Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”


Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..

“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “

Pino Ciampolillo


mercoledì, agosto 19, 2015

GENDER: 3 CONVEGNI COMPLOTTISTI IN PROVINCIA DI PALERMO: GROSSOLANE BUGIE

GENDER: 3 CONVEGNI COMPLOTTISTI IN PROVINCIA DI PALERMO: GROSSOLANE BUGIE



17/8/2015 - Nei giorni scorsi arcigay Palermo ha diffuso un comunicato stampa su 3 convegni com-plottisti sul "gender" che ci saranno questa settimana in provincia di Palermo, per evidenziare alcune cose:




- si tratta di grossolane bugie




- il patrocinio assegnato dai Comuni di Santa Flavia e Cinisi è una cosa ingiustificata, oltre che un grave precedente, perché si tratta di eventi, appunto, intrisi di bugie, odio e violenti attacchi personali, oltre ad essere in contrasto con almeno 2 leggi vigenti. https://arcigaypalermo.wordpress.com/2015/08/13/in-provincia-di-palermo-propaganda-dodio-col-patrocinio-dei-comuni/ 









Il comunicato viene ripreso da diverse testate, ma non possiamo non notare come alcuni titoli, eccessivamente semplificati, abbiano involontariamente contribuito a diffondere inesattezze, bugie e pregiudizi:









- "Quei convegni sono omofobi" L'accusa di Arcigay Palermo: è il titolo di Live Sicilia. 




Frase fortemente polemica, non contenuta nel comunicato.








- per Palermo today stessa cosa: "Sono convegni omofobi", Arcigay protesta contro i patrocini dei Comuni

- il giornale di Isola arriva al capolavoro fantasy: "L’Arcigay contro il Comune di Isola e il convegno sui Gender. L’assessore Lucido: “Partecipo come senmplice cittadina”
Si tratta di evidenti bugie: il Comune, nella persona del sindaco Bologna, è contro il convegno-bufala, l'associazione non solo non è "contro il Comune" ma lo difende, e l'assessora non partecipa a titolo personale. Addirittura si arriva al paradosso: Il Giornale di Isola scrive che "“È una partecipazione a titolo personale, mi presento come semplice cittadina”. Nella locandina dell’evento, infatti, non viene esplicitata la sua carica istituzionale."... e pubblica nell'articolo due locandine, in cui l'assessora viene citata come "assessore alla pubblica istruzione". http://www.giornaleisola.it/archives/3929 

A questo punto nella vicenda subentrano, approfittandone, dei siti che, come d'abitudine, diffondono odio servendosi di bugie:
- Cristiani per la nazione, gruppuscolo a cui appartiene l'oratore dei convegni, con qualche licenza grammaticale, e non riuscendo neppure una volta a scrivere in modo corretto "Arcigay Palermo" scrive "A chiarimento di quanto dichiarato dal presidente dell’arci Palermo che tali convegni sono omofobi." e insiste "Nei giorni scorsi vi era stato un violento attacco sui media dell’arci Gay di Palermo ai convegni dell’Avv. Gianfranco Amato, in particolare un articolo di Live Sicilia nel quale si attaccavano non solo i promotori dei convegni ma anche i sindaci dei comuni che ospiteranno gli eventi – altre notizie sono apparse anche su altri giornali locali come ad esempio il Giornale di Sicilia -. Attacchi tanto violenti da intimorire anche il Sindaco di Isola delle Femmine il quale ha smentito categoricamente ogni appoggio alla manifestazione.


- un altro sito sostiene: "Siamo al paradosso. Ora riunirsi per parlare di diritto e valori della famiglia diventa una manifestazione di omofobia.
Per l’associazione “Arcigay Palermo, gli incontri organizzati dall. avv Giovanni Amato, presidente di “Giuristi per la vita“,“nei comuni di Santa Flavia, Isola delle Femmine e Cinisi “Sono convegni omofobi”."
(qui ad essere sbagliato è persino il nome dell'oratore)

Gli stessi siti, insieme a varie pagine e profili nei socialnetwork, approfittano del presunto "attacco" per invitare ad una partecipazione massiccia agli eventi.
Arcigay Palermo chiede la rettifica di quanto sopra citato: l'associazione difende, in ogni modo possibile, la libertà di opinione e di parola. 
Ma difendiamo altresì la libertà, il diritto e persino il dovere di avvisare gli eventuali parteci-panti sul contenuto di tali convegni, oltre che insistere sull'inopportunità della concessione del patrocinio da parte di pubbliche amministrazioni.





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Arcigay Palermo
http://parcodeinebrodi.blogspot.it/2015/08/gender-3-convegni-complottisti-in.html
GENDER: 3 CONVEGNI COMPLOTTISTI IN PROVINCIA DI PALERMO: GROSSOLANE BUGIE, 






Riforma scuola è legge ma divide. Polemiche sul gender

proteste scuola - ANSA

La contestata riforma della scuola è legge: il testo approvato con 227 voti ha sollevato il caos dentro e fuori dall’Aula di Montecitorio. Oltre Sel e Lega Nord a votare contro il provvedimento anche 39 deputati del Pd tra cui Bersani e Cuperlo. “Manterremo gli impegni presi fa sapere il ministro Giannini”, ma i sindacati parlano di un’altra pagina nera per la democrazia. Cecilia Seppia:
"Centomila assunzioni, più merito, più autonomia": Matteo Renzi affida a Twitter la sua soddisfazione per il via libera definitivo alla riforma della scuola che dopo un percorso ad ostacoli è arrivato puntuale a mezzogiorno, anche se questa, tra i cavalli di battaglia del premier, è stata di certo la legge meno votata, quella che tra l'altro ha spaccato il Pd. Non è un atto finale, ma l’atto iniziale di nuovo protagonismo della scuola afferma il ministro Giannini che ha ricordato anche come la riforma metta a disposizione 3 miliardi a regime per il prossimo anno e restituisca autonomia ai dirigenti scolastici, dando loro strumenti finanziari e operativi. A favore hanno votato Pd, Area popolare, Scelta civica. Contro M5s, Lega, Sel, Alternativa libera, Fratelli d’Italia e Forza Italia, dove però sono stati quattro i “verdiniani” che hanno optato per il sì staccandosi dal resto del gruppo. Il Carroccio, che ha scatenato proteste e bagarre in Aula si è detto soprattutto contrario all'introduzione della teoria gender. Insorgono i Cobas e le altre sigle sindacali convinti che il provvedimento tolga i diritti, non risolva il problema della precarietà e trasformi la scuola in un luogo chiuso. Oltre alle assunzioni e ai soldi la riforma introduce la figura del super-preside, che può scegliere il suo corpo docenti, premiare i migliori con bonus in denaro; ancora il potenziamento dell’alternanza scuola-lavoro soprattutto agli istituti tecnici e professionali ma anche nei licei e più fondi per l’edilizia scolastica. Per gli studenti è prevista un’offerta formativa più ricca che guarda alla tradizione ma anche alle nuove tecnologie.
Uno dei punti più oscuri di questa riforma è quello che riguarda l’ideologia gender presente all’interno della normativa, come spiega, al microfono di Massimiliano Menichetti,  Massimo Gandolfini presidente del comitato “Difendiamo i nostri figli”, che il 20 giugno ha organizzato a Roma una manifestazione proprio contro il gender nella scuola a cui hanno partecipato centinaia di migliaia di persone:
R. – Per quanto riguarda l’aspetto del famoso emendamento 16, possiamo dire che ci sono elementi di discreta soddisfazione ed elementi di grossa preoccupazione. Comunque, si è ottenuta – e ripeto, il merito va moltissimo alla manifestazione del 20 giugno – un’attenzione particolare su quell’emendamento e si è ottenuta anche una circolare da parte del Miur, in cui si specifica che l’insegnamento della ideologia gender non può invadere le nostre scuole. E questo è motivo di soddisfazione. Di preoccupazione il fatto che ci sembra sia stata usata una strategia un po’ subdola: da una parte si dice che viene rispettata la caratteristica sessuale, ma dall’altra si aggiunge immediatamente che verranno fatti dei percorsi di contrasto alla violenza di genere e alla discriminazione, e tutti sappiamo che quando utilizziamo il termine “genere” ormai non si fa più riferimento alla differenza sessuale maschio-femmina, ma si fa riferimento a questa scelta di genere, di orientamento di genere che può essere il più vario.
D. – L’articolo dice esattamente che il piano triennale propone di fatto un’educazione alla parità tra i sessi e la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni …
R. – Questo è un punto pesantissimo. E’ chiaro che è una forma molto surrettizia che introduce di fatto l’ideologia di genere, cosa sulla quale siamo totalmente in disaccordo e che costituisce per noi una grossa preoccupazione. Tant’è che stiamo cercando di attivarci su tutto il territorio nazionale per stimolare e allertare i genitori a tenere gli occhi molto aperti su questi “Pof” (Piani dell'offerta formativa), su questi insegnamenti extra-curriculari ma anche curriculari, che possono riguardare questa materia.
D. – Come è entrata la parola “genere” in questa riforma della scuola?
R. – C’è una legge del 2013 che aveva come allegato un piano, il cui titolo è “Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere”, in cui veniva utilizzata “violenza sessuale e di genere”. E in effetti, quel famoso emendamento di cui parlavamo prima fa riferimento proprio a questa legge del 2013, ed è questa che ci ha consentito di capire che sotto c’era una strategia subdola, perché in quel piano di contrasto alla violenza sessuale e di genere, nella parte dedicata all’educazione sono scritti appunti i “capisaldi” della ideologia di genere.
D. – Lo diciamo ancora una volta: “genere” non viene usato come sinonimo di “sesso”, ma identifica tutt’altro …
R. – La popolazione dev’essere informata e dev’essere allertata. Tutte le volte che oggi si parla di “violenza di genere”, di “discriminazione di genere”, non si sta intendendo la violenza contro le donne o contro gli uomini; non si sta dicendo la discriminazione del sesso femminile rispetto al sesso maschile, tutte battaglie di grande valore sociale e antropologico; ma si sta dicendo il genere come scelta libera, individuale che prescinde dall’essere maschio o femmina. Va detto a chiare lettere: “genere” non è più sinonimo di “sesso”.
D. - L’intento è quello di dire che la sessualità non è più legata alla biologia; subentra un concetto di astrazione, di percezione di sé …
R. - … di percezione di sé e di costruzione culturale di sé. Una sorta di autodeterminazione a 360° e che, come tale, deve addirittura diventare termine di insegnamento perché si deve dare al bambino la possibilità di scegliere tra generi diversi. Ecco: questa è, dal punto di vista antropologico, una follia totale e dal punto di vista educativo del bambino crea una confusione terribile. Noi abbiamo già oggi segnalazione di bambini che tornano a casa dai genitori e dicono loro: “Papà, mamma, io sono maschio, femmina oppure sono transessuale, transgender, gay?” - “Ma dove le hai sentite queste parole?” - “Me le hanno dette a scuola…”. Questa è una cosa terribile! Al bambino che, anzi, ha bisogno di essere convalidato, di essere aiutato nella formazione della sua personalità, introduciamo un virus di confusione totale per cui non capisce neanche più se stesso e questo lo rende ancora più confuso e quindi ancora più debole, ancora più fragile, ancora più vulnerabile.

Negli USA vince l'amore mentre a New York si festeggia il Gay Pride, ma in Italia la famiglia è #NoGender 



Chiara Zaccherotti  Jun 2015


A New York la Pride Week si apre mentre arriva la notizia che la Corte Suprema ha riconosciuto i matrimoni gay legali su tutto il territorio nazionale: una decisione che Obama ha salutato con un "love wins". Intanto in Italia il 20 giugno il Family Day ha portato in piazza migliaia di persone decise a dire no al disegno di legge sulle unioni civili. Siamo andati a sondare gli umori sui social media
Con la Family Night si è aperta ufficialmente giovedì la NYC Pride Week, la settimana di eventi e manifestazioni che ogni anno, dal 1970 quando ci fu la prima Gay Pride Parade, abbracciano la ricca e vibrante diversità culturale delle comunità LGTB. E proprio mentre New York si tinge d'arcobaleno, da Washington DC arriva la notizia che la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che le nozze tra le persone dello stesso sesso, fino a oggi legalizzate in 36 Stati, sono riconosciute valide su tutto il territorio statunitense. La sentenza, che avrà effetto immediato, è il culmine di decenni di controversie e di attivismo e arriva in un momento in cui anche l'opinione pubblica, secondo i sondaggi, approva il matrimonio tra persone dello stesso sesso. 
Immediato il proclama di Barack Obama diffuso venerdì mattina, subito dopo la pronuncia della Corte Suprema. Il presidente USA, orgoglioso dei passi che gli Stati Uniti hanno fatto in oltre due secoli di lotta e sacrifici, ribadisce che per una società più libera e giusta è necessario alienare ogni forma di discriminazione, comprese quelle che colpiscono la comunità LGTB. Si schiera contro l'uso delle terapie di conversione per i minori e annuncia la messa in atto di una serie di misure per sostenere le minoranze sessuali e di genere, invitando il popolo statunitense a eliminare i pregiudizi ovunque esistano e a celebrare la grande diversità del popolo americano. Per Obama, il mese di giugno 2015 passerà alla storia come il Lesbian, Gay, Bisexual and Transgender Pride Month.
Intanto dall'altra parte dell'oceano, a Roma, lo scorso 20 giugno c'è stato il Family Day, la manifestazione di piazza per dire no al DDL Cirinnà, a favore delle unioni civili.
Andiamo a farci un giro sui social network per cercare di farci un'idea sui due fronti della barricata, non solo geografici, ma anche ideologici.
Da una parte, ci sono i difensori della famiglia eterosessuale: sono stati sostenuti da una buona fetta del mondo politico, sia fisicamente (in Piazza San Giovanni a Roma, dove si è svolto il Family Day, c'erano anche Pier Ferdinando Casini, Rocco Buttiglione, Carlo Giovanardi e Roberto Formigoni) che virtualmente, e anche da personaggi noti. Di seguito alcuni degli hashtag e post più popolari.
Roberto Maroni: “Non proprio 4 gatti a Roma oggi per il #FamilyDay”.
Maurizio Lupi: “Dire che un bambino ha diritto ad avere un papà e una mamma non discrimina nessuno, afferma il valore su cui nasce ogni società. Oggi in piazza San Giovanni a Roma per la #famiglia insieme a tante famiglie. Un popolo che testimonia una vita in positivo”.
Angelino Alfano: “Spettacolo a piazza San Giovanni stracolma di donne, uomini e bambini! In Parlamento faremo sentire la loro voce”.
Lorella Cuccarini: “Sono favorevole alle unioni civili, ma i figli non sono un diritto. E non si comprano. Punto. Chi non è d'accordo rispetti le opinioni altrui”.
Maurizio Gasparri: “Non si possono avere 2 papà, è impossibile, non si possono distribuire simili porcherie nelle nostre scuole per indottrinare i nostri figli, per questo oggi sarò in piazza a difendere la famiglia, a difendere il diritto dei bambini di avere un padre ed una madre!”.
C'è persino chi ha scomodato il povero Gaber, che probabilmente si starà ribaltando nella tomba. Tale Domenico Saretto twitta, citando le parole della canzone Secondo me la donna: “#GABER e #PAPA: Senza due corpi e due pensieri differenti non c'è #futuro. #Difendiamoinostrifigli”,.
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Un momento del Family Day a Roma
Qui il più attivo è Gasparri: “Il #20giugno in Italia oltre 300.000 persone grideranno il loro no alla follia gender, alla follia di genitore 1 e 2, io sarò con loro”. E ancora, sul disegno di legge che vuole introdurre l'educazione di genere nelle scuole, il già citato: “Non si possono distribuire simili porcherie nelle scuole per indottrinare i nostri figli. #nogender”. E ancora, dalla conferenza stampa del Comitato Parlamentari per la Famiglia, dello scorso 17 giugno: “Sì alla manifestazione del #20giugno, no a matrimoni gay e uteri in affitto”.
Giorgia Meloni: “Questa partecipazione straordinaria è una grande vittoria contro il pensiero unico dominante”.
A questi si aggiungono una miriade di post di gruppi di sentinelle in piedi, Forza Nuova e cristiano-cattolici schierati in difesa della famiglia tradizionale contro la minaccia del gender.
Dall'altra parte, immediata è stata la risposta della comunità gay, che ha lanciato un contro-hashtag, #FamilyGay, con quella consonante che fa un'enorme differenza. Fabrizio Marrazzo, portavoce di Gay Center posta: “Per noi ogni giorno è #FamilyGay. Il Family Day è un salto nella preistoria dei diritti civili. […] Le famiglie gay sono una realtà a prescindere da chi vuole cancellarle. Come sono una realtà i giovani che dalle scuole ai social network cercano risposte alla cultura della discriminazione e dell'omofobia. #FamilyGay è la nostra risposta”. E subito un fiume di post di chi sostiene la famiglia omosessuale e il matrimonio tra persone dello stesso sesso.
La cosa che fa riflettere, nonostante la presenza del Vaticano in Italia (che di sicuro non aiuta), è la spaccatura che si è creata proprio all'interno della Chiesa stessa. Non si può fare di tutta l'erba un fascio e anche tra i credenti c'è chi non è proprio contrario ai matrimoni gay. Mi imbatto in un post del Gruppo di omosessuali credenti Nuova Proposta, che pubblica una lettera su Facebook indirizzata a tutti quelli che sono scesi in Piazza San Giovanni a Roma per il Family Day. Se ne possono condividere gli intenti oppure no, ma di fatto il messaggio è un messaggio d'amore, di pace, di lotta alle guerre ideologiche, un tentativo di costruire ponti e non muri. Allora, se una famiglia nasce prima di tutto dall'amore, dalla responsabilità e dal rispetto, così come sostengono le Famiglie Arcobaleno, in Italia, forse non si tratta di riformulare il concetto di famiglia allargata, ma di allargare il concetto di famiglia.
Sembrano averlo capito gli Stati Uniti, impazziti a festeggiare sulla scalinata di Washington dopo la sentenza storica a favore delle nozze gay. E anche qui la felicit' passa dai social dove venerdì la Casa Bianca ha cambiato la propria immagine del profilo con un'icona che la vede “ridipinta” con i colori dell'arcobaleno. Il primo a lanciare l'hashtag di tendenza è proprio il Presidente Obama: “Today is a big step in our march toward equality. Gay and lesbian couples now have the right to marry, just like anyone else. #LoveWins”.

"Ideologia gender" a scuola? I promotori del Family Day chiamano i genitori in piazza

Gli organizzatori del Family Day chiamano i genitori a ”difendere i figli contro il gender nelle scuole”. Ma altre associazioni e maestre replicano: “Dipingono la scuola pubblica come luogo di perversione, ma non esistono i corsi di educazione sessuale di cui parlano. Allarmismo strumentale”

19 giugno 2015
Gender nelle scuoleROMA “Difendiamo i nostri figli. Stop gender nelle scuole” è uno degli appelli che sta circolando in questi giorni, per invitare le famiglie, sabato 20, in piazza San Giovanni, a prendere parte al Family Day

Tra i bersagli dell'iniziativa, c'è infatti quella “ideologia del gender” che, secondo i promotori della manifestazione, si starebbe facendo sempre più strada all'interno delle scuole di ogni ordine e grado, a partire dalla materna, ma perfino dall'asilo nido. Un allarme che trae origine dalla diffusione, lo scorso anno, degli opuscoli dell'Unar, assai contestati da famiglie e associazioni cattoliche, tanto che ne fu disposto il ritiro. Oggetto del contendere: l'educazione all'identità di genere, che per Unar dovrebbe essere orientata alla massima libertà, mentre per le associazioni delle famiglie dovrebbe ricalcare comunque il modello della famiglia tradizionale. 
La “chiamata in piazza”. E' da questa differenza di vedute che si è acceso il dibattito, a suon di volantini ma soprattutto di appelli sui social, da Facebook a Whatsapp, tra tutti i più pervasivi. “Secondo la teoria gender – argomentano gli organizzatori – il genere maschile e il genere femminile sono imposizioni culturali della società, che non riguardano la natura umana. Ogni individuo nascerebbe 'neutro' rispetto alle 'identità di genere' che lui sceglierà per sé. Per rispettare le 'identità di genere' – continuano – bisogna eliminare nella società ogni riferimento alla complementarità maschile e femminile, modificando le leggi sulla famiglia e intervenendo sull'educazione dei bambini nelle scuole”. Ed è quello che, secondo alcune associazioni starebbe accadendo nelle scuole, con l'introduzione delle “linee guida dell'Oms”, ovvero gli “Standard per l'educazione sessuale in Europa”. 
Che, nell'interpretazione data dai promotori della manifestazione, promuoverebbe una serie di comportamenti e azioni, all'interno delle scuole, fin dalla primissima età. “Da zero a quattro anni, masturbazione infantile precoce – viene spiegato. Da quattro a sei, amore tra le persone dello stesso sesso, scoperta del proprio corpo e dei propri genitali”, e così via, fino ad arrivare, a partire dai quindici anni, al “diritto all'aborto, pornografia, omosessualità, bisessualità, asessualità”. Tutto questo insomma starebbe entrando, tramite le linee guida, all'interno delle scuole. Di qui l'appello e la chiamata in piazza: “Difendiamo i nostri figli. Con il pretesto della lotta all'omofobia, si vuole insegnare che il binomio maschile e femminile non è una ricchezza per l'uomo, ma una costrizione culturale della quale bisogna liberarsi”. 
Il contro-appello: “Campagna diffamatoria contro la scuola pubblica”. Il tema è controverso e non tutti sono d'accordo: se è vero che negli “Standard per l'educazione sessuale” questi temi sono presenti, va detto - replicano altre associazioni - che questi vengono inseriti in un contesto informativo diretto agli educatori: nell'ambito, cioè, di una descrizione di ciò che accade alla sessualità di bambini e ragazzi, in ogni fase della loro crescita. Ed è quanto affermano con forza coloro che si stanno opponendo all'iniziativa. Come l'associazione “Scosse”, che in questi giorni ha diffuso il suo appello: “In questi giorni sui social network e su whatsapp è stato diffuso da insegnanti di religione e genitori cattolici un messaggio allarmistico sulla salute psicofisica dei bambini e delle bambine e sull’obbligo a frequentare corsi di educazione sessuale nelle scuole pubbliche – si legge - Ti inviamo questo messaggio per rassicurarti che non esistono corsi come quelli descritti lì e che bambini e bambine non stanno correndo alcun pericolo”. Si tratta, insomma, di una “campagna diffamatoria contro la scuola pubblica e il suo ruolo determinante nello sviluppare rispetto per le differenze, consapevolezza e uguaglianza nelle nuove generazioni e sta inventando una presunta 'dittatura gender' per farlo, generando confusione e preoccupazione. Non cadremo nel tranello di chi usa la sessualità come tabù e spauracchio per difendere un modello culturale arretrato e chiuso. Nostro obiettivo è difendere la scuola pubblica e valorizzare tutte le attività che hanno l’obiettivo di prevenire e contrastare discriminazioni e violenze di genere, bullismo e omofobia. Sono queste le iniziative che aiutano i nostri figli e le nostre figlie a crescere in modo sereno e aperto”. 
La voce di una maestra: “Dipingono la scuola pubblica come luogo di perversione”. E una difesa della scuola pubblica e della sua educazione al libero pensiero, ma sempre nei limiti del “buon senso”, arriva dalle aule scolastiche. “Sono molto ferita e preoccupata per l'immagine che si sta trasmettendo della scuola – dichiara Angela, maestra in una scuola dell'infanzia romana – Alcuni la stanno dipingendo come luogo di perversione, ma non c'è niente di vero in quello che dicono.Stanno facendo credere alle famiglie che i bambini, a scuola, ricevano un'educazione sessuale precoce e facciano esperienze che nessuno di noi si sognerebbe mai di proporre. E' una disinformazione preoccupante, che crea allarme e fa breccia, purtroppo, tra tante famiglie. Parlo da maestra cattolica - precisa - che crede però che debbano sempre costruirsi ponti, non muri come quelli che derivano da questa contrapposizione, la quale rischia di far perdere credibilità alla scuola pubblica, così come al nostro lavoro, che è orientato sempre e soltanto al rispetto dell'identità del bambino e alla sua crescita nella libertà, la consapevolezza e il senso di comunità”. (cl)
http://www.redattoresociale.it/Notiziario/Articolo/486137/Ideologia-gender-a-scuola-I-promotori-del-Family-Day-chiamano-i-genitori-in-piazza











GENDER A SCUOLA: NELLA RIFORMA IL TRUCCO C’E’ MA NON SI VEDE

L’on.Lupi   in una lettera che invia al direttore del il Sussidiario.net sostiene di non trovare il Gender nel comma 16 della riforma scolastica. Assieme a lui tanti altri.  Filippo Savarese, portavoce della Manif Pour Tous Italia, risponde: evidentemente non ci siamo ben spiegati noi!
Gentile direttore,
ho letto con interesse il contributo di Maurizio Lupi sulla polemica sorta intorno alla fiducia votata dal Nuovo Centrodestra al Governo sulla riforma della scuola, che al comma 16 dispone la presenza nei Piani dell’Offerta Formativa scolastica, in chiave antidiscriminatoria, di programmi di sensibilizzazione su questioni cosiddette “di genere”.
Confesso che sono rimasto piuttosto interdetto dal tenore del chiarimento. Mi spiego. Importanti esponenti del Ncd, dal coordinatore nazionale allo stesso On. Lupi, sabato 20 giugno si presentavano spontaneamente in piazza San Giovanni esprimendo la loro personale adesione alle istanze lì manifestate (espellere l’ideologia Gender dalle scuole). Il segretario Alfano provvedeva intanto ad assicurare la rappresentanza politica di quelle stesse istanze in Parlamento. Com’è noto, seguiva il tentativo disperato del Ncd di emendare in extremis il suddetto comma 16, ricevendo però un impedimento procedurale da parte del Presidente Grasso. L’Ncd (escluso il sen. Giovanardi) votava allora la fiducia al Governo sull’assicurazione verbale da parte del Ministro Giannini di un futuro potenziamento delle procedure di consenso informato della famiglia per attività extracurricolari su temi… del genere.
Questa vicenda, ed è il motivo della polemica, ha suscitato un diffuso scontento nei partecipanti alla manifestazione del 20 giugno. L’immagine di un partito che si era presentato in massima rappresentanza in piazza e che poi votava la fiducia su una legge contestata da quella stessa piazza ha, mediaticamente, sortito i suoi effetti inevitabilmente negativi. Stante il segnale di ben maggiore e più clamorosa contrarietà che credo sarebbe dovuto giungere dai dirigenti del Ncd sul diniego procedurale del Presidente Grasso (chi può credere che la volontà del Governo, cioè di Renzi, non avrebbe potuto portare Grasso a più miti consigli?), stante ciò, mi sento personalmente persuaso unicamente dalle ragioni addotte sul “caso” da Eugenia Roccella, e cioè dal fatto che se il Governo fosse ipoteticamente andato in crisi sul comma 16, noi oggi ci troveremmo davanti allo scenario di una nuova maggioranza rifondata sui voti di ex Forza Italia ed ex 5 Stelle; una piattaforma tendenzialmente laicista che avrebbe compromesso in modo letale le speranza di incidere sul corso del ddl Cirinnà sui matrimoni gay (detti “unioni civili”). Sarebbe andata proprio così? Non lo so, ma lo scenario è talmente inquietante da far impallidire al solo rischio.
manif 20062015
A parte queste considerazioni di natura strategica, però, non posso credere che l’On. Lupi si trovi ora ad accusare la piazza di allucinazione collettiva, affermando che nel comma 16 non si trova traccia di alcun pericolo ideologico per l’istruzione dei nostri figli, fratelli, nipoti, come le associazioni e gli organizzatori del 20 giugno stanno denunciando. Qui bisogna chiarirsi. Se è una questione di strategia per il maggior bene di beni maggiori (il matrimonio) se ne può discutere. Ma se non è una questione di strategia, se non siamo d’accordo sul merito di quanto denunciato in piazza il 20 giugno, bisogna allora prenderne atto in modo molto chiaro. Secondo Lupi, «le parole incriminate, che inducono alcuni all’accusa di cedimento sulla teoria gender, sono “prevenzione della violenza di genere”», ma, continua, «combattere le violenze di genere non vuol dire sposare la teoria del gender, per la quale l’identità di genere non è riconosciuta per un dato naturale ma scelta dal soggetto». Tutto ciò può anche essere condivisibile in linea di massima, posto che saremo comunque difficilmente in grado di far valere questa opinione come interpretazione autentica sul tenore di “violenza di genere” nei vari Consigli d’Istituto che discuteranno il contenuto dei POF.


Al di là di questo, il problema che mi sembra grave, e che evidentemente è dovuto ad una nostra colpa comunicativa, è che non è affatto nell’espressione citata da Lupi il buco nero nel patto educativo tra scuola e famiglia che abbiamo denunciato dopo il voto in Senato come Manif Pour Tous Italia. Non è l’espressione “prevenzione alla violenza di genere” il problema del testo. Come l’Onorevole sa bene, perché lo cita nel suo intervento, il comma 16 rimanda a sua volta all’art. 5, comma 2, del d.l. n. 93/2013 convertito dalla l. n. 119/2013. A sua volta ancora, il citato articolo 5 rimanda all’applicazione nelle scuole dei principi espressi nel “Piano d’azione straordinario contro la violenza sessuale e di genere” (presentato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dal Dipartimento delle Pari Opportunità nel maggio scorso). Ebbene, il paragrafo 5.2 di questo Piano, nuova bussola governativa per tutto quanto entrerà di nuovo a livello nazionale nelle nostre scuole grazie alla legittimazione espressa del comma 16 della riforma sulla scuola, tanto predica: “Obiettivo primario deve essere quello di educare alla parità e al rispetto delle differenze, in particolare superare gli stereotipi che riguardano il ruolo sociale, la rappresentazione e il significato dell’essere donne e uomini, ragazzi e ragazze, bambine e bambini, sia attraverso la formazione del personale della scuola e dei docenti, sia mediante l’inserimento di un approccio di genere nella pratica educativa”.
Assai difficilmente si può sostenere che questo tipo di “approccio di genere” riguardi in realtà esclusivamente la prevenzione o il contrasto a casi di pratica discriminazione e violenza sessuale o psicologica dei ragazzi negli ambienti scolastici. È letteralmente palese che si tratta invece di un approccio filosofico e antropologico globale che deve preoccuparsi di rimodulare e anzi rimodellare completamente i termini del discorso sull’identità sessuale dell’essere umano in relazione alla sua “identità di genere”. Diciamolo cioè chiaramente: il contenuto del Piano, ripreso dal comma 16, è oltre ogni ragionevole dubbio una porta spalancata sull’introduzione nelle scuole di ogni ordine e grado dell’ideologia Gender. Su questo dobbiamo essere assolutamente d’accordo con chi si è spontaneamente offerto di rappresentare le istanze della piazza del 20 giugno: che cioè le abbia, prima che condivise, innanzitutto comprese.
Per quanto detto, il comma 16 della riforma scolastica viola la libertà educativa della famiglia. In quanto tale, non è negoziabile con le promesse del Ministro di potenziare gli strumenti del consenso informato. Non solo per questioni di sostanza, ma anche perché questo costringe ancor più le famiglie in una già estenuante posizione difensiva rispetto agli attacchi ideologici subiti nelle scuole dei loro figli. Un conto è avere in mano leggi che impediscano l’ingresso nelle scuole di queste teorie, altro conto avere in mano una modulistica con cui inseguire capillarmente su tutto il territorio nazionale queste attività per poter provare ad arginarle (spesso a costo di penose diatribe tra scuola e genitori, di cui possono far le spese i bambini). Né vale certo a mitigare il danno provocato da questa diposizione affermare che “tanto queste cose già accadono”. Proprio perché già accadono dovremmo andare tutti nella direzione di contrastarle e non di agevolarle. Ripeto però che ancor prima di contrastarle serve davvero saperle riconoscere.
Cordialmente
Filippo Savarese
portavoce de La Manif Pour Tous Italia


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Negli USA vince l'amore mentre a New York si festeggia il Gay Pride, ma in Italia la famiglia è #NoGender,IDEOLOGIA GENDER,OMOSESSUALI,FAMILY DAY,UNIONI CIVILI,ADOZIONI  







LEGGE 13
luglio 2015, n. 107 
16. Il piano triennale dell'offerta formativa
assicura l'attuazione dei principi di pari opportunita' promuovendo nelle
scuole di ogni              ordine e grado l'educazione alla parita'
tra i sessi, la prevenzione                           della violenza di
genere e di tutte le discriminazioni, al fine di      formare e di sensibilizzare gli studenti,
i docenti e i genitori                           sulle tematiche
indicate all'articolo 5, comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito,
con modificazioni, dalla                            legge 15 ottobre
2013, n. 119, nel rispetto dei limiti di spesa di cui all'articolo 5-bis, comma
1, primo    e di periodo,
del predetto decreto-legge n. 93 del 2013.
Attuazione dei principi di pari opportunita' prevenzione delle DISCIMINAZIONI
 http://www.gazzettaufficiale.it/atto/stampa/serie_generale/originario




legge 15 ottobre 2013, n. 119 Art.
5


a) prevenire il fenomeno della violenza contro le
donne attraverso l'informazione e la sensibilizzazione della collettività,
rafforzando la consapevolezza degli uomini e dei ragazzi nel processo di
eliminazione della violenza contro le donne e nella soluzione dei conflitti nei
rapporti interpersonali;


(( Art. 5 bis
Azioni per i centri
antiviolenza e le case-rifugio
1. Al fine
di dare attuazione a quanto previsto dall'articolo 5, comma 2, lettera d), del
presente decreto, il Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari
opportunità, di cui all'articolo 19, comma 3, del decreto-legge 4 luglio 2006,
n. 223, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, è
incrementato di 10 milioni di euro per l'anno 2013, di 7 milioni di euro per
l'anno 2014 e di 10 milioni di euro annui a decorrere dall'anno 2015. Al
relativo onere si provvede, quanto a 10 milioni di euro per l'anno 2013,
mediante corrispondente riduzione dell'autorizzazione di spesa di cui
all'articolo 61, comma 22, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112,
convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, e successive
modificazioni, e, quanto a 7 milioni di euro per l'anno 2014 e a 10 milioni di
euro annui a decorrere dall'anno 2015, mediante corrispon-dente riduzione
dell'autorizzazione di spesa di cui all'articolo 10, comma 5, del decreto-legge
29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27
dicembre 2004, n. 307, relativa al Fondo per interventi strutturali di politica
economica. Il Ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato ad
apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.




http://www.lexitalia.it/leggi/2013-119.htm





               GENDER  OMS STANDARD EDUCAZIONE SESSUALE NELLE SCUOLE 





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