Bertolt Brecht : “Chi non conosce la verità è uno sciocco, ma chi, conoscendola, la chiama bugia, è un delinquente”


Non mi piace pensare che esiste l’ingiustizia della legge, non mi piace perché è dura da digerire, mi rendo conto che spesso e volentieri si perde traccia degli eventi perché non sono più sensazionali e solo grazie alla diretta conoscenza delle persone coinvolte verrai a sapere che quella storia non è finita così. Ma…………..

“ Non c’è niente di più profondo di ciò che appare in superficie “

Pino Ciampolillo


mercoledì, aprile 06, 2016

2016 6 APRILE DELIBERAZIONE CORTE DEI CONTI VENETO 254 2016 PAR DESTINAZIONE DESTINAZIONE DI UNA QUOTA DEI PROVENTI DERIVANTI DA IRROGAZIONI DELLE AMMINISTRATIVE MINISTRATIVE ART 208 COMMA A SENTENZA CORTE COSTITUZIONALE 250 2013 SENTENZA CORTE COSTITUZIONALE 213 2008



2016 6 APRILE DELIBERAZIONE
CORTE DEI CONTI VENETO 254 2016 PAR DESTINAZIONE DESTINAZIONE DI UNA QUOTA DEI
PROVENTOI DERIVANTI DA IRROGAZIONI DELLE AMMINISTRATIVE
MINISTRATIVE
ART 208 COMMA A

Deliberazione n.
254/2016/PAR

REPUBBLICA ITALIANA LA CORTE
DEI CONTI SEZIONE REGIONALE DI CONTROLLO PER IL VENETO

Nell’adunanza del 5 aprile
2016, composta da: Dott. Giampiero PIZZICONI Presidente f.f. Dott. Tiziano
TESSARO Primo Referendario Dott.ssa Francesca DIMITA Primo Referendario
relatore Dott.ssa Daniela ALBERGHINI Referendario

VISTO l’art. 100, secondo
comma, della Costituzione; VISTO il testo unico delle leggi sulla Corte dei
conti, approvato con r.d. 12 luglio 1934, n. 1214, e successive modificazioni;

VISTA la Legge 14 gennaio
1994, n. 20, recante disposizioni in materia di giurisdizione e controllo della
Corte dei conti;

VISTO il Regolamento per
l’organizzazione delle funzioni di controllo della Corte dei conti modificato
da ultimo con deliberazione del Consiglio di Presidenza n. 229 del 19 giugno
2008 con il quale è stata istituita in ogni Regione ad autonomia ordinaria la
Sezione regionale di controllo, deliberato dalle Sezioni Riunite in data 16
giugno 2000;

VISTA la Legge 5 giugno
2003, n. 131 recante “Disposizioni per l’adeguamento dell’ordinamento della
Repubblica alla Legge cost. 18 ottobre 2001, n. 3”, ed in particolare, l’art.
7, comma 8°;

VISTI gli indirizzi e
criteri generali per l'esercizio dell'attività consultiva approvati dalla
Sezione delle Autonomie nell'adunanza del 27 aprile 2004, come modificati e
integrati dalla delibera 2 n.9/SEZAUT/2009/INPR del 3 luglio 2009 e, da ultimo
dalla Deliberazione delle Sezioni Riunite in sede di controllo n. 54/CONTR del
17 novembre 2010;
VISTA la richiesta di parere
inoltrata dal Sindaco del Comune di Legnago prot. n. 23728 del 22 agosto 2014,
acquisita al prot. C.d.c. n. 0006552-28/8/2014-SC_VEN-T97-A;

VISTA l’ordinanza del
Presidente n. 18/2016 di convocazione della Sezione per l’odierna seduta;

UDITO il relatore, dott.ssa
Francesca Dimita,

FATTO Il Sindaco del Comune
di Legnago ha presentato richiesta di parere ai sensi dell’art. 7, comma 8,
della legge 5 giugno 2003, n. 131, formulando un quesito in relazione alla corretta
 applicazione dell’art 208 commi 4 e 5
bis, del vigente Codice della Strada, disciplinante la
destinazione di una quota dei proventi derivanti dall’irrogazione delle
sanzioni amministrative pecuniare per le violazioni al Codice medesimo
,
chiedendo, in particolare,: “se un Comune può ridurre, con ragionevolezza, la
somma stanziata di cui all’art. 208 comma 4 lettera b) – acquisto di automezzi,
mezzi e attrezzature – allo scopo di incrementare l’originario stanziamento di
cui all’art. 208 comma 4 lettera c) – ad altre finalità connesse al
miglioramento della sicurezza stradale, relative alla manutenzione delle strade
di proprietà dell’ente… derogando, per le ragioni sopra esposte, alle aliquote
di destinazione già fissate dal legislatore nazionale con inevitabile  sottrazione, in capo all’ente, di autonoma
scelta discrezionale”

DIRITTO Della richiesta di
parere indicata nelle premesse deve essere esaminata, preliminarmente,
l’ammissibilità, sotto i profili soggettivo ed oggettivo, alla luce dei criteri
elaborati dalla Sezione delle Autonomie della Corte dei conti ed esplicitati,
in particolare, nell’atto di indirizzo del 27 aprile 2004 nonché nella
deliberazione n. 5/AUT/2006 del 10 marzo 2006.

Sotto il primo profilo, la
richiesta deve ritenersi ammissibile, in quanto sottoscritta dal Sindaco
dell’ente, organo politico e di vertice, rappresentante legale del medesimo.
Sotto il profilo oggettivo, deve essere verificata
l’attinenza della questione alla materia della “contabilità pubblica”,
così
come delineata nella Deliberazione delle Sezioni Riunite n. 54/CONTR del 17
novembre 2010 ed, ancor prima, nella citata deliberazione della Sezione
Autonomie n. 5/AUT/2006 nonché, da ultimo, nella deliberazione della Sezione
delle Autonomie, n. 3/SEZAUT/2014/QMIG.

Devono essere valutate,
inoltre, la generalità e l’astrattezza della questione. Quanto al primo
aspetto, la Corte ha affermato che la “nozione di contabilità pubblica”, pur
assumendo, tendenzialmente, “un ambito limitato alla normativa e ai relativi
atti applicativi che disciplinano, in generale, l’attività finanziaria che
precede o che segue i distinti interventi di settore,
ricomprendendo in particolare la disciplina dei bilanci e i relativi equilibri,
l’acquisizione delle entrate, l’organizzazione finanziaria-contabile, la
disciplina del patrimonio, la gestione delle spese, l’indebitamento, la
rendicontazione e i relativi controlli”
(deliberazione 5/AUT/2006), non
può non involgere – pena l’incompletezza della funzione consultiva delle
Sezioni regionali – quelle questioni che risultino connesse “alle modalità di
utilizzo delle risorse pubbliche, nel quadro di specifici obiettivi di contenimento
della spesa sanciti dai principi di coordinamento della finanza pubblica (…)
contenuti nelle leggi finanziarie, in grado di ripercuotersi direttamente sulla
sana gestione finanziaria dell’Ente e sui pertinenti equilibri di bilancio”
(deliberazione n. 54/CONTR/2010).

In questa accezione, più
ampia, di “contabilità pubblica”, nell’ambito del corretto utilizzo delle
risorse e della gestione della spesa pubblica, rientrano le questioni attinenti
all’interpretazione dell’art. 208 del Codice della Strada, disciplinante la
destinazione di una specifica tipologia di entrate. La richiesta di parere,
peraltro, presenta un grado di astrattezza e generalità sufficiente ai fini
dell’esercizio dell’attività consultiva della Sezione.

Nel merito, deve rilevarsi
che l’art. 208 ha subito numerose modifiche nel tempo, tra l’altro, attraverso
l’introduzione, dapprima, di un vincolo quantitativo (50%) sulle risorse
rinvenienti dall’applicazione delle sanzioni amministrative pecuniarie per le
violazioni del Codice della strada (L. n. 5 388/2000, Finanziaria per il 2001 e
L. n. 296/2006, Finanziaria per il 2007), riferito a destinazioni specifiche e,
successivamente, attraverso l’introduzione di ulteriori
vincoli sulla quota del 50%, già sottratta all’attività di programmazione
dell’ente, con rigorosa ripartizione interna tra le diverse destinazioni,
ritenute tutte rilevanti dal legislatore ai fini della tutela della sicurezza
stradale (la L. n. 120/2010, cui deve imputarsi tale ultima modifica, infatti,
reca disposizioni proprio in detta materia). In particolare, il comma 4, nel testo attualmente vigente, prevede che,
nell’ambito della suddetta percentuale: una quota non inferiore ad un quarto
dell’importo complessivo venga destinata ad interventi di sostituzione,
ammodernamento, potenziamento, messa a norma e manutenzione della segnaletica
stradale dell’ente (lett. a); una quota non inferiore ad un quarto venga
destinata al potenziamento delle attività di controllo e di accertamento delle
violazioni in materia di circolazione stradale (lett. b); la restante quota
venga destinata ad attività finalizzate al miglioramento della sicurezza
stradale (lett. c) o, parzialmente, anche ad assunzioni stagionali a progetto
o, ancora, al finanziamento dei progetti comunque finalizzati alla sicurezza
urbana e stradale (comma 5 bis).

Trattasi di limiti
all’autonomia finanziaria degli enti circa l’utilizzo di una particolare
categoria di proventi e, nel contempo, di una deroga al principio di unità del
bilancio, sulla base del quale tutte le entrate coprono, indistintamente, tutte
le spese, in quanto le  entrate in
oggetto, sia per un ammontare percentuale complessivo (pari alla metà di quanto
accertato e riscosso), sia in base ad una distribuzione “interna” tra le varie
destinazioni specificamente individuate dalla norma, devono necessariamente
coprire determinate tipologie di spesa. Il vincolo di
destinazione – come opportunamente sottolineato in numerose pronunce delle
Sezioni regionali di controllo della Corte – peraltro, deve essere rispettato
tanto in sede di previsione quanto in sede di rendicontazione, nel senso che
l’ente è tenuto ad effettuare un monitoraggio costante in corso di esercizio,
per intervenire con le opportune variazioni di bilancio al fine di mantenere
inalterato il vincolo medesimo.
La mancata
utilizzazione di tali risorse nel corso dell’esercizio, inoltre, fa sì che esse
confluiscano nell’avanzo di amministrazione e che l’importo corrispondente
debba esser iscritto tra i fondi vincolati ai sensi del comma 3 ter, lett. a),
dell’art. 187 del TUEL,
se l’esercizio chiude in avanzo, ovvero debba
essere ricostituito, se l’avanzo è incapiente o l’esercizio si chiuda in
disavanzo. Le suesposte considerazioni valgono sia con riferimento al vincolo
del 50% introdotto nel corpo dell’art. 208 dalla Legge Finanziaria per il 2001,
allo scopo di limitare l’utilizzo a copertura della spese correnti (anche
ripetitive) ed in conto capitale di entrate di natura evidentemente
straordinaria – l’entità delle stesse, infatti, non è e non può essere
correlata a specifiche previsioni che assicurino flussi costanti di risorse e,
comunque, non è nella disponibilità 
dell’ente, essendo legata alla
propensione alla trasgressione degli utenti (elemento, quest’ultimo, mutevole
nel tempo e di andamento sicuramente incerto) – in quanto suscettibile di
produrre ripercussioni sugli equilibri di bilancio; sia con riferimento al
vincolo introdotto dalla L. n. 120/2010, finalizzato, nel complesso, al
miglioramento della sicurezza della circolazione stradale, attraverso la
realizzazione delle attività e degli interventi specificamente individuati dal
legislatore.

Ciò premesso, occorre
valutare se sia possibile, per gli enti destinatari della norma, ridurre gli
stanziamenti già destinati a taluna delle tipologie di attività o interventi
previsti dall’art. 208, per incrementare le risorse destinate ad altra
tipologia di attività o interventi, sempre consentiti dalla norma, in deroga
alle quote (misure) ivi fissate.

Il quesito formulato
dall’ente risponde essenzialmente all’esigenza di ovviare all’inevitabile
irrigidimento nella gestione delle entrate vincolate e delle spese ad esse
correlate derivante dalla previsione della già illustrata ripartizione
“interna” delle risorse tra le diverse destinazioni.

E’ evidente che
siffatta previsione determina, in generale, il rischio che le entrate accertate
in un dato esercizio, nell’ipotesi in cui non vengano impiegate, in tutto o in
parte, nel corso dell’esercizio medesimo, dovendo essere riportate in quelli
successivi con la stessa destinazione, possano rimanere prive di concreto
utilizzo
.

Più specificamente, può
verificarsi  l’inconveniente
rappresentato nella richiesta di parere, nel caso in cui, a fronte del
soddisfacimento, negli anni precedenti ed in ragione degli investimenti
effettuati, delle esigenze connesse ad una delle destinazioni previste
dall’art. 208, l’ente abbia la necessità di potenziare la spesa afferente ad
altre attività ed interventi, sempre contemplati dalla norma, e non possa
ricorrere alla quota di risorse corrispondente ad un’altra delle destinazioni
consentite, il cui stanziamento, divenuto ormai inattuale perché destinato ad
iniziative già sostanzialmente realizzate, non sia suscettibile di riduzione;
ciò determinando un accumulo di somme in entrata, destinate a non essere
impiegate, e, nel contempo, l’insufficienza degli stanziamenti rispetto
all’effettivo fabbisogno.

Tuttavia, la chiara
formulazione della norma non sembra lasciare spazio a “spostamenti” di risorse
tra i vari impieghi, laddove si traducano nell’inosservanza delle misure minime
per ciascuno indicate. La ratio della modifica apportata dalla L. n. 120/2010
alla norma, infatti, appare inequivocabilmente quella di delimitare
ulteriormente l’attività di programmazione degli enti che ne sono destinatari,
escludendo la discrezionalità prima riconosciuta nella allocazione delle somme
tra le varie finalità, allo scopo di rafforzare e potenziare la sicurezza
stradale ed urbana, riconducibile alla più ampia materia della sicurezza e
dell’ordine pubblico (Corte cost., sentenza n. 428/2004), valutata
evidentemente dal legislatore come prioritaria. 9 Diversamente, del resto, non
potrebbe attribuirsi alcun senso alla introduzione di una specifica
ripartizione delle risorse all’interno della quota vincolata prima inesistente.

Aggiungasi che l’impiego
dell’indicativo presente (“Una quota pari al 50 per cento dei proventi
spettanti agli enti di cui al secondo periodo del comma 1 è destinata…”), cioè
del modo e del tempo verbale “idonei ad esprimere il comando secondo il
consueto uso linguistico del legislatore”, costituisce un “sicuro indice della
prescrizione di un obbligo” e non “dell’attribuzione di una facoltà” (Corte
cost., sentenza n. 95/2007).

Non potendo dubitarsi della
natura precettiva ed imperativa della norma, le regole che disciplinano
l’impiego delle specifiche voci di entrata ivi contenute, che si traducono
nella imposizione di un vincolo di destinazione ex lege, devono ritenersi
ineludibili.

Ne consegue che la loro
violazione concretizzi una irregolarità contabile ed un comportamento non
conforme alla sana gestione finanziaria. Alla luce delle suesposte
considerazioni, la risposta al quesito formulato dal Comune di Legnago non può
che essere negativa.

P.Q.M. La Sezione regionale
di controllo per il Veneto rende il parere nei termini suindicati. Copia del
parere sarà trasmessa, a cura del Direttore della Segreteria, al Sindaco di
Legnago (VR).

Così deliberato in Venezia,
nella Camera di consiglio del 5 aprile 2016.
Il Magistrato relatore Il
Presidente f.f. F.to Dott.ssa Francesca Dimita F.to Dott. Giampiero Pizziconi
Depositato in Segreteria il 6 aprile 2016

IL DIRETTORE DI SEGRETERIA
F.to Dott.ssa Raffaella Brandolese


http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/controllo/veneto/pareri/2016/delibera_254_2016.pdf






CORTE COSTITUZIONALE SENTENZA 250 2013 BILANCIO PREVISIONE
UTILIZZO SALDO FINANZIARIO PRESUNTO A COPERTURA STANZIAMENTI DI SPESE NON
VINCOLATE RIASSEGNAZIONE RESIDUI PASSIVI PERENTI



CORTE COSTITUZIONALE SENTENZA 213 2008 ESERCIZIO
PROVVISORIO BILANCIO PREVISIONE UTILIZZO SALDO FINANZIARIO PRESUNTO A COPERTURA
STANZIAMENTI DI SPESE NON VINCOLATE RIASSEGNAZIONE RESIDUI PASSIVI PERENTI



2016 6 APRILE DELIBERAZIONE CORTE DEI CONTI VENETO 254
2016 PAR DESTINAZIONE DESTINAZIONE DI UNA QUOTA DEI PROVENTOI DERIVANTI DA
IRROGAZIONI DELLE AMMINISTRATIVE MINISTRATIVE ART 208 COMMA A SENTENZA CORTE
COSTITUZIONALE 250 2013 SENTENZA CORTE COSTITUZIONALE 213 2008



CORTE COSTITUZIONALE SENTENZA 213 2008  ESERCIZIO PROVVISORIO BILANCIO PREVISIONE
UTILIZZO SALDO FINANZIARIO PRESUNTO A COPERTURA STANZIAMENTI DI SPESE NON
VINCOLATE RIASSEGNAZIONE RESIDUI PASSIVI PERENTI

Parere reso ai sensi
dell'articolo 7, comma 8, della Legge 131/2003, in merito all'art. 208 Comma 4
lettera a), b), c) e 5-bis del vigente Codice della Strada, che disciplina la
destinazione di una quota dei proventi derivanti dall'irrogazione delle
sanzioni amministrative; in particolare sulla possibilità di ridurre la somma
stanziata di cui all'art. 208 comma 4 lettera b) - "acquisto di automezzi,
mezzi e attrezzature" - allo scopo di incrementare lo stanziamento di cui
all'art. 208 comma 4 lettera c) - "altre finalità connesse al
miglioramento della sicurezza stradale, relative alla manutenzione delle strade
di proprietà dell'ente, ....", in deroga alle aliquote di destinazione già
fissate dal legislatore nazionale.

IL
PRINCIPIO DI VERIDICITÀ' E ATTENDIBILITÀ' DELLE ENTRATE PUBBLICHE ACCERTATE,
PIÙ' VOLTE RICHIAMATO DALLA GIURISPRUDENZA COSTITUZIONALE, AFFINCHÉ' LA
COPERTURA FINANZIARIA DELLE SPESE PUBBLICHE SIA CREDIBILE, SUFFICIENTEMENTE
SICURA, NON ARBITRARIA O IRRAZIONALE. 

LA
DETERMINAZIONE DELLE ENTRATE DI DUBBIA E DIFFICILE ESAZIONE E LA CONSEGUENTE
"SVALUTAZIONE" DEVE PERTANTO AVERE EFFETTI SULLA PROGRAMMAZIONE DEGLI
IMPIEGHI DELLE MEDESIME, IN TERMINI DI SPESA PUBBLICA, AL FINE DI TUTELARE
L'ENTE DAL RISCHIO DI UTILIZZARE ENTRATE NON EFFETTIVE, FINANZIANDO
OBBLIGAZIONI PASSIVE SCADUTE ED ESIGIBILI CON ENTRATE NON DISPONIBILI E QUINDI
FINANZIANDO IL BILANCIO E LA GESTIONE IN SOSTANZIALE SITUAZIONE DI
DISAVANZO".

2017 29 DICEMBRE C.C. 43 ENDICONTO 2016 243 BIS CROCE
DEBORAH PUCCIO CORTE DEI COONTI N 51 
PREDISSESTO AVANZO AMMINISTRAZIONE PARERE  NO REVISORI DEI CONTI

2017 15 SETTEMBRE PROTOCOLO COMUNE ISOLA DELLE FEMMINE
13127 REVISOR DEI CONTI PARERE NON FAVOREVOLE CONSUNTIVO 2016 BOLOGNA PUCCIO
DEBORAH MAGGORE

2017 26 APRILE GIUNTA 46 ASSENTE CALTANISETTA  DESTINAZION PROVENTI  STRADA ART 208 C D S C DEI C VENETO 254 2016
PAR

CORTE DEI CONTI DELIBERAZIONE 90 2018 PRSP

IL RITARDO dell'approvazione del rendiconto 2015, che,
infatti, è stato approvato il 18 novembre 2016 con deliberazione consiliare n
44.

Va peraltro segnalato il SISTEMATICO RITARDO dell'ente
nell'approvazione dei documenti contabili fondamentali: il bilancio di
previsione del 2015 è stato approvato il 30 dicembre 2015 con deliberazione
consiliare n 54; il bilancio di previsione 2016 è stato apporvato il 29
dicembre 2016 con deliberazione consiliare n 23 o 53; il rendiconto 2016 è
stato approvato il 29 dicembre 2017 con deòliberazione consiliare n 43 e non
risulta ancora pubblicato sulla banca dat BDAP.

 CORTE DEI CONTI
DELIBERA 90 2018 PRSP  con riferimento
alla criticità relativa alla mancata iscrizione nel bilancio 2015 del disavanzo
del 2014 il c.c. ha deliberato che nel 2014 non vi è stato un disavanzo di
amministrazione di euro 452.228,46 ma semmai un avanzo di euro 341.431,08 e che
ciò è dovuto essenzialmente alla deliberazione della giunta 46 del 26 aprile
2017, che ha rideterminato la destinazione dei proventi derivanti dalle
sanzioni per violazioni del codice della strada .. LA CORTE osserva che la
Giunta n 46 del 26 aprile 2017 ha ERRONEAMENTE modificato ex post la
destinazione dei proventi  del codice
della strada, mentre ciò non E' consentito dal vigente sistema contabile (cfr
Corte dei Conti, sezione regionale di controllo per il Veneto deliberazione
254/2016 PAR) il medesimo provvedimento di Giunta 46 26 aprile 2017 ha peraltro
destinato i suddetti proventi a voci di spesa incompatibili con le finalità
previste dall'art 208 del Codice della Strada.

L'ERRATA QUANTIFICAZIONE  del risultato di amministrazione del 2014 con
un avanzo di euro  di 341.431,08 a sua
volta ha INFICIATO il riaccerta mento straordinario dei residui, di cui alla
deliberazione n 43 del 18 novembre 2016 che si è basato sul citato avanzo e non
già sull'effettivo DISAVANZO di euro di 452.228,46.



TUTTO ciò comporta l'INATTENDIBILITA' del risultato di
amministrazione del 2014 e del riaccerta mento straordinario, che, invece,
avrebbe dovuto portare a un DISAVANZO maggiore di quello già emerso pari ad
auro 4 LIONI 218 MILA 830 euro 95 
CENTESIMI







2016 6 APRILE DELIBERAZIONE CORTE DEI CONTI VENETO 254 2016 PAR DESTINAZIONE DESTINAZIONE DI UNA QUOTA DEI PROVENTI DERIVANTI DA IRROGAZIONI DELLE AMMINISTRATIVE MINISTRATIVE ART 208 COMMA A SENTENZA CORTE COSTITUZIONALE 250 2013 SENTENZA CORTE COSTITUZIONALE 213 2008

BILANCIO 2014, BILANCIO 2015, BILANCIO 2016, CORTE DEI CONTI VENETO DELIBERA 254 2016 PAR, CROCE ANTONIO, DISSESTO, Isola delle Femmine, RESIDUI, SENTENZA CORTE COSTITUZIONALE 250 2013 213 2008,

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