancor di più la cinghia? Ha mai fatto qualcosa per farsi dare dallo Stato quelle accise con le quali lo Stato stesso aveva detto di finanziare il maggior accollo di spesa sanitaria dalla Regione? Lo sa che, con quelle imposte negate dallo Stato, pur essendo previste da una legge finanziaria dello stesso Stato, la Regione non avrebbe contratto altri debiti, non si sarebbe dovuto tagliare ancora su ospedali, punti nascita, etc.? Pensandoci bene si capisce perché oggi è “santa”: non ha mai mosso un dito per difendere la Sicilia e, questo, al di là dello Stretto, frutta medaglie al valore.
Crocetta vada a casa, ma per i motivi veri. Che sono soprattutto quello di aver regalato risorse e prerogative della Sicilia in cambio di niente. Crocetta ha affondato la Sicilia con la complicità di 90 persone che avrebbero potuto mandarlo a casa il primo giorno, quando era senza maggioranza. E invece sono ancora là, tutti là.
Adesso facciano una buona legge elettorale e si sciolgano immediatamente. E, per favore, chiudiamo anche la stagione delle icone antimafia. Le virtù non sono ereditarie. Mio padre è bravissimo in matematica e informatica, io le sopporto a malapena.
La Sicilia ha bisogno oggi - lo ripeto - di un Parlamento e di un Presidente indipendenti da Roma e, se sarà possibile, anche indipendentisti. Il resto sono chiacchiere da mezza estate.


MISTERI SICILIANI: CROCETTA-TUTINO, DEFAULT, AUTOSTRADA PA-CT, CANNETO DI CARONIA…
Giulio Ambrosetti
[17 Jul 2015 |

Osservati ad uno ad uno, questi fatti significano casualità, fatalità, errori. Ma visti nell’insieme questi misteri siciliani ‘disegnano’ uno scenario inquietante. E come se una forza misteriosa - una mano invisibile - lavori per gettare la Sicilia nel caos. Perché? Per favorire chi? “Servizi segreti” come ha detto ieri il deputato Vincenzo Vinciullo?  

Si può provare a mettere insieme gli accadimenti, in verità un po’ strani, che vanno in scena in questi giorni in Sicilia? Cominciando dalle intercettazioni pubblicate dal settimanale L’Espresso sul dialogo tra il presidente Rosario Crocetta e il medico Matteo Tutino, vicenda che presenta ancora lati oscuri che ci auguriamo vengano chiariti in tempi rapidi. Ponendo l’accento anche su altri fatti strani - o misteriosi - come li ha definiti qualcuno. Ci riferiamo alla crisi finanziaria della Regione. Al ciclone, sempre finanziario, che si potrebbe abbattere su Comuni e Province. All’allarme stipendi che potrebbe esplodere negli uffici della Regione siciliana per via di certi fatti, un po’ kafkiani, legati alla società Sicilia e. Servizi. O ad altri fatti non facilmente spiegabili che vanno in scena lungo l’autostrada Palermo-Catania colpita da una frana. Autostrada interrotta che, dopo oltre tre mesi, registra, da parte delle ‘autorità’, un inquietante nulla di fatto.
Che sta succedendo in Sicilia? Certi accadimenti strani, se visti ad uno ad uno, significano poco o nulla. Ma se inquadrati nel loro insieme ‘disegnano’ uno scenario che deve fare riflettere.
Cominciamo con le parole - vere o presunte - che il dottore Tutino avrebbe pronunciato al telefono con il presidente Crocetta. Ieri, per oltre dodici ore, sono state date per vere “oltre ogni ragionevole dubbio”. I politici di tutta Italia, con in testa le due più alte cariche di quello che resta dello Stato italiano, presidente della Repubblica (Sergio Mattarella) e presidente del Senato (Piero Grasso) hanno fatto a gara per dare solidarietà all’ex assessore regionale, Lucia Borsellino (e in molti casi darle in testa al presidente Crocetta).
Nel pomeriggio, grosso modo all’ora del the, la Procura della Repubblica di Palermo ha smentito l’esistenza di un’intercettazione nella quale il dottore Tutino dice a Crocetta che Lucia Borsellino dovrebbe fare la fine del padre. La Procura non ha smentito l’inchiesta: ha smentito il contenuto dell’intercettazione pubblicata dal settimanale L’Espresso. Che ha replicato ribadendo che l’intercettazione c’è. Oggi, a Dio piacendo, si dovrebbe capire qualcosa in più. O almeno così si spera.
In attesa di capire che cosa succederà, non possiamo non segnalare il grande caos di ieri. Sotto questo profilo, a noi sono sembrate molto centrate le dichiarazioni del capogruppo del PD al Parlamento siciliano, Antonello Cracolici. Il quale dice: se l’intercettazione c’è, se Tutino ha detto a Crocetta quanto scritto dal settimanale L’Espresso, beh, il fatto è gravissimo e Crocetta si deve dimettere subito. Ma c’è anche il dubbio - che speriamo venga fugato entro oggi - che una “manina” abbia confezionato questa dichiarazione per gettare nel caos la Sicilia.
O meglio, aggiungiamo noi: per aumentare il caos in Sicilia. Perché se c’è qualcosa che oggi in Sicilia non manca, ebbene, quello è proprio il caos: economico, sociale, amministrativo e politico. Questa vicenda dell’intercettazione - che fino a questo momento presenta più ombre che luci - si verifica proprio mentre i conti economici e finanziari della Regione sono nel caos. Un caos - noi lo scriviamo da oltre un anno -  provocato dal governo nazionale di Matteo Renzi. Per certi giornali - soprattutto per quelli di Berlusconi, in oggettiva sintonia, almeno per quanto riguarda i drammi della Sicilia, con il governo Renzi - la Regione siciliana sarebbe “sciupona”. Una grande mistificazione, perché è il governo nazionale che, solo nell’ultimo anno, ha strappato alla Sicilia qualcosa come 10 miliardi di euro (come potete leggere qui) mandando in tilt i conti regionali.
I fatti sono fatti. E se anche la Corte dei Conti accusa lo Stato centrale di slealtà verso la Regione siciliana (come potete leggere qui), beh, un motivo ci sarà. Ma anche questo fatto, al pari degli scippi al Bilancio della Regione siciliana, sfugge, chissà perché, alla grande stampa nazionale che della Sicilia parla solo quando c’è da parlarne male.
Ovviamente, questo non giustifica l’atteggiamento acquiescente della politica siciliana verso Roma, soprattutto da parte del governo. Ormai quando parliamo di cose serie, non parliamo più di Crocetta, che di tutto quello che il suo governo ha fatto (e soprattutto non ha fatto) in Sicilia sarà responsabile, sì e no, del 20 per cento. O forse meno. Il resto - questa è la nostra sensazione - è opera di ‘altri’. Con riferimento a quelli che manovrano nell’ombra un presidente della Regione sbattuto qua e là, sempre più confuso che persuaso, un personaggio che, spesso, non sembra nemmeno avere contezza della ‘nitroglicerina sociale’ che maneggia con la grazia di un elefante dentro un negozio di porcellane…
Che dire, poi, di questo strano PD siciliano? Cracolici oggi ipotizza, come già ricordato, una “manina” dietro il bailamme di ieri. Ma da persona politicamente navigata qual è non si è mai accorto della tante mani romane che hanno massacrato le finanze siciliane? Oggi il segretario regionale di questo partito, fausto Raciti, terrà una conferenza stampa. Anche lui non sa nulla dei soldi che il governo Renzi ha scippato alla Regione?
La stessa politica siciliana, del resto, sembra un po’ schizofrenica. Tre mesi fa (come abbiamo raccontato qui), decide di rinviare al prossimo anno l’applicazione del Decreto legislativo n. 118 del 2011. Nei giorni scorsi, improvvisamente, il Parlamento siciliano cambia opinione e decide che i Comuni dell’Isola dovranno applicarlo a tamburo battente: entro il 31 di questo mese. In barba a un accordo che, tre mesi prima, la stessa politica siciliana aveva siglato con ANCI Sicilia. Un cambio di programma che potrebbe determinare il default di centinaia di Comuni dell’Isola e, perché no?, anche l’impossibilità applicare la riforma delle Province, ammesso che il Parlamento siciliano riesca a completarla. Perché una scelta così repentina, destinata ad aumentare il caos amministrativo e finanziario ? Ordini renziani?
L’entropia politica e amministrativa della Sicilia non finisce qui. Proprio in queste ore apprendiamo che gli uffici della Regione avrebbero bloccato le procedure per il pagamento degli stipendi al personale. Motivazione: il caos - tanto per cambiare! - che si è scatenato attorno a Sicilia e Servizi, società regionale finita nell’occhio del ciclone per via dell’assunzione di personale che, ad avviso della Corte dei Conti, non poteva essere assunto.
In questa vicenda - dobbiamo essere onesti - il disastroso governo Crocetta c’entra poco o punto. La follia di Sicilia e Servizi è una delle creazioni ‘teratologiche’ della Regione siciliana versione primi anni del 2000, quando i governi regionali di centrodestra, che avevano appena posto in liquidazione i tre storici enti economici regionali (Ems, Espi e Azasi), giurando che mai e poi mai ci sarebbe stata una “Regione imprenditrice” (impegno solenne assunto nel 1999 dall’allora presidente della Regione, Giuseppe Provenzano, Forza Italia), creano nel giro di pochi anni una quarantina di società regionali! Sicilia e Servizi è una di queste. A tale società - anzi ai privati di questa società! - affidano le ‘chiavi informatiche’ della Regione! Sembra una pazzia, ma è la verità: gli stipendi di circa 18 mila dipendenti regionali, la sanità (compreso il Servizio di Pronto soccorso) e tutto il resto vengono affidati alla parte privata di una spa - la già citata Sicilia e Servizi - della quale la Regione possiede, grosso modo, la metà delle azioni.
Crocetta, quando s’insedia, trova la ‘minestra impiattata’. Ma trova anche una situazione strana. I privati sono usciti da Sicilia e-Servizi chiedendo una barca di soldi. E i cinquanta e rotti dipendenti dei privati - che sono quelli che conoscono tutti i segreti informatici della Regione e dei suoi uffici - che dicono al governo regionale: noi siamo disposti a continuare a lavorare, ma vogliamo essere assunti. Il problema è che c’è una legge regionale che vieta nuove assunzioni nella pubblica amministrazione. Ma secondo Antonio Ingroia, il noto magistrato chiamato da Crocetta al vertice di Sicilia e-Servizi, le assunzioni si possono fare. E si fanno. Ma la Corte dei Conti li contesta. Altro caos.
E oggi? I contratti dei cinquanta e rotti stanno scadendo. E loro, i cinquanta e rotti, li vorrebbero rinnovati. Ma il governo regionale tentenna. Perché nel frattempo, per queste assunzioni, Crocetta e Ingroia sono finiti sotto processo. E pare siano un po’ spaventati. Anche perché i tempi in cui le sentenze di condanna da parte della Corte dei Conti finivano a tarallucci e vino sono finiti. Perché appena c’è una condanna da parte della magistratura contabile scatta, con il tempismo di un’equazione chimica, la sua applicazione. Insomma le condanne erariali si pagano con i soldi. Da qui i timori. E il caos.
Le ultime notizie che abbiamo sono due. La prima l’abbiamo già accennata: i cinquanta e rotti dipendenti si sono messi di traverso. Vogliono l’assunzione o bloccano tutto. Gli uffici regionali, a quanto pare, non hanno nemmeno predisposto i cedolini. Niente stipendi, per questo mese? Tutto è possibile.
Poi c’è la seconda notizia. A quanto pare circolerebbe una lettera riservata del governo regionale. Obiettivo: trasferire una parte dei servizi, o forse tutti - oggi affidati a Sicilia e Servizi - all’Ufficio speciale della Regione per i servizi informatici. Vero? Falso? Mossa per sbarazzarsi definitivamente dei cinquanta e rotti dipendenti? O solo per affidare agli uffici regionali la gestione di servizi essenziali, a cominciare dagli stipendi? Non si capisce. L’unica cosa certa, anche in questo caso, è il caos.
Vogliamo parlare dell’acqua? Qui entra in scena l’assessore regionale Vania Contraffatto, la magistrata prestata alla politica. Nel 2011 il popolo italiano, con un referendum, ha votato per il ritorno alla gestione pubblica del servizio idrico. Ma quanto conta, secondo voi, per il governo Renzi la volontà popolare? Ve lo diciamo noi: nulla. E infatti l’assessore Contraffatto, espressione del PD renziano, sta facendo di tutto per mandare a mare il tentativo, portato avanti in Sicilia, di arrivare alla gestione pubblica del servizio idrico. Entrando a gamba tesa ad Agrigento, dove più della metà dei Comuni si è ribellata ai privati di Girgenti Acque, una società che, nel rigoroso rispetto del nome che porta, fa acqua da tutte le parti. L’assessore Contraffatto, ignorando che c’è una legge regionale del 2013 (peraltro voluta dal governo Crocetta del quale l’assessore Contraffatto fa parte!) che consente ai Comuni dell’Isola di gestire il servizio idrico, vorrebbe affidare ai privati le infrastrutture idriche che molti Comuni agrigentini si sono rifiutati di consegnare.
Insomma, una vera donna di sinistra, Vania Contraffatto: ma della sinistra renziana: la sinistra ripulita con “Ava come lava” (la frase non è nostra, ma di Calimero, l’uccello nero che da nero diventava bianco con una semplice immersione nell’acqua con il detersivo Ava). Che dire? Che a nostro avviso, ad Agrigento, la bella assessora renziana andrà a sbattere la ‘funcia’, come si direbbe dalle parti di Sciacca. Questo perché, rispetto a Girgenti acque, il vaso di Pandora conteneva i messaggi dei ‘pizzini’ dei Baci Perugina…  (per la cronaca, Giorgenti Acque è la società dove un tempo ‘orbitava’ il fratello dell’ex presidente della Regione, Raffaele Lombardo, società oggi controllata da un soggetto con condanna passata in giudicato: alè!). Ad Agrigento, a conti fatti, nel PD c’è ancora un po’ di sinistra: poca ma sincera. E lì i renziani rischiano di sfasciarsi le corna…(anche i grillini siciliani sull'acqua in Sicilia non è che la raccontano giusta: un po' sembrano per l'acqua pubblica, un po' temporeggiano, un po' fanno gli americani: non è facile andargli dietro!)
E che dire dei rifiuti? In prima file c’è ancora lei, l’assessora Contraffatto. Che appena insediata dice: “Lavorerò per la raccolta differenziata dei rifiuti”. E il sito siciliano che si occupa dei rifiuti, Progeonews.it, ci aveva pure creduto. Salvo a manifestare la delusione per gli ultimi atti compiuti dall’assessore (come potete leggere qui). Insomma: che stanno combinando con i rifiuti? Prima una strana querelle con il gruppo Catanzaro di Agrigento. Poi, in attesa della differenziata, discariche, discariche e ancora discariche. E anche il tentativo di convincere i Comuni a pagare i titolari delle discariche. E affari loschi, come denunciato da Aurelio Angelini, docente universitario, considerato uno dei massimi esperti, in Sicilia, in materia di gestione dei rifiuti. Affari loschi, appalti, centinaia di milioni di euro spariti, disservizi e inquinamento (come potete leggere qui). E caos, altro caos, con i rifiuti in mezzo alle strade di tanti centri siciliani. E 12 mila dipendenti ai quali il governo Renzi - anche se indirettamente - ha scippato i soldi per pagare gli stipendi.   
Fine del caos? Ma quando mai! Nei giorni scorsi il professore Vincenzo Liguori, docente di Geologia presso la facoltà di Ingegneria di Palermo, ha manifestato perplessità sulla gestione - da parte del governo nazionale e del governo regionale - della frana che ha investito e bloccato l’autostrada Palermo-Catania. Le considerazioni del professore Liguori sono contenute in un comunicato diramato dai deputati del Movimento 5 Stelle del Parlamento siciliano (come potete leggere qui). Il docente segnata alcune stranezze: la presenza di una strada (la Lodigiani) che avrebbe potuto essere valorizzata e che i tecnici del governo nazionale e del governo regionale hanno ignorato; la possibilità di verificare la percorribilità della carreggiata non investita dalla frana, che potrebbe, a certe condizioni, fare riaprire l’autostrada al traffico ed evitare di spendere un sacco di soldi per una ‘bretella’. Ma la parte più incredibile della denuncia del professore Liguori è il mancato consolidamento della frana che ha travolto il viadotto Imera. E’ una frana del 2005: se non si consolida questa frana non si può fare nulla: né ‘bretelle’, né ‘pantaloni’…
E infatti, dopo oltre tre mesi, governo nazionale e governo regionale non hanno fatto nulla. L’autostrada è chiusa e, bene che vada, se ne parlerà nella primavera del prossimo anno. Liguori, in qualche passaggio, parla di “mistero”. E noi siamo d’accordo con lui: che senso ha, dopo oltre tre mesi, non avere nemmeno adottato i primi accorgimenti per consolidare la frana? Non c’è bisogno di essere ingegneri o geologi per capire che, se non si consolida la frana, non si può fare nulla. E infatti - lo ribadiamo - fino ad oggi le ‘autorità’ non hanno fatto nulla. 
I tecnici nazionali e regionali non sanno che una frana va consolidata? Non ci crediamo. Noi poniamo qualche domanda: e se tutto quello che è accaduto fino ad oggi nell’autostrada Palermo-Catania sia stato voluto, dalla frana alla non-gestione del post frana? Forse c’è qualcuno interessato a non far circolare automobili in questo tratto della Sicilia? E perché? Le solite sperimentazioni di armi non convenzionali?
Agli osservatori non sfugge che da quelle parti, da anni - ci riferiamo alla galleria di Tremonzelli - succedono cose strane: automobili che, improvvisamente, si bloccano perché vanno in tilt gli apparati elettrici. Elettromagnetismo? Forse è lo stesso fenomeno che, dai primi anni del 2000, va in scena a Canneto di Caronia, piccolo centro delle riviera tirrenica del Messinese? L’anno scorso hanno provato a farci credere che gli incendi e gli incidenti che si sono verificati dai primi del 2000 fino allo scorso anno a Canneto di Caronia sarebbero il frutto dell’azione di un piromane. Ma noi sappiamo che non è così: non perché lo diciamo noi, ma perché l’ha raccontato con chiarezza (come potete leggere qui) il professore Franco Venerando, che fino al 2008 ha presieduto il gruppo interistituzionale che ha indagato sui fatti di Canneto di Caronia.
Con buona pace di chi cerca di far passare la tesi del piromane, il gruppo interistituzionale ha accertato che gli incendi sono stati provocati da fenomeni di elettromagnetismo. Venerando non ha escluso l’uso di armamenti ad energia diretta e altre diavolerie ancora. Insomma , sperimentazioni militari. Siamo sicuri che i fatti che sono avvenuti in tutti questi anni nella galleria di Tremonzelli non abbiano nulla a che vedere con le sperimentazioni di armi probabilmente andate in scena nel basso Tirreno? Siamo proprio certi che la chiusura dell’autostrada non sia legata a questi fatti? Tutte queste stranezze non hanno nulla a che spartire con il Muos di Niscemi e con le armi atomiche e i droni di Sigonella?
Ancora: lo scorso anno è venuta fuori la notizia che la Nasa vorrebbe aprire un osservatorio astronomico a Isnello, sulle Madonie. Adesso avremo anche dei Don Fabrizi Salina americani che verranno in Sicilia a contare le stelle nel cielo di Isnello. Ma tutto questo è credibile? Insomma che cosa sta succedendo in Sicilia? Perché tutto questo caos? E chi vuole il caos? E forse è perché in Sicilia si attende il caos totale che chi manovra le fila dell’attuale governo regionale sta provando a ‘stringere’ su acque e rifiuti? E’ forse per questo che si sta scatenando la bagarre sulla Sac di Catania e sulla Gesap di Palermo, le due società aeroportuali che fanno gola a gruppi internazionali e nazionali?
La memoria ritorna alla fine degli anni ’80 primi sei sette anni del ’90 del secolo passato. Alla fine che è successo in Sicilia  in quegli anni? Prima hanno eliminato, scientificamente, la grande imprenditoria dell’Isola. Poi è toccato al Banco di Sicilia e alla Sicilcassa. Oggi tocca alla pubblica amministrazione. Che in Sicilia significa quello che resta dell’Autonomia siciliana. Fantapolitica?        
Il deputato del Nuovo centrodestra del Parlamento siciliano, Vincenzo Vinciullo, ieri, a proposito del caos
scatenato dalle vere o presunte intercettazioni che riguardano Crocetta e il dottore Tutino, ha parlato di “servizi segreti stranieri” che sarebbero interessati a seminare il caos in Sicilia, in stile Grecia. Parole che hanno fatto sorridere molti siciliani e molti colleghi giornalisti.
Noi - in materia di economia, di Bilancio regionale, di finanza locale, di questioni idriche, di problemi legati ai rifiuti, di informatica applicata all’amministrazione regionale e di questioni militari legate a Canneto di Caronia, al Muos di Niscemi e a Sigonella - non avendo le conoscenze che hanno i nostri bravi colleghi, ridiamo un po’ meno. E forse ci sbagliamo. Forse anche noi dovremmo sorridere di più. Perché, a pensarci bene, l’1 maggio del 1947, a Portella della Ginestra, a organizzare la strage furono gli uomini della banda Giuliano e non i servizi segreti americani in combutta con la mafia di Monreale. Così come, nel 1959, in Sicilia, i servizi segreti russi e quelli americani non si sono mai fronteggiati: i primi (i russi) per proteggere il governo regionale ‘ribelle’ di Silvio Milazzo; i secondi (gli americani) per far cadere lo stesso governo. Tutte fantasie!
Il 6 gennaio del 1980 l’allora presidente della Regione siciliana, Piersanti Mattarella, verrà ammazzato da mafiosi schitti schitti e non sullo sfondo di un inquietante intreccio tra destra eversiva e vecchia mafia, magari subito dopo intercettata e bloccata dai boss corleonesi che, per l’occasione, si guadagneranno i galloni di una trentennale latitanza. Fantasie anche queste.
Due anni dopo l’allora segretario del Pci siciliano, Pio La Torre, non verrà trucidato dopo essere stato ‘tampinato’ dai servizi segreti e forse pure dalla peraltro ‘inesistente’ e ‘fantasiosa’ Gladio. E il generale Vito Miceli? Morte naturale, naturalmente. E i depistaggi sulle indagini di altri delitti ‘eccellenti’? E le stragi del 1992?
Sì, in effetti i servizi segreti americani e quelli italiani deviati del nostro Paese, in Sicilia, non hanno mai fatto nulla. Lo Stato, in Italia, è sempre stato tutto d’un pezzo. Todo modo di Leonardo Sciascia è un romanzaccio. Invenzioni. Fantasie. Don Raffaè di Fabrizio De Andrè? Una filastrocca completamente sganciata dalla realtà…
E poi, via, viviamo forse una congiuntura internazionale difficile? L'Unione Europea va a gonfie vele e non è più governata da massoni fanatici e 'truffaldi'. In Grecia governa un nuovo Pericle. La BCE e il Fondo Monetario Internazionale non sono controllati da strozzini, ma da filantropi. L'Euro è un esempio fulgido di stabilità monetaria. E i tedeschi sono perfino diventati altruisti e, soprattutto, non barano più sul calcolo della spread con l'Italia. Quanto agli americani, a Sigonella i militari giocano a Tressette, mentre l'elettromagnetismo del Muos di Niscemi è un'invenzione dei soliti esagitati. 
In un panorama internazionale così 'confortevole' chi è che può volere in caos in Sicilia? Via, quelle dell’onorevole Vinciullo sono solo farneticazioni. E noi che gli andiamo dietro siamo solo complottisti. In Sicilia tutto va bene, a parte due dettagli: la realtà e la ragione. Ma sono solo due dettagli…


SICILIA: REGIONE, COMUNI E PROVINCE IN DEFAULT. E SE LA GERMANIA SI PRENDESSE L’ISOLA?
Giulio Ambrosetti
15 Jul 2015

Oltre al default della Regione, ci potrebbe essere il default di tantissimi Comuni dell’Isola (e delle Province). In pratica, il blocco della democrazia. La strana approvazione, da parte del Parlamento siciliano, di una legge (applicazione del Decreto legislativo nazionale n. 118 del 2011) che prevede l’obbligo, per i Comuni, di fare chiarezza su società collegate ed entrate. I casi di Palermo, Catania e Messina
Si racconta, tra il serio e il faceto, che in un recente incontro, in Germania, i tedeschi erano un po’ risentiti. Avevano dato disposizioni precise anche sulla pavimentazione della piazza che sta di fronte il Palazzo Reale di Palermo: via il parcheggio dalla piazza e nuova pavimentazione. Invece è stato eliminato solo il parcheggio per le automobili. Per la nuova pavimentazione bisognerà aspettare ancora un po’.
Ovviamente è una leggenda metropolitana. Ma di cose strane, in questi tempi di Troika, se ne raccontano tante. Palazzo Reale di Palermo è la sede del Parlamento siciliano. E la piazza, neanche a dirlo, è piazza del Parlamento, nella quale, da qualche mese, non si parcheggia più.
La leggenda metropolitana racconta che a dare “disposizioni” sarebbero stati i tedeschi che un giorno non lontano potrebbero arrivare in Sicilia, non si capisce se da turisti o da nuovi padroni. I teutonici avrebbero già scelto dove sistemare la sede di ‘rappresentanza’ della Germania in Sicilia: il Palazzo Reale di Palermo. E il motivo c’è: per almeno sei mesi l’anno vi dimorava Federico II di Svevia, Re di Sicilia e di Gerusalemme, Re dei Romani. E, soprattutto, nipote di Federico Barbarossa. Leggenda metropolitana a parte, i tedeschi conoscono bene il Palazzo Reale di Palermo. Conoscono la Cappella Palatina, le torri. E anche i sotterranei, in verità poco gettonati, che invece a loro sarebbero piaciuti molto.
Con molta probabilità, i lettori, in questo momento, ci staranno prendendo per matti. Leggendo queste prime righe si saranno detti: “Il Palazzo Reale di Palermo ai tedeschi: ma che è ‘sta storia? Cos’è, uno scherzo?”. Solo leggenda metropolitana. Almeno fino ad ora. Anche se  i monumenti che alcuni Paesi hanno chiesto alla Grecia come garanzia sul nuovo prestito non sono una leggenda metropolitana, ma realtà. Così come non è certo leggenda metropolitana il fatto che, con l’avvento dell’Europa delle banche e della grande finanza, parti di alcuni Paesi del Sud Europa potrebbero finire ai tedeschi, ma anche ad altri Paesi del Nord Europa. In fondo è tutta una questione di soldi. L’Europa massonica senza radici cristiane (ricordate? la Costituzione europea che stava per essere approvata…), l’Europa della banche e della finanza ragiona solo con il vil denaro. Altri valori non ce ne sono, a parte, ovviamente, il compasso, la squadra e i grembiuli che, al di là delle chiacchiere, sempre dai soldi nascono e con i soldi proseguono, con buona pace dell’Hiram, specchietto per le allodole (e per gli allocchi)…
Insomma, in vendita non c’è solo la Grecia, ma potrebbe esserci anche la Sicilia. Magari dopo la dichiarazione di fallimento. Non è forse vero che la Regione siciliana è ormai in default non dichiarato? E non è forse vero che, con l’ultima legge approvata dal Parlamento siciliano lo scorso 9 Luglio si sono gettate le basi per far fallire un grande numero di Comuni siciliani? E non è forse vero che, una volta falliti i Comuni, anche le nove Province dell’Isola faranno la stessa fine? Di fatto, si sta profilando uno scenario inedito: una Regione in default, i Comuni e le Province della stessa Regione in default. Tutto voluto da Roma, da un governo nazionale - il governo Renzi - espressione piena della volontà tedesca. Tutto pronto per i saldi di fine stagione…
Ma prima di addentrarci nei ‘numeri’ di Regione, Comuni e Province torniamo a Palazzo Reale. Strano per quanto possa sembrare, piaccia o no, certi restauri, nel Palazzo Reale di Palermo, sono stati fatti in accordo ai desideri dei tedeschi (e in parte anche con i soldi tedeschi). Piaccia o no, ma nella piazza del Parlamento, come già accennato, non si parcheggia più. E piaccia o no, è di qualche giorno fa l’annuncio del presidente del Parlamento siciliano, Giovanni Ardizzone, di una nuova pavimentazione della stessa piazza del Parlamento. Eliminando l’asfalto. Proprio come sarebbe stato auspicato, già da tempo, dalla leggenda metropolitana che vede i tedeschi come protagonisti di vicende siciliane...
Il Palazzo Reale agli eredi di Federico Barbarossa - oggi frutto di una leggenda metropolitana - si incrocia con fatti che leggende metropolitane non lo sono affatto. Parliamo di vicende che prendono l’avvio ad Agrigento e ad Enna nella seconda metà degli anni ’80, quando era già programmata la caduta del Muro di Berlino, Tangentopoli e la trappola della moneta unica europea. L’interesse dei tedeschi per la Sicilia risale a quegli anni. E’ allora che i teutonici decidono che la Kainite custodita nel sottosuolo siciliano (nelle miniere dell’Agrigentino e dell’Ennese: per esempio, a Pasquasia) non dovrà essere sfruttata per non creare problemi alle industrie tedesche che operano nel mercato dei fertilizzanti. E così sarà.
Piaccia o no, ma è da allora che la Sicilia chiude il capitolo della Kainite, un minerale ricco di cloruro di potassio e solfato di magnesio. Da allora non ha chiuso i battenti solo la miniera di Pasquasia, in provincia di Enna: da allora, in Sicilia non si parla più dei solfati. La ‘verticalizzazione’ della produzione (estrazione dei minerali nell’Ennese e nell’Agrigentino e lavorazione nell’area industriale di Siracusa), ipotizzata alla fine degli anni ‘80 dall’ex assessore regionale all’Industria, Luigi Granata, finisce nel ‘dimenticatoio’. A fine anni ’80 chiude la miniera di Pasquasia. E si bloccano anche i progetti per la valorizzazione dei minerali del sottosuolo agrigentino. Aperte resteranno soltanto due miniere di salgemma: la miniera di Realmonte, in provincia di Agrigento, e la miniera arroccata sulle Madonie. Entrambe gestite dall’Italkali, società sulla quale, da sempre, i tedeschi (e non solo loro) hanno gettato gli occhi.
Di solfati non si parlerà più. E infatti ancora oggi la Kainite rimane nel sottosuolo dell’Isola. Attenzione: non ci stiamo inventando nulla. Agli atti, per chi non crede a quello che scriviamo, c’è un discorso tenuto a Sala d’Ercole - l’aula di Palazzo Reale dove si riunisce il Parlamento siciliano - da Guido Virzì, all’epoca deputato di Alleanza nazionale. Virzì fa nomi e cognomi delle società e dei personaggi tedeschi che allora bloccavano (e che ancora oggi bloccano) l’estrazione della Kainite dal sottosuolo siciliano. Se l’intervento di Virzì - che comunque è esaustivo - non dovesse bastare, ci sono, sempre agli atti, i tentativi di alcuni sindacalisti agrigentini che, più volte, hanno provato, senza successo, a rilanciare la questione dei solfati nella provincia di Agrigento.
Un’altra storia strana va in scena a Torre Salsa, una Riserva naturale costiera, sempre in provincia di Agrigento, che si distende lungo il litorale che corre tra Siciliana marina ed Eraclea Minoa. Torre Salsa - gestita dal WWF - è una Riserva naturale particolare. Che insiste, per il 90 per cento della superficie (quasi 800 ettari), su fondi privati. Coltivati a vigneti e ulivi. Una Riserva che piace molto ai tedeschi.
Ebbene, da qualche anno sembra che gli agricoltori che operano dentro la Riserva naturale di Torre Salsa siano oggetto di interessi strani e insistenti. Sembra che incontrino difficoltà nell’esercitare l’attività agricola. E sembra che non manchino i personaggi disposti ad acquistare i loro terreni. E sono in tanti, oggi, a chiedersi: ma chi ha interesse ad acquistare i terreni che insistono in una Riserva naturale? Per fare che cosa, poi?   
Torre Salsa, ovviamente, è una digressione. O quasi. Il tema resta la Sicilia. E la sua disastrosa situazione finanziaria provocata da Roma. E’, forse, sotto questa luce che va vista l’azione portata avanti nell’ultimo anno dal governo nazionale di Matteo Renzi nell’Isola? Una domanda che chiama altre domande: ci sono dubbi sul fatto che Renzi sia schierato con la Germania della signora Angela Merkel? e ci sono dubbi sul fatto che Roma stia facendo il possibile - e forse anche l’impossibile - per far fallire la Regione siciliana? Certo, i giornali nazionali non scrivono che lo Stato, nell’ultimo anno, ha scippato alla Regione quasi 10 miliardi di euro. E nemmeno i Tg trattano tale argomento. Anzi, le informazioni sulla Regione siciliana che passano, a livello nazionale - complici anche forze politiche come la Lega - sono altre (come potete leggere qui). Ma i numeri sono numeri e la realtà non si può alterare.
Gli esponenti di Sicilia Nazione, in una conferenza stampa andata in scena due giorni fa, hanno detto che il governo nazionale vuole fare fallire la Sicilia entro il 2017, scaricando la responsabilità sull’Autonomia speciale della Sicilia. In realtà, la Regione siciliana non potrà mai arrivare al 2017. Al Bilancio 2015, infatti, sono venuti meno da 600 a 700 milioni di euro di fondi ex Fas. Soldi che lo Stato, sulla carta, stanzia per le regioni meridionali, ma che ogni anno vengono sistematicamente dirottati, tutti o in buona parte, alle Regioni del Centro Nord, come sta avvenendo, proprio quest’anno, con 5 miliardi di euro di fondi Pac: risorse finanziarie del Mezzogiorno finite, nel 90 per cento dei casi, a titolo di sgravi fiscali, alle imprese del Centro Nord del Paese.
Non solo. C’è anche da coprire il ‘buco’ di un miliardo e mezzo di euro 2014. Insomma, la Regione siciliana potrà al massimo arrivare al dicembre di quest’anno, in un probabile quadro di disordini sociali. Perché i 300 milioni di euro che il governo Renzi sta restituendo alla Sicilia (meno di un trentesimo dei soldi che ha scippato all’Isola) serviranno, a malapena, a pagare le retribuzioni a una parte dei soggetti rimasti scoperti. Non è un caso che il plenipotenziario di Renzi in Sicilia, l’assessore all’Economia, Alessandro Baccei, stando almeno a indiscrezioni, vorrebbe togliere il disturbo per tonare nella sua bella e massonica Toscana. Se non altro perché in una Sicilia ridotta senza soldi dal governo Renzi il clima si sta facendo pesante…
Anche il PD siciliano, in verità, avrebbe voluto chiudere l’esperienza di Rosario Crocetta alla presidenza della Regione. Le dimissioni dell’assessore alla Salute o Sanità che dir si voglia, Lucia Borsellino, erano cadute a fagiolo. Considerato il tono ‘morale’ dell’addio della Borsellino al governo, i vertici del Partito Democratico dell’Isola, coscienti di aver portato allo sbaraglio la Sicilia, avrebbero voluto dissociarsi da Crocetta, scaricare su di lui la responsabilità dello sfascio della Regione per provare, magari, a far dimenticare a 5 milioni di siciliani che loro governano la Sicilia dal 2008.
Si racconta che sull’accelerazione della crisi in Sicilia, per rimandare Crocetta a Gela, era d’accordo anche Renzi. Ma, a un certo punto, è arrivato l’alt. Da parte di chi? Non si capisce. Si sa solo che, a un certo punto, da Roma è arrivato l’ordine di mettere una pezza e andare avanti con il governo Crocetta. Da qui la designazione del capogruppo del PD al Parlamento siciliano, Baldo Gucciardi, all’assessorato alla Salute al posto della Borsellino. E di Antonello Cracolici a capogruppo.
Insomma, si andrà avanti fino a dicembre. O forse fino ai primi mesi del prossimo anno. Ma è chiaro che con un ‘buco’ finanziario di 2 miliardi di euro non si potrà fare il Bilancio regionale 2016. Anche perché Renzi ha pronto il solito accantonamento da un miliardo di euro da prelevare dalle entrate regionali. In queste condizioni - con 3 miliardi di euro che mancano all’appello - la fine anticipata della legislatura del Parlamento siciliano è assicurata. Ma prima di far fallire la Sicilia - e questo potrebbe spiegare il rinvio di sei o sette mesi della dichiarazione ufficiale di default della Regione siciliana - bisogna fare fallire i Comuni siciliani. Se non tutti, almeno la maggioranza. A partire dai più importanti. Fantapolitica? Non esattamente.
Nella primavera scorsa, in occasione dell’approvazione della legge di stabilità regionale (leggere Bilancio e Finanziaria regionale 2015), era stato stabilito che nei Comuni siciliani il Decreto legislativo n. 118 del 2011 e il Decreto del Ministero dell’Economia del 2 aprile di quest’anno (agevolazioni incluse) sarebbero stati applicati a partire dal 2016. Il passaggio è centrale. Stiamo parlando dell'armonizzazione dei sistemi contabili degli enti locali e rispettivi enti e organismi strumentali. Semplificando al massimo, possiamo dire che, fino ad oggi, l’attuale normativa in vigore ha consentito ai Comuni siciliani di nascondere una parte consistente dei propri bilanci. Un esempio può essere rappresentato dai bilanci delle società collegate del Comune di Palermo. Ebbene, come hanno certificato (e scritto!) i revisori dei conti a commento del bilancio consuntivo 2014, il Comune di Palermo nasconde i numeri reali - cioiè i 'buchi' finanziari - delle proprie società collegate (come potete leggere qui).
Con l’applicazione del Decreto legislativo n. 118 tutti i Comuni siciliani dovranno rendere noti i veri ‘numeri’ delle proprie società collegate. E inserirli nel bilancio 2015. E questo già di per sé potrebbe avere effetti devastanti su un gran numero di Comuni dell’Isola. Ma c’è di più. Sempre semplificando al massimo, tutti i Comuni, entro la fine di questo mese dovranno accertare i residui attivi e passivi e fare ‘pulizia’. Il problema - serio - si porrà per i residui attivi, cioè per somme che i Comuni hanno messo fra le entrate pur sapendo che si tratta di entrate fantasiose o fittizie.
Con l’applicazione del Decreto 118, ogni Comune dovrà individuare queste entrate fantasiose o fittizie ed eliminarle dal proprio bilancio. Ovviamente non potrà farlo tutto in un colpo. Nel senso che non potrà anticipare con soldi 'freschi' i residui attivi che toglierà dal bilancio. La legge consente il ricorso a un piano di ammortamento trentennale. Ma, nonostante l’ammortamento, la ‘botta’ sarà terribile, perché, a partire dal 2016, verranno a mancare entrate che, bene o male, facevano gioco e consentivano l’approvazione di bilanci in parte fittizi, ma a norma di legge. Adesso, per molti Comuni siciliani si potrebbe profilare uno scenario greco: tagli tutti e subito: perché in assenza di entrate, piaccia o no, bisognerà ridurre drasticamente le spese.
Non osiamo immaginare cosa potrebbe succedere, per esempio, a Palermo, a Catania e a Messina. Fino ad oggi i tre sindaci di queste città - Leoluca Orlando, Enzo Bianco e Renato Accorinti - sono stati bravi, anzi bravissimi a tenere in piedi i rispettivi Comuni. Ma con l’applicazione del Decreto 118 lo scenario potrebbe diventare ingestibile.
Il ciclone 118, con molta probabilità, travolgerà anche le nove Province siciliane. Fino a dieci giorni fa il Parlamento siciliano avrebbe dovuto completare la riforma di questi enti intermedi. Dando vita ai nove Consorzi di Comuni e alle aree-città metropolitane di Palermo, Catania e Messina. Ma siccome i Consorzi di Comuni e le aree-città metropolitane dovrebbero prendere sostanza dai Comuni, fallendo questi ultimi… Insomma il cataclisma finanziario che potrebbe abbattersi sui Comuni dell’Isola renderebbe inutile il completamento della riforma delle nove Province siciliane, perché il fallimento sarebbe generale.      
Resta da capire perché il Parlamento siciliano, che ad aprile aveva deciso (e votato) di rinviare al prossimo anno l’applicazione del 118 (con il tacito impegno che nel 2016 l’applicazione di tale Decreto sarebbe stata rinviata nel 2017 e poi nel 2018…) abbia deciso, improvvisamente, di applicarlo a tamburo battente entro la fine di questo mese, contraddicendo una decisione assunta tre mesi fa che era stata concordata con l'ANCI Sicilia. Che è successo? Sembra che l’ordine di applicare il 118 sia partito da Roma. Perché?
Qui torniamo allo scenario inedito: default della Regione siciliana, probabile default di tanti Comuni, default delle nove Province dell’Isola. In pratica, l’azzeramento della democrazia senza colpo ferire. Perché il commissariamento di Regione, Comuni e Province sarebbe nelle cose. Se ciò dovesse avvenire sarà interessante capire - sotto il profilo della tecnica e della sociologia dell’informazione - come faranno Renzi e il ‘suo’ PD a scaricare sulla Sicilia (o sull’Autonomia siciliana, come direbbe il movimento degli indipendentisti siciliani, Sicilia Nazione) responsabilità che sono del governo nazionale. Perché è il governo nazionale che sta facendo fallire la Regione. Ed è sempre il governo nazionale che, direttamente e indirettamente, sta mandando in default i Comuni e le Province della Sicilia.
Certo, i Comuni dell’Isola si sono incasinati finanziariamente con la gestione dei rifiuti. Ma non è certo il miliardo e 800 milioni di euro di debiti dei Comuni verso i titolari delle discariche (che sono gestite da privati e, in minima parte, anche pubbliche) che potrebbe determinare il default dei Comuni. Che invece potrebbe essere determinato dalla drastica riduzione dei trasferimenti di Stato e Regione (e nel caso della Sicilia, dalla mancata applicazione della legge nazionale sul federalismo fiscale: perequazione fiscale e infrastrutturale che Roma non ha ancora riconosciuto ai Comuni dell’Isola) e, adesso, dall'applicazione del Decreto legislativo 118.
A conti fatti, senza tutto il clamore che sta suscitando la Grecia, la Sicilia potrebbe cambiare ‘dominazione’. Scherzandoci su non è un mistero che siano in tanti i siciliani ad essere convinti che la peggiore ‘dominazione’, per l’Isola, sia stata proprio l’ultima: quella italiana. Del resto - sempre ‘scherzando’ - diventare un Lander tedesco potrebbe essere una soluzione. Anche se i teutonici potrebbero avere qualche problema a ‘digerire’ Lsu, ex Pip di Palermo, trattoristi dell’Esa e precari vari…
Si racconta che, oltre a Palermo, i tedeschi avrebbero dato uno sguardo anche a Catania. Dicono che sarebbero rimasti un po’ impressionati dal fatto che nella città Etnea mangiano la carne di cavallo. Mentre non avrebbero trovato strana la ricotta salata o il pecorino sugli spaghetti al nero di seppia. Sarebbero rimasti colpiti anche dal grande potere di Mario Ciancio (che casualmente, di questi tempi, non attraversa uno dei suoi migliori periodi, come potete leggere qui). Detto questo, il Castello Ursino li avrebbe lasciati senza fiato!
Di Messina i tedeschi non avrebbero capito il perché di tanti massoni e di tante logge massoniche. “Troppi incappucciati”, avrebbero sussurrato. Il pesce stocco alla messinese gli sarebbe andato di traverso. Mentre le olive verdi ripiene con la mollica di pane bagnata li avrebbe conquistati…   

RIFIUTI IN SICILIA/ANGELINI: “UN COMITATO D’AFFARI SI È SPARTITO INCARICHI E CONSULENZE”
Giulio Ambrosetti
14 Jul 2015

La denuncia è del docente universitario Aurelio Angelini: 200 milioni di euro per le bonifiche spariti senza bonificare nulla. Oltre un miliardo di euro gestito con affidamenti diretti, senza bandi pubblici. Per avere, alla fine, i rifiuti non raccolti per le strade. Discariche quasi tutte fuori legge. Raccolta differenziata a bassi livelli. I grillini attaccano l'Unione Europea che non 'vede' gli imbrogli siciliani 

Nei mesi scorsi, in occasione della formazione del terzo governo regionale di Rosario Crocetta, un magistrato presso la Procura della Repubblica di Palermo, Vania Contraffatto, è stata chiamata, in qualità di assessore, ad occuparsi di rifiuti. Sin dalle prime battute l’assessore annunciava una svolta nella gestione di un settore che in Sicilia, nell’anno di grazia 2015, è ancora imperniato sulle discariche, in buona parte private.
Ebbene, c’è stata questa svolta? A giudicare da quello che scrive Aurelio Angelini sulla sua pagina facebook (come potete leggere qui), non solo la svolta annunciata dall’assessore Contraffatto non c’è stata, ma la situazione è peggiorata. Per il governo della Regione retto da Crocetta e per l’assessore Contraffatto la ‘botta’ è forte. Perché Aurelio Angelini nella vita fa il docente universitario di Sociologia dell’ambiente e del territorio: in pratica, è uno dei massimi esperti in Sicilia in materia di raccolta e gestione dei rifiuti. Vediamo cosa scrive il professore Angelini.
La partenza non annuncia nulla di buono: “Rifiuti: siamo caduti nel baratro, ovvero le principali dieci criticità e inghippi che rendono la gestione inestricabile, per via di una matassa arruffata che sapientemente hanno messo in piedi decisori politici e dirigenti: incapaci e corrotti”.  
Prima criticità. “La Sicilia - scrive il docente universitario - è l'unica regione che non dispone di un Piano ‘ordinario’ dei rifiuti”, piano previsto dall’articolo 199 del decreto Legislativo n. 192 del 2006 e dall’articolo 9 della legge regionale n. 9 del 2010”. A questo punto Aurelio Angelino dà la prima notizia: il Piano ordinario dei rifiuti è lo “strumento principe per la programmazione e la gestione del ciclo della valorizzazione industriale dei rifiuti e, per tale inadempienza, non potremo utilizzare i fondi europei perché non disponiamo di questo strumento”. Insomma, sta per partire la Programmazione dei fondi europei 2014-2020. Ma la Sicilia, almeno per ciò che riguarda i rifiuti, non potrà utilizzare queste risorse finanziarie.   
Seconda criticità. “E’ pubblicato sul sito web del dipartimento Regionale dei Rifiuti - scrive il docente universitario - un Piano di gestione di rifiuti urbani di rango amministrativo emergenziale e relativo ai soli urbani senza Piano delle bonifiche, Piano dei rifiuti speciali e speciali pericolosi. Questo Piano emergenziale non è stato mai emanato dal Commissario delegato e non è mai stato pubblicato in GURS (Gazzetta Ufficiale della Regione Siciliana), procedure queste indispensabili per poter sostituire nell’emanazione del Piano, un organo costituzionale come la Regione e rendere pubblica, e quindi, anche impugnabile, la vigenza di questo strumento”. In pratica, siamo davanti a una violazione di legge. Con metodi proditori si impedisce ai cittadini di impugnare questo Piano davanti a un giudice.  
Terza criticità. “Circa duecento Piani di Raccolta Comunali - osserva ancora il professore Angelini - sono stati presentati e approvati dal dipartimento dei Rifiuti (il riferimento è al dipartimento regionale dei Rifiuti ndr) senza avere i requisiti stabiliti dalla legge regionale n. 3 del 2013. La stragrande maggioranza delle 18 SRR, non hanno emanato il Piano di gestione d’ambito, al quale dovevano attenersi gli ARO, per la redazione dei Piani di raccolta per una gestione unitaria e integrata (l’ARO è un’istituzione giuridica non prevista dalla legge e introdotta surrettiziamente amministrativamente)”.
Questo passaggio merita un approfondimento. In Sicilia sono stati istituiti gli ATO rifiuti, Ambiti territoriali Ottimali, società per azioni costituite tra Comuni che sono state gestite dai sindaci. Queste società, tra assunzioni a ruota libera (circa 13 mila addetti assunti) e gestioni clientelari varie hanno accumulato, in meno di un decennio, debiti pari a circa 1,8 miliardi di euro (stima che forse è in difetto). Debiti che, in buona parte, sono a carico dei gestori privati dalle discariche, visto che in Sicilia, complice anche la mafia dei colletti bianchi, come già ricordato, il sistema rifiuti è ancora oggi incentrato sulle discariche.
A un certo punto gli ATO rifiuti sono stati posti in liquidazione. Ma i problemi non sono finiti, se è vero che i debiti sono passati da 1,4 miliardi di qualche anno fa ai già citati 1,8 miliardi di euro odierni. A questo punto è intervenuta la riforma, con l’istituzione delle SRR, sigla che sta per Società di Regolamentazione dei Rifiuti. Su questo fronte il professore Angelini ci dà un’altra notizia: le SRR “non hanno emanato il Piano di gestione d’ambito”. A questo Piano di gestione d’ambito che non c’è avrebbero dovuto attenersi gli ARO, sigla che sta per Ambiti di Raccolta Ottimale. Gli ARO avrebbero dovuto redigere i Piani di raccolta per una gestione unitaria e integrata. Peccato che gli ARO, come fa notare il docente universitario, sono istituzioni giuridiche “non previste dalla legge”, introdotte in modo surrettizio con atti amministrativi (forse ci sarebbe voluta una legge?).  
“Difatti - prosegue sempre il docente universitario - la legge regionale n. 3 del 2013 dispone che i Comuni possono provvedere ai soli Piani di raccolta che devono essere coerenti con il Piano d’ambito della SSR e redatti in base agli obiettivi di legge della raccolta differenziata; ed inoltre stabilisce che, per essere approvati dalla Regione, i Piani di Raccolta, devono essere ‘allineati’ al Piano d’ambito delle SRR e che tali Piani, non devono comportare nuovi oneri”. “Ebbene - scrive sempre il professore Angelini - nessun piano economico è stato presentato correttamente, in quanto non vengono indicati tutti i costi reali che i Comuni dovranno sostenere per la gestione dei rifiuti: a) oneri per il Piano di raccolta; b) oneri pro-quota dei Comuni per la partecipazione obbligatoria alle SRR; c) oneri pro-quota del debito delle Società d’ambito in liquidazione di cui i Comuni sono soci (il riferimento è agli ATO rifiuti). Queste tre voci concorrono a stabilire il costo complessivo su cui il Comune dovrà stabilire la TARSU/TIA/TARI, a cui va aggiunto il successivo quanto previsto dal DL 78/2015, vedi punto 10”.
I Comuni, insomma, non hanno fatto chiarezza. E la Regione siciliana è ancora meno chiara dei Comuni. Peccato che questa mancanza di chiarezza riguardi il calcolo della TARI, la Tassa sull’immondizia che, in Sicilia, in media, è tra le più alte d’Italia! Poi il professore Angelini ci dice che, da vent’anni, la realizzazione degli impianti pubblici per la gestione dei rifiuti sono bloccati: e infatti in Sicilia, come già ricordato, si va avanti con le discariche private e con una risibile percentuale di raccolta differenziata (chissà perché: magari c’è di mezzo la mafia? ma va!).
Quarta criticità. “Il sistema pubblico è bloccato - da due decenni - per la realizzazione degli impianti pubblici necessari alla gestione dei rifiuti e le richieste di autorizzazione dei privati, il sistema autorizzatorio non risponde, con le sole eccezioni raccontate dalla cronaca giudiziaria”.
Per ciò che riguarda le autorizzazioni per avviare gli impianti, insomma, Angelini accenna alla “cronaca giudiziaria”: chiarissimo il riferimento a un’inchiesta che coinvolge i titolari di discariche private e dipendenti pubblici che intascavano tangenti in cambio di autorizzazioni.
Quinta criticità. “Il 90% circa dei rifiuti finisce in discarica", per la precisione, in discariche "per lo più non conformi alla legge", che "vengono autorizzate attraverso discutibili ordinanze emergenziali, ad abbancare' fuori 'colmatura' e nonostante ciò, per la mancata programmazione e realizzazione dell'impiantistica, tra pochi mesi il caos riguarderà tutta la Sicilia”. In pratica, spiega il docente universitario, il 90 per cento dei rifiuti della Sicilia finisce nelle discariche. Le discariche sono quasi tutte fuori legge e vengo autorizzate nel nome dell’emergenza: emergenza che consente, spesso, di aggirare le leggi. I rifiuti vengono “abbancati”, cioè sotterrati, “fuori colmatura”: in pratica, si sotterrano più rifiuti di quanto una discarica ne potrebbe contenere. Uno scenario che, tra qualche mese, a detta del docente, getterà la Sicilia nel caos.  
Sesta criticità. “Almeno 200 milioni di euro - sottolinea il docente universitario - sono stati spesi per le bonifiche delle discariche abbandonate che incombono sui corpi idrici dell’Isola (circa 1000 discariche) e nessuna di queste è stata mai bonificata, ma nel contempo un comitato d’affari si è spartito incarichi e consulenze”. Con eleganza, il professore Angelini ci dice - e lo dice anche a un magistrato, la dottoressa Vania Contraffatto, oggi, come già ricordato, assessore regionale del governo Crocetta con delega alla gestione dei rifiuti - che si sono ‘fottuti’ 200 milioni di euro: i soldi, infatti, sono spariti, ma le discariche non sono state bonificate. Queste discariche non bonificate rischiano di inquinare alcune falde idriche della Sicilia. Il tutto mentre “un comitato d’affari si è spartito incarichi e consulenze”.  
Settima criticità. “Più di un miliardo di euro - scrive sempre il docente universitario - è stato sprecato dai regimi commissariali: rifiuti, acque e dissesto idrogeologico. I vari responsabili hanno fatto sfolgoranti carriere e acquisito pensioni d’oro, ma i risultati sono: il dissesto del territorio che si è accentuato; i rifiuti che ci sommergono e siamo pure in procedura d’infrazione per la mancata depurazione delle acque”. In Sicilia si abbonda con i commissariamenti nel nome dell’emergenza. E quando ci sono le emergenze le leggi vengono travolte e gli appalti vengono affidati senza ricorso ad evidenza pubblica. E’ quello che, da anni, denuncia l’ex sindaco di Racalmuto, Salvatore Petrotto, sia per la gestione dei rifiuti, sia per la gestione dell’acqua. In pratica, appalti per centinaia di milioni di euro affidati senza gara pubblica. Risultato, come osserva il professore Angelini: rifiuti non raccolti nelle strade della Sicilia, soldi spariti e dirigenti pubblici arricchiti.   
Ottava criticità. Qui il professore Angelini spiega come, tra qualche anno, gli ignari cittadini siciliani verranno chiamati a pagare con un aumento delle tasse le ruberie andate in scena in questo settore: “La situazione debitoria delle Società d’ambito (cioè dei già citato ATO rifiuti ndr), in cui operano dodicimila dipendenti - il doppio di quelli necessari - a Giugno 2015 ha raggiunto 1,3 miliardi di euro (in realtà, come già ricordato, la stima del professore Angelini potrebbe essere in difetto: tanto che si parla di un indebitamento pari a 1,8 miliardi di euro ndr). I Comuni dovranno assumere attraverso gli ARO il doppio del personale necessario, ripianare la situazione debitoria pro-quota, oltre a contribuire ai servizi delle SRR e ai costi dei Piani di raccolta (nella migliore delle ipotesi i costi per i cittadini contribuenti verranno raddoppiati)”. Insomma: i siciliani non solo pagano l’IMU e l’IRPEF e lIRAP più ‘salate’ d’Italia, ma tra qualche anno, grazie alla ‘Malasignoria’ che imperversa nel mondo dei rifiuti siciliani, pagheranno una TARI (che è già tra le più alte d’Italia) raddoppiata!
Nona criticità. “Il 50% delle cartelle esattoriali per i rifiuti - scrive il professore Angelini - non vengono pagate (evasione al 52%); chi paga si fa carico due volte, in quanto gli evasori gravano sul bilancio del Comune e sulla fiscalità generale”.
Decima criticità. “A partire da quest’anno - scrive sempre il docente universitario - tra le componenti di costo della tassa sui rifiuti vanno considerati anche i mancati ricavi della stessa tassa sui rifiuti, relativi a crediti risultati inesigibili con riferimento ai precedenti ‘regimi’. Lo stabilisce il Decreto legislativo n. 78 del 2015, in vigore dal 20 giugno 2015”. In pratica, siamo davanti a un altro ‘regalo’ del governo Renzi: i crediti risultati inesigibili verranno caricati sul ‘groppone’ dei cittadini siciliani che possono pagare, in stile Troika...
Sui disastri in materia di gestione dei rifiuti in Sicilia - e sulle responsabilità della Commissione Europea -intervengono l’europarlamentare del Movimento 5 Stelle eletto in Sicilia, Ignazio Corrao, e la parlamentare nazionale, sempre del Movimento 5 Stelle, Claudia Mannino. "La Commissione Europea in risposta ad una nostra interrogazione - scrivono i due parlamentari - finalmente cala il velo di ipocrisia che fino ad oggi ha tenuto nei confronti della situazione delle discariche in Italia, ed in particolare in Sicilia, adeguandosi all'interpretazione univoca della normativa europea fornita dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea lo scorso ottobre con la sentenza sulla discarica di Malagrotta in Lazio”.
Insomma, dicono i due parlamentari, per non disturbare i ‘manovratori’ a Bruxelles, fino ad oggi, hanno fatto finta di non vedere quello che succede in Italia e, soprattutto, in Sicilia. “Ad oggi, nonostante le nostre plurime denunce - sottolineano i deputati - non comprendevamo per quale motivo la Commissione Europea facesse finta di non vedere che la situazione condannata dalla Corte è la stessa in moltissime altre realtà sparse per l'Italia.  E di certo la Commissione, garante dell'attuazione della normativa europea, non può permettersi un comportamento differente per situazioni analoghe. Abbiamo chiesto alla Commissione Europea con una interrogazione urgente di avviare immediatamente una procedura nei confronti dell'Italia per costringere la Sicilia ad interventi tempestivi con un cronoprogramma definito e pubblico. Lo stesso governo regionale ha ammesso che solo il 40% dei rifiuti siciliani ha un trattamento secondo legge, il resto finisce in discarica con enormi danni ambientali e connessi costi per la collettività. Anche alla luce di ciò - concludono i portavoce M5S - la Commissione dovrà inoltre spiegare perché nonostante la nostra denuncia del febbraio 2015, finora non è intervenuta".



CONTABILITA' ENTI LOCALI RESIDUI ATTIVI E PASSIVI BILANCI 2015 Dlgs_118-2011_coordinato_con_il_Dlgs_126-2014.

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