Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”


Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..

“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “

Pino Ciampolillo


domenica, febbraio 28, 2016

Isola Pulita: Complimenti a Baccei e al PD: insieme con la Regione falliranno Comuni e Province!



Complimenti a Baccei e al PD: insieme con la Regione falliranno Comuni e Province!

Ieri la maggioranza di centrosinistra che governa la Sicilia ha sancito il sostanziale fallimento dei Comuni e delle ex Province. Che si accompagnerà al fallimento della stessa Regione. In questo articolo, ‘numeri’ alla mano, smonteremo le parole ‘rassicuranti’ pronunciate ieri in Aula da Rosario Crocetta, da Alice Anselmo e da Giovanni Panepinto. Vi dimostreremo che il PD siciliano sta lavorando non per la Sicilia, ma per affossare la Sicilia nel nome del governo Renzi
Ieri, a Sala d’Ercole, sede del Parlamento siciliana, è stata la giornata degli inganni. Ore e ore di dibattito. Con gli esponenti della maggioranza che hanno utilizzato le parole per mascherare il pensiero. Per cercare di nascondere una verità che è nelle cose: e cioè che al fallimento della Regione si accompagnerà il fallimento di Comuni e Province o “Consorzi di Comuni”, come vengono pomposamente chiamati dopo una riforma che definire ridicola è poco.
Per chiarezza nei confronti dei nostri lettori lasceremo parlare tre esponenti del PD: il presidente della Regione, Rosario Crocetta (che ieri è tornato in Aula), il capogruppo di questo partito, Alice Anselmo, e il vice capogruppo, Giovanni Panepinto. Riporteremo alcuni passi delle parole che hanno pronunciato ieri. E poi vi dimostreremo, ‘numeri’ alla mano, che quello che questi signori hanno affermato ieri in Aula a proposito dei Comuni siciliani non corrisponde alla realtà.
Cominciano con Crocetta:
“I Comuni avranno i seguenti trasferimenti per l’anno corrente – ha detto il presidente della Regione -: 342 milioni Fondo Autonomie locali; 115 milioni per investimenti; 50 milioni per il pagamento dei mutui; 10 milioni fondo di progettazione; 100 milioni per i cantieri di servizi e 170 milioni per i precari. A queste somme di aggiungono le nuove entrate che i comuni potranno avere mediante la valorizzazione dei beni demaniali”.
Ora diamo la parola ad Alice Anselmo e Giovanni Panepinto:
“Con l’approvazione dell’articolo 8 della finanziaria diamo un segnale concreto di attenzione nei confronti dei Comuni siciliani: rispetto alla dotazione dello scorso anno, che è stata confermata, aggiungiamo 115 milioni di euro per investimenti e 50 milioni per il pagamento dei mutui. Lo dicono Alice Anselmo, presidente del gruppo PD all’Ars e Giovanni Panepinto, vicecapogruppo, a proposito dell’esame della finanziaria regionale. “Il PD e la maggioranza hanno fatto un buon lavoro in sintonia con il governo – hanno aggiunto – ascoltando e raccogliendo le diverse sollecitazioni arrivate dalla platea dei sindaci siciliani. Si tratta di una misura importante, ci aspettiamo che serva ad andare incontro alle vere esigenze dei siciliani e ci aspettiamo che adesso si ponga fine ad ogni strumentalizzazioni politica su questo tema”.
Cominciamo con i 342 milioni di Euro del Fondo per le Autonomie locali.Crocetta, Alice Anselmo e Giovanni Panepinto mentono sapendo di mentire.
Di questi 242 milioni di Euro, infatti, le somme certe ammontano a 228 milioni di Euro. Gli altri 114 milioni di Euro, allo stato attuale dei fatti, non ci sono: dovranno essere presi dai 500 milioni di Euro circa che lo Stato deve ancora erogare alla Regione. Soldi che il governo degli aguzzini di Matteo Renzi erogherà solo se l’Ars, tra oggi e domani, approverà il blocco del turn over per i circa 24 mila operai della Forestale.
Passiamo ai 115 milioni di Euro “per gli investimenti”. Questa è una grande fesseria col bottoQuesti soldi non ci sono e per quest’anno non si materializzeranno.  Manca l’autorizzazione del CIPE e del Ministero. E, se proprio la dobbiamo dire tutta, c’è anche il dubbio, tutt’altro che infondato, che Roma dirotti questi fondi altrove.
Andiamo ai “50 milioni di Euro per il pagamento dei mutui”, per dirla sempre con Crocetta. Intanto il fabbisogno era di 115 milioni di Euro. Lo stanziamento è stato più che dimezzato. Non solo. Questi 50 milioni sono i fondi che quest’anno avrebbero dovuto essere appostati nel Fondo pensioni dei dipendenti regionali.
Di fatto, Baccei e il PD stanno prendendo 50 milioni di Euro dal Fondo pensioni della Regione. Il resto sono solo chiacchiere.
Dei “10 milioni per le progettazioni”, come li ha chiamati il presidente Crocetta, non abbiamo notizia. Forse si tratta dei fondi stanziati per fronteggiare il dissesto idrogeologico? Ribadiamo: stanziamento non chiaro e, in ogni caso, ininfluente.
Tocca ai 100 milioni per i “Cantieri di servizi”. Sono quelli che nella Prima Repubblica si chiamavano “Cantieri scuola”. Assistenzialismo allo stato puro. Soldi che i partiti di centrosinistra utilizzeranno per dividere un po’ di mance pre-elettorali agli strati poveri della popolazione in cambio di pulizia delle strade, dei tombini, eccetera. Questi 100 milioni di Euro verranno presi dai fondi PAC, risorse finanziarie che dovrebbero essere utilizzate per realizzare infrastrutture e vera occupazione.
L’utilizzazione dei fondi PAC per i “Cantieri scuola” certificano non soltanto il fallimento della Sicilia, ma anche il fallimento politico del centrosinistra alla guida della Regione e dei Comuni.
E’ la volta dei “170 milioni di Euro per i precari”. Il Fondo per il riequilibrio relativo ai costi del precariato (il riferimento è ai 24 mila precari dei Comuni) ammontava a 220 milioni di Euro. Dunque, se l’aritmetica non è diventata un’opinione, siamo davanti a una riduzione di 50 milioni di Euro di questo Fondo.
Non va meglio per le nove ex Province della Sicilia. Che vengono chiamate “Consorzi di Comuni” tanto per offendere l’articolo 15 dello Statuto siciliano. Il fabbisogno, solo per pagare gli stipendi ai circa 6 mila e 500 dipendenti delle ex Province è pari a circa 180 milioni di Euro. Ebbene, per le spese correnti l’Ars ha stanziato 19 milioni di Euro più 9 milioni di Euro scippati dal Fondo pensioni della Regione. Con questi soldi verranno pagati gli stipendi di Febbraio e gli stipendi di Marzo. E poi? I dipendenti delle ex Province lo dovrebbero chiedere a Crocetta, all’assessore Baccei, alla capogruppo del PD, Alice Anselmo, e al vice capogruppo, sempre del PD, Giovanni Panepinto.
Come potete notare, contrariamente a quanto affermato da Alice Anselmo e Giovanni Panepinto, i dirigenti e i parlamentari del PD siciliano hanno fatto tutt’altro che “un buon lavoro in sintonia con il governo, ascoltando e raccogliendo le diverse sollecitazioni arrivate dalla platea dei sindaci siciliani”.
Al contrario, il PD di Crocetta, di Alice Anselmo e di Panepinto ha fatto solo gli interessi del governo Renzi, sacrificando il futuro 5 milioni di Siciliani.
Tra oggi e domani i ‘compagni’ del PD siciliano, sempre per fare contento Renzi, dovranno ‘scannare’ i 24 mila operai della Forestale della Sicilia, approvando il blocco del turn over, ovvero togliergli la possibilità di avanzamenti di carriera. Per lasciarli, sostanzialmente, in mezzo alla strada.







La Regione siciliana è fallita: stanno prendendo i soldi del Fondo pensioni per pagare i Comuni!


Quando si prendono i soldi di un Fondo pensioni ricostituito da qualche anno (e quindi ancora incapiente) con i quali, a malapena, si pagano le liquidazioni e si danno ‘in pasto’ ai Comuni per pagare gli stipendi a dipendenti ordinari e precari, beh, significa che siamo già oltre la frutta, oltre il caffè, oltre l’amaro: siamo alla bancarotta certificata di Regione e Comuni. E in questo scenario cosa fanno i partiti presenti all’Ars, senza distinzione alcuna tra maggioranza e opposizione? Azzerano il contenzioso finanziario quarantennale tra Stato e Regione, regalando a Roma una banca di miliardi di Euro! 
Ricordate il Fondo pensioni della Regione siciliana rimesso in pista nel 2009? Ebbene, da allora ad oggi è stato alimentato a spizzichi e bocconi. Funziona, sì e no, al 10 per cento per pagare le liquidazioni. Dopo l’approvazione della manovra economica e finanziaria 2016, che l’Ars dovrebbe approvare tra oggi e domani, il Fondo pensioni, di fatto, non esisterà più: lo stanno ‘saccheggiando’ per pagare i Comuni. Di fatto, i soldi che servono a pagare le liquidazioni verranno dirottati ai Comuni siciliani oggi senza soldi, dopo i tagli del governo Renzi e del governo Crocetta.
Insomma, ragazzi, in Sicilia, con l’assessore-commissario Alessandro Baccei sulla plancia di comando della Regione – perché è lui il vero presidente della Regione siciliana: non l’ha eletto nessuno, ma è stato nominato da Renzi: e questo basta – siamo arrivati al capolinea. Eh sì, con Baccei la Sicilia è ormai oltre la frutta, oltre il caffè e anche oltre l’amaro: a questo punto non ci resta che alzarci e andarcene tutti. Perché quando si prendono i soldi di un Fondo pensioni – peraltro incapiente – e si vanno a pagare le spese correnti dei Comuni siano veramente arrivati!
Scrive Sindacando il blog di Benedetto Mineo:
La proposta di prestare i soldi del Fondo Pensioni ai Comuni in difficoltà era stata avanzata qualche giorno fa dal gruppo parlamentare di Forza Italia all’Assemblea regionale siciliana e illustrata nel corso di una conferenza stampa. Ne avevo dato la notizia in questo post. Baccei ha colto la palla al balzo e ha già predisposto l’emendamento per depredare i soldi dei contributi versati dai dipendenti regionali e accantonati per le pensioni, per prestarli ai Comuni. Vista la situazione di dissesto in cui versano i Comuni, sono certo che sono soldi che non vedremo mai più”.
Benedetto Mineo ha ragione da vendere: stando a quello che noi sappiamo, il ‘governo Baccei’ si accinge e scippare dal Fondo pensioni della Regione 115 milioni di Euro. Sapete chi è il ‘garante’ di questa ‘brillante’ operazione di contabilità pubblica? la stessa Regione siciliana.
Non ci crederete: la Regione siciliana che non ha i 115 milioni di Euro da erogare ai Comuni ‘garantisce’ il ‘prestito’ del Fondo pensioni ai Comuni!
Ci siamo persi qualcosa o ci stanno prendendo in giro?
“Altro che prestiti e anticipi di buonuscita ai dipendenti regionali!”. leggiamo sempre su Sindacando.
Il blog di Benedetto Mineo riporta anche le parole del ‘presidente della Regione facente funzioni’, Baccei:
“Stiamo verificando con gli uffici una soluzione per andare incontro alle necessità di Comuni e Liberi consorzi: un prestito utilizzando la liquidità dal fondo pensioni regionale che sia fatto direttamente ai Comuni senza passare dalla Regione, il cui ruolo diventa solo di garante. La soluzione individuata precedentemente, utilizzando i fondi PAC, non è ben accetta dai sindaci per la tempistica”.
Infatti, prima il ‘governo Baccei’ aveva pensato di pagare con i fondi PAC, cioè le risorse finanziarie che dovrebbero essere utilizzate per le infrastrutture. Non che l’idea sia stata accantonata per evitare di utilizzare impropriamente l fondi per gli investimenti. la soluzione è stata scartata perché i tempi sarebbero stati lunghi e i Comuni, con questi 115 milioni di Euro, debbono pagare il personale ordinario e i precari.
L’idea di Forza Italia è stata fatta propria da Baccei e illustrata nel corso dell’incontro con i sindaci di mezza Sicilia (erano più di cento), alla presenza del presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, dei vertici dell’ANCI Sicilia, con in testa il Presidente, Leoluca Orlando, l’assessore alle Autonomie locali, Luisa Lanteri, ed i capigruppo dell’Ars.
Nessuno di questi signori, a quanto si racconta, ha criticato l’ennesima follia. Del resto, sono le stesse persone che trovano del tutto normale che, con questa manovra di Bilancio 2016, venga azzerato il contenzioso tra Stato e Regione. In pratica, in cambio di un miliardo e 400 milioni di Euro la Regione rinuncia ai soldi che Stato delle alla Regione siciliana da almeno quarant’anni a questa parte.
Pensate: i fondi dell’articolo 38 dello Statuto, quelli dell’articolo 37, quelli dell’articolo 36, le sentenze della Corte Costituzionale in favore della Sicilia: ecco il nuovo regalo della Sicilia al governo Renzi.
Volete che questi personaggi si scompongano per un ‘prestito’ di 115 milioni di Euro?
Che dire? Con una parte del fondi del PSR 2007-2013 hanno pagato i forestali. Per la cronaca, agli agricoltori siciliani che aspettano i fondi del PSR 2007-2014 hanno di stare zitti, perché gli daranno quelli del PSR 2014-2020: di fatto un imbroglio contabile che a Bruxelles fanno finta di non vedere…
Hanno preso 450 milioni di Euro dal Fondo Sociale Europeo 2007-2013, li hanno dirottati a Roma presso le ‘casse’ del Miur; per poi farli tornare in parte in Sicilia per finanziare l’Avviso 20 2011 che non avrebbe potuto essere finanziato con le risorse dell’FSE; alla fine, di questi 450 milioni di Euro, sono rimasti 100 milioni non spesi che sono rimasti a Roma, utilizzati da Renzi per il sfallimentare Jobs Act.
Hanno sbaraccato il fondo di rotazione della Crias – 20 milioni di Euro che venivano utilizzati da artigiani e agricoltori sempre per pagare i forestali.
Ora stanno svuotando il Fondo pensioni della Regione ricostituito da qualche anno per consentire ai Comuni di pagare gli stipendi al personale e ai precari.
Una domanda – non a Crocetta che magari è a Tusa a prendere il sole – ma a Baccei, ai ‘geniali’ deputati di Forza Italia e ai parlamentari del PD: l’avete capito o no che, insieme con il governo nazionale di Renzi, avete fatto fallire la Regione siciliana?

http://www.inuovivespri.it/2016/02/27/la-regione-siciliana-e-fallita-stanno-prendendo-i-soldi-del-fondi-pensioni-per-pagare-i-comuni/#_




RESOCONTO STENOGRAFICO (Stesura provvisoria) 318ª SEDUTA LUNEDI’ 22-MARTEDI’ 23-MERCOLEDI’ 24- GIOVEDI’ 25-VENERDI’ 26 FEBBRAIO 2016  


Sull’ordine dei lavori 

GRASSO. Chiedo di parlare sull’ordine dei lavori. 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. 

GRASSO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori assessori, ho letto una notizia stamattina su “La Stampa” e ho appreso che il Governo ieri pomeriggio ha affidato l’assistenza tecnica di ‘Garanzia giovane”a Invitalia. Stamattina era una lettera che i dipendenti inviavano al Governo. Mi chiedo se ancora una volta i soldi della Sicilia, i soldi che lo Stato invia alla Sicilia, proprio perché sono destinati allo sviluppo, anche a garantire il lavoro di tanti giovani, possano essere affidati ad una società che già di per sé svolge assistenza tecnica per il Ministero e quindi si pagano i dipendenti della Società Invitalia. Dico è l’ultimo scacco matto e dimostra, appunto, la volontà di questo Governo di essere veramente assoggettato a Roma. Lo discuteremo nel corso della finanziaria però ritengo che questa sia veramente una decisione che non può essere accettata laddove soprattutto si deve considerare che queste società, le società strategiche, appunto una di queste Sviluppo Italia, sono delle società interamente partecipate dalla Regione ma la normativa comunitaria e la normativa statale proprio perché società in house up non permettono a queste società di agire e quindi di avere rapporti, di agire a libero mercato. Quindi se il Governo non da commesse, significa mettere a rischio i dipendenti della Società Sviluppo Italia che pure ha svolto in tutti questi anni un’attività di assistenza favorendo appunto le start up l’intrapresa, quindi mi sembra effettivamente, non si riesce a comprendere che cosa stia succedendo. Noi l’anno scorso avevamo proposto che in Invitalia venisse inglobata a IRFIS e l’Assessore all’economia aveva appunto sostenuto che non era necessario perché Sviluppo Italia è una società che va rilanciata. Mi sembra che nell’ultimo atto di ieri non sia in questa direzione, affidare l’assistenza tecnica a Formet, ad altre società quando in Sicilia vi sono competenze e professionalità significa veramente dimostrare di non avere amore per questa terra. 
RAGUSA. Chiedo di parlare. 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. 

RAGUSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, prima che iniziamo ufficialmente i lavori o comunque entriamo nel vivo della discussione di questo bilancio e finanziaria, io avrei bisogno di chiedere al Governo, in particolare all’Assessore al Bilancio, non c’è riscontro tra le carte consegnateci dei fondi destinati alle Province.
 Come lei sa ci sono alcune province in Sicilia che hanno avviato dei servizi importanti quale assistenza igienico sanitaria nelle scuole superiori. E’ chiaro che se queste province saranno abbandonate a se stessi non avranno i fondi per portare avanti queste attività, dovranno cessare anche i servizi, con tutto quello che ne comporta, e ritengo che sia una cosa importante, quanto indispensabile. Nell’articolo 23 che è stato stralciato, tra l’altro, a seguito erano inserite due cose molte importanti che riguardano in particolare la provincia di Ragusa e cioè l’Aras e la Corfilac. Se cortesemente nel rivedere il tutto e nel presentare se vuole il Governo un emendamento finale per dare atto alle aspettative sia delle province e quindi Liberi Consorzi di oggi, sia dell’Aras e sia del Corfilac, si possono essere più chiare perché noi avremo bisogno di capire meglio quale sarà il destino di questi enti. Grazie Presidente. 

LOMBARDO. Chiedo di parlare. 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. 

LOMBARDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io Presidente le chiedo, sull’ordine dei lavori, la possibilità di avviare una riflessione. Penso che sia dovuta e doverosa, penso che lo sia ancora di più dopo le notizie di stampa di oggi in merito ad un’intervista che è stata rilasciata sul quotidiano La Sicilia dal presidente di Riscossione Sicilia il quale oggi ha ufficialmente snocciolato delle cifre in merito all’ultimo ricorso vinto dalla Regione Siciliana dinanzi alla Corte Costituzionale. Come sappiamo oggi il Presidente della Società ha dichiarato che l’ultima sentenza, la 31 del 2016, vale qualcosa come 500 milioni di euro. Ora veda Presidente io come lei sa ho atteso e attendo che vi possa essere la discussione franca sulle vicende del contenzioso. In queste settimane questo Parlamento si è confrontato come dire con tutte le difficoltà del caso e della situazione, per l’ottenimento di cifre per i tanti interventi che i deputati meritoriamente vogliono come dire cercare di portare avanti nei territori, che riguardano in alcuni casi cifre esigue, parlo di qualche migliaia di euro, e tutti noi ci siamo confrontati onorevole Presidente, con la difficoltà di rinvenire somme utili affinché questo bilancio potesse dare delle risposte ai siciliani. Oggi siamo in una situazione che non so definire, io cerco un aiuto anche da parte sua, e lo faccio non con spirito polemico nei confronti di nessuno, lo faccio proprio per amore della verità Presidente Ardizzone, e per il compito arduo che ci è imposto di determinare un bilancio che rispecchi in modo fedele e appropriato quelle che sono le cifre di cui dispone la Regione, siamo dinnanzi alla sentenza 65 del 2015 che ha un pregresso di 230 milioni di euro, e che non ho diciamo avuto la possibilità di leggere nelle entrate del bilancio presentate dal Governo della Regione, un ordinario di 115 milioni di quella sentenza, sempre la 65, che non ritrovo nel bilancio della Regione, e siamo a 345 milioni, ora con la sentenza 246 del 2015 e con la 31 del 2016 vengono come dire sentenziati dei principi chiari inerenti alla derivazione delle entrate derivanti dalla lotta all’evasione fiscale, e viene detto in modo chiaro che sono di spettanza di questa Regione, non per come dire vantarmi o per altro, ma a fine dicembre il mio gruppo ha presentato dei numeri dicendo che quella sentenza, che affermava quel principio valeva 600 milioni di euro l’anno, e l’assessore Baccei legittimamente non dico che vi sia un fine diverso da quello che non sia la verità, perché non mi accodo a critiche sterili o altro, ma l’assessore Baccei il 22 dicembre ha dichiarato in quest’Aula che quella sentenza, anche sui dati che gli davano i suoi uffici valevano 20 milioni di euro, e che tutte le altre cifre erano come dire un po’ bizzarre, oggi Presidente Ardizzone il capo della società che si occupa di riscossione di questa Regione dice che queste sentenze valgono 500 milioni di euro. Presidente Ardizzone, onorevoli colleghi, ma stiamo giocando?
Non capisco, cioè delle due l’una, non è che le versioni possono stare in piede assieme, o le sentenze le ultime valgono 20 milioni, o valgono 500 milioni. Presidente Ardizzone io quello che le chiedo, ed è anche per questo che sono intervenuto, io penso che questa Regione debba come dire esitare i propri documenti contabili, il bilancio e la finanziaria, con la massima precisione in un momento di grande difficoltà, non parliamo di 2 – 3 milioni di euro, parliamo di una come dire entrata di circa 900 milioni di euro, perché se sommiamo le varie sentenze fanno che il solo anno 2016 900 forse 1 miliardo di euro. Presidente Ardizzone le chiedo di fermarci un ora, due ore, per fare un analisi attenta, con i preziosi uffici di cui si avvale questa Assemblea, che sono composti da dirigenti di altissimo livello affinché si possa fare un’analisi attente ed ultimativa su queste cifre, noi non possiamo andare avanti ed affidarci alle cifre così tanto diverse, io potevo capire una cifra che si poteva discostare di qualche milione di euro, qui parliamo di un abisso che si apre dinnanzi a noi in positivo grazie a Dio, e di questo onorevoli deputati ci dobbiamo avvalere, diversamente se io come dire ritrovo all’interno non di un documento della Regione siciliana, ma se io trovo Presidente Ardizzone che nella nota di aggiornamento al Def del 2015 il Governo nazionale afferma che sono state riscosse 11 miliardi di euro in più dalla lotta all’evasione. Chiedo a me, a lei, agli uffici di questo Parlamento, ai deputati quante di queste somme sono di spettanza di questa Regione, e potrei continuare dicendole per esempio Presidente Ardizzone e assessore Baccei, la voluntary disclosure che si è chiusa a dicembre inerente al rientro di capitali del 2015 e che è valsa 4 miliardi di gettito nuovo per l’Italia, quante di queste somme sono state riversate di spettanza alla Regione all’interno del nostro bilancio? Su queste domande, presidente Ardizzone, ci dobbiamo fermare un’ora, due ore, tre ore, non penso che necessiti questa analisi di un tempo che possa essere annoverato nelle giornate, penso che bastino poche ore per avere un dato chiaro e su questo esitare i nostri documenti. 

BACCEI, assessore per l’economia. Chiedo di parlare. 

PRESIDENTE. Anche se la discussione generale era chiusa, l’intervento merita una risposta. Ne ha facoltà. 

BACCEI, assessore per l’economia. Solo per rispondere all’onorevole Lombardo. Ovviamente, ho come primo riferimento il mio Dipartimento finanze che fa tutte le stime relative alle entrate. Relativamente alla vecchia sentenza della Corte costituzionale, quella fine 2015, abbiamo depositato per la sua interrogazione per la quale noi, si ricorda, eravamo in Aula per rispondere, poi si è deciso di rimandare, però l’avvocato Bologna ha depositato le sue stime, che sono quelle che lei citava dai 13 ai 20 milioni di euro l’anno, a seconda degli anni. Oggi, ho chiesto all’avvocato Bologna, in seguito alla nuova sentenza della Corte costituzionale, di rifare queste stime, lui mi ha mandato una prima indicazione che conferma, in linea di massima, quelle già fatte, però si riservava di rifarle più accuratamente e può essere oggetto di una successiva discussione. Quello che devo dire è che l’unica stima razionale, con un procedimento logico che ho visto è quella dell’avvocato Bologna. Per tutte le altre stime che ho sentito, che andavano dai cinque miliardi, ai due miliardi, al mezzo miliardo, non c’era alcuna base logica di calcolo ed alcun elemento alla base di quel calcolo. Per cui, dal momento in cui, ed ho invitato anche lei a venire nei miei uffici, mi si presenta una stima fatta con rigore scientifico, con criteri diversi sono il primo ad accoglierla perché se troviamo risorse nuove per il bilancio, ben vengano. Io l’avevo invitata a venire nei miei uffici a portarmi le sue stime, ci confrontiamo, le vediamo, se la stima è scientifica sono il primo ad accoglierla.
 Non capisco, cioè delle due l’una, non è che le versioni possono stare in piede assieme, o le sentenze le ultime valgono 20 milioni, o valgono 500 milioni. Presidente Ardizzone io quello che le chiedo, ed è anche per questo che sono intervenuto, io penso che questa Regione debba come dire esitare i propri documenti contabili, il bilancio e la finanziaria, con la massima precisione in un momento di grande difficoltà, non parliamo di 2 – 3 milioni di euro, parliamo di una come dire entrata di circa 900 milioni di euro, perché se sommiamo le varie sentenze fanno che il solo anno 2016 900 forse 1 miliardo di euro. Presidente Ardizzone le chiedo di fermarci un ora, due ore, per fare un analisi attenta, con i preziosi uffici di cui si avvale questa Assemblea, che sono composti da dirigenti di altissimo livello affinché si possa fare un’analisi attente ed ultimativa su queste cifre, noi non possiamo andare avanti ed affidarci alle cifre così tanto diverse, io potevo capire una cifra che si poteva discostare di qualche milione di euro, qui parliamo di un abisso che si apre dinnanzi a noi in positivo grazie a Dio, e di questo onorevoli deputati ci dobbiamo avvalere, diversamente se io come dire ritrovo all’interno non di un documento della Regione siciliana, ma se io trovo Presidente Ardizzone che nella nota di aggiornamento al Def del 2015 il Governo nazionale afferma che sono state riscosse 11 miliardi di euro in più dalla lotta all’evasione. Chiedo a me, a lei, agli uffici di questo Parlamento, ai deputati quante di queste somme sono di spettanza di questa Regione, e potrei continuare dicendole per esempio Presidente Ardizzone e assessore Baccei, la voluntary disclosure che si è chiusa a dicembre inerente al rientro di capitali del 2015 e che è valsa 4 miliardi di gettito nuovo per l’Italia, quante di queste somme sono state riversate di spettanza alla Regione all’interno del nostro bilancio? Su queste domande, presidente Ardizzone, ci dobbiamo fermare un’ora, due ore, tre ore, non penso che necessiti questa analisi di un tempo che possa essere annoverato nelle giornate, penso che bastino poche ore per avere un dato chiaro e su questo esitare i nostri documenti. 

BACCEI, assessore per l’economia. Chiedo di parlare. 

PRESIDENTE. Anche se la discussione generale era chiusa, l’intervento merita una risposta. Ne ha facoltà. 

BACCEI, assessore per l’economia. Solo per rispondere all’onorevole Lombardo. Ovviamente, ho come primo riferimento il mio Dipartimento finanze che fa tutte le stime relative alle entrate. Relativamente alla vecchia sentenza della Corte costituzionale, quella fine 2015, abbiamo depositato per la sua interrogazione per la quale noi, si ricorda, eravamo in Aula per rispondere, poi si è deciso di rimandare, però l’avvocato Bologna ha depositato le sue stime, che sono quelle che lei citava dai 13 ai 20 milioni di euro l’anno, a seconda degli anni. Oggi, ho chiesto all’avvocato Bologna, in seguito alla nuova sentenza della Corte costituzionale, di rifare queste stime, lui mi ha mandato una prima indicazione che conferma, in linea di massima, quelle già fatte, però si riservava di rifarle più accuratamente e può essere oggetto di una successiva discussione. Quello che devo dire è che l’unica stima razionale, con un procedimento logico che ho visto è quella dell’avvocato Bologna. Per tutte le altre stime che ho sentito, che andavano dai cinque miliardi, ai due miliardi, al mezzo miliardo, non c’era alcuna base logica di calcolo ed alcun elemento alla base di quel calcolo. Per cui, dal momento in cui, ed ho invitato anche lei a venire nei miei uffici, mi si presenta una stima fatta con rigore scientifico, con criteri diversi sono il primo ad accoglierla perché se troviamo risorse nuove per il bilancio, ben vengano. Io l’avevo invitata a venire nei miei uffici a portarmi le sue stime, ci confrontiamo, le vediamo, se la stima è scientifica sono il primo ad accoglierla.

LOMBARDO. Io non devo fornire cifre, ho gli strumenti tecnici per fornire delle stime su miliardi di euro! L’Assemblea si deve dotare delle sue stime. Presidente, è un fatto grave! 

PRESIDENTE. Onorevole Lombardo, la prego, non siamo in discussione generale. 

LOMBARDO. Signor Presidente, devo fornire delle cifre sui ricorsi! 

PRESIDENTE. Onorevole Lombardo, non c’entra niente la discussione fatta in questo momento. Lei ha chiesto di intervenire sull’ordine dei lavori. 

 «Articolo 26 Finanziamento provvedimenti in favore dei testimoni di giustizia 

1. Per le finalità di cui all’articolo 2, comma l, della legge regionale 26 agosto 2014, n. 22 è autorizzata per l’esercizio finanziario 2017 l’ulteriore spesa di 510 migliaia di euro (Missione l - Programma 3 - capitolo 212038)». 

Comunico che sono stati presentati alcuni emendamenti. 

Si passa all’emendamento 26.1, degli onorevoli Greco Giovanni ed altri. GRECO Giovanni. Anche a nome degli altri firmatari, dichiaro di ritirarlo. 

PRESIDENTE. L’Assemblea ne prende atto. Si passa all’emendamento 26.3, dell’onorevole Grasso e altri. 

GRASSO. Anche a nome degli altri firmatari, dichiaro di ritirarlo. PRESIDENTE. L’Assemblea ne prende atto. Si passa all’emendamento 26.4, degli onorevoli Siragusa ed altri. 

SIRAGUSA. Chiedo di parlare per illustrarlo. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. 

SIRAGUSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, sono disponibile anche al ritiro dell’emendamento, non sono contro i testimoni di giustizia, però vorrei che l’Assessore spiegasse le finalità dell’articolo, soprattutto alla luce della riscrittura, che sto vedendo, successiva al mio emendamento, perché ulteriori 510 migliaia di euro cosa significano? Ne dobbiamo assumere altri? Stiamo coprendo un debito fuori bilancio? Vorrei spiegazioni in merito dall’Assessore. 

LANTIERI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica. La copertura è per le assunzioni che già sono state fatte, siccome non erano state messe le quote in bilancio, adesso è per assicurare, perché voi sapete meglio di me che per un’assunzione a tempo indeterminato la copertura deve essere decennale. Questa cifra garantisce la copertura per le assunzioni già fatte. Non ci sono per adesso nuove assunzioni. 

PRESIDENTE. Onorevoli Siragusa, mantiene l’emendamento 26.4? 

SIRAGUSA. Sì. 

GRECO Giovanni. Chiedo di parlare. 
PRESIDENTE. Ne ha facoltà. 

GRECO Giovanni. Signor Presidente, onorevoli colleghi, perché avevo presentato il mio emendamento soppressivo? Perché è possibile che noi facciamo la lotta alla mafia ed i soldi li gestiscono a Roma e, poi, dobbiamo andare a pagare gli stipendi ai testimoni di giustizia? Io sono perché i soldi che vanno all’Agenzia nazionale, che gestisce il grande ministro Alfano, ci vengano trasferiti per poter pagare gli stipendi a queste persone che hanno fatto un atto eroico, però li deve pagare Roma, non dobbiamo pagarli noi, e se noi non ci facciamo valere, Presidente, loro ci addosseranno tutte le spese che riguardano questo argomento su cui la Sicilia ancora ha questa medaglia di primato in Italia. 

VINCIULLO, presidente della Commissione e relatore di maggioranza. Signor Presidente, onorevoli colleghi, la Commissione ha lungamente discusso su questo argomento, anche perché altri colleghi prima dell’onorevole Siragusa avevano chiesto la soppressione dell’articolo. Intanto, attraverso le relazioni degli uffici, che sono state depositate, è emerso che non trattasi di debito fuori bilancio, in quanto l’impegno di spesa non è fatto per il 2015 ma è fatto per il 2016. Dopodiché ci è stato spiegato, e anche verbalizzato, che per ragioni legate alla sicurezza di questi lavoratori ancora non sono stati inseriti nell’elenco di tutti i dipendenti della Regione e che, di conseguenza, per i prossimi anni era necessario, proprio per tutelare la loro incolumità, dare vita a delle riserve che ammontavano a 790 mila euro, dal momento che 280 mila erano stati già previsti. Pertanto, la Commissione ha, poi, approvato questo articolo, credo anche all’unanimità su questa vicenda, proprio perché è stato ampiamente dimostrato che le somme non sono dovute all’anno 2015 ma agli anni successivi, al 2016/2017, e c’era stato l’impegno del Governo, che credo si sia anche trasformato in un emendamento, che dal 2018 in poi questa posta, che al momento era messa solo ed esclusivamente per salvaguardare questi ultimi assunti della Regione, fosse inserita nel bilancio della Regione. Pertanto, il parere della Commissione sull’emendamento è contrario. 

LENTINI. Chiedo di parlare. 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. 

LENTINI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, intervengo per fare una proposta: considerato il fatto che durante i lavori della Commissione sulla finanziaria, sul bilancio di quest’anno, proprio su questo punto, su questo articolo, ci siamo un po’ soffermati ed io ho detto in Commissione che l’Agenzia nazionale per i beni confiscati gestisce il patrimonio rinvenuto dalle sottrazioni che si fanno alla mafia che oggi ha notevoli risorse per potere pagare queste persone. E lo devono fare perché stanno partecipando attivamente a risolvere il problema della Sicilia e non solo. Considerato il fatto che la Sicilia, in questo momento, ha problemi economici gravi e che c’è un ‘tira e molla’ con il Governo nazionale, affinché si possa rimediare e portare più risorse possibili perché non ci possiamo fermare e dobbiamo investire, signor Presidente e onorevoli colleghi, propongo un subemendamento che preveda il pagamento di questi lavoratori utilizzando le risorse dell’Agenzia dei beni confiscati, alla quale non mancano risorse. L’abbiamo più volte dibattuto anche in Commissione antimafia. Quindi, la mia proposta è questa. 

SIRAGUSA. Chiedo di parlare. 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. 

SIRAGUSA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, noi l’emendamento lo ritiriamo, però, è chiaro che qua stiamo coprendo un debito fuori bilancio, questo è fuori di discussione, e valuteremo se è il caso di mandare questi atti all’autorità competente, ovvero alla Corte dei conti. 

PRESIDENTE. Onorevole Siracusa, sul concetto di debito fuori bilancio per la Regione, ci dobbiamo intendere, perché i debiti fuori bilancio sono per gli enti locali. 

SIRAGUSA. E’ un parente stretto. Ritiro l’emendamento. 

GRECO Giovanni. Lo faccio mio. PRESIDENTE. No, onorevole Greco, lei già l’ha ritirato. Non lo può fare per Regolamento e neanche per buon senso. 

GRECO Giovanni. Se il Regolamento mi dice che non lo posso fare non lo faccio. 

PANARELLO. Chiedo di parlare. 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. 

PANARELLO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, ho apprezzato che l’onorevole Siragusa abbia ritirato l’emendamento. L’argomento dei debiti fuori bilancio l’ha risolto il Presidente dell’Assemblea. Inviterei i colleghi a valutare bene il voto su quest’articolo perché, al di là di tutte le obiezioni, come, per esempio, quella dell’onorevole Lentini che auspica un intervento nazionale, noi siamo di fronte ad una scelta che il Parlamento ha già fatto di dare corso ad una legge per testimoniare concretamente un sostegno a coloro che si sono esposti in situazioni particolari per testimoniare contro l’illegalità, contro la mafia. Quindi, sarebbe singolare che il Parlamento dove tutti affermiamo di essere a sostegno della legalità in una terra - diciamo così - martoriata storicamente da fenomeni illegali che si pronunciasse contro una norma di questo genere, anche perché – ripeto – siamo in presenza di persone che sono state assunte sulla base di una legge che prevede un sostegno concreto a persone che, per la loro scelta, sono in condizioni di particolare precarietà anche economica. Quindi, mi auguro che, chiariti gli aspetti del debito fuori bilancio, l’auspicio dell’onorevole Lentini, lo condivido, ma non credo che si possa aspettare l’intervento dello Stato per consentire a queste persone, che già operano nella Regione Siciliana, di percepire la retribuzione. 

ALONGI. Chiedo di parlare. 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. 

ALONGI. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, condivido l’intervento del collega Panarello, nel senso che mi ha anticipato, però, volevo integrare, lo dico all’assessore qui presente alle autonomia locali ma non soltanto, agli assessori presenti perché possano assumere un impegno. Io credo che su questo tema, signor presidente Ardizzone, noi dovremmo intestarci una battaglia e lo dobbiamo fare prendendo spunto dal voto che faremo a questo articolato, per intanto, non perché io debba difendere il ministro Alfano, ma voglio ricordare ai colleghi che sono intervenuti che il FUG, Fondo Unico di Giustizia, non dipende dal ministro degli interni ma dipende dal ministro della Giustizia Orlando, dove ci sono importanti risorse ma credo che sia importante pensare e ripensare ad una norma che, fino ad oggi, non è stata mai fatta e bisogna mettere qui la forza di tutto il Parlamento regionale, affinché una percentuale delle somme che sono accontonate presso il FUG, il Fondo Unico di Giustizia, possa essere utilizzato nel nostro territorio considerato che l’80% di quelle risorse sono risorse provenienti da confische di questa terra. Quindi, io condivido e ringrazio anche il collega del Movimento Cinque Stelle che ha ritirato l’emendamento soppressivo, concordo con il collega Panarello e credo che sia importante intestarci una norma, discutere su una norma importante, che possa rivedere e ripensare l’utilizzo del Fondo Unico di Giustizia. Questo, assessore Baccei, se lo segni, si prenda questo impegno, potrebbe essere un’azione importante che noi facciamo nell’interesse, non solo dei siciliani, ma è anche una giustizia nei confronti dei siciliani che sono stati depredati da Cosa Nostra con beni e risorse importanti. 

PRESIDENTE. Vorrei ricordare che, se non erro, nella precedente legislatura, addirittura, votammo una legge voto, perché comunque è una competenza nazionale. E’ un discorso che dovremmo riprendere come Parlamento siciliano ed avere la forza, attraverso i nostri parlamentari nazionali, a difenderlo. 

FORMICA. Chiedo di parlare. 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. 

FORMICA. Signor Presidente, onorevole colleghi, assessori, ha fatto bene lei a ricordare che già il Parlamento si era espresso su questa norma e penso sia giusto riproporla. Ma io voglio intervenire, intanto, per chiarire un po’ quello che è il pensiero del Parlamento su questa norma. Non ritengo che in questo Parlamento ci siano deputati o gruppi politici contrari a questo tipo di norme. Su questo non ci sono dubbi, c’è stato - lo ricordava il Presidente della Commissione “Bilancio” - ampia discussione durante le sedute della Commissione “Bilancio” su questa norma. Quello che, però, non sfugge anche a proposito di questa norma è l’assoluta confusione che regna nel Governo e l’assoluta incapacità di dare risposte perfino su delle proposte che sono state portate avanti e sbandierate dal Governo Crocetta. Cioè, se si lanciano dei proclami e poi non si è in grado di dare sostanza ad una norma che avrebbe dovuto essere caratterizzante del Governo della legalità, traspare, ancora una volta, qualora ce ne fosse stato bisogno, l’assoluta confusione e l’assoluta incapacità, perché, lasciamo stare l’aspetto del debito fuori bilancio che, in qualche modo, è stato arginato, presidente Vinciullo, ma di questo si tratta. Non possiamo non esimerci dal portare una critica giusta, una critica vera. Quindi, due cose: primo, almeno sulle cose che lo stesso Governo ha lanciato autonomamente, coma paradigma della propria azione, che ci sia la preparazione necessaria e gli atti consequenziali a supporto di ciò che si annuncia; l’altro aspetto, lo ha annunciato lei, Presidente Ardizzone, ritengo che su questo tema, come sollevato dall’onorevole Alongi, bisogna intervenire presto perché queste risorse non possono essere sulle spalle del nostro già magro bilancio, posto che lo Stato, attraverso il Fondo Unico di Giustizia, ha ingentissime risorse che, giustamente, come rilevava il collega Alongi, per l’80% provengono dalla Sicilia stessa. Quindi, non abbiamo i soldi da dare ai ciechi, per i comuni e i servizi essenziali, dobbiamo poi, invece, caricarci sulle spalle delle spese che, non c’è ombra di dubbio, dovrebbero essere a carico del ministero di grazia e giustizia. 

PRESIDENTE. Comunico che il Governo ha presentato l’emendamento 26.6. Il parere della Commissione? 

VINCIULLO, presidente della Commissione e relatore di maggioranza. Signor Presidente, vorremmo che il Governo spiegasse questo emendamento perché in Commissione Bilancio, altro è stato detto. 

FORMICA. La confusione regna sovrana! 

PRESIDENTE. Se il Governo ritiene di spiegarlo. Dalla lettura sembra che ci sia un aumento di spesa e occorre copertura finanziaria nel 2016. 

LANITERI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica. Signor Presidente, signori deputati, l’emendamento aggiunge un’ulteriore somma per il completamento del bacino delle assunzioni. 

FORMICA. Ma quante sono le persone da assumere? 

LANITERI, assessore per le autonomie locali e la funzione pubblica. Non sono determinati, la somma è 288, le persone da assumere non si sa. Non hanno fornito i dati. 

CORDARO. Chiedo di parlare. 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. 

CORDARO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, sempre sull’ottica di quello spirito di collaborazione su temi importanti come questo, che questa maggioranza e questo Governo non meritano, chiedo di accantonare questo articolo, perché su un tema come quello che stiamo trattando e cioè i testimoni di giustizia, non possiamo permetterci di fare ‘papocchi’. Quindi, il 26.6, l’emendamento a firma del Governo, che è un emendamento che ha una sua valenza indubbia, vogliamo apprezzarlo comprendendolo. Attenderei che l’assessore si confrontasse con gli uffici per avere dati certi e poi lo riprenderemo in considerazione. Signor Presidente, se lo ritiene, io allo stato attuale chiederei di accantonarlo. 

PRESIDENTE. Cosa dice il Governo? 

BACCEI, assessore per l’Economia, Lo accantoniamo. 

PRESIDENTE. L’emendamento 26.6 è accantonato. 

«Art. 33 Riscossione Sicilia s.p.a. 1. Per le finalità di cui all’articolo 66, comma 1, della legge regionale 7 maggio 2015, n. 9, a saldo delle somme dovute ai sensi della medesima disposizione, è autorizzata per l’esercizio finanziario 2016 la spesa di 17.900 migliaia di euro e per l’esercizio finanziario 2018 la spesa di 17.000 migliaia di euro (Missione 16 - Programma 1 - capitolo 219215)». 

Sono stati presentati due emendamenti soppressivi. 

LA ROCCA. Chiedo di parlare. 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. 

LA ROCCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, volevo far presente al Governo che noi siamo, ovviamente, favorevoli ad approvare l’articolo così com’è, perché, comunque sia, si parla di crediti di Riscossione Sicilia, quindi, assolutamente legittimo riconoscerli, però chiedo all’Aula di ritirare, compreso al Governo, gli emendamenti. Detto questo, però, volevo fare presente una cosa, ovvero che sulla riscossione in Sicilia, sulle fatture in Sicilia, si dovrebbe fare un ragionamento più complessivo, perché non è possibile che ancora su questo argomento si tiri a campare. Nello specifico, visto che in Commissione “Bilancio” sono circa tre anni che facciamo audizioni in merito e sentiamo sempre gli stessi problemi, uno di questi era il famoso piano industriale. Alla fine di dicembre abbiamo ricevuto un piano industriale decisamente obsoleto, 2014-2016. Io mi sono presa la briga, Assessore, di leggere tutto il piano industriale e già, dalla relazione del piano industriale, c’era scritto chiaramente che era un piano industriale poco credibile, abbozzato per dei motivi ben specifici, ovvero dei nodi da sciogliere con Roma. Quindi, non possiamo continuare a giocare al cane che si morde la coda, ovvero noi chiediamo il piano industriale e, poi, chi fa il piano industriale ci dice: “Ci sono dei nodi da risolvere tra la Regione e lo Stato”. Ad esempio, alcuni di questi nodi sono il famosissimo ingresso in Sogei, quindi, nella piattaforma informatica; il rientro della situazione debitoria, tutti i crediti che ammontano a 250 milioni tra Inps, Inail e Stato e Regione e, ancora, la definizione del nuovo modello di remunerazione nonché rimborso dei costi fissi. Infatti, Assessore, mi serve la sua attenzione, è un argomento importante e anche molto tecnico, mi serve l’attenzione dell’Assessore, perché riguardo ai costi fissi, riguardo a quest’Aula, che il decreto legge 201 del 2011, come fa presente anche il piano industriale, prevedeva la copertura dei costi fissi, ovviamente, dietro la presentazione del bilancio certificato, però, in tutti questi anni, quello che è mancato è stato il decreto attuativo di questa norma e, nel frattempo, in questi anni, il settore della riscossione siciliana è inevitabilmente affondato. In più, proprio in questi giorni, ho ricevuto dai miei colleghi della Camera dei Deputati, Villarosa, Cancelleri ed altri, la risposta ad un question time che abbiamo fatto presentare. In particolare, il Ministero ci risponde per quanto riguarda l’ingresso in SOGEI che questa cosa è possibile farla attraverso accordi tra pubbliche amministrazioni, quindi tra Riscossione Sicilia ed Equitalia. La domanda è: ma questi accordi che si potevano fare e lo sappiamo da un anno, questo tavolo tecnico è stato fatto nel febbraio 2015, a che punto sono? Lo Stato ha detto che si può fare, ripeto Assessore, tramite l’istituto degli accordi tra le pubbliche amministrazioni, però non si capisce. Praticamente, cosa dice il Ministero? Lo scorso anno a febbraio è stato fatto un tavolo tecnico fra Stato e Regione e si è detto che questo utilizzo della piattaforma di SOGEI si può fare l’istituto fra accordi fra pubbliche amministrazioni, quindi si potrebbe fare, scritto testualmente, tramite un accordo tra Equitalia e Riscossione Sicilia, solo non si capisce, dopo un anno, a che punto siamo arrivati. Quando verrà fatto questo accordo? Se vuole le fornisco la copia della risposta. In più, altra cosa importante, per quanto riguarda la norma, il decreto a cui facevo riferimento che prevedeva la copertura dei costi fissi, il Ministero ci dice che la norma è stata integralmente sostituita dal decreto legislativo 159 del 2015 fatto a settembre. Questo decreto prevede varie cose, tra cui che gli agenti della riscossione sono riconosciuti gli oneri di riscossione e di esecuzione commisurati ai costi per il funzionamento del servizio. Questa norma prevede tanto altro e immagino che anche in questo caso serviranno dei decreti dello Stato. Quindi, alla luce di questo e alla luce del fatto che da una nota della Segreteria regionale del coordinamento aziendale di Riscossione Sicilia ci hanno inviato una nota il 27 gennaio che fa presente che i problemi relativi agli sprechi - quindi mi riferisco alle consulenze e agli affitti - non sono stati assolutamente superati. Quindi, alla luce di tutti questi problemi e questi nodi da sciogliere prima di avere un piano industriale che sia credibile credo che sia, quanto meno, necessario avviare nel più breve tempo possibile un tavolo di interlocuzione con Roma per capire che fine fare, che destino deve avere l’esattoria in Sicilia, anche perché i dipendenti di Riscossione Sicilia, alcuni stanno richiedendo il passaggio ad Equitalia. Capisco la posizione dei dipendenti, ma si devono valutare una serie di cose. Prima di tutto se Equitalia si farebbe carico della riscossione regionale, poi dobbiamo anche considerare che anche Equitalia ha una situazione debitoria non indifferente e del personale in esubero. Quindi, a questo punto, Assessore, visto che non sono problematiche che si possono risolvere con norme regionali, deposito, Presidente dell’Assemblea, un ordine del giorno per impegnare il Governo ad aprire questo tavolo con Roma. 

PANEPINTO. Chiedo di parlare. 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PANEPINTO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signor Assessore Baccei, ritengo che anche gli emendamenti alla norma che in questo momento è in discussione presuppone, almeno è la mia proposta, di accantonare l’articolo anche rispetto al ragionamento che ha un attimo fa concluso la collega del Movimento Cinque Stelle, per cui ritengo che sia opportuno, dal mio punto di vista, e chiedo anche il conforto dell’Assessore, di accantonare la norma perché comunque ci sono emendamenti che non sono meramente soppressivi, ma sono emendamenti che riaprono la discussione assolutamente diversa ad eccezione di quella del Governo che rilancia a 19 milioni e mezzo anziché a 17. Per cui, vorrei che il Governo chiedesse di trattare successivamente la norma. 

BACCEI, assessore per l’economia. Chiedo di parlare. 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. 

BACCEI, assessore per l’economia. Secondo me qui ci sono due aspetti diversi. Questa norma, come correttamente ha detto l’onorevole La Rocca, riguarda il pagamento di crediti che Riscossione Sicilia ha già a bilancio, quindi la Regione sta pagando dei suoi debiti. Tenete conto che Riscossione Sicilia, avendo una situazione che è strutturalmente in perdita di 15-20 milioni, scusatemi l’approssimazione, ma non ha 15-20 milioni di cassa per pagare gli stipendi. Per cui, se noi non approviamo questa norma mettiamo in ulteriore tensione finanziaria Riscossione Sicilia che non può poi pagare gli stipendi alle persone. Siccome mi pare che questo Parlamento, correttamente, sia molto sensibile alle tematiche del personale, io su questa norma andrei liscio visto che penso che il personale interessi a tutti e la porrei in votazione. C’è dopo la riproposizione dell’emendamento sulla ricapitalizzazione di Riscossione Sicilia, al quale, secondo me, si può rimandare tutta la discussione che ora si sta facendo; però, su questo, qualsiasi decisione poi l’Aula voglia prendere, io comunque l’assicurazione che riusciamo a pagare gli stipendi per almeno un anno ai dipendenti la farei salva, visto che comunque abbiamo fatto lo sforzo di trovare queste risorse a bilancio. Quindi, scindiamo i due discorsi, garantiamo di riuscire a pagare gli stipendi ai lavoratori, garantendogli la cassa di crediti che hanno già a bilancio e di debiti che la Regione ha; poi, tutta la discussione relativa a Riscossione Sicilia, ricapitalizzazione, il futuro, la rimandare i all’emendamento che propone il Governo di ricapitalizzazione di 2 milioni e mezzo. Se siete d’accordo, spaccherei le due cose. 

DI MAURO. Chiedo di parlare. 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. 

DI MAURO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io credo che prima di lasciarci andare a valutazioni politiche trattando questo articolo, dobbiamo entrare nel merito di quello che è scritto e credo che l’articolo che è qui in questione, l’articolo 33, faccia riferimento … 

PRESIDENTE. Scusate, onorevoli colleghi, occorre attenzione, molta attenzione nei confronti dei colleghi che intervengono perché si sta entrando nel merito e credo che è interesse di tutti fare una buona finanziaria. 

DI MAURO. Guardando l’articolo così com’è bisogna certamente collegarsi a quello che è il primo comma dell’articolo 66 della legge 9 del 2015, che ha il compito di dare un’interpretazione adeguata a quell’articolo e dice: “considerato che è stato riconosciuto, nei limiti del credito allo stesso titolo iscritto all’ultimo bilancio societario approvato, quantificato nella misura 78 milioni 674 mila 786, questa somma riconosciuta l’anno scorso, in questa finanziaria si indicano le somme di 17 milioni”. Quindi, noi stiamo trattando questo argomento? Tutt’altro, altre questioni: la ricapitalizzazione, la questione politica dello scontro che c’è in questo momento col Presidente. Tutto questo credo, assessore, vada affrontato con un apposito disegno di legge e in quest’Aula si possa discutere se continuare il servizio con Riscossione Sicilia, se affrontare un confronto col Governo nazionale a proposito di Equitalia, perché non possiamo superarlo con un semplice emendamento. Quindi, io mi limiterei a trattare l’argomento di questo articolo. Per quanto mi riguarda ritiro l’emendamento che avevo presentato pronunciandomi fin da ora all’approvazione dell’articolo e sul prosieguo di quello che deve essere Riscossione Sicilia, di quello che deve essere il tema della riscossione in genere, va affrontato, a mio parere, con un disegno di legge apposito in cui il Parlamento si soffermi su questo, ascolti la relazione del Governo, veda un momentino quali sono i conti su cui confrontarci e fare le valutazioni che sono necessarie fare. 

CIMINO. Chiedo di parlare. 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. 

CIMINO. Signor Presidente, capisco l’intervento dell’Assessore Baccei che sull’articolo 33 vuole creare una situazione che ponga all’attenzione la situazione del breve periodo e, quindi, la possibilità di garantire gli stipendi e l’attività per questo anno e, successivamente, con l’emendamento aggiuntivo analizzare la tematica delle ulteriori risorse. Ritengo comunque, onorevole Presidente, che questa fase della finanziaria debba poter essere il momento utile e necessario per fare chiarezza, per dire realmente come stanno le cose e cosa il Governo vuole realizzare, non soltanto nella immediatezza del pagamento dello stipendio per l’anno finanziario, ma soprattutto la programmazione e le iniziative politiche, le intese che si vogliono poter portare avanti per riuscire ad avere anche in Sicilia una riscossione che riesce ad operare nel territorio. Per questa ragione, secondo me, è necessario che vi sia un intervento da parte del Governo concreto tale da poter informare l’Aula sulla reale situazione finanziaria, non soltanto dell’attività di Riscossione Sicilia, ma soprattutto il momento politico che vive questa nostra Regione in tema di riscossione, delle imposizioni perché abbiamo avuto notizie in questi giorni come, di fatto, l’attività di Riscossione ha operato bene. Diversi enti istituzionali si trovano in una situazione di difetto nei confronti della riscossione, come anche la stessa Regione Sicilia, tant’è che queste somme sono somme che la Regione Sicilia deve in quanto debitrice nei confronti di Riscossione Sicilia e, soprattutto, anche chiarire la posizione del Governo rispetto alla sentenza della Corte costituzionale n. 31 del 27 gennaio 2016 dove la stessa Corte costituzionale attribuisce alla Regione siciliana 500 milioni di euro che può non versare nel bilancio dello Stato. E, siccome questo Parlamento da diversi anni ormai, grazie anche a lei Presidente Ardizzone, ha portato avanti quella iniziativa legislativa di abrogare l’articolo 36 comma 2 del nostro Statuto per realizzare e fare in modo che le imposte di produzione vengano ad essere versate nel bilancio della Regione siciliana e non nel bilancio dello Stato, io ritengo che un momento come questo, con l’articolo 33 non bisogna soltanto pensare al brevissimo periodo e all’emergenza occupazionale di Riscossione Sicilia che va sicuramente salvaguardata e garantita, ma va, anche da parte del Governo, realizzata una programmazione, una pianificazione certa. Come bene diceva l’onorevole Claudia La Rocca, il tavolo con la Regione. Ma il tavolo con la Regione, il tavolo con lo Stato è un tavolo che pone la Sicilia con il cappello in mano perché lo Stato deve poter concedere un contributo, un aiuto ad una Regione sprecone o, invece, la Regione deve pretendere delle risorse che sono dei siciliani e in questo momento vi è il maltolto delle risorse dei siciliani nel bilancio dello Stato? Anche per capire realmente qual è la filosofia del nostro Governo rispetto alla trattazione di tematiche di questo genere con il Governo nazionale. La sentenza della Corte Costituzionale del 27 gennaio dà nuovamente ragione alla Sicilia e noi, come siciliani, ci presentiamo ancora a Roma con il cappello in mano pensando soltanto a dei provvedimenti tampone per riscossione, rispetto a un ragionamento di valorizzazione, di presenza del territorio e di maggiore attività rispetto a chi non paga le imposte in Sicilia, e parlo soprattutto, oltre che della Regione siciliana, anche dei Comuni che si trovano in difetto rispetto a questa nostra azione di riscossione delle risorse per riuscire poi a realizzare il bilancio della Regione. Mi pare che in questo momento è più che mai necessaria chiarezza, non soltanto sui rapporti con Roma ma soprattutto su quello che il Governo vuole realizzare e spero che su argomenti come questo non si ci rimetta all’Aula ma che il Governo possa fornire una linea, una chiave di lettura, possa apprezzare anche un percorso che si vuol poter definire. Poc’anzi è stato approvato da quest’Aula un emendamento che di fatto va a creare, rispetto alla società partecipata di Sicilia e –Servizi, una situazione secondo me di grande difficoltà rispetto ad un rapporto di braccio operativo dell’Amministrazione regionale, invece oggi diventa una delle tante strutture su cui ci si può avvalere. Quindi su certi argomenti, penso, che il pressapochismo non convinca nessuno e non conviene a nessuno e ci vuole chiarezza da parte del Governo. 

LOMBARDO. Chiedo di parlare. 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. 

LOMBARDO. Signor Presidente, onorevoli colleghi, colgo con favore l’intervento dell’onorevole Cimino, anche perché riprende in parte la questione delle sentenze della Corte che ieri è stata un poco definita, anche da qualche autorevole membro del Governo, una pagliacciata. Ma vediamo come questa vicenda si innesta in una visione strategica che si dovrebbe avere di questa Regione che, ahimè, non vi è ombra di gestione strategica, al massimo vi è una visione clientelare e del tirare a campare degli enti di questa Regione. Non è un caso, onorevole colleghi, che in questa ora abbiamo discusso in fila prima della morte di Sicilia e –Servizi, perché di fatto pochi minuti fa si è decretata la fine di Sicilia e -Servizi con il relativo licenziamento che avverrà nei prossimi mesi dei suoi lavoratori, dove il Governo non tanto con un’azione ma con una omissione ha determinato la chiusura di Sicilia e -Servizi, subito dopo si è passati a Sviluppo Italia e si è determinato, con un’ulteriore omissione, la chiusura di un’altra strategica società che fa riferimento alla Regione e siamo a due. Ora, con l’ennesima omissione del Governo, si sta determinando la chiusura di Riscossione e perché vi è un’omissione signor Presidente? Non perché il Governo non si sia speso, anche in questo frangente, nella presentazione di un emendamento che dà conto delle legittime spettanze della società Riscossione Sicilia ma perché quello che si chiede e lo si chiesto in ogni finanziaria era una riforma profonda di Riscossione Sicilia, perché il problema e il vero tema attorno a cui confrontarsi dovrebbe essere questo. Nel momento in cui si espone al pubblico ludibrio, come dire il solo versamento di risorse, Assessore Baccei, di fatto si espone la società ad un rischio grave che è quello di manifestare agli occhi dei cittadini e dei parlamentari Riscossione Sicilia come una società inutile. E ritorno al discorso strategico, perché è un errore politico prima, e questo è evidente, aver chiuso di fatto queste tre società; è un errore amministrativo, perché dal punto di vista amministrativo vi sono decine di omissioni perpetrate in questi anni dagli Assessorati regionali; è un errore strategico, onorevoli colleghi. Io non so per quanti anni rappresenteremo il popolo siciliano all’interno di questo Parlamento, ma vedete, vedere chiuse in sequenza “Sicilia e-servizi”, che gestisce le informazioni strategiche e informatiche di questa Regione, parliamo di milioni di dati sensibili; “Sviluppo Italia Sicilia”, che di fatto si occupa di procedure tecniche su bandi e quindi su risorse di questa Regione, “Riscossione Sicilia”, che proprio ieri ho cercato di attenzionare al Presidente Ardizzone e al Governo, ma mi è stato risposto che queste tematiche sono “pagliacciate”, giustamente, il fatto che Riscossione Sicilia potrebbe nei prossimi anni, grazie ai ruoli trasmessi dall’Agenzia delle Entrate, riscuotere milioni di euro di spettanze della Regione. Dinnanzi a ciò, questo Governo regionale non dico che deve avere una linea politica perché, parliamoci chiaro, non avete una linea politica; va bene che non siete in grado di amministrare le società perché siete in Assessorato e negli Assessorati per fare altro, ma diamine, una linea strategica per questa Regione e per le società serventi, che hanno un ruolo strategico, per l’appunto, la vogliamo dare noi deputati o dobbiamo semplicemente aspettare che tutto fallisca in questa Regione affinché chiuda per sempre anche la Regione siciliana? E’ una domanda che mi pongo, ed è una domanda che mi pongo, Presidente, perché riprendo l’intervento del collega Cordaro di poco fa, bisogna mettere al riparo l’utilità delle società dalle persone che in questo momento dirigono e/o rappresentano la proprietà Regione siciliana all’interno di queste società. Non vi può essere una posizione, e sono io a dirlo e ci tengo a sottolinearlo, di astio o di mancata simpatia nei confronti di un Presidente di C.d.A. o meno, rispetto al netto dell’utilità che questa società rappresenta per la Regione. Lo dico, Presidente, anche perché le dichiarazioni di ieri del Presidente di Riscossione Sicilia contengono anche altri due dati, al di là della visione dei 500 milioni di euro di cui parlavo ieri, definita da qualcuno “pagliacciata”. Vi è un dato: ieri il Presidente di Riscossione Sicilia ha affermato innanzitutto di avere informato formalmente il Presidente della Regione siciliana, Crocetta, formalmente – e ripeto formalmente – che Riscossione Sicilia nei prossimi anni potrà esercitare queste funzioni e riscuotere questi 500 milioni, ed è un dato importante, penso. Secondo: si parla chiaramente di responsabilità politiche e di danno erariale da parte di qualcuno, nel caso in cui queste somme non dovessero essere riscosse. Io, al di là di queste considerazioni che penso abbiano rilevanza politica, della quale non dovrei rispondere io, ma qualcun altro qui dentro, ma chi si occupa di altro, giustamente, penso che su questo bisogna fare una riflessione, onorevoli colleghi. Io vi chiedo, e lo faccio, penso, in modo libero, e lo dimostrerò proprio per il contenuto delle mie richieste, di approvare questo articolo, di rifinanziare, ricapitalizzare con altro articolo, ma di dare queste somme a Riscossione Sicilia, perché questa società, insieme a tutte le altre che il Governo sta facendo fallire, ha una valenza strategica che riguarda i prossimi parlamenti della Regione siciliana nella sua interezza. 

CASCIO Francesco. Chiedo di parlare.

 PRESIDENTE. Ne ha facoltà. 

CASCIO Francesco. Signor Presidente, onorevoli colleghi, assessori, io mi ricollego al dibattito che si sta svolgendo in questi minuti sull’articolo 33, nel tentativo di dare a questo Parlamento, rispetto a questo articolo, la dovuta attenzione. Mi ricollego in particolare all’intervento fatto qualche minuto fa dall’onorevole Cordaro. Noi a volte abbiamo agito, in questo Parlamento, sulla spinta emotiva, sulla quasi “esigenza” di far sentire la nostra voce più forte rispetto a delle polemiche che venivano portate avanti sulla stampa da Presidenti di società partecipate della Regione, al di là che queste società fossero più o meno strategiche per la nostra terra. Noi abbiamo l’occasione oggi, lavorando sull’articolo 33, di porre finalmente e definitivamente attenzione alla questione Riscossione Sicilia, che credo sia una questione di assoluto rilievo per questa Regione, se vogliamo ancora immaginare una possibilità di sviluppo per questa terra. Riscossione Sicilia non è soltanto strategica per la Regione, ma credo che, fra tutte le società partecipate, sia la più strategica in assoluto. Su questo argomento abbiamo fatto una serie di votazioni in Parlamento, polemiche sui giornali, diverse audizioni in Commissione bilancio e ognuno ha preso spunto da quello che ha sentito, da quello che ha visto per poter esprimere un giudizio. Credo che sia venuto il momento per mettere una parola definitiva sulla questione Riscossione Sicilia e metterla non soltanto per quello che riguarda la questione degli stipendi e della ricapitalizzazione momentanea che ovviamente va fatta, non può non essere fatta, a mio parere, ma soprattutto per quello che riguarda il futuro di questa società. Abbiamo discusso in diverse audizioni, qua c’è il presidente Vinciullo, sulla possibilità di chiudere Riscossione Sicilia, sulla possibilità di rilanciare Riscossione Sicilia, sulla possibilità di cedere l’attività di riscossione a Equitalia. Credo che la questione oggi sia qui in Parlamento a un punto di svolta. Noi dobbiamo dividere e per questo poi mi accingo a formulare la proposta di stralcio, accantonamento momentaneo dell’emendamento per poterlo riscrivere con il Governo, abbiamo due esigenze, la prima, assessore Baccei, è quella come diceva lei nel suo intervento di assicurare a Riscossione Sicilia i soldi per il personale e la ricapitalizzazione, la seconda, che va fatta, secondo me, contestualmente in un secondo comma, è quella di capire cosa si vuole fare la riscossione in questa terra? Si vuole continuare a gestire in questo modo o si vuole cercare di appoggiare lo sviluppo sulla Regione, sulla capacità di riscossione di un’azienda partecipata dalla Regione in tutto o in parte che sia effettivamente in grado di riscuotere e che sia lontana dalla politica, lontana dalle beghe di palazzo, dalle polemiche giornalistiche, dalle ripicche che i parlamentari o altri reciprocamente si possono fare? Credo che il momento per discutere di questo problema sia assolutamente questo, in questa finanziaria. Potrebbe questa finanziare contenere una delle poche norme corpose affrontando il tema della riscossione della Sicilia nell’articolo 33 con una norma che la riscriva tutta e che abbia due commi, il primo che riguardi la questione degli stipendi del personale e il secondo che riguardi il futuro di Riscossione Sicilia. Sono convinto che Riscossione Sicilia debba avere un futuro, lontano dalla Sicilia, personalmente, ritengo che noi dobbiamo servirci dell’aiuto di Equitalia, anche se probabilmente è impopolare parlarne perché Equitalia in questi ultimi anni non ha goduto di grandissimo consenso per le cartelle, per quello che è successo in questi ultimi anni. Ma oggi il potere di Equitalia è molto ridimensionato rispetto a qualche anno fa. Il Governo nazionale, credo che in questi ultimi due anni, abbia fatto tante cose per ridimensionare il potere di Equitalia e credo che oggi la possibilità di una collaborazione maggiore con il livello di riscossione nazionale sia una possibilità che la Sicilia non possa farsi sfuggire. Chiedo al Presidente dell’Assemblea, ma vorrei che su questo l’assessore Baccei che si occupa dell’argomento, su questa questione dello stralcio, per riscriverlo oggi stesso, non stralcio per riscriverlo nella legge sviluppo tanto per essere chiari, che tratti in questo articolo della finanziaria l’oggi e il domani, in maniera tale da mettere fine alle polemiche e guardare a Riscossione Sicilia, non come la società presieduta da Fiumefreddo, che non sta simpatico alla maggior parte dei parlamentari, e credo che la simpatia, antipatia sia reciproca, ma come una società che serve alla Sicilia e che non può essere intaccata dalle simpatie o dalle antipatie personali. 

FALCONE. Chiedo di parlare. 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. 

FALCONE. Signor Presidente, onorevoli colleghi, Governo, penso che il tema che affrontiamo oggi su Riscossione Sicilia attiene ad una questione particolarmente delicata che a mio avviso non va affrontata assolutamente con il fegato, ma va vista in una politica ed amministrativa ampia di questa terra e della istituzione che tutti noi rappresentiamo. Il tema è uno: tutti riteniamo che il sistema della riscossione dei tributi sia un fatto strategico per la nostra terra, e su questo non penso che ci possa essere qualcuno che possa dissentire in merito. Poi, però, il vero problema attiene al modo, al metodo, alla strategia del sistema di riscossione che vogliamo attuare. Stranamente non hanno aiutato, devo dire, le polemiche che il rappresentante legale di Riscossione Sicilia ha attivato ed attuato in questi mesi. A mio avviso, quasi per nascondere la polvere o la sabbia sotto il tappeto, se vogliamo, perché questa polvere, nel frattempo, si è accumulata. Oggi, il Parlamento siciliano deve intervenire su uno dei più importanti settori strategici della nostra regione. E come lo dobbiamo fare? Noi dobbiamo partire da un dato: la riscossione dei tributi in Sicilia è in perdita o è in utile? E’ chiaro che è in perdita, qualcuno potrebbe dire! Ed è chiaro che è in perdita in Sicilia ed è in perdita anche nelle altre Regioni, ma dobbiamo anche dire in quale entità è in perdita in Sicilia. In Sicilia, il settore della riscossione è in perdita per un indice di gran lunga superiore rispetto al resto d’Italia, rispetto alle altre 19 Regioni d’Italia. E lo è per varie ragioni, non ultima la ragione più importante è che utilizziamo una piattaforma di riscossione assolutamente, diciamo così, vetusta, assolutamente inadeguata, una piattaforma che non consente di raggiungere delle performances di produttività tali da poter mantenere il settore in equilibrio. Ed, allora, cosa succede? Noi oggi abbiamo due dati, e lo voglio dire al presidente Ardizzone oltre che al presidente Crocetta; da un lato l’articolo parla della restituzione di parte del debito, quel debito che era di 80 milioni di euro nei confronti di Riscossione Sicilia, quel debito per cui si è pagato il 50%, per cui l’anno scorso abbiamo pagato 40 milioni di euro e quest’anno si tentava di pagarne 25 milioni circa e circa 10 milioni nel 2018. Via via in Commissione questo pagamento si è affievolito, si è ridotto a 18 milioni di euro, ora abbiamo un emendamento del Governo che lo porta a 15,4 milioni. Quindi, via via, lo sposta comunque al 2018, e c’è anche qualche dubbio nel Governo, non tanto nella restituzione di quanto è dovuto, ma sono soldi su cui nessuno vuole, come dire, intervenire. Sono soldi di Riscossione Sicilia, ed è giusto che glieli dobbiamo dare. C’è un altro tema, Presidente Crocetta, ed è il tema che Riscossione Sicilia riscuote annualmente 480 milioni di euro, altro che evasione onorevole Lombardo! Riscossione Sicilia, intanto, non fa evasione come ha detto erroneamente il presidente Fiumefreddo, non fa evasione. Riscossione Sicilia sull’accertato riscuote. Fatta questa premessa necessaria, Riscossione Sicilia riscuote meno che nelle altre regioni Equitalia, è un altro dato acclarato. E, fermo restando, presidente Crocetta, che Riscossione Sicilia riscuote 500 milioni di euro sui cui guadagna in ragione degli agio, l’agio che varia da 4 punti a 9 punti, in media è 7 punti, vogliamo mettere, potremmo dire 6,5 punti ma, ammesso e non concesso che fosse 6,5 punti, siamo ad un introito di 30 milioni di euro. Sto facendo i conti - mi scuseranno le colleghe – alla femminina, ma diciamo ai maschietti che sbagliano, che siamo superficiali ma che facciamo i conti in maniera molto pratica, a noi non servono a pagare nemmeno gli stipendi che costano circa 36 milioni di euro annui. Considerate che lo stipendio di un dipendente medio è di 55 mila euro l’anno, in considerazione del fatto che hanno dei contratti bancari. Allora, se a questo dobbiamo aggiungere le spese di gestione significa che ogni giorno Riscossione Sicilia perde 33 mila euro, cioè già ieri li ha persi, oggi, mentre noi parliamo, ha già perso 15 mila euro, perché abbiamo superato le ore dodici, ma già siamo ai 16, ai 18, ai 33 mila euro alla fine della giornata. Allora, voglio dire ai colleghi, a questa Sicilia, cosa serve? Serve un servizio efficace o serve mantenere un baluardo o un sistema che diventa al limite del carrozzone. Qua dobbiamo chiarirci. Noi vogliamo rivendicare l’autonomia ma quando l’autonomia è una prerogativa e non quando è un limite, lo dobbiamo dire in maniera chiara, Presidente Ardizzone. Allora, una cosa è il dovuto, che dobbiamo dare, su cui nessuno pone lingua; altra cosa è la ricapitalizzazione, e lo voglio dire al Governo, assessore Baccei. Nel momento in cui il codice civile dice: “Il capitale sociale è in perdita” quella società tecnicamente è in liquidazione, quella società è oggi Riscossione Sicilia – diciamo le cose come stanno – è in liquidazione. Qualcuno forse vuole ancora dare ossigeno con un accanimento terapeutico che comporta un danno, come un boomerang alla Sicilia, ad un ente che non è strategico per la Sicilia, lo dobbiamo dire. Quanto, nel 2011, decidemmo gli enti strategici o meno, mettemmo anche Riscossione Sicilia ma dobbiamo anche accorgerci – e non dobbiamo fare un’insalata – una cosa è Sicilia Servizi, altra cosa, totalmente diversa, è Sviluppo Italia Sicilia, altra cosa, assolutamente differenziata è Riscossione Sicilia. Se facciamo un minestrone non abbiamo più capito niente e veramente siamo degli improvvisatori. Dobbiamo dire una cosa oggi. Oggi noi dobbiamo capire che altra cosa rispetto al capitale – e lo voglio dire ai colleghi del Movimento 5 Stelle – è il patrimonio. Il patrimonio da cosa è dato? Il patrimonio è dato dai debiti e dai crediti. Se i due fattori coincidano – prof. Fazio mi corregga – il patrimonio è in equilibrio; se i debiti sono superiori ai crediti il patrimonio è in perdita. Ma il patrimonio è una cosa diversa dal capitale sociale. Noi oggi abbiamo un patrimonio che non sarà inutile ed abbiamo un capitale sociale che è in meno. Noi possiamo trovare una soluzione, noi siamo perché il sistema di riscossione sia un sistema efficace, efficiente, abbia un ritorno così come anche l’ultima sentenza, di cui qualcuno si è ammantato, ha cercato di utilizzarla quasi a mo’ di avvertimento, minaccia. Anche la sentenza, Presidente Crocetta, non la attua l’evasione, non la attua Riscossione Sicilia, l’evasione la attua l’agenzia delle entrate, siamo al limite dell’ignoranza qua, quando si dicono determinate castronerie. Qua dovrebbero essere i giuristi a contraddirmi in quello che sto dicendo. Il nostro non è un emendamento che ci siamo inventati, Presidente Ardizzone, è un emendamento che è studiato, ci sono anche degli studi dietro, c’è un confronto, c’è un dibattito. E che dice l’emendamento? L’emendamento dice che Riscossione Sicilia, che già tecnicamente è in liquidazione, passa a Equitalia, facendo un passaggio, accompagnando questo passaggio anche nella garanzia della migrazione senza soluzione di continuità dei dipendenti. Dopo, entro i 90 giorni, sarà Equitalia che insieme, Presidente della Regione, assessore Baccei, in quel tavolo nazionale, riuscirà a mediare alla vendita e alla cessione delle quote che già detiene, con una piccolissima percentuale ma che già ha Equitalia. In questo senso noi creiamo un servizio di riscossione efficiente, un servizio di riscossione che metta veramente a frutto le entrate non soltanto della Regione sicliana, perché Riscossione Sicilia o il sistema di riscossione, non cerca di riscuotere le tasse siciliane, cerca di riscuotere anche i tributi erariali cioè dello Stato, i tributi dei Comuni, le sanzioni. E’ una materia molto complessa che oggi, comunque, con le piattaforme di Riscossione Sicilia è assolutamente inadeguata; è come se stiamo facendo camminare una Ferrari con un motore di una Cinquecento. Vado verso la conclusione. Fermo restando l’articolo 33, così come rivisto dal Governo, che porta da 17 milioni a 15 milioni e 400 per l’anno 2016 e sposta la spesa all’anno 2018, fermo restando il comma 1, l’emendamento 33.3 diventa un emendamento aggiuntivo, cioè il comma 2, dell’articolo. Per cui noi diamo i soldi che dobbiamo dare, paghiamo il nostro debito, e garantiamo un servizio efficiente di riscossione e creiamo questo passaggio verso un ente moderno, efficiente, efficace che contribuirà a rafforzare le casse della Regione in termini di entrate. 

CROCETTA, presidente della Regione. Chiedo di parlare. 

PRESIDENTE. Ne ha facoltà. 

CROCETTA, presidente della Regione. Signor Presidente, onorevoli colleghi, vorrei richiamare l’Aula al senso di responsabilità per evitare che, con emendamenti non meditati, noi vanifichiamo lo sforzo di risanamento della finanza pubblica che stiamo mettendo in campo con il Governo. Trovo perfettamente legittimo che un Parlamento, delle forze politiche, un Governo, si interroghino se proseguire un’attività di riscossione attraverso una propria agenzia. Chiederei all’onorevole Falcone di ascoltarmi attentamente, perché le cose che dirò sono molto gravi e mi piacerebbe che poi questi emendamenti vengano presentati con piena coscienza e deliberato consenso, cioè sappiamo quello che stiamo determinando. Posso capire che un Parlamento si interroghi su questo e trovo perfettamente legittime le argomentazioni dell’onorevole Falcone, il tema però è un altro. Attualmente abbiamo una società di riscossione che incamera circa 500 milioni di euro l’anno e ne perde 15 milioni, come società! Non è che noi da quella società non ricaviamo alcuna entrata, per essere chiari. E’ come se, per dire, su quei 480 milioni di euro, diamo 15 milioni di euro all’anno alla società per cui li restituiamo e quei 480 milioni diventano 465. Questa è la partita! Quindi, non è che la cancellazione di Riscossione è un’operazione indolore. Io ho apprezzato molto il senso di responsabilità - vi chiedo scusa se non citerò gli altri interventi perché non li ho sentiti in quanto ero impegnato in Presidenza - dell’onorevole Cascio intorno a questa vicenda e vorrei che questo senso di responsabilità fosse condiviso. Una cosa è che diamo un’indicazione, per dire dobbiamo incardinare il sistema della Riscossione Sicilia con Equitalia, una cosa è dire che il Governo avvierà un’azione per un accordo tra Governo regionale e Governo nazionale, una cosa è dire che da domani Riscossione non c’è più, anche perché i vincoli che poniamo ad Equitalia sono vincoli per i quali non abbiamo alcuna potestà legislativa, non è che Equitalia non ha partecipato alla Regione per cui gli diciamo: “Gli 800 dipendenti te li prendi tu”. In base a quale norma? Questo è oggetto di una trattativa che ho già avviato con il Governo nazionale e che fa parte dell’accordo che andiamo a fare sulle entrate, ma una cosa è tracciare un percorso per cui si dirà: “L’anno prossimo Equitalia sostituirà Riscossione Sicilia”, un’altra cosa è che domani mattina fallisce la società, ci sono 800 dipendenti che non sanno cosa fare perché Equitalia non ha bisogno di 800 dipendenti ed un’altra cosa è dire: “I 75 milioni di euro di Riscossione ed i debiti di Riscossione a chi vanno? Equitalia se li carica?” Non credo affatto anche perché i segnali che mi sono arrivati sono della serie: “noi i debiti non ce li carichiamo”. Per cui, improvvisamente, domani mattina la Regione siciliana si troverebbe ad avere un’agente che non riscuote, Equitalia impiegherà mesi per organizzare un servizio di riscossione e, nel frattempo, quest’anno non riscuote nessuno per cui avremmo una difficoltà non di competenza, perché è chiaro che la competenza rimane delle entrate ma, sicuramente, di cassa che aggraverebbe per 500 milioni, per mesi che non riscuoteremmo, avremmo un problema di come pagare per mesi i dipendenti nel caso in cui dovessimo avere la sostituzione immediata di Equitalia, quindi, contribuiremmo a questo capolavoro di ridurre l’occupazione siciliana e non risolveremmo immediatamente il problema, lo aggraveremmo. Il debito di Riscossione, la perdita di Riscossione come società non sul sistema delle entrate che è specifico ed attivo - preciso -, deriva da due fatti essenziali: uno è l’eccesso di forza lavoro; la forza lavoro è sovrastimata, sicuramente, non ascrivibile a questo Governo. Giusto? Non voglio fare polemica e rimproverare il passato; andava così e sapevamo tutti che andava così. Giusto? L’altro è la questione legata al mutuo acceso per l’acquisto delle partecipazioni di Monte Paschi. Ci fu una legge nazionale che obbligava a pubblicizzare tutto il sistema delle riscossioni, per cui siccome c’era un sistema misto, Monte Paschi doveva uscire, solo un piccolo particolare non indifferente: la valutazione delle quote non è stata mai fatta per cui le quote le ha stabilite Montepaschi come ha voluto e su questo ho denunciato alla Procura della Repubblica, per essere estremamente chiari, con tassi di interesse che sono di 15 milioni di euro l’anno. Ciò determina il passivo di Riscossione Sicilia. Semplicemente basta rinegoziare con lo Stato e con Montepaschi il mutuo acceso per pagare la cessione di Montepaschi e rivedere la politica del personale senza macelleria sociale. Siamo in condizione di mettere in “bonis” la società. Misure che stiamo attuando. Allora, mi chiedo, perché continuare con la favoletta della ricapitalizzazione per 2 milioni e mezzo, eccetera… Scusate ma quanto spendiamo per i PIP di Palermo? Non ci fruttano 480 milioni l’anno! Allora, riteniamo queste discussioni sugli sprechi e sui parassitismi una doppia morale inaccettabile. Non è il problema della governance di Sicilia e -Servizi che non durerà molto, il problema è che se creeremmo un danno, in questo momento, irrimediabile in cui vanificheremmo un lavoro che stiamo facendo col Governo nazionale. Quindi, salviamo, in questo momento, la società, l’emendamento del Governo va in questa direzione, ma dà un segnale onorevole Falcone, non è che gli dice: “io ti do dei soldi in più per ricapitalizzare rispetto a quelli…” Sto parlando all’onorevole Falcone. L’emendamento del Governo non è che dice: “io ti do 2 milioni e mezzo in più”, dice “Bene! Tu produci un passivo, ti debbo dare dei soldi, tu la ricapitalizzazione te la paghi con i soldi che ti spettano”, quindi, non un intervento del Governo che premia, pertanto si deve fare l’azione di revisione della spesa, cioè: “ti do la possibilità di reimpiegare una parte di quelle somme”, dopodiché, onorevole Falcone, sono disponibile, il Governo è disponibile a discutere tutte le prospettive, quindi, accetterei tutti gli emendamenti che dicono di verificare col Governo tutta la strategia della riscossione cercando di creare un sistema di collaborazione con Equitalia che può anche apportare la sostituzione ma stabilirlo con questi tempi è un danno irreparabile, perché per mesi non avremmo un centesimo per pagare i fornitori, per pagare i PIP, per pagare i forestali, per pagare gli impiegati e avremmo il problema di chi ci riscuote le tasse ed avremmo il problema di pagare quei 75 milioni. Una cosa è andare dal Governo con forza perché l’ho già posto al Governo, l’abbiamo posto insieme all’assessore Baccei e stiamo lavorando, un’altra cosa è trovarsi di fronte alla società fallita, con nessuno che riscuote, con qualcuno che deve venire in emergenza che viene da Salvatore, ci licenzia i lavoratori, ci scarica i 75 milioni di euro di debiti e non ci dà le entrate in tempi utili. La vogliamo fare questa considerazione? Quindi, accolgo l’invito a stralciare, in questo momento, questa discussione per fare una Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari col Governo e vedere di studiare insieme un documento che raccolga questa istanza per cercare di salvare il sistema di Riscossione Sicilia senza avere debiti e ad incardinare un rapporto con Equitalia, però senza farci male. Questa è la mia proposta. 

PRESIDENTE. La richiesta di accantonamento di questo articolo non può non essere accolta. Il dibattito si è sviluppato, è stato ampio. Si passa all’esame dell’articolo 34. Ne do lettura:

http://www.ars.sicilia.it/DocumentiEsterni/ResSteno/16/16_2016_02_22_318_P.pdf





BACCEI, comuni, EQUITALIA, CROCETTA, DELIBERA 286 20  11 2015, DELIBERA GIUNTA CROCETTA 307 2015, FARAONE, FONDO PENSIONI, LEGGE 825 1971,RISCOSSIONE SICILIA, SICILIA E-SERVIZI, RENZI, CRIAS , 

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